L’eremita (Seconda parte) (Scena unica – parte ottantesima)


L’eremita
Pensa che a tutti gli uomini sia data la capacità di amare?  Ma se anche fosse così… perché Dio non ci  aiuta a capire come si fa ad amare? La risposta sta forse nella croce? Ma Cristo è morto per amore degli uomini e quindi anche la morte potrebbe avere una finalità ulteriore… l’accettazione del sacrificio della croce rimanda ad un’altra realtà… inespressa. Forse non se ne può spiegare la presenza, ma se ne può percepire l’assenza ed è anche questo un modo seppure doloroso…di amare.

Abelardo
Raggiungi il cuore e sentirai che il percorso non è né lungo né difficile…il mare ci cattura sempre con la sua magia, ma di notte ha una forza particolare, specie quando possiamo soltanto immaginarlo…così è per l’amore che attrae sempre il nostro cuore, ma ci rende particolarmente sensibili quando seguiamo un percorso interiore che non possiamo vedere cogli occhi…la sua essenza sfugge all’immediata percezione dei sensi  e si dipana nella ricerca che ognuno di noi può compiere…la distanza è breve, tra mente e cuore ci sono pochi centimetri, ma bisogna stendere una via dolce e dolorosa, dimentica del tempo e dello spazio, colma soltanto del desiderio di condividersi. L’effetto è incontenibile, come per un vaso che allo stesso tempo cerchi la botte per riempirsi e le coppe per traboccare… Amare vuol dire essere tramite tra la Salvezza ed il Suo dono irrefrenabile…che sei tu ma tu non sei…è il sangue di cristo che ti impregna e poi cade sul mondo per benedirlo, preservarlo, costruire una serie infinita di strade che portino a Dio ed agli uomini. E se ti senti vuoto vuol dire soltanto che puoi essere riempito,  che puoi gustare con maggiore entusiasmo il passaggio della Vita in te e per i tuoi fratelli.

Autore: tieniinmanolaluce

Sono attualmente avvocato, mediatore civile e commerciale, formatore di mediatori e mediatore familiare socio Aimef. Per undici anni sono stato docente di letteratura italiana e storia antica al liceo classico. Sono accademico dell'Accademia Internazionale di Arte Moderna. Scrivo da sempre senza privilegiare un genere in particolare. Ho pubblicato diversi libri anche in materie tecniche. Tra quelli letterari ricordo da ultimo: Un giardino perfetto, Poesie 2012-2016, Carta e Penna Editore, novembre 2016. La condizione degli Ebrei dai Cesari ai Savoia, Carta e Penna Editore, aprile 2017 La confessione, Dramma in quattro atti, Carta e Penna Editore, aprile 2017 Ho iniziato questo blog nel febbraio del 2006 e mi ha dato grandi soddisfazioni. Spero continuino anche su questa piattaforma. Tutto ciò dipende fondamentalmente dalla interazione con tutti voi, cari lettori.

38 pensieri riguardo “L’eremita (Seconda parte) (Scena unica – parte ottantesima)”

  1. Grazie Giulia per come sei riuscita a sintetizzare un intero post di commenti, per come hai tentato di mettere in pratica il senso profondo delle parole di Abelardo..noi l’abbiamo fato attraverso le citazioni della Scrittura, tu sei partita dalla vta per tornare alla vita, perchè è nella vita che si fa esperienza d’amore e chi parla come parli tu ha senza dubbio fatto esperienza delle Scritture ma anche e soprattutto esperienza d’amore. E la speranza di cui parli è speranza che tiene in vita l’eremita, è la speranza che fa continuare a parlare Abelardo, è il filo sottile e di acciaio che tiene acceso il diaogo tra i due, quel filo d’amore per Dio e gli uomini sul quale si ritrovano spesso a parlare e grazie al quale ci confrontiamo anche noi nel tentativo di migliorarci un pochino in più!

