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Nella radura 3/Come l’ulivo


Nella radura 3

 

Non scurisce
l’ulivo
al di là
del cielo.
Misuriamo
insieme
il tempo
delle onde.

Panoramica dalla radura alla Gasca 

Come l’ulivo

 

Annerisce di vergogna
l’ulivo
sotto uno spicchio
d’alba.
Alziamo
le nostre mani
al cielo
intrecciate
di gratitudine.

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  1. si potrebbe vedere una perdita di distanza tra soggetto e oggetto e forse anche in queste due liriche il linguaggio parla come voce assieme al caotico accadere e di un senso trascendente che trapela dai raggi del sole…

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  2. Luzi è uno dei nostri poeti più metafisici, ma se di metafisica si deve parlare per Luzi il metro di paragone è il movimento, con piena assunzione dell’inquietudine esistenziale come segno di una dipendenza drammatica del trascendente. Nelle due liriche tutto ciò non c’è! C’è movimento nell’alzare le mani, forse è sotteso nelle onde e il trascendente lo si può vedere nell’al di là e in quel Dio sottinteso che si ringrazia

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  3. forse per Dio siamo tutti ulivi, rimaniamo noi, così come Egli ci ha creati, prima che la vita ci contaminasse…un domani ci chiamerà per nome, quel nome che ci è stato dato alla nascita e con quell’innocenza torneremo a Lui

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  4. ma l’importante, nonostante tutto, nonostante la situazione di precarietà e di peccato nella quale viviamo è provare ancora ad alzare le mani al cielo, è provare a raggiungere quella pace primigenia interiore di cui siamo intessuti dalla nascita

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  5. è successo che si è innescato il germe della tentazione e del peccato che ha fatto poi in realtà annerire di vergogna Adamo ed Eva…diciamo che sono due liriche molto metaforiche se le intendiamo in questa chiave

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  6. Io vedo poco di metafisico ma tanto di Adamo ed Eva che in un ambiente ben preciso ed incontaminato misurano insieme il tempo delle onde alzando le mani per ringraziare Dio del dono della vita…ma poi che è accaduto?

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  7. Nella prima poesia soprattutto, cosí come nell’immagine vedo un qualche cosa di metafisico, quasi surreale, penso per esempio alle immagini ingannevoli di Magritte, potrebbe essere interessante considerare dei paralleli in letteratura…io non ne so nulla quindi, se pensate possa venirne fuori qualcosa di costruttivo lascio a voi la parola. Alberta

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  8. A me sembra quasi che i poeti stiano guardando, non l’immagine, ma l’evento stesso, con tutti noi. Il primo sembra rincuorarci, sente quel momento, quell’attimo, quasi surreale dell’essere difronte alla manifestazione di Dio, sente il nostro spiazzamento…non abbiate paura, il nero non é reale, é solo un’illusione, un’effetto ottico, concentratevi sul ritmo del mare perché é lui che racconta il miracolo, senza mai stancarsi o distrarsi. Il secondo poeta invece giustifica il nero come se l’ulivo, visti i colori del cielo non si senta di competere, diventa nero, per lasciare al miracolo di riempire il cielo, i nostri occhi, e le nostre mani intrecciate in gratitudine. Grazie di avermi resa partecipe di questa nuova alba. Alberta

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  9. quel tempo delle onde associato all’eternità mi fa venire in mente il tempo della creazione, quella in cui Adamo ed Eva alzavano le loro mani al Cielo intreccate di gratitudine

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  10. in quelle mani alzate al cielo vedo quasi una preghiera: lo spettacolo splendido della natura porta l’uomo, sempre, a provare riconoscenza per il creato che gl è stato donato con così grande Amore. E quando lo si contempla è come se il tempo non trascorresse mai…

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  11. bell quello spicchio d’alba…qualcosa di picolo che nella sua grandezza intrinseca basta a far arrossire di vergogna l’ulivo..ad esser piccolo è l’ulivo, mentre l’alba grandeggia sul mondo

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  12. misurare insieme il tempo delle onde mi dà l’idea dell’eternità e quell’alzare le mani è come una lunga ed eternapreghiera di ringraziamento al Creatore! Bellissima foto!

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  13. io vedp due persone come spettatori di un “quadro” meraviglioso (che bellissima immagine!) …come a sottolineare che è bello guardare, gustare insieme a qualcuno dei dono preziosi della Natura.

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  14. questo non escluderebbe una personificazione dell’albero ed ancora una volta un prorompente senso di panismo che si avverte nella contemplazione della natura

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  15. non capisco se siano due persone a misurare il tempo e intrecciare le mani oppure se ciò accade tra il singolo poeta e l’ulivo.
    Questi versi mi danno un gran senso di pace
    Elisabetta

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  16. si vergogna quasi quest’ulivo, simbolo di pace, sotto i raggi del sole … il tempo regala sogni che le sue fronde si porteranno sempre nel cuore ed anche le piante ringraziano Dio di esser vive!

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