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Il profumo del dolore/Dolore


api su fiore viola

Il profumo del dolore

Annuso il tempo
delle illusioni
fiore appassito
senza nettare
per me
ape tardiva
e distratta
dal dolore

Mare Arenzano2

Dolore

 Dolcemente
sento morir
le onde
dal profondo
l’orizzonte
è un’idea.
Leviga l’oblio
più dei ricordi:
già sabbia sono
prima dei secoli.

Comments

  1. ed è fondamentale questo guardare al futuro, questo rivolgere ancora lo sguardo all’orizzonte, come ad una nuova idea…non l’oblio, non i ricordi stantii, ma il passato sul quale si costruisce e si cresce. Questa è l’arte, in ogni sua forma, in ogni sua espressione atta a superare il dolore. SUPERARE!

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  2. Certo che verrebbe fuori una tesi molto interessante nel considerare il dolore nelle diverse forme d’arte, arte, poesia, teatro cinematografia…ci sarebbe da scrivere un’intera enciclopedia. Io credo che a seconda del messaggio o dell’impatto che si voglia ottenere ci si possa rivolgere piú ad una forma d’arte che ad un altra, talvolta le si usano insieme e penso alla tragedia classica fino alla cinematografia, quella con la C maiuscola, piú contemporanea.Io credo che le risposte all’arte o alla poesia possano essere equalmente intime, forse l’arte ha un potere piú immediato di scioccare, urtare, di creare un impatto piú volutamente violento, una reazione(e penso appunto all’espressionismo citato da Salvatore).Quello che credo riunisca il tutto é proprio la comunicazione di cui parla Paolo, il fatto che la Divina Commedia é attuale oggi come allora. Che si scriva o che si dipinga sul male esistenziale, sul lutto sulle atrocitá della guerra, se di arte si parla é perché il risultato diviene magicalmente eterno. Ci si rivolge a se stessi, ad un interlocutore reale o immaginario o si afferma una posizione ben precisa ad una determinata condizione sociale…il risultato é l’attualitá, il fatto che a distanza di anni e di secoli ci si riconosca nello stesso dolore e nel suo espressionismo, nel nostro bisogno di immortalare il dolore per affrontarlo, esorcizzarlo e poter guardare al futuro.Alberta

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  3. alessandrarisso says:

    mi son lasciato solo distrarre dal dolore…solo un attimo, il tempo che un fiore appassisca..poi a guardato in faccia la realtà e son tornato ad annusare le illusioni…oggi la leggo così quella lirica…e mi dona una speranza:l’oblio del dolore stesso, che tornerà, torna come l’onda torna a morir sulla spiaggia, ma per ora mi soffermo sull’orizzonte che per quanto illusorio è pur sempre un’idea…bella!

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  4. emilioconte says:

    permettetemi solo di aggiungere che se noi guardiamo alla poesia del Novecento possiamo affermare che ci sono solo due poeti della tradizione italiana che sono stati importanti per tutti: Dante e Leopardi. Il pessimismo proprio della poesia novecentesca è assai legato alla poesia dantesca e a quella leopardiana. Oggi avete citato entrambi gli autori e non è un caso…le nostre due liriche risentono anch’esse di questa grande lezione del passato, rielaborata, ma sempre fedele al “prototipo”.

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  5. la poesia è una forma d’arte che garantisce distanza, lentezza, pausa, arriva ad un contatto col corpo sofferente più immediato di altre forme di comunicazione. La poesia ha questa grande forza: di riuscire a comunicare con chi soffre, a offrire una possibilità di scambio, anche solo sotto il segno di quella che i poeti antichi chiamavano pietas, non tanto inteso come pietà, quanto come pianto comune. Vi ricordate il conte Ugolino? Dice “E se non piangi/ di che pianger suoli?” Persino un dannato cerca questo scambio nel pianto dell’altro…e pensate a Francesca che a Dante risponde:”Nessun maggior dolore/ che ricordarsi del tempo felice nella miseria” Tutti dialoghi tra personaggi che sono dannati, condannati, ma che a loro modo hanno uno scambio col poeta viaggiatore attraverso il tema del dolore, la comunicazione della sofferenza.

