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Fratelli/Sotto un unico cielo


Fratelli

 Un lampo tragico
e divenne
odioso amare,
la morte vita
prese
e nel tuono
dimenticai
se fui Caino o Abele

scarpine
Sotto un unico cielo

 Avvicinarmi
per ucciderti
logica curiosa
come l’amore
fuggitivo.
Brulica
la vita
immaginaria

Comments

  1. ‘La vita é un dono:dei pochi ai molti:di coloro che sanno e che hanno a coloro che non sanno e non hanno’ Amedeo Modigliani. Facciamo trionfare l’amore, l’amore nel nostro piccolo, l’amore di chi ha lottato per lui, non con la forza ma con la giusta informazione e le parole dei giusti. Apriamo gli occhi su ció che é importante, facciamo passare alla storia, non nomi o date ma distruzione per ció che davvero é, non solo della vita umana ma della cultura, dell’arte, della libertá umana e guardiamo quanto di ció é riflesso nell’attualitá che viviamo. Abbiamo bisogno di vera informazione come abbiamo bisogno di ossigeno, abbiamo bisogno di coerenza, contro le discrepanze che ci frastornano…non facciamo vincere il forte ma facciamo vincere il giusto…il Vangelo é la nostra arma, usiamola!!! Alberta

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  2. frutto della giustizia, la pace;figlio della pace, il perdono. Quando il trinomio funziona l’amore resiste ad ogni conflittualità…è risaputo che un amore stabile rende l’uomo felice! Quale la massima felicità del Padre se non la felicità della propria creatura! Quale augurio allora più sentito potrei fare a tutti voi se non quello di un amore stabile, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, nella buona e nella cattiva sorte, finchè morte non vi separi. Filippo

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  3. renatoscrepis says:

    da Lui riceviamo poi il perdono, forma piena della Sua misericordia. Il cuore umano non è portato molto a perdonare, può comprendere, può dimenticare, ma il perdono di Dio è annullamento del male, non è far finta che non sia successo niente.

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  4. in Lui la giustizia è parte della pace che genera reciprocità, in forza della quale ognuno ha diritti, doveri ed è esclusa la sopraffazione. Allora diventa palese che la giustizia è un’equa distribuzione di diritti e doveri. Rodolfo

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  5. PACE GIUSTIZIA PERDONO sono sempre necessariamente presenti nel nostro incontro con Dio Padre e più ancora con il Figlio Gesù che, nel rispetto della nostra libertà, non farà mai ciò che non gli permetteranno di fare, non violerà mai questo grande valore. Con LUI tutto diventa più chiaro:la pace, dono della sua resurrezione che noi accettiamo perchè consapevoli di non farcela da soli e perchè sappiamo che il Lui pace non è solo mancanza di guerra ma costruzione nell’uomo di tutto il bene possibile. Filippo

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  6. vi chiedo ancora una riflessione su questa pagica che brulica di vita. PACE-GIUSTIZIA-PERDONO. Facciamo in modo che questo trinomio non sia solo un trio di parole. Abbiamo detto quanto sia chiaro per noi tutti che siamo creature fragili, con pregi e difetti, santi e peccatori, con limiti naturali ma con la volontà di collaborare l’uno con l’altro, di camminare insieme su un sentiero di croci, salite, dirupi, pianori, òungo i quali dobbiamo fermarci per far PACE, PER-DONARCI, per lasciare equo spazio (giustizia) all’espressione, si desideri, alla cretaività, alla crescta, alla libertà di ciascuno. Quella libertà che ha come unico limite la libertà dell’altro. Furio

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  7. “Una pace futura potrà essere veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso – se ogni uomo sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo”. (Etty Hillesum, Diario)

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  8. ed ancora, per riprendere il finale della prima lirica vi riporto questo passo di Primo Levi:”Non ci sono demoni, gli assassini di milioni di innocenti sono gente come noi, hanno il nostro viso, ci rassomigliano. Non hanno sangue diverso, ma hanno infilato, consapevolmente o no, una strada rischiosa, la strada dell’ossequio e del consenso, che è senza ritorno”. (P. Levi, La ricerca delle radici)Grazie davvero per questa illuminante pagina di vita! Corrado Fadda

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  9. vorrei fare da eco ai ragazzi con questopasso di Hannah Arendt:” In un mondo come il nostro, in cui la politica, in alcuni paesi, ha da tempo superato la fase del delitto isolato ed è entrata in quella della criminalità, una moralità senza compromessi è diventato l’unico strumento mediante il quale possa essere percepita e pensata la vera realtà, contrapposta alle situazioni di fatto, distorte ed essenzialmente effimere, create dai crimini”.

