Sul morire/Quel giorno


Sul morire

 

Irraggiungibili per me

Le tue mani

s’allontanano

lasciandomi sulle labbra

il sapore dell’amore

negato

 

Sposi

 

Quel giorno

 

Girammo le spalle

al cantiere

della nostra vita

per un attimo solo

ti presi la mano…

ora non ricordo la salita

non ricordo più nulla.

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Pubblicato da

tieniinmanolaluce

Sono attualmente avvocato, mediatore civile e commerciale, formatore di mediatori e mediatore familiare socio Aimef. Per undici anni sono stato docente di letteratura italiana e storia antica al liceo classico. Sono accademico dell'Accademia Internazionale di Arte Moderna. Scrivo da sempre senza privilegiare un genere in particolare. Ho pubblicato diversi libri anche in materie tecniche. Tra quelli letterari ricordo da ultimo: Un giardino perfetto, Poesie 2012-2016, Carta e Penna Editore, novembre 2016. La condizione degli Ebrei dai Cesari ai Savoia, Carta e Penna Editore, aprile 2017 La confessione, Dramma in quattro atti, Carta e Penna Editore, aprile 2017 Ho iniziato questo blog nel febbraio del 2006 e mi ha dato grandi soddisfazioni. Spero continuino anche su questa piattaforma. Tutto ciò dipende fondamentalmente dalla interazione con tutti voi, cari lettori.

17 pensieri su “Sul morire/Quel giorno”

  1. capisco…eccome se capisco lo sgomento della prima lirica…l’amore negato…a tratti sale ancora la ribellione…allungare la mano e stringere soltanto il vuoto…cercare istintivamente di incrociare uno sguardo, un sorriso complice e non trovarlo…tendere l’orecchio per sentire un passo che non risuona… LA Quotidianità è un continuo affacciarsi su un burrone, un baratro…è la sensazione pungente e dolorosa dello sradicamento.
    Sono passati anni, lo dico a voi, lo dico a me. Non ho bisogno di capire, di sapere. L’avevo già scoperto da tempo che Maria poteva andare lontanissimo e non ci saremmo perduti per questo..ma perchè è successo allora? spero solo di sognarla…stanotte.
    Un abbraccio, amici miei.

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  2. se così fosse, allora il mio augurio non potrebbe essere che un’esortazione a vivere il matrimonio ogni giorno. Non solo quel giorno, ma sempre si ripete quel sì, finchè morte non ci separi…ecco quindi diventare irraggiungibili quelle mani che un giorno si sono unite alle nostre, ecco il senso feroce e spietato d’impotenza che ci invade. La morte chiude tutte le porte…non ne sono sicuro, amici miei. Voglio sempre credere e sperare che non sia così, che un giorno le mani si ricongiungeranno…come quelle di Abelardo e Eloisa, non a caso! Loro, che nonostante la lontananza, così uniti erano stati in vita, furono per sempre legati nella morte. Non credo sia solo una leggenda, quanto la speranza che ogni amante nutre nel suo cuore:ricongiungersi, anche dopo la morte, a chi ha dato la vita !

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  3. quando sei vicino al morire, quando ne hai consapevolezza allora sì che ti aggrappi a quelle mani, quelle mai che un giorno si sono unite nel sacramento del matrimonio…e l’amore negato sembra la più grande cattiveria che la sorte potesse riservarti. Il dolore è diverso in queste due liriche:nella prima c’è il dolore di chi nulla può dinanzi alla morte, nella seconda c’è quasi la rassegnazione, fredda a tratti, di chi constata che un amore è finito…quel giorno…non ieri, non ora, nessun domani…quel giorno…e poi non ricordo più nulla.

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  4. penso alle mani, a quanto sia importante poterne tenere stretta una, nei momenti forti della vita, nella gioia di un matrimonio, nell’addio di una morte…spesso ho letto di voi come due persone che camminano tenendosi per meno, ovvero facendo fronte l’uno ai bisogni dell’altro. Tante volte in questi anni (perchè ormai lo sono! Come passa il tempo!) vi siete presi per mano e avete percorso un tratto di strada insieme a noi, facendoci capire che la mano è qualcosa di raggiungibile e che l’amore mai è negato! Con tanto affetto e stima
    Salvatore

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  5. la seconda lirica celebra la fine di un matrimonoi..la trovo di una tristezza infinita, è come se si sottolineasse che lìoblio ha tinto di nero una vita insieme che è durata solo un attimo. Avverto come la volontà di aver posto fine a qualcosa, mentre nella prima lirica sembra che quell’amore negato non sia per volere umano, quanto per il fato avverso.E’ un post colmo di tristezza e nello stesso tempo carico di umanità, di quell’umanità fragile che connota ognuno dei nostri giorni.