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  6. sono assolutamente d’accordo. Non vi ho più sentito e solo ora mi riaffaccio al blog…vi chiedo perdono! Volevo aggiungere una cosa al tema del dolore e forse Alberta mi potrà dare una mano in questo. Si è parlato della difficoltà di descrivere il dolore fisico, ma forse nell’arte moderna un tentativo c’è stato: l’espressionismo ha tentato di esprimere le cose estreme, quelle che non si riescono a tradurre con le parole. I nostri due amici invece sono assai bravi con il lessico e le figure e dinanzi ai miei occhi oggi si sono stagliati fiori, api ed onde…nature morte ancora pregne di vita, assai pregne di vita, come i versi che così bene li descrivono. salvatore

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  7. e la grandezza dell’animo umano sta proprio nell’esprimere questa sublimità servendosi delle diverse forme d’arte…quando penso a questo blog, penso che sia un dovere pubblicarlo, pubblicare le immagini e le liriche, perchè i sentimenti, le preghiere che nascono in noi possono nascere nel cuore di altrettante persone magari assetate di risposte…qui non ci sono solo risposte, ma spesso gli elementi per far scaturire altre domande, alle quali insieme si cerca di rispondere..in una coralità che ha del sorprendente. Quello che Carlo e Giulia hanno fatto è davvero un lavoro prezioso che potrebbe far bene a tante tante anime. Nicola P.

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  8. Vorrei aggiungere che tutte le forme d’arte, la poesia, la pittura, la scultura, la musica…, non sarebbero tali se non fossero filtrate attraverso il profumo del dolore, attraverso tutti quei sentimenti che solo dal dolore possono nascere ed evaporare dal nostro essere umani. Il dolore é si la nostra condanna ma é anche ció che ci permette di conoscere l’animo e di esprimerlo talvolta grandiosamente. Si puó scrivere un poema alla gioia, una sinfonia alla gioia, si puó dipingere la gioia purché anch’essa faccia parte dello stesso profumo. Alberta

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  9. e la tradizione cristiana è ben pessimistica. C’è ad esempio un testo di un pessismo radicale, estremo, sulla condizione umana, l’Ecclesiaste, dove c’è una fortissima immagine della vanitas vanitatum, del finire di tutte le cose. E’ qualcosa con cui dobbiamo fare i conti, anche se ottimisti e giustamente felici del nostro essere qui.

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  10. Credo che ci sia una maggior presenza di espressione del dolore proprio perchè alla fine la vita umana è destinata a declinare e tutte le potenze, le glorie si annullano inevitabilmente. E qui il pessimismo si ricollega per vie tortuose anche alla tradizione biblica e cristiana dove questo senso di vanità dell’esistere, dell’essere condannati comunque a finire, è fortemente presente e sublimato dall’aspirazione all’aldilà, alla vita eterna dove solo i beati vivono privi di dolore.

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  11. mi sono sempre chiesto perchè poi il dolore ha dato vita a una maggior produzione letteraria rispetto al piacere. Non credo si tratti di essere pessimisti o ottimisti, quanto che il dolore, inevitabilmente, si impone sull’esistenza umana, dal momento che siamo condannati alla morte. Direi quasi che Carlo e Giulia hanno voluto dimostrare con questo post come la poesia sia in realtà un tentativo di mantenere in vita attraverso la parola ciò che inevitabilmente si perde.

