Perdono/Casa nostra


Perdono

Sperduto mi riparo
sotto al tuo sorriso
con le lacrime tue
asciugheranno le vesti
e torneremo nel tempio
tu per la volta
io per il fuoco
di mille desideri.

Casa cantoniera
Casa nostra

Ho sacrificato
il mio orgoglio
e tappezzato di fiducia
le pareti
perché tu sei la realtà
io la speranza.
Dal camino
strilli di gioia
salgono al cielo:
fumo di famiglia
a inebriare i vicini
…ed io perdono
il tuo calore
perché ti amo.

Autore: tieniinmanolaluce

Sono attualmente avvocato, mediatore civile e commerciale, formatore di mediatori e mediatore familiare socio Aimef. Per undici anni sono stato docente di letteratura italiana e storia antica al liceo classico. Sono accademico dell'Accademia Internazionale di Arte Moderna. Scrivo da sempre senza privilegiare un genere in particolare. Ho pubblicato diversi libri anche in materie tecniche. Tra quelli letterari ricordo da ultimo: Un giardino perfetto, Poesie 2012-2016, Carta e Penna Editore, novembre 2016. La condizione degli Ebrei dai Cesari ai Savoia, Carta e Penna Editore, aprile 2017 La confessione, Dramma in quattro atti, Carta e Penna Editore, aprile 2017 Ho iniziato questo blog nel febbraio del 2006 e mi ha dato grandi soddisfazioni. Spero continuino anche su questa piattaforma. Tutto ciò dipende fondamentalmente dalla interazione con tutti voi, cari lettori.

46 pensieri riguardo “Perdono/Casa nostra”

  1. vorremmo ringraziare Carlo e Giulia per lo spunto di riflessione che ci hanno offerto, per come hanno reso così umane e vicine a noi le figure dell’uomo e della donna che nella loro diversità interagiscono nel dialogo, nello scambio e non solo nel dono di sè, ma anche nel perdono, che forse potrebbe essere considerato davvero come il massimo dei doni di cui facciamo oggetto chi si ama in modo gratuito.
    La III C classico.

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  2. nella società greca il destino di una donna è essenzialmente quello di essere moglie e madre…oggi la donna ha un ruolo nella società anche come professionista, ed è soprattutto per questo che deve crescere nei suoi confronti la stima dell’uomo. Paolo

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  3. La sposa omerica era dunque a capo di una gerarchia domestica che comprendeva ancelle e concubine e talvolta anche prigioniere di guerra. Il concubinato era un dato di fatto legato alla natura della famiglia patriarcale, anche se la moglie godeva comunque di una posizione privilegiata rispetto alle altre donne. Elisa

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  4. Andromaca incarna assai bene molte di queste virtù, basta pèensare a ciò che Ettore le ricorda quando le dice:”Torna a casa, pensa alle opere che ti spettano, telaio e fuso; alle ancelle comenda di badare al lavoro;alla guerra penseranno gli uomini ed io prima di tutti”. Tiziano

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  5. LA DONNA OMERICA è UNA DONNA “DOMESTICA”, COME LA DONNA CHE APPARE IN QUESTA PAGINA, è UNA DONNA BELLA, ELEGANTE, DEDITA AL TELAIO, OBBEDIENTE E SOTTOMESSA AL MARITO. Alessandro

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  6. fondamentalmente Didone ama se stessa e non sopporta che la sua dignità sia stata calpestata, non sopporta l’onta, la vergogna in cui è caduta per esseresi innamorata di Enea, ma se lo avesse amato veramente, probabilmente non si sarebbe comportata così! Laura

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  7. Didone è vendicativa, non oblativa, getta maledizioni sulla futura stirpe di Enea, nell’Ade non lo degna neppure di uno sguardo, non soporta di aver messo da parte il suo orgoglio per un uomo che l’ha tradita per il volere degli dei, perchè il fato lo chiama lontano da Cartagine. Enrico

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  8. Se Penelope attende con fiducia, con speranza, e perdona al marito quella lontananza che a tanti pericoli l’ha esposta, Didone al contrario non perdona, non comprende e probabilmente non ama. Luca

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  9. il prof. Screpis ci ha mostrato questa pagina per farci riflettere sulla condizione femminile nel mondo omerico. Nelle due liriche notiamo sicuramente un dialogo sotteso tra uomo e donna, dialogo senza il quale non ci sarebbe la necessità di chiedere perdono nè tantomeno una casa come punto di riferimento, non solo alcova, ma struttura portante della società stessa. Rita

