Fedeltà/Appartenenza


Fedeltà

Regalerò
la bellezza
alla luna
lontana
come il seno
tuo nel buio

cuscino gualcito nel buio2

Appartenenza

Inviolabile
sacro patto
unì il sole
al mattino:
appena sveglia
girerò intorno
alla tua ombra
in cerca di ciò che
nascendo
ho smarrito.

Autore: tieniinmanolaluce

Sono attualmente avvocato, mediatore civile e commerciale, formatore di mediatori e mediatore familiare socio Aimef. Per undici anni sono stato docente di letteratura italiana e storia antica al liceo classico. Sono accademico dell'Accademia Internazionale di Arte Moderna. Scrivo da sempre senza privilegiare un genere in particolare. Ho pubblicato diversi libri anche in materie tecniche. Tra quelli letterari ricordo da ultimo: Un giardino perfetto, Poesie 2012-2016, Carta e Penna Editore, novembre 2016. La condizione degli Ebrei dai Cesari ai Savoia, Carta e Penna Editore, aprile 2017 La confessione, Dramma in quattro atti, Carta e Penna Editore, aprile 2017 Ho iniziato questo blog nel febbraio del 2006 e mi ha dato grandi soddisfazioni. Spero continuino anche su questa piattaforma. Tutto ciò dipende fondamentalmente dalla interazione con tutti voi, cari lettori.

47 pensieri riguardo “Fedeltà/Appartenenza”

  1. bellissima pagina, ricca di cultura, di riflessione, di etica, ricca della varietà dell’anima umana, con le sue contraddizioni e le sue aspirazioni a migliorare e ad assomigliare sempre più a un Dio che non si vuole poi così distante. La fedeltà a Dio poi….c’è anche questa, il Dio che è sempre fedele al Suo popolo, noi che siamo un popolo traditore e che col peccato ci allontaniamo sempre più…ma Lui sta là, come la luna, come il sole…è l’ombra intorno alla quale giriamo intorno per tutta la vita. E’ così.

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  2. a modo suo Catullo ha cercato una forma di riscatto morale. In lui non si può parlare di religiosità poichè nei suoi testi gli dei sono lontani, entità che sancisce il patto, ma certo non è quella catulliana poesia religiosa, come poteva esserlo per Dante. Eppure va apprezzato e lodato lo sforzo di Catullo di dare una certa sacralità alla sua relazione, di aver creduto in quei valori che per lui erano sacri, venivano dal cielo, erano leggi non scritte. L’incontro col divino in Catulo avviene proprio grazie alla sublimazione della sua relazione con Lesbia, come accade per Dante. Catullo vive prima di Cristo, ma certi valori cristiani vengono veramente incarnati da lui, a prescindere dall’amore adulterino. Va salvato il suo intendere la relazione d’amore fondata su certi paletti, sulla roccia, va salvato il fatto che per lui bisogna essere in due a credere in determinati valori, per camminare insieme, per essere exemplum e portavoce di certe norme non scritte.
    La fedeltà e l’appartenenza sono sacrosante, sono i pilastri di due anime che costruiscono la casa sulla roccia, sono alla base della stima, dell’amicizia. E’ bello aver ripreso questi valori attraverso la poesia. Riprendeteli nel quotidiano, celebrateli ogni giorno, dite grazie a chi vi dona la vita, vi offre appoggio e sostegno, vi guida verso la serenità, vi prende per mano perchè ha stima in voi, crede in voi, vi vuol bene. Il bene velle catulliano sia una lezione per tutti, perchè è da lì che si parte per costruire il paradiso.

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  3. vorrei dire un’ultima cosa per leggere in modo circolare questo post ed i suoi riferimenti alla poesia catulliana. I nostri amici hanno sottolineato quanto sia bello fondare una relazione sulla fedeltà e il senso di appartenenza, quanto questi siano valori da coltivare e per i quali lottare. Ebbene, Catullo è stato sicuramente un modello nel trasmettere questo messaggio, lui che visse un amore adultero e libertino per una donna sposata in un’ottica di rapporto rionducibile ad una relazione legittima di tipo matrimoniale: proprio da qui nascono i continui richiami e appelli alla fides, alla lealtà alla fedeltà, quella fedeltà che lega la luna alla notte, a quella fedeltà reciproca basata sull’aeternum sanctae foedus amicitiae. In questo suo bisogno di legittimazione si consumò tutto l’impegno e tutte le energie di uomo e di poeta. In questi stessi valori dovette credere Dante. E ancora grazie a voi che avete reso viva e attuale questa lezione del passato. La speranza è che i giovani possano perpetuarla, possano metterla in pratica, possano accoglierla come ancora valida, ancora possibile.