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  12. renatoscrepis says:

    Per me il dolore è qualcosa di insondabile. Quando provi dolore anche tutto il resto ti fa schifo, ti sembra di poessedere tutte le disgrazie del mondo, ti senti come se non valessi nulla e ti chiedi il perchè senza trovare risposte. Martina

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  13. renatoscrepis says:

    C’è un dolore che dolcemente sento dentro di me. Credo però che non sia possibile un dolore dolce, perchè il dolore è un sentimento spigoloso che se da una parte ti fa crescere dall’altra ti segna, ti segna per sempre, forse più dei ricordi. filippo

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  14. renatoscrepis says:

    L’ape si nutre del nettare del fiore che però è appassito quindi non potendo più mangiare muore. E’ un dolore molto forte che unito al profumo sembra attenuato…è per me un dolore che ti fa morire dentro. Benedetta

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  15. renatoscrepis says:

    Nella seconda lirica c’è un forte contrasto tra quel “dolcemente” e tutta l’atmosfera di tristezza/dolore che pervade la poesia. Gabriele

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  16. renatoscrepis says:

    Il paragone con il fiore appassito credo renda efficacemente lo stato d’animo che il poeta vuole esprimere. In effetti nel dolore c’è un senso forte di smarrimento, di non saper cosa fare o dire. Smarrimento difronte all’ineluttabilità del destino. Quasi di “distrazione” dal mondo che circonda, confusi e storditi da questo sentimento. Margherita

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  17. renatoscrepis says:

    Io avverto uno stato di dolore interiore, il dolore che si prova quando accade una determinata cosa che non ti saresti mai aspettato. Un dolore che dura nel tempo e che non cessa…Elena

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  18. renatoscrepis says:

    Vedo andar via le onde, senza accorgermene sto invecchiando ed i ricordi sono sfumati:l’orizzonte è solo un’idea, la vita trascorsa è solo un ricordo. Stefano

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  19. renatoscrepis says:

    Il tempo delle illusioni, come quello della giovinezza, è ormai finito, non c’è più nulla in cui credere e sperare…solo il dolore prende il sopravvento. Stefano

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  20. renatoscrepis says:

    Qui il dolore è espresso come un piccolo momento, tanto piccolo da sembrare un’effimera illusione. Aldo

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  21. renatoscrepis says:

    Spesso il dolore può aiutare, può essere un profumo. Carlotta

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  22. renatoscrepis says:

    Secondo me l’orizzonte è la felicità ed il sentir morire le onde è perdere la felicità. Francesco

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  23. renatoscrepis says:

    Sentire l’odore del dolore, è un dolore che passa attraverso le narici e va dritto al cuore, lo stringe in una morsa in cerca di qualcosa da distruggere;poi esce in un sospiro lasciando tutto l’amaro nel cuore. Gloria

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  24. renatoscrepis says:

    Il dolore è come il mare, i suoi flutti vanno e vengono e portano via tutto. Cancellano i ricordi e talvolta anche la speranza. Rimane per me solo l’oblio:non so dove andare, non so cosa fare. Laura

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  25. renatoscrepis says:

    Il tempo passa ed è inarrestabile, ogni minuto, secondo e istante vola via e tutto cambia. Ora c’è il dolore, qualcosa che mi prende e mi incanta quasi col suo profumo infinito. Mi sento travolto in un turbine senza fine. Guglielmo

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  26. renatoscrepis says:

    lascio la parola ai miei ragazzi che vorrebbero esprimere le loro impressioni e considerazioni sul dolore trattato dalle due liriche:

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  27. Tutti i grandi poeti hanno sentito la spinta forte ad aprirsi al colloquio con gli altri, a non far tacere il loro dolore, che può essere fisico o psichico. Anche se, analizzando tutta la poesia, ci si rende conto che è molto più ricca di espressione di dolore psichico che non fisico, poichè questo forse è più difficile da tradurre in parole, da esprimere dialetticamente. Ma questo non è però del tutto vero se si pensa ad Omero: al dolore causato dalle armi, al dolore che l’uomo – homo homini lupus – arreca all’uomo. Basta pensare all’Iliade:qui non c’è solo l’esaltazione della virtus epica e del valore degli eroi, ma c’è una lucida e razionale meditazione sulla violenza e i danni che arreca la guerra. E non a caso il poema termina con la morte di Ettore, dolore fisico per lui, dolore psichico per Priamo.

