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L’eremita (Seconda parte) (Scena unica – parte sessantunesima)


gabbietta


L’eremita
Sei davvero capace di rappresentare questo mondo come un luogo fiabesco, direi magico…un luogo nel quale tutto è possibile a patto di avere pazienza…

Abelardo
Cerca per un attimo di chiudere gli occhi…ma senza serrare le palpebre…puoi riuscirci?

L’eremita
Non credo sia possibile…o perlomeno io non ci riesco…

Abelardo
Che strano…a me pare che tu viva con gli occhi chiusi… anche di giorno…la magia nel mondo è una cosa ordinaria…basta guardarsi intorno.
Tu, amico mio, non hai ancora imparato…osservi solo te stesso come se avessi gli occhi rivoltati verso l’interno.

L’eremita
A dire il vero non ho ottenuto granché né con l’altruismo, né con l’egoismo…mi sembrano due strade chiuse, due strade a fondo cieco.

Abelardo
Perché la tua ottica è quella di ottenere qualcosa in cambio…finché non muterai il punto di partenza non riuscirai a venirne fuori…Dio non ci ha chiesto di prendere qualcosa dalla vita… il Paradiso terrestre era  a nostra disposizione e non abbiamo saputo goderne…da millenni, amico mio, è necessario lavorare a fondo perduto e col sudore della fronte… non eravamo pronti per dare un valore alle cose, al Creato e allora Dio ha fatto in modo che non potessimo portarci dietro nulla nell’eternità… questa invero è soltanto una punizione temporanea che dovrebbe portarci ad acquisire una nuova consapevolezza…per il nostro bene di figli.  Pensa però se tu riuscissi ad acquistarla anche nel mondo di qua… potresti sbalordire persino Dio, se si può dire così, e progettare già qui quel che Lui aveva pensato per noi  dall’inizio.

L’eremita
Ma come si fa a cambiare mentalità?

Abelardo
Dici bene. Si fa…si opera…si lavora con fatica e sulla fatica. Io credo che Dio abbia richiesto ad Adamo di provare a ringraziarLo sia con l’offerta del sudore, sia modellando questa fatica un po’ come se fosse una parte dell’uomo stesso…la fatica e l’angoscia come consapevolezza di sé è il fine ultimo…veder insomma muovere lentamente l’uomo vecchio verso l’uomo nuovo e specchiarSi finalmente per quel che si era in origine puramente…ad immagine e somiglianza dell’Amore e dell’Armonia.
Se apri gli occhi entra la sabbia del deserto che brucia e ti fa sentire vivo…in cammino…verso il tramonto, ma anche le rondini possono fare il nido nel tuo cuore e donarti quel senso di appartenenza che ricerchi e che ti è sempre mancato…il tuo dolore è il non sentirti uomo abbastanza…ma è il dolore che ti fa sentire uomo completo…ogni giorno rinnovato.

L’eremita
Ma io non ce la faccio più a soffrire…

Abelardo
Pensa alle rondini che hanno fatto il nido nel tuo cuore: non è giusto difenderle al prezzo della vita?

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  1. ho trovato davvero molto toccante questo post…per il contenuto del messaggio, per quella domanda che interroga tutti noi, per l’immagine simbolica che mi porterò nella memoria…grazie! Salvatore

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  2. questa sarebbe davvero una consolazione! Portarci nell’aldilà il calore , non solo quello che abbiamo ricevuto, ma anche quello che abbiamo saputo donare ed elargire a piene mani…il calore di un abbraccio, di una parola, di uno sguardo…qualcosa di ineffabile ma al tempo stesso indelebile nel nostro cuore. Davvero consolatorio sapere che sarà questo il nostro viatico! Ed è una bella responsabilità … dipende molto da ciò che FACCIAMO qui sulla terra in termini di calore!

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  3. cosa ci porteremo dietro nell’eternità? Nulla, come dice Abelardo? Non so…forse il calore di chi ha scaldato il nostro cuore…di chi è stato per noi segno tangibile della presenza di Dio nella nostra vita…credo sarà così! Furio

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  4. il problema c’è quando c’è staticità, quando si rimane per troppo tempo in stallo, non si nasce ma neppure si muore…e ciò significa che siamo apatici, che non si vive, non si ama…non si è un nido!

