L’eremita (seconda parte) (Scena unica – parte settantasettesima)


Croce in altitudine


L’eremita
Tu pensi che lo sia anche quando Dio sta in silenzio e rispetta i nostri rifiuti? Credi che il cuore sia sintonizzato anche se mi sento come un’anfora vuota… per il solo fatto che ho orrore di questo vuoto? E allora perché non riesco a porre rimedio… a me stesso? Il segreto forse è proprio quello di non pensare…per compiere grandi cose o comunque il proprio dovere ci vuole una grande concentrazione…non bisogna riflettere sul futuro, solo sul presente…nel modo più circoscritto che si può… come se ogni gesto…anche il più insignificante, fosse l’ultimo. Ma è uno stato di grazia che mi prende raramente… di solito non faccio che ammalarmi dei massimi sistemi nella paralisi più completa.

Abelardo
Ascolta la melodia della vita…non è mai monotòna, ma sempre in crescendo ed il cuore non può che provare una maggiore commozione. Il cuore risponde sempre in un modo che non è definibile con parole umane, si può solo sperimentare. Così dovrebbe essere tutta la nostra vita… comprendere con fiducia che le parole ed i pensieri possono essere soverchiati di continuo da altre parole e pensieri. In Dio non c’è mai un culmine che possiamo considerare insuperabile… perché diversamente non ci sarebbe un contatto con l’Eternità. Ciò che rincorriamo ci appare sotto le spoglie più diverse, noi crediamo di sapere… crediamo che sia esattamente ciò che desideriamo… ma è soltanto il simbolo di una realtà indecifrabile…almeno per ora… di una realtà radiosa che ci permea invisibile. Il vuoto di cui tu parli è il palmo della mano di Dio… Dio la inclina a secondo dei nostri desideri, ma non possiamo cadere a terra perché il palmo è infinito…basta chiedere a Lui… che la mano si raddrizza quando ci vogliamo fermare…dipende solo da noi…ma in ogni momento Dio ci contiene…e ciò che percepiamo come un allontanamento è soltanto un’illusione…il tremito leggero di una mano ferita dalla nostra incapacità… non certo di fare, ma di affidarci a Lui…verremo giudicati sulla fiducia che abbiamo provato e le nostre opere ne sono e ne saranno soltanto una conseguenza.

Autore: tieniinmanolaluce

Sono attualmente avvocato, mediatore civile e commerciale, formatore di mediatori e mediatore familiare socio Aimef. Per undici anni sono stato docente di letteratura italiana e storia antica al liceo classico. Sono accademico dell'Accademia Internazionale di Arte Moderna. Scrivo da sempre senza privilegiare un genere in particolare. Ho pubblicato diversi libri anche in materie tecniche. Tra quelli letterari ricordo da ultimo: Un giardino perfetto, Poesie 2012-2016, Carta e Penna Editore, novembre 2016. La condizione degli Ebrei dai Cesari ai Savoia, Carta e Penna Editore, aprile 2017 La confessione, Dramma in quattro atti, Carta e Penna Editore, aprile 2017 Ho iniziato questo blog nel febbraio del 2006 e mi ha dato grandi soddisfazioni. Spero continuino anche su questa piattaforma. Tutto ciò dipende fondamentalmente dalla interazione con tutti voi, cari lettori.

36 pensieri riguardo “L’eremita (seconda parte) (Scena unica – parte settantasettesima)”

  1. mi paiono di estrema importanza i commenti dei ragazzi. Aggiungo solo che, come hanno ben detto loro, la preghiera è una apertura fiduciale a Dio, non solo ma anche attraverso la Scrittura, sapendo che essa è rivolta alla salvezza radicale di noi stessi e a comunicarci le energie necessarie per realizzare in noi e intorno a noi il regno di dio, cioè un mondo di valori possibili ma alternativi. Per stabilire questo rapporto fiduciale con Dio è importante l’atteggiamento con cui ci si predispone, ed in mancanza di tempo è sempre meglio il poco ma sentito!