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  2. Ho tentato anche io di dare una definizione dell’amore, almeno nel cuore, col pensiero, nel silenzio che ho cercato di fare in me per permettere a Dio di farsi ascoltare. Se mi guardo intorno vedo tanti “segni”, segni che questo mondo è attraversato dal male e dalla morte e per questo deve essere salvato, segni che gli uomini cercano di sopravvivere anche senza gli altri o contro gli altri e quindi abbisognano di conversione e di comunione, segni che la vita in pienezza non è possibile se non si sceglie la vita accettando di sentire e di operare nella logica dell’amore reciproco. Solo così si può sperare perché si ha qualcosa da sperare. Il problema, infatti, non è sperare o disperare, essere ottimisti o pessimisti, ma trovare fondamento alle speranze ed essere consapevoli di che cosa si può sperare. Sono certa che la speranza nasce quando si prende posizione riguardo al futuro, quando si pensa che un avvenire sia ancora possibile per un individuo, una società, l’umanità intera: si tratta di vedere oggi per il domani. Scegliere di sperare significa decidersi per una responsabilità, per un impegno riguardo al destino comune, significa educare le nuove generazioni trasmettendo loro la capacità di ascoltare e di guardare l’altro: quando due esseri umani si ascoltano e si guardano con stupore e interesse, allora nasce e cresce la speranza! E’ ciò che cerco di trasmettere a chi amo, ai miei figli, ai miei studenti. E’ tutto ciò che sono.
    Giulia

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  3. e non possiamo salutare l’eremita prima di ricordare San Paolo, totalmete conquistato dal vertice dell’amore di Dio per l’uomo che si è manifestato nel suo figlio Gesù. Egli indica quali sono le vette dell’amore fraterno. Ogni credente, ed ogni coppia cristiana è chiamata a confrontarsi con il progetto d’amore e di donazione radicale indicato dal Vangelo e ripreso da San Paolo nella celeberrima 1 Cor 13, 1-8 che stasera prima di dormire invito tutti a rileggere. Grazie per questa splendida giornata trascorsa insieme. Filippo

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  4. nel Vangelo l’amore verso il prossimo ha una vera e propria escalation:Gesù ribadisce ciò che sull’amore era già stato scritto nel primo Testamento, ma lo fa salire a vette altissime. L’amore verso Dio ed il prossimo sono il nucluo centrale del messaggio cristiano, ma la misura di questo amore non è l’uomo, ma Gesù stesso. Il primo modello d’amore è se stessi, amare l’altro come sè, ma il secondo livello ha come modello Gesù stesso: amare come Lyui ha amato, fino a dare la vita

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  5. ed ancora l’amore per il prossimo e per i nemici (Mt5,43s) trovano la loro motivazione più profonda nell’amore per Dio in modo tale che l’amore per Dio e quello verso il prossimo diventino una cosa sola (mt 22, 34-40; 1 Gv 4, 7-21)

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  6. L’amore a Dio e l’amore al prossimo regolano la condotta dell’uomo sia nei riguardi di Dio che nei riguardi del prossimo. Nel N.T., l’uomo è infuso d’amore grazie all’opera dello spirito e risponde con un amore di ringraziamento in un’aspirazione decisa al regno di Dio e della sua giustizia ( Mt 6,33) Il prossimo è colui che Dio ci pone accanto, ma alo stesso tempo ogni uomo è chiamato a farsi prossimo di tutti (Lc 10, 29-37)….questa è una pagina alla quale tengo molto!

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  7. Nel Nuovo testamento troviamo realizzato anche fisicamente l’amore di Dio in Gesù Cristo, Suo figlio prediletto, un amore che diventa salvezza per tutti gli uomini (per citare e riprendere le parole di Abelardo) e in modo particolare per chi segue il Vangelo di Cristo, come ben avete messo in luce (Lc 1, 47; Gv 3, 16)

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  8. Il Dio del Nuovo Testamento è un Dio dell’amore e della pace (2 Cor 13,11) l’AMORE DI DIO è SOPRATTUTTO QUELLO DI UN PADRE BUONO E MISERICORDIOSO (Mt 5,45; 6, 9-12; 1 Gv 2, 15; 3,1; Mc 11, 25s; Mt 18, 12ss; Lc 15; 11-32) che si preoccupa con bontà dei suoi figli (Ef 5,1) e di tutte le creature (Mt 6,8. 25-32)

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  9. L’amore umano è segno dell’amore di Dio. Questo diceva Nicola citando il Cantico dei Cantici, un poema che risale nella sua redazione finale all’epoca alessandrina, al III a.C. Un libro della bibbia tra i più letti e commentati. Oggi gli studiosi concordano nel ritenerlo un testo sapienzale:per i sapienti l’esperienza del mondo ed anche dell’amore umano, è esperienza di Dio. Il Cantico dei cantic celebra l’amore tra uomo e donna, e l’amore appartiene a Dio, che lo dona all’uomo. Se Dio è amore l’amore sessuale umano deve avere qualche relazione con Lui, dal momento che esso riflette e partecipa della realtà divina.