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  4. mi pare importante, assai importante, aver fatto scaturire tutta questa bella chiacchierata su certi valori che Catullo sentì come immortali, che il queste liriche vengono ricelebrati proprio per renderli ancora una volta in qualche modo immortali. E mi pare che sia stata una cosa bella che i ragazzi si siano confrontati soprattutto sui valori:la poesia da questo punto di vita è come la storia magistra vitae!

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  5. aggiungerei ancora che in Catullo il termine FIDES fa parte della sfera etica ed esso enuncia soprattutto una qualità dell’amore. In questo sta la vera innovazione, l’aver trasferito il concetto di PATTO che unisce due cittadini al rapporto tra amanti, dove l’aspetto giuridico di FIDES passa in secondo piano, a vantaggio del suo valore morale.

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  6. e come questo senso di appartenenza sia proprio del mondo romano. In Grecia, in Saffo ad esempio, c’è più un senso del possesso, del possedere, ma non dell’appartenenza. Da questo punto di vista i Romani sono veramente da apprezzare. Anna

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  7. io vorrei invece sottolineare un particolare delle due liriche che mi ha colpito:quel girare intorno, così come la luna fa intorno all terra, il sole intorno alla luna, la donna intorno all’ombra del suo uomo, quel girare insieme, quel camminare, spostarsi insieme, anche se uno dinanzi all’altra…è bello. Ci si fa luce a vicenda, prima io, poi tu, a seconda di come la vita ci pone dinanzi le sue prove…Quanto sarebbe piaciuto far tutto ciò a Catullo. Sandra

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  8. la cosa che mi ha sempre colpito è che Catullo sapeva quanto menzognere potessero essere le parole di Lesbia, ma sa anche quanto egli abbia bisogno di crederle e spera che quel patto d’amore, quel foedus che egli non ha mai tradito possa avere un giorno un significato anche per lei.

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  9. ed è importante comprendere l’attualità di certi testi che anche se scritti nel I a.C. ancora oggi sono uno spiraglio di luce sul buio delle nostre relazioni, delle nostre scelte.

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  10. nessuna donna – afferma il poeta – nulla mulier può vantare di essere stata tanto amata e soprattutto – questo è importante – non esiste amore vero senza una fedeltà inattacabile. ecco, credo che sotto questo punto di vista le liriche catulliane andrebbero studiate, assimilate soprattutto oggi, epoca in cui i mores maiorum sono superati. enrica F.

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  11. quando si parla di Catullo si deve parlare di correlazione assoluta tra amore e fedeltà. Il suo amore per Lesbia è stato unico ed esclusivo. e soprattutto è stato un amore raro. E questo Lesbia non l’ha compreso.

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  12. diventa facile rapportare questa vicenda, questo tradimento letterario, ai nostri giorni, e notare intorno a noi quanto sia frequente il non credere più in certi valori, come certi valori per Catullo fondamentali siano stati sostituiti da altri. Annalisa

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  13. vorrei anche sottolineare come in Catullo il termine AMICITIA indicasse un legame fondato sulla lealtà che comportava aiuto reciproco e sincerità. Trasportati all’interno di una relazione sentimentale questi principi ne fanno ben altro che una avventura irregolare. Per molto tempo quest’uomo cercò di dare al suo amore per Lesbia una veste che potesse essere eticamente valida e ci sarebbe riuscito se solo la donna non lo avesse tradito. C’è, nei carmi catulliani, una sincerità disarmante…è un uomo che è morto per amore, impazzito d’amore per una donna che non ricambiandolo ha oltraggiato, ferito ed annientato la sua sensibilità, il suo intero mondo affettivo.

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  14. La scelta del lessico della seconda lirica è analoga al carme 109 catulliano. Questa scelta dei singoli termini mostra come Catullo abbia preso sul serio le promesse di Lesbia. SANCTUS, nel nostro caso SACRO; deriva da SANCIRE, “stipulare ufficialmente, solennemente. L’aggettivo accentua il senso di sacralità che nella nostra lirica invece è più esplicito e che è insito nel termine FOEDUS che ha la stessa radice di FIDES.