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  2. e poi abbiamo riflettuto su come la preghiera è il primo passo per costruire quella fiducia tra Dio e l’uomo, è il dialogo con Dio che alimenta la fiducia nell’uomo. Alberto

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  3. di fatto, ora come ora ci sentiamo di dire che sentiamo la speranza di poter costruire un mondo più giusto e fraterno…ma dalle parole alle opere ce ne vuole! elisabetta

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  4. da ciò che leggiamo ci pare chiaro che le uniche speranze che vadano alimentate, le uniche che abbiano un senso, siano quelle che si conciliano con la speranza unica e definitiva che è Cristo. Paola

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  5. l’attitudine fondamentale dell’uomo davanti alla resurrezione, come compimento e promessa, non può che non essere quella della fede-speranza, cioè quella dell’abbandono coraggioso alla sua fedeltà.
    Avere fiducia in Dio significa amarLo;e l’amore si realizza soltanto se è autentico nelle sue opere.

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  6. per questo motivo la fede e la speranza non possono essere sovrapposte come se la fede si riferisse a qualcosa che è già successo e la speranza guardasse esclusivamente verso il futuro. Sia il presente che il futuro servono di base alla fede e alla speranza.

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  7. è evidente che l’uomo ha bisogno di credere in Gesù resuscitato, per sperare di essere anche lui resuscitato. La fede occupa quindi il primo posto. senza la conoscenza di Cristo la speranza sarebbe una utopia sospesa nell’aria. Ma senza la speranza la fede svanisce. Nella mia esperienza ho trovato che attraverso la fede l’uomo trova il cammino, ma solo la speranza, la fiducia in Dio, può mantenerlo in questo cammino. Pertanto la fede in cristo fa sì che la speranza si trasformi in certezza.

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  8. Attendere Dio da Dio.Una tale ambizione supera totalmente le forze umane e non può realizzarsi che per un dono di Dio. Ma che può donarci Dio se non desideriamo ricevere nulla? La preghiera aiuta moltissimo, aiuta ad una continua apertura a Dio.

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  9. ecco dunque l’apice della fiducia cristiana:attendere Dio da Dio. attendere >Dio, non solo i suoi doni, ma Lui stesso. La nostra speranza, la nostra fiducia non mira meno in alto. Il nostro cuore coscientemente o meno aspira a entrare nell’intimità di Dio e del suo amore, dove ritroveremo il vero volto dell’eternità che spesso Abelardo cita. Lo sesso amore umano nel suo splendore legittimo e benedetto da Dio non basta a colmare il nostro cuore. La speranza cristiana ci assicura nella fede e nella carità di incontrare Dio in un facia a faccia, in un cuore a cuore eterni.

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  10. è prestare la massima attenzione al quotidiano personale e a quello più vasto poi della società per cogliere quei segni da cui traspare il Regno, afferrando nell’istante la presenza dell’Eterno, nel minimo positivo la traccia fuggevole ma reale dell’Infinito

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  11. è rispondere giorno dopo giorno alle sollecitazioni e alle possibilità del presente, certi che Dio raccoglierà ogni attimo della nostra fatica e la valorizzerà per il suo disegno che per noi oggi è ancora incomprensibile.

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  12. la fidicia, quella fiducia di cui parla Abelardo è vivere il Vangelo un’ora dopo l’altra là dove sei stato seminato, invece di vagare senza meta rincorrendo l’inesistente e non concludendo nulla.

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  13. credo che questa fiducia, questa speranza sia un dono che consente a ciascuno di fare il passo più lungo della gamba. Consente quell’impossibile che nei giorni di pena e affanno è una luce che orienta il cammino. E questo a mio avviso porta oggi alla riscoperta del valore del presente, che è poi ciò di cui parla l’eremita:un presente ampio, nutrito della memoria del passato e aperto al nuovo che Dio donerà. Perchè è comunque nel presente, è qua, è ora, in questo pugno di giorni che Dio mi mette a disposizione che trovo terreno dove incarnare la fiducia…

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  14. sembra quasi che Abelardo esorti l’eremita a non aver paura! Colui che l’antico testamento attendeva , colui che reca una risposta alle nostre paure e angosce è arrivato:Cristo! E ciò che Egli proclama subito è un messaggio di felicità, ma un messaggio che ha del paradossale: felici i poveri…felici quelli che piangono..quelli che soffrono. Tutta la sua vita in effetti non è che una prova di tale messaggio. Dio si è fatto uomo perchè l’uomo diventi Dio. La speranza, la fiducia cristiana non è un’ambizione modesta. Ma Cristo è risuscitato e in questa risurrezione splende tutto il gaudio della speranza cristiana. La morte è vinta. San Paolo diceva che se Cristo non fosse risorto vana sarebbe stata la nostra fede. Se abbiamo sperato in Cristo solo per questa vita siamo i più infelici di tutti gli uomini. Credo che attraverso il mar rosso dei nostri peccati c’è aperto un passaggio che conduce a Dio e alla vita eterna. Ci possiamo abbandonare con totale fiducia a Dio perchè speriamo nella risurrezione…è questo che contraddistingue i cristiani.