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  28. torquatat says:

    la consolazione sta nel poetare. Fabio

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  29. torquatat says:

    Io invece mi chiedo perchè in molti l’esperienza del dolore rimane celata, mentre il poeta spesso sente il bisogno di confidare al mondo la sua sofferenza…forse questa compassione lo aiuta a sopravvivere? e’ forse una forma di consolazione?

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  30. emilioconte says:

    io penso che quando si parla di poesia non si possano dettare delle regole. Ognuno può preferire un tipo di poesia ad un’altra, ma – lo insegna la letteratura greca arcaica – sono le occasioni che creano l’humus dal quale nasce la poesia. Possiamo quindi trovare una poesia che scaturisce dalle emozioni ma anche se così fosse essa deve comunque essere espressa in modo razionale, con un codice preciso, attraverso il quale possa universalmente essere compresa. QWuindi il vaglio della ragione deve sempre essere presente.

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  31. torquatat says:

    leggendo queste due liriche è chiaro che sono le emozioni ad ispirare la poesia…ma mi chiedo se sia possibile creare anche una poesia ispirata alla razionalità. Elisabetta

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  32. carlocuppi says:

    qui il controllo del dolore è un modo di controllare il dolore stesso, di servirsene per approfondire l’esperienza, per capire l’io ed il mondo, ma anche per uscirne, magari distrattamente. Ed ora perdonatemi, ma se non esco di casa arrio in ritardo a Messa. Grazie per avermi ascoltato. Buona domenica a tutti.

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  33. ma dove sta la via d’uscita in queste liriche? a me pareva più una rassegnata constatazione…Federico

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  34. carlocuppi says:

    Credo di sì, penso proprio che lo sia, ma sono pure convinto che è un privilegio che in qualche modo andrebbe evitato. Chi ha privilegiato il dolore come mezzo di conoscenza ha anche protestato duramente contro il dolore. E’ il caso di Leopardi. Per lui sicuramente la capacità di percepire il mondo era legata strettamente alla sua malattia, alla sua sofferenza fisica. Forse è anche questo che Carlo e Giulia hanno tentato di trasmettere coi loro versi. Ma come per Leopardi allora anche per loro vale il medesimo discorso:la lucidità assoluta. Ma questo non significa che il dolore sia una forma privilegiata:chiunque preferirebbe non soffrire. Per questo per me chi conosce attraverso il dolore riesce a farlo solo se protesta duramente contro di esso. Il dolore è un’esperienza inevitabile per l’uomo, necessaria, ma che gli esseri umani riescono a vivere e a comprendere fino in fondo solo se protestano in qualche modo contro di esso, cercando di uscirne

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  35. Io mi chiedo invece se il dolore può invece essere una chiave per avere un accesso privilegiato alla conoscenza, alla comprensione delle cose. Carlotta

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  36. carlocuppi says:

    Certamente! Potrebbe, caro >Federico, accadere proprio così, ma non per i nostri due autori, perchè in queste liriche non c’è diserazione, affatto. C’è una presa di coscienza lucida della realtà delle cose ed una loro accettazione. Nulla di teologico è sotteso:solo il vedere con obiettività nell’anima e il constatare una esperienza che profondamente solca la vita. Non mi pare che ci sia accecameto:quanto piuttosto una visione più stoica -oserei dire- della vita stessa. Alla Seneca.