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  6. capisco bene questo senso di impotenza che si prova dinanzi a qualcosa che vorresti trattenere e che non puoi, dinanzi ad un qualcosa, ad un qualcuno che ti viene enesorabilmente strappato. Tutta la vita faciamo i conti con questao amore negato,. Passiamo tutta la vita ad accettare tale amore negato.

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  7. vedo nei primi versi come la descrizione del moto ondoso…le onde lambiscono la spiaggia, la sabbia vorrebbe afferrare la spuma ma solo l’umido del suo passaggio resta sulla battigia e quella fragranza marina che leviga i sassi…così è la vita: tentiamo di afferrarne l’essenza, la percepiamo appena prima che ci venga strappata per sempre.

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  8. la nostra vita è un cantiere, un qualcosa che è sempre in costruzione…metaforicamente forse non riusciamo mmai a raggiungere la fine che ci saremmo immaginati inizialmente, ci rimane così in bocca solo il sapore di un’eternità che ci è preclusa proprio perchè mortali. Bellissimi versi

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  9. Quel giorno é un attimo solo, il passato si ovatta, per un attimo,…e ci si prende per mano nella solennitá del presente finché morte non ci separi.Il cantiere rimarrá per sempre e sará cosí diverso da quello a cui per un attimo abbiamo girato le spalle da farci quasi dimenticare il come l’abbiamo costruito, il come tutte le pietre ora combacino per dare una forma che non avremmo mai potuto immaginare a priori e che durerá in noi, sul tempo e sulla morte stessa. Grazie anche per questa pagina Alberta

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  10. davvero bello….è per me la rappresentazione della speranza, di un qualcosa che non muore, muore solo apparentemente, ma il sentimento rimane, deve rimanere, se non altro per rispetto. Anche ciò che ci viene negato lascia comunque una traccia…soprattutto nella memoria!

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  11. è la morte a chiudere tutte le porte…ma solo in apparenza. Basta guardare quelle mani irraggiungibili per poi soffermarsi su un sapore che rimane nonostante l’amore, la vita sia negata. “Più forte della morte è l’amore! recita il Cantico dei Cantici. Il canto degli sposi. E qui mi riallaccio alla seconda lirica, a quella vita che è un cantiere che si costruisce in salita, mano nella mano. Per sempre. Anche quando fisicamente non ci saremo più.

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  12. la secondo può essere interpretata in due modi sostanzialmente…a me uccide quasi quel “per un attimo solo” come se il tutto, il bello, fosse durato solo un attimo..ed infatti la vita che cos’è se non un attimo?

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  13. La seconda lirica invece mette in luce una svolta, una scelta…si voltano le spalle alla vita che è un cantiere, qualcosa che è stato in costruzione, che si è iniziato a costruire in due, per mano…e poi è rimasto allo stato di cantiere.

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  14. la prima lirica è un gioiellino: ci sono delle mani irragiungibili per chi scrive, come se il poeta volesse sottolineare la sua incapacità a raggiungere un obiettivo troppo alto, che si allontana inesorabilmente pur contro la volontà dei due amanti e il dolore che ne scaturisce ha nuovamente un sapore che rimane…rimane sulle labbra, è comunque un qualcosa che si assapora, di cui si può godere…ancora! Anche se negato. Come a dire che è nelle piccole cose che bisogna trovare il senso di una vita che ci viene strappata.

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  15. peccato che gli studenti non ci siano più, perchè la prima lirica è zeppa di riferimenti omerici. c’è l’idea della morte che ci rende fantasmi, eidola, che tutto cancella, ma in omero la memoria mai si cancella, anzi è proprio il ricordo a sopravvivere alla morte. Forse la seconda lirica è più ottimista, come se volesse sottolineare che la fatica della salita, le difficoltà si possono dimenticare e vivero pienamente la gioia del presente. Nella prima lirica invece la gioia del presente è negata. Nicola P.

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  16. è strano…ci sono due sposi nella foto e dovrebbe essere un post pieno di speranza…invece è il nulla, il negato che mi rimane tra le mani, come un qualcosa di non gustato, di non raggiungibile…come se la vita mi fosse stata strappata, come se un matrimonio fosse finito. La prima lirica è bellissima.

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