L’eremita (Seconda parte) (Scena unica – parte cinquantaseiesima)


pietra


L’eremita

A me capita spesso di non ricordare le parole o di iniziare con una preghiera e di finire con un’altra oppure ancora di interrompere bruscamente senza una ragione…penso che la preghiera necessiti di una concentrazione di cui non sono dotato….e forse chi non riesce a pregare trova difficile anche tutto il resto…una preghiera svogliata è un po’ come uno specchio del disinteresse per la vita…

Abelardo
Immagina un rapporto d’amore ed un altro nel quale due persone stanno insieme per convenienza reciproca…pensa al valore dei gesti e delle parole nell’uno e nell’altro caso…una carezza non è uguale all’altra per quanto ci si sforzi…un bacio non è nemmeno lontanamente paragonabile all’altro in quanto a trasporto…anche le stesse parole hanno un valore ben diverso… lo stesso piacere può trasformarsi in un acuto dolore e, viceversa, il dolore profondo nel più gratificante dei piaceri… quando si ama è naturale vivere con la maggiore pienezza possibile qualsiasi manifestazione del corpo e dello spirito…
Dio è una Persona con Cui possiamo intrattenere una relazione d’amore oppure un rapporto di convenienza; sta a noi decidere se vogliamo accarezzarLo con affetto o con timore, se vogliamo baciare la Sua croce perché ci liberi dalla morte o perché ci faccia anche risuscitare…c’è una grande differenza… non tanto per Lui che comunque ci ama, che ci indirizza in ogni caso verso la salvezza… ma per noi… che non riusciamo a provare amore per nostro Padre e per nostra Madre…nemmeno nel momento del sacrificio.
Chi non riesce a pregare poi spesso non crede nei propri sentimenti, nell’attrattiva formidabile che Dio può provare per il nostro piccolo cuore; non è soltanto una mancanza di fede in Lui che provoca il distacco…quello che tu chiami un difetto di concentrazione… ma un’assenza di riconoscimento in noi della Sua immagine…è la sensazione che Dio non ci sia né dentro, né fuori di noi… per cui la nostra mente ad un certo punto stacca la spina…senza il cuore la mente si rifiuta di comunicare con Ciò che percepisce come un fantasma… ma la preghiera per noi umani non può essere una mera esigenza della ragione… non può che essere un rapporto d’amore in cui ci si gioca il cuore, perché solo in esso e con esso è assolutamente inutile esprimere le proprie esigenze… l’Amato le conosce già per il solo fatto che ci ama e che percepisce il nostro incondizionato abbandono in Lui…coloro che si amano non hanno alcun bisogno di chiedere un gesto d’amore, né condizionano i propri gesti a quelli altrui…ogni cosa che sentono di fare per l’altro diventa una priorità irrinunciabile…
Vivi la preghiera come un lungo bacio che ti stai scambiando con Dio… senza nessun calcolo… ma solo per amore.

Autore: tieniinmanolaluce

Sono attualmente avvocato, mediatore civile e commerciale, formatore di mediatori e mediatore familiare socio Aimef. Per undici anni sono stato docente di letteratura italiana e storia antica al liceo classico. Sono accademico dell'Accademia Internazionale di Arte Moderna. Scrivo da sempre senza privilegiare un genere in particolare. Ho pubblicato diversi libri anche in materie tecniche. Tra quelli letterari ricordo da ultimo: Un giardino perfetto, Poesie 2012-2016, Carta e Penna Editore, novembre 2016. La condizione degli Ebrei dai Cesari ai Savoia, Carta e Penna Editore, aprile 2017 La confessione, Dramma in quattro atti, Carta e Penna Editore, aprile 2017 Ho iniziato questo blog nel febbraio del 2006 e mi ha dato grandi soddisfazioni. Spero continuino anche su questa piattaforma. Tutto ciò dipende fondamentalmente dalla interazione con tutti voi, cari lettori.

29 pensieri riguardo “L’eremita (Seconda parte) (Scena unica – parte cinquantaseiesima)”

  1. solo allora la preghiera ha raggiunto veramente l’autorivelazione di ciò che l’uomo è:un essere venuto da Dio e destinato a ritrovare se stesso nel rimmettersi nelle Sue mani. Nicola P.

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  2. si parlava di ritmo…ecco, io credo che la preghiera consista in un’invocazione ripetuta lentamente, a ritmo di respiro:”Signore, abbi pietà di me”. Questa invocazione deve passare dalla testa al cuore, entrare nel ritmo del respiro, invadere l’intera persona. Filippo

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  3. penso che l’ingresso nella preghiera sia caratterizzato soprattutto da un silenzio assoluto, un azzerrare il nostro stesso essere, entrare nella preghiera con estrema umiltà. Ogni volte che ci presentiamo a Dio con tutto ciò che crediamo di aver imparato e che posssediamo la nostra preghiera ne soffre, è carica di cose che la disturbano.