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  10. Quando chiediamo perdono siamo disponibili a mostrare noi stessi nei nostri limiti e nelle nostre povertà e dall’altra parte sappiamo che c’è qualcuno che è disposto a farsi carico di tutto ciò. Ma, come in ogni momento penitenziale, non devo – parlo per me – limitarmi a rivisitare il passato ma occorre che guardi anche al futuro con ottimismo e fiducia ed elaborare con l’aiuto dell’altro un progetto di vita che mi aiuti verso ulteriori obiettivi, partendo proprio dalla valorizzazione dei miei talenti. Ecco, quello che leggo in questa pagina è sostanzialmete ciò che avviene in una coppia sana. Io sbaglio e tu mi perdoni, ma insieme, per mano, riprendiamo la strada con fiducia e con l’entusiasmo di costruire ancora. Questa è la coppia che ha la consapevolezza che Dio non può parlarci se non attraverso gli altri, e ci ama tutti nella situazione e nel momento storico in cui ci troviao. Abelardo l’ha ribadito tante volte questo concetto all’eremita! Se abbiamo capito questo non possiamo che sviluppare un atteggiameto di rispetto e di piena accettazione degli altri, attraverso i quali Dio ci parla e che ci donano quello che siamo.

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  11. fumo caldo, come il calore di un focolare domestico, come il caldo di un abbraccio, il calore di noi tutti seduti a tavola, a parlare, discutere, talora a litigare…per poi perdonarsi.

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  12. bello quell’allitterante fumo di famiglia, che ben rende l’idea del fumo che sale al cielo, un fumo che sembra chiacchierare…è una bella trovata tecnica!

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  13. nella mulieris dignitatem Giovanni Paolo II invitò la donna a prendre coscienza della sua fierezza capovolgendo le concezioni di inferiorità e accuse di colpe originarie. Secondo questa lettera apostolica il peccato originale non viene dalla donna ma è un peccato della persona umana creata da Dio maschio-femmina. Cade così la visione essenzialmente negativa della donna vista come tentatrice e portatrice di peccato. Questo lo dico perchè il perdono della lirica potrebbe riferirsi a un possibile tradimento. Non è certo ruolo maschile chiedere scusa per aver tradito! E non si tradisce certo perchè è una donna a tentare, ma perchè vogliamo peccare!
    La donna non rappresenta perciò il peccato, come tante volte è stato creduto in passsato…pensiamo alla positività della figura femminile che si ritrova in Maria, non solo strumento per la nascuta di Cristo, ma figura di salvezza (colei che tiene unita la casa!) come inizio della nuova alleanza di >dio con il suo popolo.

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  14. in effetti se Dio è maschio , il peccato (Eva) è femmina…e anche da questo punto di vista la società, la storia hanno condizionato non poco il ruolo della donna. Federico

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  15. Dio non è nè maschio nè femmina, ma il maschio e la femmina possono dire Dio nella loro diversità originaria, ed insieme rendere un’immagine più ricca (anche se mai esauribile)del Creatore.Non si tratta di dare un’immagine bisessuata a Dio quanto di permettere che uomini e donne dicano insieme, ma in modo differente, che Dio è Altro!
    E vi ringrazio per questa chiacchierata così stimolante . Rossana

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  16. Il Dio a cui il rapporto uomo.-donna rimanda è un Dio senza sesso, un Dio Altro, che nessuna categoria, maschile o femminile,può pienamente definire. L’immagine antropomorfa di Dio che lo ha visto ritratto come maschio è stata per lungo tempo espressione di una priorità del maschio sulla femmina, dell’idea di una maggior somiglianza a Dio del genere maschile rispetto a quello femminile. Ma credo che se parliamo di Dio come mistero indicibile lo facciamo proprio perchè è impossibile comprendre la sua determinazione antropomorfa e sessuata.

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  17. la differenza di cui parla la Bibbia non è costituita da dati storici e culturali, ma è un’alterità indicibile che fonda l’apertura all’altro ed è all’origine di un desiderio mai placato di incontro. In tal senso la relazione uomo-donna diventa figura dell’apertura a dio, la cui alterità non può mai essere compresa o posseduta.

