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L’eremita (seconda parte) (Scena unica – parte settantaseiesima)


L’eremita
Come faccio ad amarmi se non riesco nemmeno ad aiutare me stesso? A volte mi domando se sia questo il progetto di Dio… se Dio voglia soltanto che io accetti la mia incapacità… e nulla di più. Se fosse così potrei farmene una ragione… perché non ci riesco a accettarla… e c’è quindi ancora una strada da percorrere… ma secondo me c’è qualcosa di più… qualcosa che mi sfugge…

Abelardo
Un giorno la pioggia picchiettava il selciato dell’eremo ed io la osservavo completamente assorto… mi chiedevo se fosse stato possibile uscire all’aperto senza bagnarsi… se si potessero scansare in qualche modo tutte le gocce che scendevano dal cielo…. la verità era che non avevo voglia di raggiungere il refettorio… quel giorno ero oltremodo indolente. L’uomo spesso si interroga su come superare l’insuperabile, perché è pigro e non vuole affrontare le fatiche quotidiane. È facile lasciarsi cogliere dalla speculazione quando non ci sentiamo di affrontare la vita… tu sei quello degli acuti, del passaggio nel fuoco, ma non sopporti la polvere nei calzari, né il caldo della strada. Non ti aiuterà pensare al progetto… perché il progetto sei tu… ed ogni volta che ti fermi le fondamenta della tua casa traballano, le travi arrugginiscono… sarai sempre in preda all’affanno e alla sensazione di non aver mai camminato abbastanza… se continuerai a pensare a ciò che Dio vuole ed in realtà a metterGli in bocca ciò che vuoi tu… i tuoi capricci, le tue meschinità… Dio quando ha pensato all’uomo aveva in bocca soltanto lo Spirito e lo Spirito è un soffio che dà la vita, ma che per Sua natura è intrattenibile, inspiegabile, indescrivibile. Noi ci accorgiamo di Lui dai soli effetti. Impara ad essere per te e per gli altri soltanto un effetto, non fermarti a voler conoscere le cause, quelle ti sfuggiranno sempre e, prese di per sé, avrebbero davvero poco senso. Quando guardi il mare la notte non ti chiedi perché esso brilli e se la luce sia o meno una sua caratteristica, vivi in contemplazione degli effetti… tutto questo mi fa commuovere… uno spirito che si commuove di fronte a quanto Dio ci ha reso padroni dei nostri limiti… ci ha dato l’immediatezza del cuore e di un sorriso per superarli… piangi con me e ti farà bene… ma per la meraviglia… il cuore è sempre in sintonia con l’Infinito.

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  1. direi che avete scritto una pagina encomiabile, ricca di spiritualità e allo stesso tempo di umanità, con tanti richiami ai Testi e alla fatica del quotidiano…io tante volte mi sento come l’eremita e tante volte vorrei avere accanto una persona come Abelardo, come Giulia, capace di prendermi per mano e di camminare insieme a me su quel ponte che porta a Dio. Grazie a tutti, davvero, dal più profondo del cuore.

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  2. Siamo un po’ tutti come Qohelet:cerchiamo di aula conoscenza, spendiamo energie per lavorare, accumuliamo esperienze, ci impegniamo in giuste cause, poi tutti siamo sorpresi dalla morte. Tutto appare privo di senso, eppure c’è un Dio che è creatore del mondo e che sempre lo governa…noi non siamo che un soffio, eppure ci portiamo dentro, nel cuore, la nozione dell’ eternità;il giusto e il peccatore, il sapiente e lo stolto hanno la stessa sorte, eppure c’è un Dio che giudicherà anche ciò che è nascosto.

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  3. come non ricordare Qohelet e la legge dei momenti dalla riflessione che ci hanno proposto Carlo e Giulia. C’è una temporalità per ogni cosa:è solo Dio che decide la successione dei tempi. Ciò che avviene nella vita non è un guazzabuglio disordinato, perchè vi è un tempo per tutto, ma a noi sfugge spesso la logica della storia, la logica interna della sua vita è ciò che sfugge all’eremita. L’interesse dell’uomo ricorda Giulia deve essere rivolto al momento presente, all’hic et nunc:è questo momento solo a dare all’uomo la possibà di godere, di trovare dolcezza, di vivere in pace, di evadere alle domende che inquietanti ed urgenti gli vengono incontro….qual è la ragione profonda che ha spinto Qohelet a continuare una ricerca che gli si rivela inedeguata e che gli dà solo il senso amaro dell’assurdità del tutto? La ragione sta in Dio, che ha posto nel cuore umano una certa visione d’insieme per cui resta lacerato fra il desiderio di conoscere ed il risultato che sarà sempre un fallimento.

