Tramonto/Idillio


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Autore: tieniinmanolaluce

Sono attualmente avvocato, mediatore civile e commerciale, formatore di mediatori e mediatore familiare socio Aimef. Per undici anni sono stato docente di letteratura italiana e storia antica al liceo classico. Sono accademico dell'Accademia Internazionale di Arte Moderna. Scrivo da sempre senza privilegiare un genere in particolare. Ho pubblicato diversi libri anche in materie tecniche. Tra quelli letterari ricordo da ultimo: Un giardino perfetto, Poesie 2012-2016, Carta e Penna Editore, novembre 2016. La condizione degli Ebrei dai Cesari ai Savoia, Carta e Penna Editore, aprile 2017 La confessione, Dramma in quattro atti, Carta e Penna Editore, aprile 2017 Ho iniziato questo blog nel febbraio del 2006 e mi ha dato grandi soddisfazioni. Spero continuino anche su questa piattaforma. Tutto ciò dipende fondamentalmente dalla interazione con tutti voi, cari lettori.

50 pensieri riguardo “Tramonto/Idillio”

  1. a me trasmettono pace interiore…quella che proviene dalle note del silenzio, quelle alle quali si accorda l’anima quando si trova in sintonia col creato. Alice

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  2. perchè se non si sta in silenzio non si comprende il valore della musica…ogni singola nota è silenzio, un silenzio che scava dentro i recessi della nosta anima. Il poeta passa dall’ascolto del silenzio al racontare il silenzio…le due stesse fotografie mi trasmettono silenzio…Carlotta

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  3. vorrei poter imparare anche io a descrivere la natura e il mio stato d’animo così….forse bisogna imparare dapprima ad amare il silenzio…solo così lo si può raccontare! Federico

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  4. ed in tal modo chi si trova dinanzi a questo post si trasforma da lettore in ascoltatore…ascoltatore non solo di echi della natura, ma di echi interiori, di paesaggi dello spirito!

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  5. La scelta della parola viene operata non solo in funzione del senso, ma anche del suono, con l’attenzione concentrata, al di là del significato, sul significante:sillabe, parole sono come note e il verso è frase di uno spartito musicale. Nicola P.

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  6. Nella relazione uomo-natura questo post è il più emblematico:infatti qui paesaggio e stato d’animo convergono e giungono a identificarsi, in uno scambio in cui l’anima sembra assumere i colori del tempo e i luoghi appaiono intrisi dalla voce dell’anima. Così vi ho letto!!

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  7. è forte in questo dialogo la tensione a creare un’atmosfera sospesa tra realtà e sogno, tra silenzio e musica e tutti gli accorgimenti stilistici utilizzati convergono a questo scopo. Sono due liriche molto elaborate, non di certo scritte di getto, ma meditate, pensate, revisionate…come se si cercasse una perfezione che si crede irraggiungibile…e non lo è!

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  8. Carlo e Giulia hanno la capacità di farci entrare sottovoce nel loro mondo di sentimenti e lo fanno con pudica leggerezza, al soffio della brezza notturna, sotto il rosso di un crepuscolo…riesco a sentire il rumore di sfondo del mare e la tenera presenza di un corpo di donna sfiorato alla luce del crepuscolo…ma solo i suoni, le parole, il lessico rende vive tali sensazioni ed accende tali immagini nella fantasia del lettore.
    Corrado F.

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  9. Per me il valore più alto di questo dialogo consiste nel fatto che ne emerge l’idea del POETA pronto a scoprire e a raccontare un segreto al di là dell’apparente realtà delle cose.

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  10. una ulteriore nota tecnica: quello che a mio modesto parere caratterizza questo post è la alta capacità di unire leggerezza e profondità, di mantenere una tonalità equilibrata, “augustea”, atta ad amalgamare tono leggero e messaggio che scava nel profondo.

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  11. non credo si possa parlare di panismo all’incontrario, quanto di una sorta di predeterminazione, qualcosa che è voluto dal Cielo…così è per il sole che sfugge alla luna, così è per l’uomo che incontra e raggiunge la donna.

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  12. la natura stessa è poesia, nella sua perfezione essa è poesia ed è inno perpetuo alla vita:in queste due liriche la poesia viene trasmessa dalle parole, dalle immagini, ma soprattutto dai sentimenti umani a cui la natura stessa non può che partecipare.

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  13. la poesia è la grande consolatrice…consola l’uomo ma anche la natura…è per questo che l’arte è qualcosa di sublime, perchè consola, riempie lo spirito, incanta l’anima…un po’ come la cetra di Orfeo incantava i sassi…

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  14. forse il giorno, la natura stessa, arrossisce d’invidia:quella luna che non potrà mai raggiungere il sole è certa invidiosa dei due amanti che si uniscono, che si tengono per mano ed il mare s’accende di stupore, come il cielo, dinanzi a tanta perfezione! Rossana

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  15. la cosa che colpisce è l’armonia, è come tutto partecipi a questa idea di vita, pur nel paradosso del tramonto che indica di per sè morte..eppure gli elementi negativi, che potrebbero essere di valenza negativa in queste due poesie, sembrano trovare anch’essi una pace, un ruolo ben definito affinchè tutto possa essere diretto alla gioia, alla gioia che scaturisce dalla vita.