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  18. vorrei farvi riflettere su come la Bibbia ci presenta la relazione uomo-donna come originaria ed originale:la persona umana creata a immagine di Dio è maschio e femmina. Dalla differenza tra i due nasce un rapporto che fonda l’essere dell’uomo come essere costitutivamente aperto all’altro e capace di stabilire relazioni significative.

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  19. l’omologazione è però sempre un impoverimento, nessuno deve conformarsi all’altro, ma solo porsi in dialogo, per costruire nella relazione e nell’incontro, una più completa umanità. Patrizia

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  20. Oggi sopratutto tra noi giovani le differenze di comportamento sono assai meno evidenti rispetto a quelle di un tempo. Ma abbiamo anche messo in luce come questo forse non derivi da uno scambio profondo, ma dall’omologarsi delle ragazze al modo di fare dei ragazzi. Paola

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  21. da questo punto di vista ci pare che il rapporto uomo-donna si fondi non solo sulla complementarità, basata sulla diversità, ma anche sulla comprensione, basata sull’affinità tra esseri umani. Alessandro

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  22. solo il recupero ed il contatto con la propria dimensione eterosessuale permette all’individuo un comportamento più flessibile perchè gli offre una gamma più vasta di comportamenti da assumere. Grazia

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  23. abbiamo ribadito quanto sia salutare per una persona sapersi adattare alle situazioni:ci sono casi in cui una donna deve essere ferma, decisa, altri in cui un uomo deve saper piangere e chiedere perdono….questo bisogna fare a prescindere dal fatto se si è uomo o donna. Carlo

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  24. ci sembra importante dalla discussione fatta tra di noi sottolineare come un costringere un individuo entro schemi fissati possa essere una povertà, un impoverimento psicologico, in quanto questo non consente lo sviluppo di tutte le potenzialità femminili e maschili. Alberto

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  25. Da queste due liriche se ne ricava invece che la donna e l’uomo non vanno considerati così stereotipati come lo sono stati in passato.Sicuramente la società impone un ruolo prefissato all’uomo e alla donna e fin dall’infanzia i bambini imparano i modelli a cui conformarsi. Annalisa

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  26. da questo punto di vista lo stereotipo sessuale femminile rimanda quasi sempre all’emotività, alla sensibilità, alla passività, alla debolezza, alla pazienza. Enrico

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  27. di sicuro la cultura e l’educazione ci insegnano spesso a concepire la mascolinità e la femminilità come due insiemi di caratteristiche, atteggiamenti e comportamenti del tutto opposti, tipici gli uni di tutti gli uomini, gli altri di tutte le donne. Carlo

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  28. al di là delle indiscutibili differenze fisiche, rimane l’impossibilità di trovare caratteri che distinguano inequivocabilmente i due mondi, e soprattutto se questi caratteri appartengano alla natura del maschio o della femmina o siano solo il frutto di comportamenti indotti. Emanuela

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  29. Per quanto abbiamo tutti idea di cosa significhi essere maschi o femmina e quali sono le differenze tra i due generi, ci troviamo però sempre in grande difficoltà quando dobbiamo esprimere l’essenza maschile e quella femminile. Paola

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  30. Ho preso spunto da questa pagina per far riflettere gli studenti su come sono diversi uomini e donne, su come questi versi li ritraggono così bene, incastonati quasi nelle loro peculiarità. Parto da queste due liriche per proporre loro una riflessione seria e profonda, sulla quale abbiamo già discusso e in seguito alla quale i ragazzi desiderano lasciare una loro traccia. Patrizia

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  31. Una sintesi tra mondo greco e romano, tra quella Penelope e quel Catullo che, uomo e donna, ma specchio di un eguale stile di vita, hanno lasciato ai posteri un modus vivendi, soprattutto un ritmo di vita a due, un rhusmòs, un kosmos nel quale navigare per poter raggiungere con fatica l’eudaimonia. Sacrificio e sofferenza, attes, preoccupazione, orgoglio lasciato da parte in virtù di qualcosa di piùà grande, nel nome di un sentimento che li avrebbe a loro modo resi immortali. Ma in realtà non è la creatura omerica, nè tantomeno Catullo a essere eterno, quanto la potenza, la forza del sentimento che hanno cantato…ed ora aspetto che al più presto i ragazzi si confrontino sulla tematica.