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  5. difenderle, proteggerle, amarle, le rondini del proprio nido, a prezzo della vita! Morire, venire in secondo piano, per loro, per il loro bene, la loro gioia. Morire per lasciarle spiccare il volo, morire nell’attesa del loro ritorno, rinascere non appena il nido riconosce il verso, quel verso familiare, quel verso amato, rivivere nel riaccogliere! Così è la vita,:un eterno ciclo di nascita e morte, ma non secondo i canoni teorici del puro meccanicismo fisico, quanto si nasce e si muore ogni volta che si ama.

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  6. del resto pensate a quante volte in letteratura compaia questo binomio amore-sofferenza. Amore inteso però anche come gratuità, come sacrificio di sè, come dono di se stessi! A partire dai martiri…non solo sofferenza d’amore, ma amore che in quanto tale è sofferenza perchè è un morire per il bene, per la vita dell’altro.

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  7. impossibile per noi accettare la sofferenza,…è necessario vedere in essa uno scopo per poter sopportare il dolore. Se non ne vediamo una ragione, se la sofferenza è fine a se stessa si può anche impazzire…ma di che soffre l’eremita?

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  8. mi pare importante sottolineare come il FARE sia destinato a DONARE, non all’AVERE, ma all’ESSERE. Si fa per essere costruttori di pace. Si opera perchè il bene del prossimo è un segno fecondo del nostro operato!

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  9. la consapevolezza di cui parla Abelardo è quella gratuità, quell’amore incondizionato che qui sulla terra ci è dato di sperimentare. Siamo tutti condannati a soffrire, perchè è il dolore la strada che conduce al vero Amore, ma conduce:c’è una meta, c’è un fine, uno scopo per questa sofferenza. Le rinunce che opero per il bene altrui, il primo passo che muovo, la mano che tendo sono tutti atti di gratuità…il fare con la coscienza che ciò che compio è un dono e come tale sarà accolto…pensate che bello vivere in questa ottica! Non faccio per guadagnare, ma faccio per donare! Ieri ho trascorso più tempo del solito con mia moglie e a fine giornata prima di dormire lei mi ha detto:”Grazie per la bella giornata!” Eppure abbiamo solo lavorato sulla stessa questione, abbiamo mangiato insieme, ci siamo presi il tempo per una chiacchierata…cose normali, cose da “nido”! Lei ha aperto gli occhi e l’ha accettato come un dono e mi ha ringraziato, ma di fatto senza saperlo si è fatta dono vivente per me! Il Paradiso è a portata di mano…più di quanto noi non possiamo credere! Rodolfo

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  10. l’altrismo non è una strada a fondo chiuso…è una piazza, ampia, grande, un nido largo, da starci dentro in tanti! Si arriva all’altruismo un po’ per predisposizione d’animo, un po’ perchè si impara a soffrire insieme agli altri e si riconosce negli altri il nostro stesso dolore…e così nasce la solidarietà! Furio

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  11. Le rondini migrano, ma ritornano al posto dell’anno precedente non appena il caldo si fa sentire…il nido non rimane mai vuoto. Gli uomini, dice Seneca, spesso a causa di una inquieta inertia cercano altrove una pace, una serenità, incapaci di trovarla in se stessi…l’eremita non è capace di trovare pace in sè, soffre perchè non trova pace, non sa ancora abbandonarsi alle braccia di un padre! di un Padre!

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  12. quella gabbietta sembra stata messa lì, all’interno del Paradiso terrestre, vuota pechè Adamo ed Eva non hanno saputo godere di quell’albero, di quelle fronde, della luce che tutto intorno riflette la Bellezza e l’Armonia, l’Amore di Dio…quante volte andiamo altrove perchè non siamo capaci di trovare pace qui, in noi stessi, non troviamo appagamento in noi!

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  13. Adamo ed Eva non hanno saputo godere del Paradiso terrestre, così accade all’eremita, così accade a noi quando diamo per scontati doni che scontati non sono…sento forte in me il desiderio di ringraziare il Padre per i dono che mi ha fatto. Tutti sbagliamo, tutti soffriamo, ma tutti abbiamo qualcosa, qualcosa di grande, di unico per cui dire GRAZIE! Fosse anche quell’unica persona che abbiamo perso per distrazione ed egoismo!