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  15. ma quando Lesbia lo tradisce, quando la fides viene meno asllora Catullo rimane solo, coi suoi valori in mano, valori in cui ha creduto fermamente solo lui…e la relazione quindi non ha avuto senso, nulla si è costruito, tutto è perduto. Alberto

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  16. Proprio ai termini FIDES E FOEDUS Catullo affida la giustificazione morale del suo legame amoroso, che in più occasioni mostra di innalzare al più stabile legame del matrimonio. Annalisa

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  17. il tema nuziale e le coppie di sposi costituiscono una costante dei carmina docta, come a trattare un ideale di felicità e fedeltà sancito dal patto coniugale che era poi l’idea cui profondamente Catullo aspirava.

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  18. non so se si tratti di salvare, sicuramente Catullo desidera connotare il sentimento per Lesbia sublimandolo, dando ad esso connotati che rientrano nella sfera, anche lessicale, della famiglia. L’appartenenza a Lesbia nel cuore di Catullo era un elemento totalizzante. Lesbia era il suo mondo, lui viveva per Lesbia, ma era legato a lei da una stima, da un affetto, da una fides ed un foedus che gli davano stabilità emotiva ed affettiva, che creava un intero mondo affettivo, quello sul quale poteva contare quando vedeva intorno a sè determinati valori ormai caduti.
    E se fate attenzione noterete che il motivo della fides non compare solo nelle nugae, ma anche nei carmina docta, accompagnandosi ad una ricercata narrazione di vicende reali o mitologiche che pure non toccano direttamente il poeta.

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  19. E la contraddizione di fondo (ma tanto contraddizione non è, ve lo assicuro!) del rapporto con Lesbia consiste nel voler dar coerenza di FOEDUS, di patto saldamente vincolante ed esclusivo, a una storia d’amore fuori dalle regole.
    E ieri non a caso citavo Eloisa ed Abelardo, perchè sono due coppie di amanti che hanno più punti in comune.

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  20. vorrei sottolineare come Catullo recupera, in ambito di una relazione informale ed adulterina, quegli elementi di stabilità, basati sulla pietas e sulla fides, che erano propri di una una relazione ufficiale e formalizzata all’interno della familia.

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  21. La stessa cosa avviene per l’amore che è considerato da Catullo come un patto sacro di amicizia e rispetto: alla base di un legame coniugale c’è soprattutto rispetto ed amicizia e questi sono valori che anche oggi si sono persi e sono molto in crisi. Paolo

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  22. e per Catullo l’amicizia diventa per Catullo la relazione più alta ed il suo tradimento o la superficialità oppure la dimenticanza di un amico diventano per il poeta un fatto gravissimo, in quanto deludono di fatto la sua FIDUCIA. Carla

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  23. Sicuramente tra gli aspetti più rivoluzionari della produzione catulliana c’è la nuova concezione dell’universo privato degli affetti sul quale Catullo proietta la nostalgia degli antichi valori del passato, i mores maiorum ormai alquanto perduti. Da questo punto di vista amore ed amicizia sono valori che Catullo recupera arricchendoli della sua esperienza personale. Enrica F.

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  24. mi piace l’idea di un qualcosa che si smarrisce nell’attimo in cui si nasce e che si ricerca per tutta la vita…sarà forse la felicità? non so, ma è bello avere la certezza che quel qualcuno a cui apparteniamo e che Dio ci ha posto sulla strada sia lì per costruire assieme a noi la felicità. Costanza

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  25. vorrei condividere con voi questa riflessione: l’appartenenza è una gioia immensa, l’idea di saperci di qualcuno, in primis di essere figli di Dio, colma l’essere umana di gioia e di riconoscenza. E’ fondamentale per un essere umano appartenere a qualcuno, non possedere, ma appartenere e sentire vivo in sè, alle spalle, nella nostra storia il sentimento pulsante di questa appartenenza. E’ un qualcosa che ci rende vivi:io appartengo a Dio, appartengo ai miei genitori, ai miei fratelli, ai miei figli, sono sangue del loro sangue cioè non sono solo. Personalmente sento molto questa cosa, sento molto l’appartenenza con la madre di mia figlia e sento l’appartenenza di mia figlia…di fatto io appartengo a loro, loro sono state per me le mie radici e anche i miei rami, grazie a loro vivrò per sempre negli occhi e nei carismi dei miei nipoti….ecco quindi il secondo passo, la fedeltà all’appartenenza, il non rinnegare certi profondi legami, il voler camminare proprio in virtù di tali legami nonostante la fatica della prova e della convivenza.
    E’ proprio questa fedeltà e questa appartenenza che rendono sacro il quotidiano, che ci fanno celebrare il sacramento dell’unione giorno dopo giorno…ed il pregare l’uno per l’altro anche se lontani è segno di Dio in mezzo a noi, rende ancora più indissolubile il patto d’amore. Eloisa ed Abelardo la fecero grossa, davvero grossa ma rimasero fedeli in nome della reciproca appartenenza ed uniti anche nella morte, al di là del matrimonio, forse in virtù di Astrolabio che a loro modo tradirono e abbandonarono ma che di certe rese indissolubile la loro unione per sempre.

