L’eremita (Seconda parte) (Scena unica-parte settantaduesima)


starpiombo


L’eremita
Ho paura di esserci già… nello strapiombo e di non riuscire a risalire… nessun appiglio in questo buco circolare che è la mia vita… eppure da qualche parte sono entrato… da qualche parte ci deve essere quella luce che ho lasciato alle spalle… con un buio che si poteva toccare… nella più beata incoscienza… con quanta leggerezza a volte si fanno le scelte più importanti… e quanto si è invece pignoli all’inverosimile quando non serve, solo per affermare quella parte di noi stessi che avremmo voluto avesse una qualche dignità… mi sento talmente ridicolo che mi viene da ridere… l’unica cosa che riesco a fare è chiudermi nel silenzio, come se il mondo intorno si fosse macchiato di chissà quali colpe…  cosa che non è… noi uomini sappiamo soltanto colorare le cose con la nostra indifferenza… siamo dei pessimi osservatori,  dei pessimi pittori…

Abelardo
Tu ricordi il mare e non sai scoprire le cose dall’interno… vivi come  un airone, sempre a caccia di pesce fresco… senza la minima preoccupazione per le ali… ma non sei un uccello, tu hai il concetto dell’universo… pensa… il concetto dell’universo nella tua fragile vita… sarebbe forse l’ora che ti proteggessi un po’… che ti fermassi a riflettere sul perché di un dono così grande… che non si può contenere ma che è contenuto in te… il Cielo non ha appigli, il Cielo vuole mani tese… non puoi scalare il Cielo, puoi solo abbracciarLo e lasciarti abbracciare da Lui… non c’è buio… non c’è buio per chi attende di appartenere al Cielo… dipingi il tuo cuore e lascia fare il resto a Dio…fa’ che il giorno non ti trovi nel dolore… distendi la gioia di aprire gli occhi, perché le ali vanno tenute in esercizio anche quando si resta fermi… Dio sa che a volte non puoi fare altro…ma  ti chiede di partecipare al grande miracolo perché anche le cose hanno bisogno di te… non possono donarti il loro colore se non le osservi…riduci al minimo i battiti della mente, non accelerare con i ragionamenti, non serve… puoi sempre trovare il tempo di scoprire cose nuove e senza affanno… costruisci i tuoi pensieri con calma, il più lentamente possibile…

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10 risposte a "L’eremita (Seconda parte) (Scena unica-parte settantaduesima)"

  1. fa’ che il giorno non ti trovi nel dolore…eppure ciò che faciamo appena nati è piangere…lo ricordava anche Leopardi. Fa’ che il giorno , la vita non ti trovi nel dolore, il dolore di essere senza fiato, senza soffio, cioè senza vita, senza quella speranza che fa sì che il neonato resista al travaglio, al parto e passi dall’acqua all’aria, dal battito al rumore della vita stessa. Non c’era buio nell’utero e non ci sarà quando moriremo. E’ questa la consolazione di abelardo:non c’è buio per chi ha fede!

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  2. Chissá che cosa pensiamo in quei giorni, in quelle ore in cui quell’utero che dapprima ci cullava sembra divenire sempre piú piccolo, tanto da non riuscire piú a muoverci e si percepisce che quel cordone ombellicale che ci ha nutrito non é piú sufficiente, che dentro di noi c’é un gran desiderio di respirare quell’aria che non abbiamo mai visto o immaginato. Non sappiamo che al di lá del tunnel c’é la luce, che tutto é per un lieto fine o meglio per un nuovo inizio. Perché non ci ricordiamo nulla di quei giorni, perché non ci ricordiamo quello che ci ha confortati, quello che ci ha insegnato ad aspettare, aspettare che la natura facesse il suo corso…il semplice battito, quel battito del cuore era tutta la nostra vita, non c’era buio, come opposto alla luce, non c’era un’alternativa ovvia su cui sperare, solo un battito. Dicono che quando si sopravvive a quel primo passaggio dall’utero alla luce si sará in grado di affrontare qualsiasi difficoltá che si incontrerá nella vita, tutti quei passaggi, che si susseguono uno dopo l’altro, fino a quell’ultimo in cui rinasceremo ad una luce che non conosciamo e che non siamo neppure in grado di immaginare. Nessuna pignoleria, nessun ragionamento sará in grado di cambiare un solo battito. Quel battito di nostra madre che ci ha confortati nell’attesa, ora é dentro di noi e contiene l’universo. Siamo un soffio, in questa vita che talvolta pare cosí assurda da confonderci, un soffio che é vita. Alberta

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  3. scoprire le cose dall’interno significa veder in noi il miracolo della creazione. Quale dignità maggiore di questa? Quell’amore che è stato il motore primo di tutto è in noi, è pate intrinseca di noi, con esso siao stati impastati. Ma se non ci sentiamo parte di esso nulla allora ha senso. Non ali, ma gambe paralizzate dallo sconforto di non voler raggiungere la vera meta.