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  37. ma non può però la visione dolorosa condurci invece che alla conoscenza alla disperazione? In tal caso il dolore accecherebbe la nostra percezione…Federico

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  38. carlocuppi says:

    il dolore è un’esperienza che ci mostra col tempo i volti della nostra personalità. E’ una condizione dell’animo attraverso la quale possiamo anche allontanarci dal mondo , nel momento in cui esso diviene strumento per l’accesso alla profondità ed alla problematicità dell’anima. Dico questo perchè attraverso il dolore la superficie della conoscenza come una lastra di ghiaccio si rompe e si apre all’uomo l’abisso profondo delle cose:si svela ad un tratto la loro possibile insensatezza. Per Leopardi, ad esempio, era un uscire dalla fantasia e un immergersi nella realtà (e qui è forte l’allusione a quel tempo delle illusioni di cui parla la lirica). E’ un modo per conoscere la realtà

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  39. alberossia says:

    Tante volte il dolore individuale diventa specchio del dolore universale, del dolore che riguarda non solo gli esseri umani, ma la natura stessa (alludo al fiore appassito, all’onda che muore). Se noi pensiamo alla cultura classica facilmente troveremo che i grandi del passato sono partiti da un dolore personale per parlare poi di un dolore che riguarda tutte le cose. Mi viene in mente quel bel verso di Virgilio: “Sunt lacrimae rerum et mentem mortalium tangunt”, sono le lacrime delle cose a toccare la mente degli uomini. La poesia allora cerca di darci il senso di questa sofferenza, non solo dell’individuo, ma dell’intera natura che spesso partecipa a questo dolore. Ovviaente la poesia esprime anche sentimenti di gioia, di amor di patria e via dicendo…mi sono soffermato sull’aspetto della sofferenza perchè mi pare che queste due liriche incarnino bene la lezione dei classici rielaborandola con perizia e finezza.

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  40. emilioconte says:

    credo che l’esperienza del dolore parta in poesia, prima di ogni altra cosa, da una volontà di vedere dentro se stessi, per capire poi il dolore stesso. Prima di coinvolgere un qualsivoglia pubblico, l’autore getta lo sguardo dentro di sè..ed infatti spesso la grande poesia sorge indipendentemente da un diaogo col pubblico; essa parte da una sofferenza interiore e dalla volontà del poeta di analizzarla, di capirla, ma soprattutto di accettarla. Per poter sopravvivere a tale sofferenza è necessario accettarla.

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  41. molto “spessa” questa pagina e ricca di spunti di riflessione: tutte le volte che dinanzi alla sofferenza sento la mia anima vacillare guardo il crocefisso. Quell’icona mi ricorda che tutte le tribolazioni vanno santificate vivendo uniti alla Croce. Le nostre afflizioni, infatti, sono state sperimentate in tutta la loro vasta gamma da nosro Signore:nacque, visse e morì in povertà. F insultato, combattuto, diffamato, calunniao e condannato ingiustamente. Conobbe il tradimento e poi l’abbandono dei discepoli. Fece esperienza della solitudine e visse l’amarezza del supplizio e della morte.
    Unire il dolore alla volontà di Dio, questo è l’unico rimedio. Dire il nosro “Fiat!” generoso e riempire il proprio cuore di pace….lo so, lo so che è difficile, che costa sacrificio e fatica, ma se uniamo le nostre sofferenze a quelle di Cristo il loro valore aumenterà, esse diventeranno un tesoro e prendere la Croce di Cristo diventerà come un privilegio.
    Vi ringrazio molto per questa pagina, per come avete affrontato dopo un lungo silenzio una tematica così corposa e universale. Quello che voi trasmettete ai giovani è che la poesia può essere strumento di una lezione di altissima umanità, spesso anche unita ad una certa religiosità, ad una visione teologica così come laica della vita. La poesia è la Parola…si parte dalla PAROLA per giungere al SENSO. Grazie! Filippo felice di potervi continuare a leggere!

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  42. alberossia says:

    sono così distratta dal dolore che le illusioni non mi ingannano più…purtroppo sono appassite, prive di nettare, non mi allettano…eppure, eppure, il dolore ha il suo profumo…ed ho imparato a gioire di quello.
    Sono versi molto profondi questi, frutto di una lacerazione che il tempo sana, il tempo della ratio, non quello delle illusioni. E’ nella realtà che il poeta ha imparato a camminare, facendo i conti con un destino che non gli permette banali distrazioni:l’unico chiodo fisso è il dolore che pervade una vita intera, ma con la sua accettazione si riesce a sorridere..si vive! Bella lezione di vita. Grazie!