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  10. I passi di Genesi citati da Nicola sono certamente emblema dell’amore come comunione. Anche questo, caro eremita e cari tutti noi che come l’eremita siamo in cammino, è l’amore. E’ comunione tra uomo e donna, è un progetto responsabile di vita a due, è l’essere nudi l’uno dinanzi all’altra senza provare vergogna, ma con la gioia di essere pienamente se stessi, completamente se stessi senza paura dell’altro.

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  11. carissimi, mi unisco al coro anche io ricordando come nella bibbia l’amore tra uomo e donna rientri in questo dinamismo della creazione e dell’allenza tanto da divenire icona dell’amore di Dio. Si veda a tal proposito Gn 1, 27-28; 2, 18.24-25; e tutto il Cantico dei Cantici.
    Davvero un post eccezionale. Nicola P.

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  12. ed è Dio stesso a comandare l’amore verso il prossimo, innalzandolo a livello dfi “servizio a Dio” e rendendolo una cosa sola con l’amore rivolto a Dio. Dico e sottolineo questo per riprendere le parole di Paolo circa quelle anime che Dio ci mette accanto per avvicinarci a Lui:siamo tutti chiamati a stare vicino a qualcuno per essere segno della Sua presenza. Relativamente al discorso di prima si legga Dt 10, 17-18; Is 58,6 e ss; Mc 6,8; Zc 7, 9-10 e Tb 14,11…stasera abbiamo di che leggere!

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  13. ma non è sufficiente l’amore verso Dio…questo amore deve necessariamente condurre all’amore per il prossimo, come si esorta in Lv 19,18 e in Sir 13,19

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  14. Mi è venuto in mente di come l’amore dell’uomo verso Dio derivi come risposta all’amore di Dio e come frutto della alleanza…proprio per questo esso deve condurre a una adesione vitale a Lui, come ben esplicita ad esempio Dt 4,29 e 6,5 ss.

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  15. bravo Paolo che ci sta esortando tutti a prendere in mano le scritture…menomale che non sono in laboratorio! Vorrei soffermarmi sul fatto che nella bibbia l’amore di Dio viene descritto come quello di uno sposo per la sua sposa (Os 1,2; 2, 14-15)

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  16. mi aggiungo al coro sottolineando che nella Bibbia l’amore che Dio nutre per l’uomo non è solo quello che un Creatore nutre per la sua opera, ma è amore di padre (Os 11; Is 1, 2-4) Ger 3,19; 31, 18-20) e supera l’amore che la madre nutre per il figlio (Is 49, 15; 66,13)…mi corregga Filippo laddove le citazioni sono sbagliate.

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  17. Dio ha stretto con l’uomo un’alleanza grazie al Suo amore (Gn 15) e lo ha liberato dalla schiavitù d’Egitto (DT 1. 30-33) donandogli una terra dove scorre latte e miele.

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  18. Ringrazio Paolo per quest’invito e Carlo per la pagina che ci ha donato e che è un seme dai moltissimi frutti. Mi soffermo sull’amore di Dio per l’uomo, che è quello che l’eremita talvolta non riesce a cogliere: è un amore sconfinato. Noi siamo tutti eremiti, perchè è talmente sconfinato questo amore che la mente umana non può coglierlo in toto. Lo ha creato a Sua immagine (Gn 1, 26-27) (Sap 2,23)