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  10. a tal proposito vorrei ricordare anche l’orazione Sulla pace di Isocrate:se euripide affronta il problema immergendolo nel mito, Isocrate , retore e uomo politico, lo collega apertamente alla realtà del suo tempo. In un’epoca come la nostra, nella quale non si è ancora trovata la strada della convivenza pacifica tra i popoli, il grido di protesta di Euripide e le amare riflessioni di Isocrate sono davvero di una attualità DISARMANTE!!

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  11. renatoscrepis says:

    pensate alle grandi opere di Erodoto, di >Tucidide, a Nevio…Ennio…guerre persiane, guerre del Peloponneso, guerre puniche:la guerra è stata oggetto di grande riflessione da sempre e vorrei invitarvi a leggere due tra le più celebri tragedie di Euripide, l’Ecuba e le Troiane che affrontano per l’appunto il problema della guerra e della pace con il quale tutti gli uomini nel corso della storia hanno dovuto misurarsi.

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  12. sarà un cammino utopistico forse, ma l’utopia serve a camminare. Ad ognuno di noi quindi l’umpegno di trovare a cominciare dalla famiglia il proprio percorso per la realizzazione di un mondo più giusto e più in pace, con stili di vita più compatibili, responsabilizzandosi attivamente anche all’interno della chiesa affinchè essa sappia prendere in esame i temi della povertà, della pena di morte e della tortura

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  13. le cause della guerra vanno sempre ricercate nella iniqua distribuzione delle risorse. Coloro che ne sono maggiormente dotati sono i più forti e impongono con la forza le loro condizioni. Di fronte a tutto ciò il singolo non può fare gran che ma ciò che possiamo fare lo dobbiamo fare. E’ un obbligo morale! è un obbligo morale agire perchè si viva in pace e con giustizia. Luciano

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  14. emilioconte says:

    statisticamente è fin troppo evidente che le origini delle guerre devono essere ricercate nell’ambito degli interessi economici. A queste motivazioni si possono poi aggiungere motivi religiosi, sociali che poi in ultima analisi risultano essere concause, spesso strumenti atti a celare la prevalente motivazione economica.

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  15. ma chi fa la guerra? chi decide le guerre? chi la avversa? che cos’è la guerra? Perchè le guerre sono diventate lo spregevole mezzo di regolamento delle relazioni tra paesi? Francesco

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  16. “Non usciremo dalla spirale della paura, della violenza e della vendetta finchè intenderemo la pace come vittoria sui nemici e la sicurezza come capacità bellica da sopraffare” Eugen Drewermann….mi pare raccolga bene tutti i nostri commenti . Alice

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  17. “Non si avrà la pace se non c’è giustizia, non si avrà giustizia se non c’è equità,non si avrà equità se non c’è sviluppo, non si avrà sviluppo se non c’è democrazia, non si avrà democrazia se non c’è rispetto per l’identità e la dignità dei popoli e delle culture” Rigoberta Menchù. Ve la dono con affetto. Carlotta

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  18. ma sappiamo che sono i piccoli passi a costruire un lungo cammino! Io voglio pensare che non esiste nell’agire dell’uomo il BENE o il Male assoluto, ma solo uomini che a Sua immagine e somiglianza che cercano di raggiungere i loro obiettivi, buoni o cattivi che siano con mezzi anch’essi buoni o cattivi. Nei buoni c’è spesso una parte di responsabilità così come nei cattivi c’è spesso una parte di ragione…non so se sono Caino o Abele…siamo partiti di là, dall’UOMO! E l’uomo è impregnato di questa dicotomia.

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  19. c’è anche da dire che di fronte ai grandi conflitti spesso è più facile rifugiarsi nella rassegnazione e nell’impotenza:sono cose troppo al di sopra delle nostre capacità! Maria

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  20. emilioconte says:

    Non possiamo poi dimenticare che Gesù non scelse nemmeno di diferdersi, ma decise di prendre su di sè i peccati dell’uomo pagandone di persona le conseguenze. Questa è la forza della verità:uscire da quelle logiche di legittima difesa cominciando a considerare non “un nemico” il nosro avversario, ma qualcuno che ha le sue ragioni e quindi mettendoci in confronto e cercando soluzioni per entrambi. La nonviolenza diventa quindi conoscenza, possesso e dono di sè. lungi dall’essere codardia e indifferenza essa è frutto di grande fermezza, disciplina e coraggio.

