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Angosce/Chissà


Angosce

In un angolo
della notte
ho sollevato
la coperta del cielo
perché al canto
degli astri
anche le angosce
possano riposare.
Solo un po’.

giulia ai laghetti

Chissà

Libera nella marea
la mia anima
è un granello
disciolto dal Cielo.
Forse la spiaggia
è un breve ritorno
alla polvere.

Comments

  1. Le angosce, Giulia carissima, fanno parte della vita. Le angosce, Carlo carissimo, sono prove che ci avvicinano piano piano a Dio…ci fanno comprendere che Egli ci è sempre accanto e che Suo figlio è stato il primo ad aver accettato la croce. Vorrei abbracciarvi forte e ringraziarvi per la vita che palpita da questi vostri versi:dinanzi al dolore non mi avete testimoniato lo sconforto, ma solo la richiesta di un po’ di pace, la consapevolezza che la consolazione proviene sempre da Dio, la certezza che la nostra anima Gli appartiene e che alla fine a Lui solo torneremo. E pace sarà. Ma pace anche ora, qui, su questo foglio virtuale, a leggere come si affrontano le difficoltà, con la voglia di farsi quasi beffa di esse e guardare ancora con speranza e fiducia al domani. Grazie per questa ennesima lezione di vita. Paolo

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  2. abbiamo tutti bisogno di “staccare la spina”…ogni tanto, una breve pausa, un breve ritorno alla polvere, cioè a noi stessi, alla parte sola ed autentica di noi stessi, quella che palpita di Dio, quella che necessita di ritrovare Dio per ritrovare poi se stessa e continuare rafforzata ad affrontare le angosce della vita. Abbiamo tutti bisogno di un angolo di protezione dove rivelarci per quel che veramente siamo, dove neanche Dio è lì per giundicarci, ma solo per abbracciarci. Grazie.
    Rossana

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  3. Il solo chiedersi “Chissà” è di per sè un’angoscia…ogni volta che vorremmo trovare delle risposte ed il destino si accanisce contro noi ti sembra di essere naufrago della vita, sperduto sotto un cielo che non ti appartiene. Questi vostri versi mi aiutano a vedere il bello che c’è nelle cose insondabili…tante volte mi avete mostrato la bellezza delle piccole cose. Qui si parla di grandezze cosmiche che personalmente mi spaventano, ma è bello sapere che Dio ha voluto che fossimo un granello di Sè e già sento il tepore di quella coperta celeste che altro non è che l’abbraccio di Dio Padre. Un bacio a tutti e due. Con affetto. Carlotta

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  4. “Perchè della fatal quiete tu sei l’immago” e “il naufragar m’è dolce in questo mare”. A questi due immortali versi mi riporta questa vostra bella pagina. E’ proprio vero che il dolore è uno solo ed ha una sola voce, ma è pur vero che tale voce tutti ci accomuna, a tutti appartiene. Grazie per avermi regalato ancora una volta un tuffo nel passato letterario! Federico

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  5. alberossia says:

    ed è ciò che accade con queste due liriche: i moti dell’animo si confrontano con le profondità degli abissi cosmici e con l’immensità del creato. I nostri interrogativi in tal modo diventano quesiti universali. Il più profondo si confonde con il più ampio e sconfinato e la riflessione poetica si fa altissima. E’ il caso di alcuni passi di Leopardi e Lucrezio. Queste due liriche mi riportano molto ai due grandi poeti e mi complimento con Carlo e Giulia per come sono riusciti a rendere “vertiginosi” i loro versi. Grazie.

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  6. emilioconte says:

    innanzitutto i miei più vivi complimenti per questa bellissima pagina. Siete oggi due poeti erranti per l’infinito. Il poeta parla di sè. Il grande poeta, il Poeta, parla di me. Di me lettore. Molta parte della poesia è poesia dell’interiorità, corrisponde cioèad un’opera di scavo all’interno dei moti dell’animo. Ma a parer mio il tutto acquista un tono particolare e un ben diverso respiro quando queste riflessioni sono proiettate contro uno scenario cosmico, come accade in questa pagina.