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  19. vorrei soffermarmi ora sul concetto di amore nella Bibbia.
    Chiedo aiuto a Filippo per questa impresa, ma mi pare giusto completae il discorso di Abelardo.
    Nella lingua ebraica alla nostra parola amore corrisonde soprattutto il termine ahàbha, dal verbo ahabh che indica l’amore filiare, quello di un padre per il figlio (Gn 22,2), quello che intercorre tra gli sposi (Gn 24,67), l’amicizia (1 Sam 18, 1-3), la passione sessuale (2 Sam 13, 1,4,15), ma può indicare l’amore per il prossimo (lv 19,18) o verso lo straniero (Lv 19,34) e soprattutto verso Dio (Es 20,6; Dt 4,29; 6,5). Il termine indica anche l’amore che Dio nutre per gli uomini e in particolare per Israele (Dt 4,37).
    E poi? Quali altre definizioni ne possiamo ricavare? prendiamoci un po’ di tempo per arricchire l’elenco…saremo “costretti” giocoforza a rileggere qualche pagina sacra…forse proprio quello che Abelardo consiglia all’eremita!
    Al lavoro…ci vorrà tempo, ma Abelardo mi pare un tipo paziente!

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  20. è questo il senso di questo post, senso bellissimo! Si impara ad amare attraverso la relazione con Dio, relazione che avviene attraverso la Parola (come dice Rodolfo), attraverso le anime elette che il Signore ci pone accanto e che ci accomèpagnano per lunghi e faticosi anni (come dice Paolo). Tale relazione d’amore non si dà immediatamente nella sua interezza ma si realizza in una ricerca sempre aperta e mai conclusa.

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  21. Nella Bibbia dunque la verità si definisce nel rapporto uomo-Dio, non è un contenuto da conoscere, una teoria da imparare, ma una relazione che conduce l’uomo a scoprire il proprio essere, a trovare il senso del proprio esistere e a sperimentare sicurezza e fiducia.

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  22. Nell’Antico Testamento la verità di Dio è legata al Suo intervento nella storia a favore del Suo popolo, all’alleanza che Dio stabilisce con l’uomo.
    Nel Nuovo Testamento la verità è legata alla rivelazione di Gesù Cristo, è la sua stessa persona:il contenuto della verità non è una dottrina, ma una persona con la quale porsi in relazione. In definitiva è questa la risposta di Abelardo all’osservazione dell’eremita. Come dice Rodolfo l’uomo ragiunge la verità, che è l’amore, solo nell’adesione alla proposta di vita di Gesù, il quale svela l’uomo all’uomo, rispondendo alla domanda sul senso dell’esistenza. Con la sua risurrezione Cristo svela all’uomo il suo destino eterno, il suo essere chiamato e voluto ad un profondo rapporto di amore con Dio e con gli uomini.

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  23. credo che tutto il discorso parta dall’uomo e dalla ricerca della verità (nella scienza, nella filosofia e nella religione). Già Alessandra citava Gv 14,6 “Io sono la Via, la Verità e la Vita”. La concezione biblica della verità è caratterizzata dal concetto di “emet”. Esso deriva dal verbo “aman” che significa “stare saldo, fermo” (da cui l’amen) e può essere tradotto con fedeltà. Indica il rapporto di fiducia tra Dio e l’uomo. Le parti greche dell’Antico Testamento e il NuovoTestameto usano il termine alètheia (svelamento) con cui indicano il disvelamento dell’essere, la manifestazione di una realtà, la rivelazione senza tuttavia perdere il senso ebraico della verità intesa come ciò che è stabile e fermo, sicuro, ciò su cui si può appoggiare.
    Nella Bibbia la verità non è tanto intesa come un qualcosa che si conosce ma come qualcosa da praticare (mi riallaccio alle parole tanto criticate dell’eremita) e da accostare al concetto di shalom “pace”. L’uomo che vive nella verità è chiamato a realizzare nella sua storia la pace e ad affidarsi al rapporto di Dio che rimane per sempre.

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  24. il percorso interiore quello che dalla mente va al cuore è un percorso misterioso, un percorso non illuminato dalla ragione ma dalla fede. Ora voi comprendete bene che siamo di fronte a due opposte filosofie di vita, o meglio una è la via della ragione, l’altra quella del cuore, una è la filosofia e l’altra è la fede. Abelardo è assai ottimista a dire che la distanza è breve o forse è un uinguaribile fedele! Forse lui è arrivato alla filosofia partendo dal cuore e rimanendo ad esso ancorato. La via che dalla mente porta al cuore è dolorosa. Non so se sia vero del tutto. E’ difficile staccarsi da se stessi e dai propri meschini interessi, ma andare verso la libertà credo sia di una gioia incomparabile…perchè la mente ci lega, il cuore no, il cuore ci libera, libera la nosta umanità nella misura in cui essa è immagine del divino.