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  16. e la natura stessa prende esempio dai due amanti in un percorso alla rovescia…non più l’uomo che apprende dalla natura, ma il mare che feconda la notte emulando le due anime che si tengono per mano, che si uniscono nel sangue con l’abbraccio.

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  17. L’idillio mi riporta per forza di cose all’Arcadia, ma non a quella regione del Peloponneso, quanto a quell’Arcadia che esiste soltanto dal momento in cui diventa consapevole nell’uomo:come tanti altri fenomeni essa acquista consistenza solo in quanto si rivela, entrando nel mondo delle apparenze percepite dal poeta. Da Teocrito a Virgilio il mito dell’Arcadia si diffonde attraverso il topos del locus amoenus giungendo alla poesia rinascimentale di Sannazaro e all’Aminta di Tasso. In questo post l’Arcadia è un paesaggio interiore, spirituale, è il centro dell’ispirazione il locus amoenus!

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  18. avverto un grande senso della famiglia in quel Paterno, in quell’unione, in quel tenersi per mano:in qualche modo, anche il più inaspettato voi celebrate sempre per me il senso della famiglia, di una unità, di un delicato camminare per mano che sorprende il sole e la luna nella sua disarmante semplicità . Salvatore

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  19. il sole sta scomparendo, la luna desidera e non raggiunge, il giorno è solo un’ombra…ma non c’è turbamento, nessun pathos, nemmeno in quell’invano, in quel sangue…perfetta armonia, perfetto equilibrio! Alice

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  20. Vorrei ritornare sul concetto di ASUKIA, con il quale si rappresenta non solo l’ideale del saggio , imperturbato e sereno come volevano le filosofie ellenistiche, ma in queste due liriche si indica anche il mezzo per raggiungere questo traguardo:la poesia. Essa infatti, ispirandosi alla verità di una relazione e alla sincerità di un sentimento, riesce a conferire una bellezza immutabile ed eterna ad un paesaggio che s’inchina dinanzi al mistero della vita.

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  21. bellissime foto!!!! L’idillio ha poi spiccate caratteristiche soggettive e nei due componimenti questo appare palese soprattutto grazie all’uso di quel “ci” (ci trovò, ci unisce) che sposta l’attenzione del lettore dal paesaggio all’esperienza umana. Marta

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  22. mi pare importante sottolineare come i due motivi che più frequentemente ricorrono nella poesia di Teocrito siano qui abilmente ripresi:l’eros e l’amore per la natura. L’esperienza d’amore è solo accennata nelle due liriche ma essa assume per gli autori un’importanza direi vitale. Più volte Carlo e Giulia hanno analizzato l’esperienza amorosa utilizzando una grande varietà di toni, che passano da una sensualità diretta e talvolta cruda ad un’intensa e delicata partecipazione emotiva. Quanto alla natura, che in loro abbaglia sempre come Bellezza suprema, in questo post essa sembra essere in primo piano, ma in realtà è solo una pura illusione:in primo piano sta l’uomo e la donna, quell’Adamo che tiene per mano Eva, quel loro sangue che si unisce in un canto universale dinanzi al quale la natura non può che chinare il capo! La bellezza talvolta si fa concreta anche nell’uomo, nell’uomo che ama!

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  23. In epoca decadente Pascoli chiama Myricae una raccolta poetica alludendo alla IV ecloga virgiliana con lo scopo di creare una poesia semplice ed umile anche attraverso lo sfondo della vita campestre. Fabio

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  24. In Italia dopo l’Arcadia la tematica bucolica solo sporadicamente. Leopardi usa il termine teocriteo di “idillio” per indicare alcune sue poesie che non hanno però riferimento al mondo pastorale del poeta greco. Antonella

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  25. è interessante poi notare come Teocrito amasse l’agone bucolico, la gara amebea, di canto tra pastori. Qui noi assistiamo spesso a dialoghi e non a gare, ma in questo post in particolare la poesia teocritea e virgiliana assume quel carattere di poesia amebea in modo fortissimo. Non è un botta e risposta, come avviene negli antichi, ma solo un diverso e più soggettivo modo di interpretae il crepuscolo, con la sensibilità determinante di due anime che “giocano” con la natura e cercano magistralmente di trasporre l’immagine in versi!