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  43. Certo che il leggere questa pagina e tutti i vostri commenti é proprio un naufragar me dolce in questo mare…il profumo della poesia va al di lá della poesia stessa, grazie a tutti!!! Alberta

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  44. renatoscrepis says:

    c’è anche una poetica delle rimembranze, come se le illusioni di un tempo potessero trovare una realizzazione nella fervida immaginazione. Ed allora illusione e ricordo risulta essere fondamentale per il sentimento poetico.

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  45. si potrebbe quasi leggere in questi versi, alla luce di ciò che avete detto voi ragazzi, un atteggiamento contemplativo e rassegnato, tipico del saggio antico, soprattutto quello stoico, la cui caratteristica è l’atarassia, il distacco imperturbabile della vita…(vedi Manuale di Epitteto)

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  46. torquatat says:

    forse è vero:per soffrire ma anche per gioire: la contemplazione del mare, delle onde, il perdersi nella memoria, l’annusare il profumo stesso del dolore ha in sè una gioia, quasi una gratitudine nei confronti della vita. Paola

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  47. torquatat says:

    Se l’infelicità è data dalla natura umana, sono vane tutte le proteste e ogni lotta…resta solo la lucida contemplazione della verità:siamo nati per soffrire. Laura

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  48. torquatat says:

    ma forse distratta dal dolore significa che non ci si è lasciati ingannare dalle illusioni…forse è la ratio a dominare sull’immaginazione! Sono difficili queste due liriche. Carlo

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  49. torquatat says:

    l’illusione ci rende felice solo per il fatto che ci vela la nostra reale infelicità…esse ci fanno dimenticare il vuoto ed il nulla dell’esistenza. Elisabetta

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  50. torquatat says:

    l’uomo non desidera un piacere, ma il piacere e questo è irraggiungibile:in tutte le cose c’è un senso di nullità. ma in questa pagina no! In questa pagina io leggo un riscatto della Natura, che come madre benevola consola l’uomo. Fabio

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  51. alberossia says:

    E quando la filosofia viene sconfitta, quando la ratio viene annientata, dopo che l’obli èstato levigato e il fiore rimane lì senza lo sguardo neppure di un’ape, ecco nascere la poesia che esalta la bellezza di questo mondo, di questo nostro umano sentire e soffrire. La poesia per i nostri due amici è l’unica in grado di fornire all’uomo gli strumenti per testimoniare la fede nei più alti valori della persona. Complimenti vivissimi! E grazie di essere tornati!

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  52. carlocuppi says:

    credo ci sia una sorta di filosofia disperata in questa pagina, che porta in realtà ad affermare ciò che si nega:le illusioni! E cioè la dignità e la grandezza dello spirito umano. E’ questo che rimane dopo uno scavo nella propria interiorità, rivolto a trovare, contro le conclusioni razioni della ragione, la pura dignità della propria persona. Una persona che nel dolore stesso acquista maggior dignità.

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  53. emilioconte says:

    sono molto felice di ritrovarvi! anche per me vale ciò che è stato detto dagli altri amici…questa è una nicchia interiore per ristorare l’anima. Leggo tanto di Leopardi in questa pagina, quel Leopardi che inizialmente esaltò le illusioni proprio per superare le posizioni materialistiche. Anche per Giulia e per Carlo credo che le illusioni, il dolore stesso, siano una prova di grandezza per l’uomo:c’è una dignità superiore in questi versi, la dignità di chi leviga l’oblio con la vita, di chi si lascia distrare addirittura dal dolore, come se fosse bello, come se la sua esperienza portasse comunque vita.