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  14. Finchè l’ottica è quella di ottenere qualcosa in cambio siamo come paralizzati…non siamo in cammino ma cristallizzati, fermi su noi stessi, solidi nel nostro egoismo, incapaci di costruire…difficile a realizzarsi tutto ciò. Dondolare…devo imparare a dondolare, ad essere un nido che oscilla, tra me e gli altri…, un volo che va e viene…si parte, ma si torna! Nicola P.

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  15. la sabbia che entra negli occhi brucia e mi fa sentire caduco…accanto non ho nessuno con chi camminare…certamente ci siete tutti voi cherappresentate quanto Dio mi ami come figlio debole e peccatore, voi che mi accogliete con le mie fragilità, ma ha ragione Abelardo….io non mi sento uomo abbastanza perchè non ho saputo amare. Ho perso quel senso di appartenenza che Dio mi aveva offerto per mezzo di un angelo…e in primis ho offeso Dio per non averlo riconosciuto in quanto tale!

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  16. eppure io credo che siamo come quella gabbietta aperta, aperta chè ci può entrare il mondo dentro se solo abbiamo la forza di imparare a chiudere gli occhi senza serrare le palpebre…come se ci fosse sempre uno spiraglio, una luce…

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  17. grazie Paolo! Tante volte penso che come l’eremita io non sono capace di soffermarmi sulla magia del mondo…la magia del mondo tante volte entra dalla finestra del mio cuore attraverso questo blog e di questo sarò sempre riconoscente a Giulia e a Carlo.

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  18. neanche io! Neanche io ce la faccio più a soffrire! Il mio cuore è come quel nido vuoto:non ho saputo difendere le mie rondini…capite che significa?Alberta e Tiziana, voi fate esperienza quotidiana di che vuol dire difendere Giacomo a prezzo della vita…io non neppure più la possibilità di provare a difenderla…non posso più tornare indietro, non posso chiedere perdono per i miei errori..mi son distratto e le rondini sono volate via per sempre! la mia è una sofferenza sterile, infeconda. La vostra sofferenza ha un nobile scopo…voi avete una creatura da amare e che vi ama…io mi son fatto scivolare l’amore tra le dita e di fatto non mi è rimasto che il mio egoismo in pugno con il quale mi misuro dannandomi tutti i giorni della mia vita!

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  19. i santi accettavano la sofferenza con gioia…ma erano santi! Io mi scopro intollerante alla prima stupidaggine che mi capita…non ho certo quella pazienza di cui parla Abelardo! Marta

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  20. ma nel cuore del Padre c’è sicuramente un nido per ciascuno dei Suoi figli…questo deve confortarci e sostenerci nella sofferenza propria della nostra dimensione umana.

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  21. io credo che il vero dolore sia non provare senso di appartenenza! E’ un vuoto incolmabile la consapevolezza che nel cuore di nessuno c’è un nido per noi!

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  22. il senso di appartenenza, il nido…non possiamo avere un’identità se non sappiamo a chi apparteniamo…se quella gabbietta appesa a u albero non è per noi rondini un punto di riferimento, un luogo di accoglienza, un posto incui ci riconosciamo amati e desiderati, accolti in quanto noi, proprio noi, allora non potremo mai essere veramente uomini nel senso pieno della parola!

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  23. la strada verso l’Amore e l’Armonia passa inevitabilmente attraverso la sofferenza…Gesù ha molto sofferto per essere esemplare nell’Amore.
    Ci vuole una vita intera per imparare ad amare, per imparare a mettere dinanzi a tutto il bene di chi ci sta a cuore. Non è facile rinunciare a noi per amore, pensare prima a chi ci sta accanto e poi a noi stessi, dare la priorità ad altri prima che a noi stessi. Sono davvero poche le anime che sono in grado di esercitare ciò e credo che per riuscire nello scopo bisogna tenere gli occhi ben aperti e stare in un angolo, farsi piccoli, sparire quasi, ma non per abnegazione, per permettere a chi si ama di comprendere quanto grande sia il nido nel suo cuore!

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  24. la prima osservazione che mi sento di fare è quella riferita al vivere con gli occhi aperti, ma non solo aperti su se stesi, quanto sugli altri….forse è questo il segreto per imparare ad amare con gratuità, per donare la vita senza aspettarsi nulla in cambio. Costanza

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