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  26. mi riallaccio a quelche ha detto Filippo ed in particolare mi chiedo cosa pensano tante persone di quel Dio che un giorno li ha uniti? Lo so, è una domanda dinanzi alla quale si annaspa senza certezze, ma noi amici non possiamo ignorare il bisogno di spiritualità che sostiene il quotidiano dei nostri cari come di tutti coloro che vivono la condizione della separazione. Da questa pagina allora ne scaturisce una esortazione da parte mia a tutti coloro che si sentono più sereni e camminano nella grazia che si assapora con sforzi, con rinunce e confronto continuo (e i nostri due amici da sempre ce ne offrono testimonianza!) a pregare per coloro che vivono invece questa condizione di solitudine e separazione e a fare ciò con umiltà, senza mai sentirsi migliori o più capaci, nè tantomeno più fedeli.
    E’ una pagina, questa, che tocca tutti, direttamente o indirettamente.

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  27. vorrei poi ringraziare Carlo e Giulia perchè in un mondo dove la crisi di coppia sta raggiungendo percentuali altissime hanno dato voce alla fedeltà. Con i loro versi hanno testimoniato che l’esperienza della fedeltà gioiosa alla propria scelta intesa come dono disinteressato di sè riempie la vita ed irradia significato.

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  28. come sacerdote sto al fianco di chi vive la propria unione come un dono che proviene dal Cielo, un cammino di santità, e chi invece ha scelto o subito una separazione, chi ha scelto, pur nella solitudine, la fedeltà al sacramento e chi invece ha iniziato una nuova relazione. Credo di aver incontrato innanzitutto, parlo per i separati, molta sofferenza. Chi ha celebrato seriamente il suo matrimonio dinanzi all’altare vive il fallimento come un lutto che deve lentamente elaborare. Però è anche vero e può sembrare paradossale che proprio nel contesto della separazione qualcuno ha incontrato il Signore. Quando la vita sembra inerpicarsi per sentieri che non portano da nessuna parte è una grazia trovare nella fede la roccia su cui tornare a costruire. E’ questo il momento in cui scoprire il significato di termini come fedeltà, tenerezza, misericordia…che descrivono il volto del Dio cristiano. Nasce così il desiderio di una preghiera più intensa e più vera, che sostenga anche quanti si trovano a causa delle loro scelte di vivere con pienezza l’Eucarestia.

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  29. In principio ciascuno va per la sua strada alla ricerca di un senso in quel buio in cui ci si trova quando si è alla ricerca di prospettive per un futuro di cui non si riescono a percepire chiari i contorni. Quando poi si ha la forza di far cadere certe maschere e si trova il senso autentico ed il valore della propria storia individuale allora sì che è possibile la relazione con l’altro:la fedeltà all’altro, che ci accetta, ci accoglie come siamo, come un dono ed il legame diventa così di giorno in giorno sempre più forte, più profondo. Grazie di cuore per questei versi così pregni di amore e di valori assoluti.

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  30. direi che la pagina ben si offre ad una accurata riflessione sulla tematica della fides e del foedus che proporrò domani ai ragazzi. Personalmente vorrei dire che mi piace molto come avete trattato questo argomento, il richiamo alla natura sul quale le due liriche sono incentrate, in modo originale, perchè si parte dall’esterno, dall’osservazione di ciò che avviene in natura per giungere, attraverso l’interno, l’intima alcova di una casa, a ciò che avviene nella nostra coscienza. Davvero uno spunto intelligente da proporre aigli studenti! Enrica