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  54. …o forse no! Il doore a volte è così poetico, così profondamente lirico che mi distrae, mi assorbe ed io lo riconosco come mio in un fiore che appassisce, in un’onda che s confonde con la sabbia…il dolore c’è da prima dei secoli ed ha un profumo che consola il cuore!
    Comunque la si interpreti, questa pagina commuove nel profondo per la humanitas e la veritas che essa contiene. Grazie! Paolo

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  55. Leviga l’oblio più dei ricordi…il nulla eterno! L’illusione, l’orizzonte, tutto annulla, anche la morte di un’onda che dolcemente va a finire sulla sabbia dei miei ricordi, vecchi più del tempo. E questo tempo, quest mio tempo è il tempo delle illusioni, il tempo che forse mi ha donato un sorriso, mi ha regalato una speranza, il tempo giovanile in cui la vita è ancora un palpito, e l’onda è ancora uno spruzzo dinamico, un fiore profumato che si offre ad eser colto…è passato il tempo dela giovinezza ed anche ciò che era bello me lo son perso, distratto dal dolore, distratto a contemplae quell’onda morire…devo stare attento! Mi perdo il bello della vita!

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  56. Forse mi sbaglio ma nella prima lirica mi pare di leggere un certo rammarico contro se stessi, se non fossi stato distratto dal dolore, se non fossi stato in ritardo, sarei riuscito a respirare quell’attimo, il mondo non aspetta, neppure la natura aspetta e dipende da me il poter far parte del ciclo o meno. Nella seconda invece leggo una dolce impotenza dinnanzi a ció che sono, sono venuto dalla polvere e polvere torneró ad essere, e polvere sono, polvere, sabbia, un nulla in cui l’onda muore e tutto ha un senso, anche il dolore. Alberta

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  57. alessandrarisso says:

    carissimi…che gioia ritrovarvi! anche io avevo ormai perso le speranze! Queste due liriche sono molto tristi, c’è quell’oblio che è tagliente, tagliente come un fiore appassito, una vita che non ha più nulla da offrire:solo ricordi e l’illusione di ricordi. Mi pervade un senso di angoscia a leggere questi versi, ma poi mi fermo un attimo e rifletto su come dolcemente vanno a mirir le onde, su come anche il dolore abbia a suo modo un qual certo profumo…ed allora mi dico che la vita va vissuta anche solo per aver provato il dolore, che esiste solo in contrapposizione alla gioia. Le illusioni ci regalano una gioia fallace, come quella dei ricordi:sono una consolazione al tedium vitae…c’è tanta vita in questi versi. Il fiore appassito, le onde che muoiono parlano di una fine…ma sotto sotto leggo anche io la titanica affermazione di un voler risollevare il capo ed ancora una volta dare spazio alla poesia!

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  58. FINALMENTE!!!!
    è un po’ ossimorica la nostra gioia data la tematica con cui siete ritornati, ma c’è un dolcemente, c’è un profumo, ci sono ricordi che hanno gli anni del tempo, ed un tempo che appartiene alle illusioni, quelle giovanili in cui credeva Leopardi, quelle che ci distraevano dal dolore vero della vita. Il dolore vero è quando non si è più in grado di sentire che le onde muoiono nel profondo, quando non si hanno più occhi per un fiore appassito. L’indifferenza ci rode l’anima e ciechi siamo dannati alla sofferenza più atroce:il buio dell’anima stessa!è un uomo, questo, che è immerso nel cosmo, lo sente vibrare e quasi si distrae tante è dolce quel morir d’onde, tanto è dolce il profumo stesso del dolore.
    Sono veramente felice di avervi ritrovato e di potervi rinnovare la mia più profonda stima. Rodolfo

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  59. Bentornati a tutti!, ho solo pochi minuti disponibili oggi e non voglio affrettare un commento cosí mi soffermo solo sul primo titolo, il profumo del dolore. E’ bello pensare che anche il dolore abbia un profumo, uno diverso per ognuno di noi e penso che quando nel dolore si riesce a pregare, quella morsa che fa tanto male al cuore divenga profumo, un profumo che si dona a Dio e a noi stessi. A domani Alberta