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  4. il mio stato di preghiera è una pagina della Scrittura in cui mi posso rispecchiare. Potrei sentirmi come Pietro che ammette:”Signore, non ce la faccio!”; oppure potrei mettermi tra gli Apostoli e chiedere”Signore, dove andremo? Cosa faremo?”…potrei rispecchiarmi in tanti passi del Vangelo o nelle parole di un salmo che esprima veramente il mi stato d’animo

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  5. Ho pensato che il mio stao di preghiera è in fondo un gido del cuore. Se dovessi in questo momento chiedere Dio ciò he maggiormente mi sta a core, come lo esprimerei? “Gesù, abbi pieà di me peccatore!” Ecco, questo è per me ora il mio autentico stato di preghiera, è un grido del cuore.

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  6. E forse per trovare una situazione di peghiera bisogna partire da una posizione del corpo (è così anche in amore!). Ognuno sceglie la sua, ognuno ha il Suo modo di mettersi in ascolto, di acogliere, di abbracciare l’amato he ci parla, che desidera ascoltarci..così è anche per la preghiera. E’ importante che proprio attraverso l’esperienza del nostro corpo noi mettiamo a nudo la profondità di tali desideri.

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  7. Credo che siano importanti tre atteggiamenti:
    – la situazione della preghiera, ome situazione preliminare;
    – l’ingresso nella preghiera, come momento di raccoglimento;
    – il ritmo della preghiera, come costanza nella preghiera.

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  8. La preghiera è qualcosa di molto semplice, è una risposta immediata che mi sale dentro il cuore quando mi metto difronte alla verità dell’essere. LA VERITà DELL’ESSERE! Ecco perchè non può essere frutto di convenienza. La preghiera dell’essere è quella che sperimento quando riconosco Dio e Lo traggo fuori dal profondo del mio essere:è la preghiera naturale, che sgorga spontanea, proprio perchè l’uomo che vive a fondo l’autenticità delle sue esperienze sente immediatamente, istintivamente l’esigenza di esprimersi attraverso una preghiera di lode, di ringraziamento, di offerta. E’ il “Ti amo!” che sgorga dal cuore e che non si può trattenere quando si ama davvero… Rodolfo

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  9. ma questa, Alberta, è convinzione! E’ ben lungi dalla convenienza! Nonostante le fatiche, nonostante le difficoltà, io continuo a stare con mio marito con la convinzione di un vincolo sacerdotale che ci unisce, ma non per convenienza! per me c’è una enorme differenza!
    Tornando alla preghiera , essa è un qualcosa di così personale, di così intimo, di così nostro, che diventa difficile parlarne insieme, a meno che il Signore non ci metta tutti in un’atmosfera di preghiera, cosa che sovente, sempre, avviene tra noi. Ed allora entriamo davvero con concentrazione in quest’atmosfera e lasciamo a Dio la possibilità di parlare al cuore di ognuno di noi…ne verrà fuori qualcosa di estremamente bello.

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  10. “…nei linguaggi umani non c’e’ proposizione che non implichi
    l’universo intero; dire la tigre è dire le tigri che la generarono, i cervi e le testuggini che divorò, il pascolo di cui si alimentarono i cervi, la terra
    che fu madre del pascolo, il cielo che dette luce alla terra.”
    J.L.Borges, la scrittura del dio, in L’Aleph. Mi é capitato di leggere questa riga qualche giorno fa e mi é tornata in mente leggendo questa pagina dell’Eremita, dove si parla una volta ancora della parola , del significato che le si da e del significato piú intrinseco della parola stessa. Il parlare di convenienza o di amore, non é come parlare di bianco e di nero, ci sono una miriade di circostanze che possono far passare dall’uno all’altro. Non vorrei sembrare cinica, ma, soprattutto parlando ai ragazzi credo sia giusto dire che a volte si possono passare fasi, piú o meno consapevoli, di convenienza. Nel momento in cui ci si sposa in realtá ci si conosce molto poco e sicuramente siamo ben lontani da quello che é l’amore, amore come conoscersi per quello che si é, scontrarsi con quello che non ci piace e che in qualche modo vorremmo fosse diverso. Non é facile amare, cosí come non é facile pregare, entrambe le cose le si fanno con il cuore si ma anche con il corpo, per il semplice fatto che volendo o no di corpo siamo fatti. Spesso la ‘convenienza’ é paura, é titubanza, é incredulitá, tutte cose che ci portano alla distrazione e al distacco, a volte é anche il pretendere troppo da noi stessi con questo voglio dire che vorremmo recitare un intero rosario quando non riusciamo neppure a concentrarci in una singola Avemaria. La preghiera in se, quella vera, credo sia il culmine della meditazione, di entrare nel significato della parola per quello che davvero é; non si impara a meditare in pochi minuti! L’importante credo sia comunque tendere alla meditazione, tendere allo scoprire il nostro compagno come davvero é, per scontrarsi, perché no, ma sicuramente con la convinzione sempre, in ogni istante, che é con quella persona che abbiamo scelto di vivere finché morte non ci separi. Alberta