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  31. Ricordo molto bene un discorso che mia madre mi fece per la prima volta quando ancora fedeltá e appartenenza erano concetti lontani, parole che conoscevo come profonde ma senza poi conoscerle davvero “Se un giorno ti sposerai sii fedele, non perché tuo marito é fedele ma per te stessa, per rimanere te stessa qualsiasi cosa accada”. A questo ho pensato oggi, leggendo questo bellissimo dialogo tra se stessi e quel filo sottile, sottile e trasparente come l’orbita della luna e della terra, della luna, con la terra, nel sole. Quel patto Sacro che rivela a due persone quel terzo elemento di fedeltá a Dio, di appartenenza a Lui per poter Essere quello che siamo. Grazie ancora Alberta

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  32. trovo estremamente originale l’immagine che i nostri amici hanno voluto accostare a questi due concetti che sono il perno dei loro versi: il cuscino come “luogo” sul quale poggiare il capo, luogo di riposo, luogo in cui ci si ritrova con se stessi, luogo che si abbandona per poi ritornare sempre, perchè è fisiologico e necessario, tornar ad appoggiare ancora il capo e lasciare la nostra traccia, quello stroppicciare la federa, segno del nostro passaggio, dei nostri sogni…rimane la forma del nostro capo, qualche capello che poi dopo qualche ora ritroviamo…è come un ricondurci a fine giornata nuovamente a noi stessi….la più grande fedeltà la dobbiamo avere con noi stessi, con ciò che vogliamo essere, con ciò che desideriamo diventare, solo così possiamo poi appartenere veramente a qualcuno.

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  33. queste due liriche sono importanti anche dal punto di vista stilistico, per le immagini che suscitano nell’immaginario collettivo, per la lontananza presente della luna, un ossimoro che nella prima lirica viene esaltato e per i fortissimi richiami alla poetica catulliana che la seconda lirica riecheggia. Ancora una volta la poesia non si improvvisa ma è sempre sostenuta da studium, è sempre al servizio del passato, della lezione di classici, vuole sempre render viva e attuale questa lezione. La nostra storia culturale e letteraria, le nostre radici affondano nel lontano patrimonio greco e latino, in quella luna cantata da saffo, in quell’eterno patto sanctae amicitiae ancora una volta il lettore contemporaneo trova sfogo per la ricerca della sua identità, si identifica in antichi echi letterari e scopre che ciò che sta cercando in realtà è ciò che accumuna tutti, antichi e moderni.
    Mi pare una lezione, questa, che inviti tutti i lettori a “destarsi”, ad abbandonare il letto ed il cuscino, per cercare l’ombra, il senso dal quale deriviamo e al quale dobbiamo in coscienza rimanere fedeli! Grazie di cuore. Emilio

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  34. e quando questo senso di appartenenza è forte e vivo ecco che è naturale rimanervi fedeli, non si ha bisogno di cercare altro perchè si è appagati e ci si sente completi, un tutt’uno, una sola carne, un sangue solo scorre nelle vene e ciò che è mio è tuo e viceversa e potremmo vivere senza possedere nulla, senza granchè di beni materiali, perchè bastiamo a noi stessi, l’amore questo ci ha insegnato:a bastare a noi stessi, a fare di un’ombra un esempio da seguire, ad accogliere un seno come fonte di nutrimento….questa pagina è carica, molto carica di rimandi introspettivi, scava dentro la nostra coscienza e ci interroga sul nostro essere fedeli, sulla nostra appartenenza…grazie!

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  35. quando poi trovi ciò che hai smarrito non puoi che esser fedele perchè di fatto sei fedele alla tua storia e dunque anche alla tua felicità, sei fedele in primis a te stesso, a ciò che veramente ti rende autentico e completo, a chi ti completa e ti permettere di essere ciò che sei, ti fa dare il meglio di te…abbiamo tutti bisogno di un0’anima che ci completi, che ci sproni a completare e a colmare noi stessi, i nostri buchi affettivi, le nostre imperfezioni, le nostre miserie. nessuno è perfetto, ma l’appartenenza ci rende talvolta tali, l’unione può renderci tali, l’unione vera, quella che non è fatta di forma, di apparenza, ma quell’unione che è sostanza, che è presenza, che è aiuto, che anche sotto forma di ombra, anche lontana come quel seno continua a nutrire, a distanza, perchè ci irradia come il sole, rischiara la strada nel buio come la luna, mai ci abbandona nel momento del bisogno, ma ci sostiene, ci incoraggia…di questo è fatta l’appartenenza, anche di questo!