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  21. torno ancora a favi un saluto perchè la conversazione di oggi è stata particolarmete profonda per me. Ho pensato a tutto ciò che avete scritto, che abbiamo scritto e ho visto il TG…si parla di guerra preventiva, guerra necessaria, tutti siamo in guerra, la guerra è dappertutto. Nonostante ciò mi pare evidente il fallimento di questo strumento che lungi dal raggiungere una soluzione continua a generare solo altri conflitti. Federico

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  22. io ho studiato tanto, l’ho studiata la storia e vi posso assicurare che la guerra è piena di menzogne, essa è una continua offesa alla verità. Bisogna cercare altre strade, per derimere le contese, tutte le contese, a cominciare da quelle domestiche. E’ scritto: “Beati gli operatori di pace perchè SARANNO chiamati figli di Dio;beati i perseguitati per causa della giustizia perchè di essi E’ il regno di Dio” :un verbo al presente ed uno al futuro, perchè pace ci SARà se gli uomini CERCANO la giustizia, anche se questa richiede uno sforzo di perdono.

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  23. tanti di voi mi pare remino controcorrente proprio in nome di questa pace, dell’essere costruttori di pace, nel tentativo di sopire quel Caino che è in noi e dar sempre maggiore spazio all’Abele che vuole urlare. Mi pare che su questo terreno ci sia estremamente bisogno di profezia, specie in un tempo come il nostro in cui le cattive abitudini consumistiche devono fare i conti con le domande di giustizia e di benessere dei Paesi del Sud del mondo. Ogni discorso di missionarietà cristiana passa inevitabilmente di qui.

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  24. la cosa che più mi rattrista in un certo senso è che semi di pace vengono sparsi sui sentieri del nostro pianeta , anche se il più delle volte vengono ignorati da TV e giornali..è come se la società remasse contro questi semi e questo è davvero un paradosso inaccettabile!

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  25. alessandrarisso says:

    mi ha lasciato un grande amaro in bocca quel che Carlo ha raccontato della Stoppani. Io credo che sia necessario esercitare anche un’ecologia della mente e del cuore, sforzandoci di leggere i segni di pace che ci stanno intorno. Perchè sono convinta che che dobbiamo provare a praticare una sorta di allenamento della pace già a partire da noi stessi, dalle relazioni che intrecciamo quotidianamente. Dio non parla di una pace diversa da quella umana e questo deve darci la fiducia che la pace sia davvero qualcosa di realizzabile.

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  26. io credo che come cristiani dobbiamo essere sicuri che la pace sia possibile perchè essa non è solo un’aspirazione, è una persona, è il Dio con noi! Corrado F.

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  27. ed io sono sicura che una pace, una certa pace, è già in qualche modo presente:basta leggere questo meraviglioso blog! Paola (mamma di Marta)

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  28. invece riusciamo a considerare normali cose del tutto disumane, come chiudere la porta in facia a chi ha fame, consumare beni e cibi che per chi li ha prodotti sono strumento di sfruttamento e morte. “Sono forse io il guardiano di mio fratello?”

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  29. “Giustizia e pace si baceranno” è un pensiero che non è poi così scontato nel nostro quotidiano. Giustizia e pace si baceranno anche attraverso un mondo più pulito (vedi Stoppani), attraverso un consumo equo, un mercato equo, uno sviluppo equo…ed invece tante volte non è così. Io credo che primi noi cristiani dobbiamo dimostrare di essere beati nella nostra povertà, nella nostra mitezza, nella nostra fatica di perdonare, di evitare la prepotenza e cercare la pace.