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  7. alessandrarisso says:

    due particolari mi hanno colpito. Primo:in un angolo della notte. Ci si sente così piccoli dinanzi a un cielo stellato che solo in un angolo della notte ci si può rannicchiare ed allora la volta celeste diventa una coperta, ed è calda, calda che ci puoi accoccolare dentro e sognare. Solo per un po’. Solo cose belle. Come se solo i sogni fossero una tregua alle noastre angosce.
    Secondo: libera la mia anima. Bella quest’immagine di libertà non attraverso il volo ma attraverso il nuotare di un granello di sabbia nel mare…perchè poi che cosa siamo se non un granello di sabbia difronte al creato intero?
    Avete creato un liricissimo angolo di pace! Grazie di cuore.

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  8. la cosa bella di questa pagina è che essa nella sua minimalistica semplicità insegna l’armonia del vivere. E del morire. proprio in questo mi ricorda Lucrezio, lui che era un inconsapevole “cercatore di Dio”, lui che era tormentato dal bisogno del divino e dell’assoluto, lui che in ogni sua pagina si torce dall’angoscia per poi aprire il cuore ad una remota speranza di riposo.
    dAVVERO DUE BELLISSIME LIRICHE.

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  9. io trovo questa pagina lucreziana. Proprio lucreziana, per come viene dipinta la natura, per il profondo sentimento lirico della natura che porta l’io -come faceva notare bene Alberta – al sublime. Un io solo, nell’acqua, nell’elemento che più ci riconduce alla vita:viviamo in utero nell’acqua per poi uscire alla luce ed iniziare il lento approdo alla spiaggia. Usciamo alla vita gridando e piangendo, subito un’angoscia, come l’angoscia del travaglio, poi il giorno e poi la notte, il riposo dalle angosce, e poi di nuovo il giorno. Così è la vita, come la marea si alza e si abbassa, momenti duri e momenti di grande gioia, una altalena tra ciò che è angoscia e ciò che è rassegnazione. E ciò che aiuta è il canto degli asri, quel granello di luce disciolto dal cielo…chissà che in quel laghetto un granello di luce non si sia mescolata all’acqua…chissà….forse è da questi attimi unici e preziosi che da soli capiamo quanto grande sia il miracolo d’esser al mondo. Ed allora, anche nell’angoscia, solo una preghiera può salire al Cielo.

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  10. Credo che, quando si aprono gli occhi, anzi, quando si apre il cuore alle entitá della natura, le nostre lotte, il nostro ragionare, il nostro pianificare, sono inutili, la tenacia é nel divenire, nello scoprirsi granello per abbandonarsi alla Misericordia. Quanta pace in questa pagina, quella pace solenne che si legge solo nelle preghiere e nella loro cadenza. Alberta

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  11. Mi vien da pensare che la felicità non sia altro che un’arte del viver quotidiano. In questo quotidiano, in questa piccolezza ci esercitiamo ad essere appieno “io”. E lo faciamo cercando protezione nel silenzio della notte, cos’ come dinanzi ad un mare sconfinato…forse l’immagine della volta celeste, dell’oceano ci fanno sentire in balia di un destino che non possiamo conoscere e se da una parte ciò può spaventarci, dall’altra però ciò ci permette anche di sentire che siamo parte di un unico grande ed incomprensibile disegno.

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  12. Bellissime, sono un inno dell’io, non ci sono piú i compagni con cui dividiamo la nostra vita, i figli, gli amici, i tanti volti…é l’io, dinnanzi all’universo, dinnanzi a se stesso, dinnanzi alla nascita e alla morte, dinnanzi a Dio. L’io in un attimo talmente intimo da non potersi condividere se non con le entitá piú pure di questo nostro essere, l’acqua, la terra, il vento, le voci, i profumi, i silenzi di Dio Padre che ci accoglie tra le mani in un attimo di storatrice armonia. Alberta