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  36. forse non si merita tanta bellezza, allora la si regala alla luna, quasi per ringraziare la vita stessa del dono prezioso che si ha tra le mani. La fedeltà va celebrata tutti i giorni, tutti i giorni questa nostra appartenenza deve essere vissuta come un dono, un dono grande del Signore che ci ha voluto uniti, ci ha donato figli e ci tiene per mano sulla strada sempre difficile della vita. Quando guardo i miei figli non posso che pensre all’appartenenza, non posso che pensare quanto io e mio marito ci apparteniamo, quanto queste creature siano un vincolo di fedeltà reciproca…indissolubile patto sacro…i figli lo rendono indissolubile, anche se poi ci addormentiamo lontani, crediamo di rifarci una vita e ci convinciamo di aver chiuso capitoli…

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  37. posare il capo sul cuscino, dire buonanotte alla giornata e destarsi sapendo che hai sempre ed ancora qualcuno al tuo fianco con cui poter salutare il sole ed affrontare un nuovo giorno! Ed ancora una volta la gioia di non esser soli ci invade e ci riempie di gratitudine! Federico

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  38. mi soffermo un attimo sull’immagine, su quel cuscino, sull’idea del talamo nuziale, sull’idea dell’appartenenza e della fedeltà che esso può significare, su quel patto sacro ed inviolabile che ci si riconferma ogni volta che i due coniugi, i due amanti danno il benvenuto alla notte, e salutano l’alba, l’uno a fianco dell’altro…la fedeltà viene confermata ogni volta che la mano nel buio viene tesa e ogni volta che nella luce del meriggio ci si fa ombra a vicenda. La fedeltà è fatta di piccoli gesti, di una presenza che costantemente ci solleva dalle pene del quotidiano, da una presenza che è condivisione, è gioia di raccontarsi, di ascoltarsi…la fedeltà e l’appartenenza presuppone un io e un tu, un noi, in due, insieme ieri sera, stamane, stanotte ancora insieme uniti nella speranza, ancora insieme a dare un senso al nostro essere, qui su questa nuda nera terra che la luna ed il sole mai si stancano di visitare.
    Una delle pagine più toccanti, questa vostra, di quelle pagine che scuotono la coscienza e ti fanno fare il punto della situazione sul valore della propria ombra! Grazie!

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  39. in ciò che ho smarrito nascendo…cosa smarrisco? Di cosa sono alla ricerca? Forse di un qualcosa che mi possa completare, della mia essenza più sincera, forse ho smarrito il senso vero della mia stessa esistenza e solo tu puoi restituirmi a me stesso….così fa di sicuro la luna quando viaggia per tutta la notte, è lì, luminosa e diafana, alla ricerca della sua altra faccia, così fa il sole,fedele all’alba….Platone del resto dalla contemplazione della volta celeste doveva essere giunto al mito della metà della mela…Complimenti vivissimi! Nicola P.

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  40. ed ecco che la luna lascia il posto al sole, fedele al mattino, così come la luna lo è con la notte…ma questa lirica è più profcomplessa, ha qualche spunto in più, spunto letterario nell’incipit (che però lascio commentare ai ragazzi) e spunto introspettivo: l’appartenenza va oltre il possesso, l’appartenenza è un qualcosa soprattutto di spirituale che parte però dalle proprie radici, affonda nella propria storia, si diffonde come i rami degli albero…volente o nolente l’appartenenza non si cancella..così come la luna non può che appartenere alla notte ed esserle fedele nello stesso modo in cui il sole è fedele al mattino.

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  41. la luna è lontana ma sempre, sempre presente, anche se il cielo è nuvoloso e tu non puoi vederla lei c’è, con il suo volto diafano, fedelmente passa nella volta celeste tonda come un seno, il tuo, che è là, a nutrire il mio desiderio di affetto…

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  42. Credo che il merito di questa pagina sia di aver trattato un argomento così complesso e che coinvolge tutta la persona in modo estremamente originale, ad iniziare dall’immagine che solo apparentemente nulla a che fare con i versi, ma già a partire dalla scelta del bianco e nero ecco che sole e luna riecheggiano nel nostro immaginario, vicinanza e lontananza si fanno un tutt’uno, e quel senso di appartenenza che ha poi come conseguenza la fedeltà si stropiccia sul cuscino…nel silenzioso buio di una notte che non è ma tale per chi si ama.

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