L’eremita (Seconda parte) (Scena unica-sessantottesima parte)

Porto arenzanese da monofora saracena


L’eremita
Che cosa c’è nella mia casa che possa incuriosire il viandante… non so, ma sento il fascino di questa fiamma nella notte buia…mi fa pensare a quando ero piccolo e chiudevo gli occhi… la testa mi girava un po’ prima che arrivasse il sonno ed io vedevo roteare il buio al di sotto delle palpebre e non ne avevo paura, perché ero in un letto accogliente con la borsa dell’acqua calda tra le gambe… raramente mi addormentavo senza calore ed il vortice era dolce… non come la vita di oggi che non si può fermare e che non sembra davvero l’anticamera di un sogno. Anche le preghierine scendevano con me  qualche gradino per poi appartenere all’incoscienza… ora il sonno è solo una tregua, ieri era una necessità rinfrancante prima di rientrare nel paese dei balocchi dove le cose più ordinarie assumevano strane fisionomie ed il mondo era circoscritto a poche centinaia di metri… al di fuori c’era soltanto l’inimmaginabile… la stessa scuola pareva al di là delle montagne…lontanissima… io credevo che il paese finisse dopo il cimitero che non avevo mai visto… in ogni metro di terra ero convinto di scoprire tesori favolosi ed ora la terra mi appare solo un ammasso di tecnologia, nuda e squadrata come il cemento di cui è ricoperta… ed ho imparato che la sabbia del mare non è più quella che ci ha messo Dio, di naturale c’è forse solo il mio corpo sempre più ribelle e stanco.

Abelardo
Se tu rinascessi oggi scopriresti una nuova natura…non potresti concepire il mare senza il molo…perché il molo è un’opera dell’uomo che ti appartiene come se fosse il mondo dei balocchi…Dio costruì ogni giorno un pezzo di mondo nuovo, senza timore, ed il risultato della Creazione venne giudicato soltanto alla fine della giornata, non demonizzare il futuro… ogni materia assume la dimensione, la forma più consona al cuore e alla fantasia…rifugiarsi nell’infanzia non serve a riacquistare la vita, ed ogni infanzia sarà come deve essere…fai battere il cuore senza trattenere il respiro, l’apnea non giova mai…impara a dire grazie al mondo che esiste e non a quello che vorresti esistesse…perché il mondo ha bisogno del tuo aiuto, non può reggersi da sé…ricerca la speranza e non l’assenza…il vuoto non serve alle fondamenta del cielo, riposa in ciò che possiedi e non in ciò che desideri, persegui i desideri rinnovato nelle forze dopo esserti sfamato con le piccole cose che esistono sempre e che sono grandi anche quando sei cresciuto… stenditi accanto al vento e ti sorreggerà anche nella calma se saprai immaginarlo…vivi finalmente perché il giorno non ti chiede che questo e non gettare il tuo sudario, ti servirà da coperta quando avrai freddo…accendi il fuoco della tua capanna dispersa nella foresta e Dio batterà alla tua porta, perché c’è un tempo per camminare ed un altro per conversare…la Parola ha bisogno della protezione del tuo cuore.