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  32. com’è vero che noi donne rappresentiamo la speranza! Una speranza che spesso è sfida, è scommessa, è il motore che ci fa progredire e dare meglio di noi stesse! Carlotta

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  33. c’è un altro valore sotteso a questo post ed è l’oblatività, il dare, il concedere noi stessi, il dare fiducia, il mettere da parte il nostro orgoglio solo motivati dall’amore,motore che ci spinge con forza verso il solo bene dell’altro rendendoci dimentichi di noi stessi. Da tutto ciò viene generato il perdono. Ma sono anche convinto che questo non sia un atteggiamento da perdenti, chè leggendo la pagina verrebbe quasi da pensarlo: il perdono deve motivare l’altro a non cadere più nella tentazione di dover chiedere perdono, esso è una molla che fa progredire l’altro, lo fa crescere, lo rende più maturo, più consapevole dell’importanza che rappresenta per l’altro…quanto è diffiicile amici miei costruire, tessere relazioni autentiche, vere, sincere, dove possiamo essere accolti per ciò che siamo e presi per mano per abbandonare questa terra meglio di come l’abbiamo attraversata!

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  34. anche per quanto riguarda la testimonianza di determinati valori ai nostri figli, credo fermamente che il perdono sia un messaggio che si debba passare prioritariamente. Nessuno di noi possiede la verità, ma ognuno di noi ha in sè e per questo rappresenta un frammento di verità. E nella nostra vita dobbiamo imparare ad accogliere la verità dell’altro!

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  35. tutto perdona, tutto accetta l’amore, purchè ci sia la consapevolezza di aver sbagliato e si abbia l’umiltà di chiedere perdono. Una relazione autentica ha bisogno di svelare i difetti del singolo, affinche l’atro possa comunque accoglierli ed insieme proseguire il cammino, che non è mai in discesa:si procede piano, passo dopo passo, passi brevi e molto lenti, in cui si scommette sul valore della vita stessa.

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  36. la realtà è forse quel qualcosa che non accetto, quel qualcosa che spero, spero, di cambiare. La realtà sei tu, io solo la speranza che tanti considerano sciocca, proprio in virtù del fatto che mi fa sacrificare l’orgoglio, quell’orgoglio che ancora mantiene in me una certa dignità. Nell’attesa tappezzo le pareti di fiducia, perchè sulla fiducia ho creduto di costruire il nostro rapporto, sulla fiducia abbiamo costruito la nostra casa. E’ bella questa casa che fa partecipe delle sue grida i vicini:appresenta qualcosa di vitale, in divenire, una casa le cui porte si aprono e si chiudono, dove l’accoglienza fa la sua parte da protagonista, una casa dove c’è il calore della passione, il valore della tolleranza e del perdono…

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  37. mi par di scorgere che l’uomo appartenga al fuoco della passione e la donna alla ragione che sostiene il soffitto…la passione mi porta talvolta a sperdermi ma alla fine so solo ripararmi sotto il sorriso della sola donna che mi ama e che per questo sa perdonarmi. Certo quelle lacrime non mi lasceranno indifferente, cercherò di farne tesoro e di evitare altre inutili sofferenze…a che pro, poi, dovrei farti soffrire se tanto ritorno al tempio che tu custodisci? E’ importante per me quel tempio, è importante sapere che ancora ci sei, che sempre mi aspetti, che hai bisogno della mia presenza, come io della tua forza, del tuo sostegno, fors’anche delle tue lacrime che mi dicono chiaro quanto tieni a me.

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  38. è il miracolo della parola, quella cantata, quella recitata, quella che conosceva a memoria l’aedo, e la cantava perchè tutti fossero a conoscenza della verità, la cantava perchè era universale ed immortale, lòa cantava perchè il suo canto potesse innalzarsi al cielo e giungere agli dei ed averne approvazione, perchè forse il perdono tra gli uomini era comunque qualcosa di gradito agli dei, come era gradita quella casa alla quale Odisseo alla fine ritorna e Penelope perdona tutte le scappatelle sue…lei che difende con la ragione e l’astuzia il talamo, il focolare domestico dal quale s’alzano preghiere agli dei affinche il suo sposo ritorni ad Itaca, lui che il fuoco della passione per Dante teneva lontano dalla patria, lui che per un capriccio divino, come invece narrava Omero, era costretto a vagare per anni prima di poter chiedere perdono anche lui e riabbracciare quella donna che per così tanto l’aveva atteso…Penelope tiene in piedi tutta Itaca, lei è la volta ed i pilastri del tempio, è la base del tempio, la struttura dell’intera casa…mi avete richiamato alla mente la funzione nonchè il ruolo della donna nel mondo omerico..era tanto che non passavo di qui e sono grato a Dio di avermici riportato. Vi abbracio, Carlo e Giulia, non prima di essermi complimentato per questi splendidi versi che ritraggono molto bene una situazione relazionale che vive grazie alla risoluzione del conflitto.
    Furio