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  11. Carissimi, la preghiera è dono e partecipazione alla preghiera di Gesù al Padre, come avete giustamente sottolineato. Non è vero che non sappiamo pregare, dobbiamo solo prendere coscienza che lo Spirito è dentro noi e dice: Abbà, Padre”. La preghiera diventa allora una bellissima avventura che inizia da quando siamo bambini e di questo dovete sentirvi responsabili voi tutti genitori, madrine e padrini. Il bimbo che si commuove dinanzi a gesù crocifisso, prega: lo Spirito santo che lo fa pregare. La capacità intuitiva del piccolo dinanzi alle cose di Dio è un movimento dello Spirito, presente in lui con il Padre e con il Figlio. Ma ogni cristiano ha una sua personale e irripetibile vocazione di preghiera:ciascuno è chiamato a essere orante in Cristo ma in modo particolare. E sarebbe bello se ne parlassimo insieme! Filippo

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  12. inizio con una nota sull’immagine:bisogna mettere cuore in tutto ciò che si fa, perchè il cuore di Dio, il Suo soffio vitale, è dappertutto, anche tra le pietre, nei luoghi dove non ci aspetteremmo mai di trovarlo e proprio in quei luoghi Egli fa nascere spontanea in noi una preghiera, una “chiacchierata” con Lui. Mai fare le cose per convenienza, la convenienza è un atteggiamento tipicamente mentale, non certo affettivo e Dio non si rapporta all’uomo per convenienza, non l’ha creato per Sua convenienza, non ha inviato Suo figlio che morisse in croce per una Sua personale convenienza. L’amore che il Padre nutre verso i figli è gratuito! Questo accade tra gli uomini come nel rapporto tra Dio e l’uomo. Finchè non lo comprendiamo il nostro cuore non potrà vedere accesa quella scintilla d’amore che ci porta a rivolgerci a Dio chiamandolo Padre!

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  13. io credo che un’altra analogia tra preghiera e amore stia nel fatto che entrambe necessitino di concentrazione, o meglio, di attenzione! Non c’è amore se non c’è attenzione all’altro, se non mi concentro sulla sua persona, sulle sue richieste, su ciò che può donare gioia. E così non c’è vera preghiera se durante la preghiera io non mi concentro sul senso di ciò che sto dicendo, se non sono convinta che in quel momento sto dialogando con Dio, Lui è in ascolto…è un dono immenso questo! Costanza

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  14. Certo che è assurdo! è aberrante e voi dovete guardarvi bene dal non cadere mai in questo terribile errore. Piuttosto che convivere per convenienza cercate altre strade, cercate la strada del dialogo, della pazienza, andatevi incontro, scendete a compromessi, cercate di ricucire rapporti…laddove fallirete sarete condannati ad una eterna sofferenza, perchè affettivamente avrete fallito! Una cosa è sopportarsi con affetto e un’altra è stare insieme per convenienza. Anche su questo c’è una bella differenza. Ma la più grande differenza sta tra l’amare una persona e lo stare insieme a lei. Se non la si ama, se non c’è questo presupposto, sono d’accordo con voi che non c’è molto senso nella convivenza. Pur salvando il sacrificio che si fa in nome di un sacramento che lega comunque due persone…ma anche là il discorso si fa complesso:si vive davvero tale sacramento? Non è facile ragazzi…Abelardo condanna questo tipo di atteggiamento:lui esalta l’amore, la verità che c’è in un rapporto d’amore, la sincerità e la trasparenza che lo connota. Questi sono gli stessi ingredienti della preghiera. Ancora una volta Abelardo fa un paragone tra l’amore di Dio e l’amore umano per rendere più chiaro all’eremita quale sia la strada giusta da percorrere…e, come giustamente dite voi, ragazzi miei, non certo quella dello stare insieme per convenienza!

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  15. C’è gente che prega per convenienza così come sta insieme a qualcuno per convenienza..intendiamoci! Ci sono tantissime persone che amano con il cuore in mano e pregano altrettanto bene, ma ci sono uomini corrotti e poveri, miseri, spiritualmente bassi e negletti che, sì, amano oppure stanno semplicemente insieme a qualcuno per convenienza. E chi ama per convenienza state tranquilli che non prega…non sa neppure dove stia di casa Dio! Riccardo

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  16. Già…è schifoso! E’ l’esatto contrario di ciò che dovrebbe essere l’amore e cioè gratuità…la preghiera dovrebbe essere gratuita, un dono che facciao noi a Chi amiamo! C’è gente che ama per convenienza? Carlotta

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  17. …un cuore di pietra! molto significativo questo binomio! Chi agisce con la mente e non con il cuore riesce a ceare un gran freddo intorno e dentro di sè. Personalmente mi fanno molta pena queste persone, perchè si perdono il bello della vita, magari soffrono (aPparentemente) di meno, ma poi si ritrovano con tante pietre in tasca…e null’altro! La preghiera non si può fare con la testa, così come l’amore. Non è preghiera. Non è amore. Una bellissima pagina che dà spunto a molte riflessioni!

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