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  4. Un’altra riflessione che sorge in me spontanea riguarda lo Spirito. Non spegnete lo Spirito – dice san Paolo ai Tessalonicesi. Ed oggi come si manifesta questo Spirito di Dio? Dove? Attraverso chi? Con quali mezzi? Proviamo a rispondere, rapidamente, per non filosofeggiare troppo e perdere così opportunità di essere noi strumenti di tale Spirito.
    E’ lo Spirito che dà la vita – lo recitiamo nel Credo – ma delle sue manifestazioni più note, è l’amore, l’agape, cioè un amore profondo ed autentico, quello di Dio da cui deriva quello per i nostri fratelli.
    Lo Spirito ci aiuta dunque a discernere la volontà di Dio, l’opera di Dio su di noi, a leggere i segni dei tempi. Ecco l’esegesi profonda della riflessione di Giulia. Ecco l’interpretazione più treologica delle parole di Abelardo.

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  5. ed ecco che la conversazione si riaccende. Desidero aggiungere una riflessione personale, a proposito della causa e dell’effetto, del progetto e dell’opera. A mio parere Gesù dice “Vi ho creato per amore e per l’amore”. Questo è il senso delle parole di Abelardo che Giulia interpreta dando vita a nuove considerazioni da parte nostra. Siamo stati creati, caro eremita, per un amore assolutamente gratuito e disinteressato. Questo amore eterno di Dio per noi, suoi figli, Maria lo cantava già nel Magnificat. Creati per amore noi siamo fati per amare. Non siamo infatti creati a sua immagine e somiglianza? Ma siamo fatti anche per amare quelli che stanno intorno a noi “Amerai il prossimo tuo come te stesso” si trova nel Levitico. E i creistiani hanno sempre pensato che ci fosse un ordine nella carità. Ogni cristiano deve:
    – amare Dio
    – amare se stesso
    – amare gli altri.
    Ma non basta amare a parole, non serve filosofeggiare, sono necessari i fatti e la verità (GV 1, 3-18) Ed allo stesso modo tutta la Lettera di Giacomo insiste sull’importanza capitale “delle opere” nella vita cristiana. “Colui che farà la volontà del Padre mio entrerà nel regno dei cieli” L’agire è indispensabile. Non bastano i buoni propositi.
    La prima esperienza da fare, qui, ora, hic et nunc, è proprio quella di essere amati da Dio. Abelardo lo dice chiaramente all’eremita nell’ultima parte del suo discorso. E’ quella che occorre prima di tutto verificare o aiutare a scoprire. E’ ciò che fa Abelardo nei confronti dell’eremita e Giulia lo ha compreso benissimo. Nessuno può vivere senza amare, e solo Dio ci ama al di là di quanto meritiamo.
    E, per ritornare al discorso sulla causa ed effetto, mi permetto ancora di aggiungere che se cerchiamo la felicità, con molta difficoltà la troveremo. Ciò che bisogna cercare è l’amore. E’ là che porta il ponte. La conseguenza dell’amore è infatti la gioia.

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  6. fondamentalmente mi pare che qui si parli della forza della preghiera, preghiera è quella di Abelardo dinanzi al mare di notte…solo preghiera. Preghiera quel ponte che Giulia si sforza di tendere tra lei e Dio – ed è ciò che Abelardo tenta di gettare da sempre tra l’eremita e Dio – preghiere, queste loro, che potrebbero sintetizzarsi in un breve “Grazie Padre!” e sentire che Lui risponde “Figlio mio!” invitandoci a partecipare all’amore infinito vissuto nell’unità trinitaria.
    Pagina vibrante di emozioni!

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  7. Probabilmente nelle parole di Abelardo c’è l’eco di una promessa di Gesù, me lo ha fatto venire in mente la riflessione di Giulia. Abelardo in fondo sta dicendo all’eremita di farsi povero. E Cristo promette a coloro che, in un abbandono fiducioso, lasciano tutto ciò che dà protezione, non solo la gloria nei cieli, ma anche la pienezza di vita già su questa terra. (Mc 10, 29-30) Questa pienezza di vita è ciò di cui parla Abelardo, imparare ad essere per sè e per gli altri solo un effetto e in particolar modo a essere l’opera di Dio che è in noi.
    Mi pare che questa chiave di lettura sia teologicamete consona al messaggio evangelico.