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  60. renatoscrepis says:

    finalmente si torna ad occuparsi dell’ANIMA!! Che piacere leggervi ancora, pensavo aveste abbandonato tutto il lavoro immenso di questo anno e davvero non ne capivo la motivazione, dato che è così bello e prezioso.
    Si parla del dolore ed il dolore è qualcosa che ovviamete ci rattristra, ci fa fare i conti con la nostra fragilità…c’è qualcosa di indefinito e vago in queste due poesie, qualcosa di non ben definibile, come il tempo, come i ricordi, come un qualcosa che è passato, come una speranza che sopita prende ancora vita. E’ questo senso di vago che rende grandi queste due liriche, c’è la memoria di un tempo vasto ed indefinito, come il respiro stesso dell’anima. Poesia dignifica quindi per voi, Carlo e Giulia (e in queste righe vi leggo così bene!) ritrovare oltre lo squallore e la delusione del presente lo slancio generoso d’un tempo, evocare forse la dolcezza di un passato per sempre perduto;cogliere fuori dalla realtà meschina e deludente, la realtà più vera, quella arcana e ineffabile e dunque indefinita, del sentimento.
    Grazie per questi bellissimi e sentiti versi. Grazie dal profondo del cuore. Il dolore appartiene a tutti, ma la poesia lo rende sicuramente più sopportabile.

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  61. carlocuppi says:

    bentornati!!!! E che bellissimi versi!!! Non oso chiedere a carlo il risultato delle elezioni:forse questi versi sono più che eloquenti! Mi soffermo su di essi…e voglio vedere al di là del pessimismo, al di là di una sterile negazione. §Perchè in quelle onde, in quel fiore e soprattutto in quel profumo c’è una inesausta e profonda brama di vita. Il tempo, i ricordi, le illusioni, la poesia sono amati dai nostri autori e sentiti come felicità vera, perchè coincidono con una pienezza totale ed autentica, anche se momentanea, della nostra intima vita:sono, insomma, espressione di quell’ansia di infinito che è in noi E se il tempo ed il tempo delle illusioni passa, rimane comunque la poesia, che per Giulia e Carlo è la più alta consolazione del vivere…non solo quella che sgorga dalla loro anima, ma quella di cui hanno nutrito la loro anima sinora. E non si potrebbe scrivere così se non si avesse alle spalle un bagaglio “pesante” di studium humanarum litterarum!

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  62. carissimio Carlo, carissima Giulia…che sorpresa e quale piacere ritrovarci! Avevo ormai perso ogni speranza (“alla Dante!”). Mi auguro innanzitutto che siate in salute e vi esprimo con grande gioia il mio modesto parere su questa pagina di vita di alto lirismo. Le illusioni sono solo un’idea, purtroppo muoiono come onde sulla battigia, come fiori appassiscono. E più nulla hanno da regalarci:forse solo il ricordo di esserci illusi, l’immagine soltanto di un calice colmo di nettare al quale troppo tardi ci si è avvicinati. E’ una pagina oserei dire leopardiana per la poetica delle illusioni, molto novecentesca invece per la tecnica poetica di entrambi i componimenti. Tempo ed illusioni si rincorrono in Leopardi così come in questi vostri versi. La felicità è ciò a cui tutti tendiamo, ma la realtà sempre delude questo anelito umano. Le cose che ci circondono sono deludenti, perchè noi, noi uomini, tendiamo all’assoluto! Le cose invece sono contingenti e proprio per questo esse non esistono: sdono onde che si infrangono, nettare che viene succhiato…ed io, uomo, forse rimango anche stupito, sorpreso, da questa effimera vita che mi sfugge illudendomi coi ricordi, inebriandomi del profumo del solo dolore…che dire? Davvero un ritorno che merita i miei più sentiti complimenti.
    Vostro sempre affezionatissimo
    Nicola P.

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