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  15. I cristiani devono trovare la forza di opporsi al male con una speranza responsabile e solidale. E’ questa la lezione che impariamo dal Dio crocifisso. I discepoli di Cristo che nella croce (non a caso la foto!) scoprono il senso della sofferenza sono l’antitesi e la contraddizione di un mondo senza Dio, abbandonato a se stesso. La fede nella croce non solo dà senso al loro modo di accettare le sofferenze, ma approfondisce pure la sensibilità nei confronti degli oppressi, degli emarginati, dei malati. Nessuno,credo, possa insegnare la teologia della speranza senza aver provato le sofferenze che incontrano necessariamente coloro che si oppongono al male e lottano per eliminarlo.

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  16. la pseranza cristiana è il coraggio di essere, di crescere, di correre rischi in mezzo a incertezze e sofferenze. Ciò è possibile – afferma Abelardo – per chi volge il suo cuore e i suoi occhi a Dio. Io credo che il coraggio di sperare, di soffrire e di rischiare in libertà e fedeltà si fondi sulle promesse di Dio e sulla sua fedeltà di allenza. E’ una fiducia reciproca ciò che lega Dio all’uomo e l’uomo a Dio. Senza questa fiducia non c’è vita!

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  17. leggendo questa pagina mi sento di chiedere a Dio di essere una persona che ama e desidera e spera il bene in se stesso e per se stesso; più sarò pulito nel cercare il bene più sarò delicato ed onesto nel cercarlo, senza chiamare bene ciò che semplicemente mi piace. Più conservo questo senso religioso di umiltà (adesione dal basso a ciò che conta) più mi convincerò che vale ciò che vale e non ciò che serve e sarò così capace di aver fiducia in Dio, senza servirmi della speranza come garanzia di un lieto fine terreno. devo allora innalzare a Dio tutti i miei desideri, sinceramente capiti, catalogati, riconosciuti, descritti, messi lì, dinanzi a Lui, perchè diventino speranza. Ed ogni mia azione sia allora fiducia ed impegno e questo impegno non diventi mai sicurezza, quasi già possedessi ciò che ancora devo raggiungere, e la speranza non diventi mai lontananza (come dice l’eremita) di un bene che ci sembra irraggiungibile perchè futuro.

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  18. Mi pare importante sottolineare che Dio non è accanto a noi, ma al centro della nostra vita. Ci rimane sempre di riscoprirla questa cosa, per dare a Dio il posto che gli appartiene e per realizzare attraverso i nostri compiti terreni l’opera che è di fatto Sua! Noi non abbandoniamo dunque la fiducia esplorando gli ambiti delle nostre speranze umane.
    Sono sicuro che le nostre attese si integrino nel disegno di Dio che ama gli uomini e desidera la loro felicità.
    Ciò che speriamo è ciò verso cui ci dirigiamo:questa è una bella prova del nove per vedere quali sono a tutt’oggi i miei obiettivi primari.

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  19. che bella questa proposta che nasce da questo post….riflettere su quale è stato l’itinerario della nostra speranza, della nostra fiducia, su come abbiamo agito alle circostanze, umanamente e spiritualmente, su quale posto abbiamo dato a Dio in tutte queste reazioni. Occorre essere sinceri perchè si costruisce sulla realtà e non sulle illusioni. Per le gioie rendiamo grazie, per le deficenze serbiamo la fiducia? Dio è fedele. Egli ci ama così come siamo ed è sempre pronto a sostenerci nel nostro cammino verso di Lui, ecco il senso profondo delle pAROLE DI aBELARDO.