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  8. personalmente mi commuove la parola di Abelardo, così come mi commuove la riflessione di Giulia. Credo che Giulia sappia sempre dare un’esegesi particolarmente profonda, sentita e a tratti anche teologica delle pagine di Abelardo. E’ vero ciò che il folosofo dice:non ti aiuterà pensare al progetto, quello che ti aiuta è che Dio opera adesso, ora in te, perchè ti ama come un figlio, ut pater diligit filios et generos (per dirla alla Catullo), di quell’agape che solo i santi hanno sperimentato in vita…ed io credo che siano tanti i santi, lo sono sicuramente tutti coloro che con i loro limiti ed errori non si sono però ancora stancati di cercare Dio e di cercarlo nell’imminente, con piccoli gesti, con il solo sorriso che quando nasce dal cuore è l’immagine del Padre che ci accoglie tramite i nostri occhi.
    Grazie Carlo per questa bella pagina e grazie a Giulia per averla così commentata, con le fatiche della giornata e una speranza grande nel cuore che ha condiviso con tutti noi.
    Nicola P.

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  9. gli ultimi due commenti mi sembrano assai illuminanti, quello di Alberta mi riconduce a fare, ad essere pratico, a non perdermi in pensieri senza finalità, speculazioni fini a se stesse…se proprio devo pensare, dice giustamente Giulia, è all’opera di Dio in me che devo rivolgere l’attenzione! Anche Dio non si perdeva in chiacchiere e filosofie…l’opera! Bella, concreta, completa. Un capolavoro! Ed è verissimo:l’opera è adesso, in questo preciso istante, il cuore batte, tu respiri perchè Qualcuno desidera tutto ciò, perchè Qualcuno in te, in questo istante, sta compiendo la Sua opera d’amore. Non ci si pensa mai a questo. Più facile dire a Dio “Ma dove sei? Perchè ti sei distratto?” e invece proprio ora si compie in noi la Sua opera…e sta a noi, a noi soltanto, dare un segno all’esterno di tutto ciò.

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  10. Oggi è stata una giornata molto stancante, ho corso tutto il giorno, prodigandomi ora per un figlio, ora per l’altro, ora per gli alunni, ora per un’amica…sono stanca morta, eppure un’ultima riflessione prima di dormire voglio farla. Il senso della pagina dell’eremita è per me solo uno:fa’ attenzione all’opera di Dio che è in te. Non il progetto, ma l’opera che già è in te. Il progetto è un qualcosa che è in divenire, che è in atto, forse, o meglio solo in potenza. L’opera invece è. Ed è ora. E’ ora, oggi che sei chiamato, che siamo chiamati, tutti, ad essere chicchi di grano. Se il chicco di grano caduto per terra non muore, rimane solo;se invece muore produce molto frutto. Questa credo sia l’opera di Dio. Prendere il largo e gettare le reti:questo è il progetto. Domani vedremo cosa abbiamo raccolto, ma oggi, ora, siamo solo un chicco che ama perdere la sua vita per seguire Qualcosa, Qualcuno.
    Quella foto è solo un’icona che personalmente mi ricorda che oggi devo gettare un ponte tra me e Dio, che sotto a quel ponte ci stanno tutte le meraviglie dinanzi alle quali non si può che commuoversi fino alle lacrime, come mi capita talvolta quando stringo chi amo tra le braccia e capisco, allora soprattutto, che il cuore è in sintonia con l’Infinito.
    Ecco il senso profondo di questa pagina che mi porta a sera a fare i conti coi miei limiti, a tirarmi su le maniche affinché domani io possa trovare le forze per gettare un altro ponte, per tentare di avvicinarmi di un piccolo, piccolissimo passo a Dio!
    Giulia

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  11. Quanto tempo perdo nel filosofare su ció che non posso fare!, Grazie Abelardo per avermi ricordato, con cosí tanta dolcezza di dover vivere ogni giorno come fosse il mio ultimo, perché il giorno é troppo breve per ciondolarmi in un qualsiasi pensiero fine a se stesso. Alberta

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  12. com’è dolce quest’oggi Abelardo, piangi con me e ti farà bene, ti farà bene commuoverti, emozionarti dinanzi al senso bello e vero delle cose. Commuoviti per la bellezza dei doni di cui ti ha ricolmato Dio, apri gli occhi e cerca di guardarli tutti, sono infiniti e devi solo apprezzarli dopo averli riconosciuti…quante volte non siamo neppure in grado di riconoscere la grandezza di ciò che di prezioso abbiamo tra le mani. Cerchiamo altrove paradisi che ci sono già stati posti nel palmo della mano!

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  13. mi sembrano belle e importanti le considerazioni di federico e carlotta, di fatto abelardo sta incitando l’eremita ancora una volta ad uscire da sè per andare incontro a Dio. Forse l’eremita si ama troppo, ha più fiducia nelle sue capacità che non in quelle delle Padre, gli riesce più facile affidarsi al suo ingegno, alla sua saggezza piuttosto che imparare a leggere il progetto che Dio ha su di lui, un progetto divino, solo per questo bisogna sentirsi privilegiati e sempre strumenti del Suo amore. A questo serviamo, ad essere strumenti di un Amore più grande. Solo questo è lo scopo di questa vita qui, sulla terra,piena di limiti e sofferenze. Ma anche piena di meraviglia e stupore se sappiamo dare alle cose il giusto valore.