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  26. La cura del lessico garantisce il labor limae di queste due liriche. Lessico dell’uomo e lessico della natura qui vengono a fondersi e a confondersi, gli attributi umani vengono riferiti alla natura e tutto entra in simbiosi…sicuramente è un modo di vivere la natura più virgiliano che non teocriteo! Se non altro per la spontaneità dell’ispirazione, per quel genuino sentimento sotteso che è la vera ALETHEIA del dialogo lirico.
    Complimenti!! Ammiratissimo Emilio

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  27. Il mondo di Teocrito e dei suoi Idilli è in gran parte antropico:al centro di questo mondo ci sono terre coltivate, mandrie condotte al pascolo, lavoratori che dominano la scena. In queste due bellissime liriche c’è a parer mio una prospettiva ugualmente antropica, la natura partecipa ai sentimenti umani, in modo caldo, passionale, la natura stessa diviene antropomorfizzata e quasi si perde di vista la linea di separazione tra sentimento umano e sentimento della natura. Corrado

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  28. a meno che questo quotidiano non sia pregno diella stessa contemplazione della natura, una natura che a tal punto assume un ruolo catartico com’è tale quello dell’arte.

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  29. la ASUKIA è poi del resto un caposaldo della filosofia ellenistica che andava per la maggiore nell’Alessandria d’Egitto ai tempi di Teocrito…ma non va per la maggiore oggi, quindi, in realtà, la natura così come è vista dai nostri autori è soprattutto un luogo di evasione fortemente contrapposto alla realtà del quotidiano

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  30. La verità per come la natura viene rappresentata soprattutto in unione all’immagine della natura stessa che pare ispirare i versi, e la tranquillità che i versi esprimono e che sono la finalità stessa del canto.
    Laura C.

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  31. più che a Teocrito io avvicinerei queste poesie a Virgilio, per il modo di sentire la natura:Teocrito era molto oggettivo, al contrario di Virgilio che idealizzava la natura. Gloria

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  32. mi pare che proprio nella poesia alessandrina ci sia stato lo sviluppo di questo genere e che fosse un componimento breve all’insegna di quella brevitas decantata da Callimaco. Elena

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  33. Personalmente trovo le liriche molto commoventi: i sole e la luna sono antropomorfizzati al punto tale che davvero non li distingui da un uomo e da una donna! Grazie per questo bel dono! Carlotta

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  34. credo che per scrivere così bisogna essere in pace col mondo! Bisogna aver raggiunto un equilibrio per il quale si gode della stessa Natura che ci ha voluti vivi e la si celebra come un inno greco! Federico

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  35. sembra quasi che la natura stessa si blocchi estasiata dinanzi al mistero della vita, forse si commuove di questa vita che prende forma e a modo suo partecipa con occhio benevolo, se ne sta in disparte ad osservare la Bellezza (che di essa è propria) che si riflette nella vita umana. Versi di eccezionale profondità!

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  36. forte il senso della vita, prepotente la vita che strappa l’immagine, prevalica le parole e riempie il cuore del lettore:paterno e fecondo! Così il sole, il mare, così l’uomo e la donna…è il trionfo della vita sul tramonto…ed anche la luna arrossisce d’invidia!

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  37. somatizzazione! Perchè no! Meglio di panismo, perchè in questo post è la natura a farsi uomo, a prendere connotati umani. Una natura che si piega, un sole paterno e amante desiderato, una luna inappagata ed un giorno che arrossisce su un mare fecondo…è come se i nostri autori avessero visto nella natura elementi che si relazionano e “sentono” come un uomo ed una donna, come se la natura volesse d’amprovviso prendere la parola e denunciare anch’essa un “male”, una malinconia di vivere da una parte e la violenza, la forza, la prepotenza della bellezza della vita stessa dall’altra!
    Anche da parte mia vogliate gradire i miei più profondi complimenti!
    Nicola P.

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  38. non so se si possa parlare di somatizzazione della natura, ma avverto in queste liriche una natura che “sente”, che prova sentimenti così come se fosse un essere animato…non si distingue più la linea di separazione netta tra ciò che è l’uomo e ciò che è la natura, ma l’uno si fonde nell’altra, l’uno sente e percepisce come sente e perpepisce l’altro…

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  39. bellissime foto….sono due “idilli” straordinari! forse è proprio così che è nato l’idillio:dinanzi alla contemplazione di un paesaggio, di una natura che incanta, di una natura che viene incarnata dalle parole ed i suoni le danno corpo e forma! Complimenti! Enrica F.

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  40. come immergersi nella natura e respirare a pieni polmoni la Bellezza! Le liriche sono forse le vostre più cesellate e meditate. Nonostante la spontaneità sia palpabile si nota un fine labor limae alle spalle…perchè spesso la poesia è un baleno, un’idea che prende forma all’improvviso, ma per essere arte è necessario uno studio, una tradizione a supportarla! Complimenti vivissimi!

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