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  20. senza contraddire l’eremita vorrei fare una proposta. La fiducia, la speranza è nella nostra vita. Legata alla vita stessa ed al suo dinamismo;legata alla nostra fede. Fermiamoci un istante per gettare uno sguardo sul cammino della nostra fiducia, della nostra speranza. proviamo a percorrere le tappe importanti di questo cammino segnato da attese e da delusioni, da felicità e da sofferenze, da slanci e da scoraggiamenti. L’insieme ci apparirà più o meno luminoso. Eppure è nella nostra vita, nella nostra storia, che si è radicata la fiducia, che si è sviluppata la fiducia, così come è stata e com’è. Questo esercizio di memoria potrebbe essere un esercizio di speranza, per l’appunto, giacchè potremmo scoprire a ritroso nelle nostre vite il dono di Dio, fonte ultima della nostra speranza, di quella che non delude mai!

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  21. “a rendere conto”.
    Per fare tutto ciò di cui sopra, abbiamo noi le idee chiare sulla nostra speranza? Sappiamo ed osiamo esprimerla? Abbiamo il coraggio di renderne conto in un contesto spesso ostile e pieno di opposizione?
    “Siate sempre pronti”
    Abelardo non a caso parlava di opere. Ma prima ancora di esprimerla, viviamo la nostra speranza? Per renderne conto c’è bisogno di un “sapere” e di una formazione cristiana, ancora di più c’è bisogno di una vita trasformata dalla gioia della fede. La nostra testimonianza risponderà all’attesa dei nostri fratelli se scaturirà dalla nostra stessa vita, dal centro della nostra vita, da ciò che ne è il motore. la speranza cristiana è una dinamica gioiosa nel centro della nostra vita?Giacchè la speranza è fonte zampillante di una gioia di vivere da comunicare intorno a noi.
    Ecco, alla luce di un testo come la lettera di Pietro ed alla luce di questa toccante pagina di Abelardo noi dobbiamo lasciarci ancora una volta interrogare, metterci in discussione e dare un peso e una misura alla nostra fiducia nei confronti di Dio, senza mai dimenticare la fiducia immensa che Dio stesso ripone in ciascuno dei Suoi figli.

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  22. Ho letto ieri sera questa pagina ed ho cercato di farla scivolare nel cuore, mettendomi in ascolto…e così mi è venuta in mente quell’ingiunzione di Pietro, quando afferma (Pietro I, 3,15) “Siate sempre pronti a rendere conto a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi”. Pietro parla di speranza, Abelardo di fiducia, ma è la stessa cosa, il medesimo concetto. La speranza, la fiducia che è in noi. Come quei cristiani di allora dobbiamo lasciarci interrogare da queste parole consapevoli che è nel contesto contemporaneo che siamo chiamati a testimoniare la speranza, la fiducia in Dio.
    C’è una speranza in noi? a primo achito ci verrebbe da dire che sì, abbiamo tante speranze…ma tra tutte queste c’è quella di cui parla S. Pietro, la speranza cristiana? Ed essa in che cosa consiste?
    “A chiunque vi domandi ragione” Apparentemente nessuno ce ne domanda mai ragione. Eppure, non ci accade forse di non ascoltare quelle domande, non formulate, che si insinuano nelle coversazioni banali e che toccano il senso della vita, ciò che dà senso alla nostra vita, la nostra attesa profonda, in altre parole, proprio la nostra speranza?Basta allora una nostra parola perchè queste domande affiorino e si rivelino. Il resto è per stabilire e mantenere una qualche relazione, nella speranza che essa giunga appunto fino al desiderio inconfessato, forse incosciente, fino al dsiderio intimo di una speranza che non delude. E a noi stessi non è forse accaduto di attendere una parola di speranza di cui avevamo bisogno?