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  13. Due pensieri. Due bellissimi, luminosi pensieri hanno fanno capolino leggendo questa pagina.
    Il primo: La preghiera. La forza della preghiera, quelle parole, quei pensieri che si innalzano al cielo perchè la mente possa esser sgombra da preoccupazioni e angosce e godere della musica siderale. Poco. Per poco. Poco dura la preghiera. Breve è il pensiero rivolto a Dio…ma sempre dona pace.
    Il secondo: Provengo dal Cielo. Da una volontà superiore a me…piccolo, piccolo sono. Come un granello di polvere, un nulla nel deserto, polvere eri e polvere ritornerai, da Dio nasco, a Dio ritorno. La preghiera come la spiaggia…un breve ritorno al Padre.

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  14. carlocuppi says:

    La prima lirica riprende in imitatio cum variatio anche il catulliano perpetua nox dormienda est, con la differenza che la notte non è perpetua, bensì dura solo un po’. Bello quell’ultimo verso isolato, quasi una rassegnazione al fatto che leopardianamente la vita è angoscia alla quale possiamo chiedere ed esigere talvolta un po’ di tregua. Perchè forse la spiaggia, così come il canto degli astri rappresentano solo un assaggio di ciò che sarà il domani, l’aldilà, rappresentano proprio queste tregue di cui noi uomini ci nutriamo per raggiungere la meta vera:un bagno nel laghetto, una gioia semplice, il corpo che libero muove l’acqua, galleggia, ora nuota, ora si lascia trasportare dalla corrente. Il corpo che per poco si abbandona e sente il freddo, il fresco dell’acqua, percepisce i rumori della natura che lo circonda e di tutto questo si nutre.
    Libero il corpo. Ma ancor di più è libera l’anima di nuotae in questa gabbia corporea (come affermava l’antico filosofo):l’anima che si innalza al cielo e che si sente parte della terra, polvere. Polvere nella quale ci si può riposare, come in un letto di morte, come un letto è il cielo, come un ristoro per l’anima e il corpo…..sono tante, tantissime cle sensazioni, le immagini che questa pagina fa sorgere in me. Ho voluto di proposito scriverle di getto e disordinatamente, così come sono affiorate alla mente, come se avessi voluto fae anche io un “Tuffo”, un “Bagno” nelle vostre liriche bellissime.

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  15. renatoscrepis says:

    La seconda lirica mesce sabbia e gocce…in effetti la fotografia che avete scelto è particolarmente adatta a questi versi:l’anima galleggia, nuota in un universo (abelardiano!) che parla ed è di Dio, siamo granelli, gocce di Dio e in questo universo divino ci muoviamo. Dal Cielo proveniamo, al Cielo ritorniamo…come se la vita fosse solo una nuotata…un mare da attraversare a nuoto, con angosce da superare…ogni tanto, tra una bracciata e l’altra e bello volger lo sguardo in alto e ricordarse da dove veniamo, dove siamo diretti!

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  16. renatoscrepis says:

    Procedo per gradi, per dare a ciascuno il suo merito. La prima lirica mi ricorda molto Saffo, l’idea del letto, della notte, probabilmente, l’idea di quel “e sono sola nel mio letto”…come se si fosse partiti da questo verso o lo si fosse copletamente rielaborato, riadattato alla propria situazione di sofferenza. La notte allora, come la sera foscolana, diventa motivo e principio di conforto, una consolazione alle angosce del vivere…ma per poco…chè la vita va vissuta con grinta!

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  17. forse uno dei post più belli…sono bellissime queste due liriche e mi dispiace che non ci siano i ragazzi a commentare perchè sia dal punto di vista contenutistico quanto letterario vero e proprio avrebbero molto da dire.
    Il sentimento della natura associato a quello della morte, una miscellanea tale da dar vita…alla vita. E perdonate il bisticcio, ma quanta vita c’è in questi versi? E poi le immagini…qui sono le immagini solo accennate, suggerite appena, le metafore, a dar vita alla vita..questo letto che è cielo, che è mare…
    Davvero bellissima questa vostra pagina.
    Vostro affezionatissimo Nicola.

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