Acquerello/Passaggio

Acquerello

Profuma d’alga
la mia bambina
e corre sulla spiaggia
coi capelli di mare
lei che come il sale
dà sapore all’intera
vita mia
alla nostra
piccola vita

Annina

Passaggio

A giocare
tra i giunchi
piegherai anche tu
il dolce capo.
Ascolteremo la brezza
d’Oriente e mi insegnerai
come un sorriso
fa splendere le stelle

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Sul morire/Quel giorno

Sul morire

 

Irraggiungibili per me

Le tue mani

s’allontanano

lasciandomi sulle labbra

il sapore dell’amore

negato

 

Sposi

 

Quel giorno

 

Girammo le spalle

al cantiere

della nostra vita

per un attimo solo

ti presi la mano…

ora non ricordo la salita

non ricordo più nulla.

L’eremita (Seconda parte) (Scena unica-parte settantunesima bis)

Il cielo di Abelardo

L’eremita
La verità è che io non conosco nulla, ignoro anche quanto di bello mi circonda e sono così stanco da non aver più neppure la forza di immaginare…immaginare…dare contorni alla realtà, contorni miei, come fossi un pittore e volessi dar forma a un’idea.

Abelardo
Immaginare…..è bella questa parola:l’imago presso i Romani non significava solo immagine, ma anche pensiero, ricordo, sogno, spirito…è un termine che evoca qualcosa di evanescente eppure dal profilo, dai contorni  precisi e ben definiti. Ora mettiti  a sedere e dimmi quale immagine di Dio hai nel cuore…quale immagine di Dio ti porti dentro?

L’eremita
L’ho sempre pensato come viene rappresentato nei dipinti:un vecchio austero, dalla barba e i capelli bianchi, dall’occhio vigile e benevolo…

Abelardo
Attento: io ti ho chiesto quale immagine di Dio ti porti nel cuore. Forse ne hai un’idea mutevole e cangiante, come quella di certe nuvole che mescolate dal vento assumono forme buffe e a volte animalesche. Forse ne hai invece una più precisa ed allora ti chiedo: è un Dio che castiga o un Dio misericordioso? un Dio della gioia e della festa oppure un Dio imbronciato?

L’eremita
Non saprei…penso a Lui come a un Dio giusto, anche se spesso non comprendo perché si accanisca, perché certe cose vadano in un certo modo…mi pare quasi impotente a volte, come se non avesse più voce, più nulla da dire a noi figli…

Abelardo
Tu sei fatto a Sua immagine e somiglianza e non puoi con le tue azioni che rispecchiare l’immagine, l’idea, la rappresentazione, il ricordo, il pensiero, lo spirito stesso di Dio che hai nel cuore. Non dimenticarlo mai. Non c’è nulla di più bello che lasciarsi raggiungere da Cristo, perché solo così tu puoi passare dal Vangelo alla vita, dalla vita al Vangelo fino a confondere l’uno nell’altra, così come le nubi si confondono col vento. Il nostro Dio è un Dio sempre presente, malgrado la nostra storia prenda le sue pieghe. Tu dici che a volte non lo comprendi, ma in realtà tu non comprendi la tua sofferenza. Apri gli occhi e cerca di vedere che la sofferenza è il momento in cui Dio ti parla in modo diverso:con ognuno di noi uomini Dio vive ciò che ha vissuto con Suo figlio. Allo stesso modo: Egli ha compatito. Tu lo giudichi impotente – così l’hai definito – ma non è così: Egli ha compatito, “ha sofferto con” ed il Suo silenzio oggi per te scende dal Cielo come una lacrima. E’ il silenzio della Sua sofferenza.