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  23. buongiorno a tutti. Quella bella croce tra nubi e azzurro rimane ferma, salda, sfida le intemperie, non si smuove, non si piega, sta lì, in attesa forse di qualcuno che dopo tanto cammino vi si inginocchi ai piedi e ritrovi la sua essenza. Così fa Dio, ci dice oggi Abelardo, così questo Padre ci contiene, ci attende, ci accoglie, nell’apparente silenzio di un creato che è segno vivo della sua presenza, dinanzi al quale dobbiamo riprendere a stupirci, per ritrovare l’essenza nostra. Se le nostre opere hanno come finalità lodare il Signore, manifestare la Sua presenza in mezzo agli altri, non può esserci che la salvezza alla fine. Se ciò che invece facciamo è mirato solo al nostro interesse personale, allora dobbiamo iniziare a sgrossarci un po’, a lavorare su quali sono i veri valori da coltivare. Quando si ha fiducia in qualcuno ci si abbandona a questo stesso. Sappiamo che non ci tradirà, che sempre ci sosterrà, che su questo qualcuno sempre potremo contare. Capita nella vita di avere il privilegio di fare un simile incontro: i nostri genitori, il nostro coniuge, gli stessi nostri figli sono persone verso nelle quali abbiamo fiducia. Ma La fiducia che dovremmo provare per Dio è qualcosa di infinito, come è infinita la fiducia che Egli ripone in ciascuno di noi. Devo lavorare su questo aspetto nei prossimi giorni. Grazie!

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  24. non avevo mai pensato al fatto che verremo giudicati sulla fiducia che Gli abbiamo dimostrato…verremo giudicati su quanto abbiamo creduto in Lui allora, su come ci siamo abbandonati alla Sua volontà, su come siamo stati capaci di accoglierla e amarla. Laura

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  25. in quella preghiera dell’anonimo veneziano Dio ci porta in braccio quando vediamo solo due orme sulla spiaggia,. Tutte le volte che lo lego mi dona un grande conforto, ma poi nella difficoltà faccio una grande fatica a pensare di essere sostenuta da Dio, vorrei risultati, cambiamenti, svolte veloci, vorrei risposte concrete alle mie domande, ma spesso solo il silenzio e l’incapacità di sentire accanto la Sua presenza. Elisabetta

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  26. questo contatto con l’Eternità, questo contatto con Dio, vorrei che qualcuno riuscisse a spiegarlo. Forse bisogna predisporsi per avvertire la brezza leggera di cui parlava prima FILOBIA, bisogna mettersi in ascolto e tante volte noi siamo portati a parlare più che ad ascoltare. Camilla

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  27. forse non è necessario compiere grandi cose, Dio cerca solo il nostro meglio, Gli basta il nostro impegno, Gli basta che certe cose le facciamo per Lui, in Suo nome e poco conta il risultato umano. Annalisa

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  28. concentrarci sul presente, come se quel momento fosse l’ultimo, impiegare le nostre energie per riconoscere un Suo segno come se questa, ora, potesse essere l’ultima opportunità….com’è difficile vivere in tal modo…noi che siamo tutti proiettati in avanti…difficile veramente. Paola

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  29. mi colpisce l’immagine di un Dio che possa stare in silenzio e rispettare i nostri rifiuti…segno certamente di un Amore oblativo che noi uomini difficilmente riusciamo a praticare. Alberto

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  30. non so se sia un caso o una premonizione, ma di certo questa pagina che è stata pubblicata sabato sera contirene trama e ordito del Vangelo di ieri (Lc 23,43). In verità ti dico oggi sarai con me nel paradiso. Tutto si aspettava il ladrone tranne un epilogo del genere. sapeva di non esser degno della misericordia di Dio, ma non sapeva quanto grande è la pazienza e l’amore di Dio…Egli attende, sino all’ultimo istante, attende una parola, un gesto soltanto che possa dar prova della nostra fede…e così la salvezza è anche per lui, per il ladrone. Così come è per l’eremita, come lo è per ognuno di noi. Noi che pensiamo che Dio sia talmente lontano, quando invece è vicino, vicinissimo e siamo solo noi a non essere in grado di porgere orecchio…pensiamo si manifesti in scene eclatanti, che manifesti la sua presenza in modo sbalorditivo, ma Egli preferisce i silenzi e la Bellezza dei particolari apparentemente insignificanti…ricordate Elia? Aspettava un segno dal suo Dio e lo scorge in una brezza leggera, impercettibile! Dio sta lì, ci tiene lì, come dice Abelardo, nel palmo della sua mano, ci dà ogni giorno fiducia ed aspetta solo che ci abbandoniamo a Lui con fiducia, come ha saputo fare il ladrone. Non importa quando, spesso ci serve tutta la vita per arrivare a questa catarsi…l’importante è sapere che la meta è questa, è lì che dobbiamo guardare!

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