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  25. Nel diario di Etty Hillesum c’è questo passo che voglio riportarvi: ” Quel che c’è qui” (e indicava la testa) “deve finire qui” (e indicava il cuore). Questo processo deve attuarsi in ogni uomo nel corso della sua vita. Deve attuarsi nelle relazioni personali e nella professione. Questo processo porta l’uomo a comprendere cosa sia l’amore. Non voglio fare setimentalismo e tantomeno ne ha fatto l’autrice di questo splendido libro, voglio solo sottolineare, come fa Abelardo, che noi impariamo l’amore da chi ci sta accanto nel momento in cui costui “ragiona” col cuore e non con la mente. Io sono convinto che il Signore ci pone sulla strada anime capaci di ciò…così è Abelardo per l’eremita, così è per ognuno di noi.O siamo particolarmente illuminati dalla Sua grazia, oppure abbiamo necessità di avere anime del genere al nostro fianco, anime che “ragionano” col cuore, che ci donano la vita e si adoperano per la felicità altrui. Anche questo è un modo attraverso cui Dio ci insegna ad amare. Anche solo contemplando l’operato di queste anime, i loro sacrifici, anche se non abbiamo la forza e gli strumenti per ricambiare….loro sanno aspettare, e pregano per la nostra conversione dalla mente al cuore!

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  26. raggiungi il cuore…non si comprende bene che col cuore, non si impara a vivere ed ad amare che col cuore. La mente calcola, il cuore dona. Dio ci mostra mille percorsi, mille sentieri per giungere a Lui, ci dona pochi ma scelti compagni di viaggio che hanno il compito di scuotere la nostra coscienza e che ci insegnano ad amare…se solo potessimo vedere questi segni! Ma spesso non vediamo, facciamo un percorso e basta, camminiamo senza avere la netta consapevolezza di andare verso Lui, eppure passo dopo passo, un po’ per volta ci avviciniamo, ogni giorno un pochino di più, ad ogni caduta, ad ogni rialzata un po’ di più…diamo ascolto alle parole che il viandante che abbiamo accanto ci rivolge. E cerchiamo di avere la consapevolezza di essere noi stessi viandanti, strumenti di Dio per la sALVEZZA, PER recare il dono che Dio ci ha posto tra le mani e che è la nostra vita.

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  27. …ed ha pure detto “Chi mi ama mi segua”…se impariamo ad amare è perchè abbiamo imparato a leggere il Vangelo, a fare nostra la lezione della Parola.

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  28. belli quei piedi, quei piedi che richiamano il percorso che ogni uomo è chiamato a fare per vivere e dunque per amare. “Vivamus atque amemus” diceva Catullo ed è vero:la vita è la sola grande opportunità che abbiamo per fare esperienza dell’amore, esperienza del dono di sè. Questo credo sia in definitiva l’amore:dono incondizonato di sè, come quello della vita di Cristo per noi.

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  29. trovo alquanto assurda l’affermazione dell’eremita circa il fatto che Dio non ci aiuta a capire come si fa ad amare..francamente un Dio che manda Suo figlio sulla terra, un Dio che si fa uomo, che vive, soffre e muore come un uomo, un Cristo che ci lascia un Vangelo cos’è? Cos’è il Vangelo se non la via da seguire per imparare ad amare?Non so se la risposta sia solo nella croce. Forse sta nella gioia di vivere del Cristo. Vita e amore e non solo morte e amore. Perchè poi l’amore deve sempre essere unito alla morte? Eros e bios, non solo eros e thanatos! Il Vangelo non è morte. E’ vita, è la vita, la verità e la via…ed è un manuale d’amore!Non solo Cristo è morto per amore per gli uomini, ma è soprattutto nato, è venuto ala luce proprio per amore degli uomini. Il nosro è un Dio che si è fatto uomo e in quanto tale ha amato!

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