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  14. anche per me vale la stessa emozione, il piangere per lo stupore, per la meraviglia di un creato che ci è stato donato e che non possiamo guardare con indifferenza, ma solo con riconoscenza e rispetto…nessun uomo sarebbe in grado di riprodurre certe meraviglie naturali…l’arte è di sicuro un tentativo umano di avvicinarsi a Dio! ma la perfezione è solo divina. Carlotta

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  15. mi piace e sento mio quel commuoversi dinanzi all’infinita bellezza del creato, dinanzi alla nostra piccolezza, dinanzi al fatto che nonostante tutto siamo dei privilegiati a poter godere di certi frammenti di Dio sotto forma di natura. Federico

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  16. l’immediatezza del cuore ed il sorriso per superare i nostri limiti, ma ancor più la fede, la speranza, la fiducia in un Padre che ci ama, ci accoglie coi limiti che abbiamo, proprio così come Egli ci ha voluto. I limiti si superarano, ma sono limiti che riguardano noi, la persona che siamo, la tensione che dobbiamo avere è a migliorare la nostra anima, la spiritualità che possediamo, il senso di Dio che ci portiamo dentro. Questi sono gli obiettivi, la meta è Dio, non è una casa lussuoa, un posto di lavoro prestigioso, una macchina all’ultimo grido, un portafoglio colmo e strazeppo di soldi. L’obiettivo è la nostra felicità, qui, ora…che cosa vogliamo, cosa desideriamo per essere felici? Di cosa abbiamo bisogno, quali sono le priorità che cerchiamo per essere felici? Qual è il nostro progetto su di noi? Quale pensiamo possa essere quello del Padre su di noi?

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  17. non so se l’uomo spesso si interroghi su come superare l’insuperabile…farebbe meglio ad interrogarsi su come fare per essere pienamente uomo! Uomo! Degno di essere chiamato tale…tante volte sentiamo notizie che ci fannoraccapricciare e vien da pensare che in fondo l’uomo si comporta da animale, non da un essere con anima, cuore e cervello. Quel ponte è il ponte metaforico che ci porta a superare i nostri limiti, il limite dell’effetto per dar luce alla causa. Vivere la contemplazione della causa, la contemplazione di Dio nei Suoi effetti, nella bellezza di questa vita che ci circonda, negli occhi di chi ci ama, nell’amore di cui Dio ci ha ricolmato…da qui bisogna partire. Forse è qui che bisogna arrivare.

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  18. il progetto sei tu, è l’uomo che è ad immagine e somiglianza di Dio, l’uomo che pensa, che guarda, che agisce nell’ottica del Vangelo. Questo è il progetto. E’ l’essere e non l’avere. Purtroppo siamo in una società dove conta apparire, conta sfoggiare ciò che si ha, pochi si prendono la briga di indagare ciò che l’altro è, tutti presi come sono poi da loro stessi, dal costruire la loro immagine, il loro prestigio. E’ questo solo che conta. Frequentare chi ci possa esere utile un domani, non per il valore che questa persona ha in sè, ma per il ruolo che ricopre nella società…chi si mette a dialogare per starda con un barbone? con un senza fissa dimora?che interesse avrebbe? Se Dio aveva in mente lo Spirito, beh….lo Spirito è tutt’altra cosa. Lo Spirito è il riflesso di Dio nell’altro, ma solo il cuore sa vedere e leggere certe cose…solo il cuore.

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  19. il caldo che sale su dalla strada, la polvere nei calzari, la fatica della salita, la meta da raggiungere. La meta. La meta non sono io, la meta è Dio. Alla fine di questa vita la meta sarà solo e soltanto Dio, sarà solo l’Amore, quanto abbiamo imparato ad amare, a donare, quanta polvere, quanto sudore abbiamo imparto a sopportare, ad accettare, ad amare. E Dio è nel quotidiano, nell’affrontare le fatiche del quotidiano di cui parla Abelardo. Nessuna opera da ricordare, nessun pubblico riconoscimento, l’anonimato forse, ma un anonimato che offre il proprio nome, la propria umiltà, i propri limiti a Dio, Che offre tutto se stesso agli altri e che ringrazia. Ringrazia sempre, perchè quest’uomo nell’anonimato ha imparato che è per la meraviglia che bisogna ringraziare, per gi infiniti doni che ci circodano, e bisogna essere capaci di stupirsene ogni giorno, a cominciare da oggi, a cominciare da adesso…ed allora sarà sintonia con l’Infinito…altrimenti solo il fastidio del caldo della strada, della polvere nei calzari….e una insoddisfazione che ci porta solo su noi stessi e ci distoglie dalla vera meta.

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