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  39. nella prima lirica vedo un uomo piccolo piccolo che si ripara sotto un sorriso che scalda ed illumina come il sole, un sorriso che è un po’ addolorato ma non per questo non aperto al perdono…asciugheranno le lacrime infatti! Chi ama soffre moltissimo quando vede e sente calpestata la sua dignità, quando viene tradito (pensate a quanti versi Catullo ci ha lasciato su questo, lui che conosceva bene la fides!) quando deve constatare che la strada non è stata percorsa insieme. Ma è pur vero che chi ama è disposta o perdonare, a dare un’altra possibilità, a tentare di riprendere insieme quella strada, a rinnovare la fiducia e la stima…con fatica, ma sempre e soprattutto per amore. La seconda lirica lo spiega benissimo e a parer mio è una delle vostre liriche più belle, non solo tecnicamente ma anche per la musicalità ed il messaggio paideutico, per la tenerezza che si sprigiona dai singoli versi.

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  40. Ho quasi quarant’anni e ogni volta che torno a casa, dai miei vecchietti, mi sento a casa, ho in me quella impagabile certezza di sentirmi protetta, come quando ero bambina, mi addormento tra quelle pareti e mi sento piccola, serena, nulla mi fa paura. Questo per me é quella casina rosa, e se sono riuscita a fare scelte coraggiose, non é per merito mio ma perché ho sempre avuto la certezza che quelle porte fossero sempre aperte per me. Vorrei riallacciarmi un attimo al mio commento di ieri, ci sono paesi in cui si puó dare la colpa al governo, ma noi a chi la diamo? Voglio dire che ci sono padri e madri che hanno chiuso le porte ai figli, figli che per solitudine, paura e mille altre ragioni prendono decisioni le cui conseguenze resteranno nelle loro coscienze per tutta la vita…non sono loro i colpevoli, siamo noi, che non abbiamo fatto nulla per prevenire tali decisioni. Quando le mie bimbe avranno quarant’anni e venendo a trovarmi sentiranno ancora le stesse emozioni che sento io, allora sapró che io e mio marito siamo stati casa, calore, amore e perdono e nient’altro avrá importanza. Grazie ancora Alberta

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  41. quando ci si chiede come si fa una lirica! Come nasce una lirica…che differenza c’è tra esprimere un sentimento e comporre una poesia. Ecco: le oarole sono immagini che richiamano concetti diversi ben presenti nel nostro cuore e nella memoria, metafore ed allegorie si rincorrono per lasciare un messaggio che dalla casa, dal tempio diventa interiorità…fuori e dentro al tempio, fuori e dentro di me. L’amore sta alla base di tutto, rappresenta le fondamenta, io sono fuoco e passione, tu sei volta e ratio…il tempio ha bisogno di entrambi per stare in piedi, per rimanere in eterno un segno dell’uomo innalzato agli dei!

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  42. talvolta, dopo una lettura come questa, si desidera rimanere in silenzio, gustare fino in fino al cuore le parole, farsele scivolare giù per la coscienza e chiedere a modo nostro perdono. Chi non ha commesso peccato scagli la prima pietra! Ecco, tutti abbiamo qualcosa da farci perdonare, non tutti abbiamo il privilegio di vederci accolti nel perdono…Quella casa racchiude il senso di tutta una vita..è un tempio, qualcosa di sacro, all’interno del quale si fanno sacrifici, dal quale sale fumo a inebriare gli dei, ha pareti di carne ed ossa e grida di bimbi quel tempio, quella casa…sulla roccia! Sì, costruito sulla roccia…e solo così il perdono può avvenire!
    I versi si susseguono con armonioso ritmo, è un canto, il vostro, che entra dalla volta ed esce dal camino, si diffonde su queste pagine fatte d’aria, fatte di fumo, fatte di presenze silenziose che lasciano traccia di un’emozione provata…come dice Seneca il contatto con la folla ci cambia sempre…questa esperienza con voi mi rende un po’ migliore giorno dopo giorno. Grazie.
    Nicola P

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