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  4. L’indifferenza poi ci mangia il cuore. Vi sembrerò folle ma mi sento vivo ogni volta che trepido per mio figlio che sta male, per mia moglie che mi conferma il suo amore, per un successo di mio fratello…mi sento vivo ogni volta che posso dare, tendere una mano a qualcuno, anche solo rimanendo in silenzio ad ascoltare. L’indifferenza è figlia dell’abitudine che abbiamo fatto alle gioie vere, tanto da non riconoscerle più come tali. Ieri sera Tiziana mi ha detto che mi ama ed aveva negli occhi una luce color del Cielo. Non possiamo essere indifferenti dinanzi all’amore, non possiamo darlo per scontato. Dignità è affermare il nostro stupore e la nostra riconoscenza a dio per l’amore che egli ha riposto con fiducia nelle nostre mani…Vorrei tanto che l’eremita mi desse ascolto e gioisse dei tesori che ha tra le dita e nel cuore! Alberto

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  5. Affermare che noi siamo perchè l’altro è e ci ama per quel che siamo! Affermare che sono perchè qualcuno ha riconosciuto in noi la Luce e ce lo ha rivelato quando invece ci sentivamo nel buio. Questo è il principio. I nodo da cui si dipana la nostra autostima e la nostra felicità.

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  6. “Quanto si è pignoli nell’affermare una parte di noi stessi che avremmo voluto avesse qualche dignità”. Affermare! E’ questo l’errore! Non credo che Cristo sia venuto sulla terra per affermare una parte di se stesso, semmai ha fatto proprio il contrario. Bisogna che impariamo ad essere pignoli nelle piccole cose, nei gesti che diamo per scontati, bisogna prestare attenzione alle parole che diciamo, a come le pronunciamo e pronunciarle, senza chiuderci in uno statico silenzio che non porta frutto, non porta gioia, non porta amore.

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  7. ma perchè nessun appiglio? Abelardo è per l’eremita un appiglio! Eccome! Ci sono per fortuna, nei momenti bui della nostra vita, anime che il Signore ci invia come appigli per poterci in qualche modo salvare, per faci comprendere che un qualche scopo, un ruolo qualunque lo abbiamo anche noi in questa vita, anche se non ci sentiamo chiamati per tutto ciò. E forse siamo chiamati soltanto ad accogliere, solo a tendere le mani verso quegli “angeli” e a diventare riflesso della luce che essi emanano. tante volte voi due, Carlo e Giulia, siete stati per me come una luce, un ristoro per l’anima. Grazie. Per sempre! Emilio

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  8. ciò che Abelardo sta dicendo è di enorme importanza:noi conteniamo in noi stessi tutto l’amore del Padre. Tale dono non può essere risposto nel buio e fatto dimorare nel silenzio:tale dono va espresso con tutta l’energia che ci portiamo nel cuore, l’energia che ci permette di abbracciae il Cielo ogni volta che lo riconosciamo nel volto di un altro uomo. Queste mani tese sono volte a Dio. Sono mani tese ad afferrarLo per farne dono a chi è accanto a noi. La mia esperienza con i malati mi ha insegnato che quanto più si è sofferenti, tanto più forte è il dolore tanto più grande è l’energia che porta l’uomo ad abbracciare il Cielo, ad afferrarne un frammento e farsi di questo testimone. Parlo di dolore fisico. Abelardo parla invece del dolore di chi non ama la vita. Il che è un’altra cosa.Chi non ama la vita vede tutto buio, nulla ha colore nè sapore…è l’indifferenza che lentamente porta a morire.

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  9. la dignità…penso alla dignità, alla dignità di esser uomo, di essere a Sua immagine, alla dignità che mi proviene dal solo fato di avere dei talenti tra le mani e di poterli mettere al servizio altrui. La dignità di ciò che siamo, non di ciò che facciamo. La dignità che mostriamo quando ci facciamo piccoli, umili dinanzi a un creato che ci pare avvolto dal buio tanto siamo ciechi. La dignità che qualcuno raccoglie in noi, quando ci prende per mano e ci aiuta a risalire dallo strapiombo. Ecco, questo qualcuno è in grado di salvarci la vita, proprio perchè riconosce in noi la dignità, la dignità di ciò che siamo. Non di ciò che faciamo, non del ridere di noi stessi, non del chiudersi nel silenzio…la dignità di chi accetta la sua sofferenza e di chi urla che è stufo di soffrire.
    Noi uomini siamo dei bravissimi pittori.
    Ogni volta che apriamo gli occhi con dignità abbiamo tra le mani un pennello che ci permette di colorare di gioia e con un sorriso la vita di chi ci sta accanto…se solo lo vogliamo veramente!

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  10. La vita non è un buco circolare, la vita è un buco che dobbiamo riempire di persone e cose belle, che ci parlano di Dio che ci parlano del luogo da cui proveniamo. La vita è un pozzo pieno di luce e sta a noi a farla uscire questa luce, sta a noi tirar fuori dal buco tutta l’energia che esso contiene per inondare d’Amore chi ci sta accanto. E’ chiaro che non è facile, che ci vuole sacrificio, che noi veniamo dopo tutto, per dar spazio alla luce che abbiamo dentro. Non rimane alle psalle la luce, ma ci sta sempre difronte. Il problema è che noi ci ostiniao a non volerla vedere, ce la immagiamo in un modo che forse non è quello reale. Il buio è dentro di noi. E’ dentro di noi quando abbiamo perso fiducia nella vita, quando abbiamo perso di vista le cose veramente importanti della vita, la gioia e lo stupore per le piccole cose del quotidiano, per le persone vere ed autentiche che col loro amore e con umiltà riempiono il nostro Cielo parlandoci di Dio.

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