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  30. come tutti i giorni oggi sono entrata in casa e i miei figli hanno gridato:Mamma ho fame! La nosra famiglia parte dalla fame quotidiana per cercare di capire cosa nella nostra vita è un atto di giustizia che semina la pace e cosa invece è fonte di guerra. Vibiamo in un tempo di guerra e siamo chiamati ad interrogarci profondamente…ma è pur vero che si parla così tanto di guerra che ormai ci siamo praticamete assuefatti a certe immagini e a certe parole. Ma abbiamo capito un po’ per volta che anche noi siamo colpevoli senza imbracciare un fucile. E abbiamo capito che possiamo contribuire alla pace facendo la spesa in un certo modo o scegliendo una banca che non finanzi il mercato delle armi. Rossana

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  31. Non so perché ci siano le guerre (soprattutto quelle che si mascherano dietro un motivo religioso), non so perché ci siano bambini picchiati, violentati…mentalmente e fisicamente, animali uccisi per piacere, fratelli pronti ad accopparsi per un pó piú di ereditá…é difficile ammettere che tutto ció e molto di piú fa parte di noi, come esseri umani, che tutto ció un giorno era un neonato, tenero, fragile e bisognoso di amore, come tutti noi…quello che so é che l’uomo ha sempre saputo rimboccarsi le maniche e ricominciare, che lo spirito di sopravvivere é tale da far germogliare un fiore da una pietra,…e spero e prego, per i miei figli e per i figli del mondo che continui ad essere cosí. Alberta

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  32. Perdonate amici miei la mia intrusione. Ma proprio pochi minuti fa ho appreso che il Presidente del Consiglio con suo decreto ha dichiarato in stato di emergenza l’area della Stoppani di Cogoleto per gravissimi problemi ambientali. Si potrebbero dire tante cose in proposito, educazione alla pace vuol dire anche rispetto dell’ambiente… ma le lascio al vostro illuminante dibattito, se lo riterrete opportuno… io voglio solo sottolineare qui che la maggiorparte delle fotografie di questo blog sono state scattate a poche centinaia di metri (v. ad esempio le foglioline di ieri) dai luoghi così danneggiati dall’inquinamento (io abito ad un chilometro dalla Stoppani). Ho pensato perciò che nonostante tutto la vita trionfa sempre e che noi dobbiamo crederci… dobbiamo attaccarci con forza e convinzione alle manifestazioni vitali della natura anche nelle situazioni più estreme.
    L’affetto profondo mio e di Giulia vanno a tutti Voi, amici meravigliosi, ed insieme a Voi al nuovo amico Rodolfo con l’auspicio che si possa innamorare della nostra comunità in cammino.

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  33. E l’altro è Se questo è un uomo, l’autobiografico grido disperato di chi ha vissuto la sconvolgente esperienza in un campo di sterminio nazista. Alice

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  34. Uno è Uomo del mio tempo, pensata e scritta in relazione ai fatti tragici della >seconda guerra mondiale. Maria

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  35. emilioconte says:

    perdonate ancora una riflessione letteraria: Nessuno tocchi caino! Quiesta frase mi ha fatto pensare a quanto la cultura del Novecento abbia colto con sensibilità la tragedia che si è consumata per la prima volta nell’episodio di caino e bele, ma che non sembra conoscere coordinate temporali. In particolar modo vorrei ricordare sia Salvatore Quasimodo che Primo Levi che hanno affrontato l’argomento in due testi poetici coevi, li ricordate?

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  36. un grande giurista del cinquecento, Pietrino Belli, ricordava che la parola latina BELLUM deriva probabilmente da BELLUA (belva) e che Cicerone sostenne esserci due tipi di combattimento, quello mediante discussione (per disceptationem) e per violenza (per vim) precisando che il primo è proprio degli uomini, il secondo è invece proprio delle belve! La saggezza degli antichi ci conferma la disumanità della guerra ed il valore profondamente umano della pace. Rodolfo

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  37. E’ importante quindi che i bambini vivano fin dai primi anni di vita nella famiglia e nella scuola un clima di non violenza. ciò dipenderà dalla sensibilità e dall’impegno di genitori ed insegnanti, dal rapporto che questi ultimi saranno in grado di instaurare con figli ed alunni. Un’educazione alla non violenza passa anche attraverso un’estrema attenzione al bambino come “persona” e quindi attraverso un tipo di rapporto che non schiacci la personalità ma che la stimoli e la avvalori.

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  38. è estremamente concreto tutto ciò che ho letto sinora: si può acquisire una mentalità, una cultura di pace? certo. Educando la mia coscienza alla pace; sviluppando una coscienza vigile e critica;esercitandomi al dialogo e alla tolleranza; evitando lo scontro ideologico;rispettando il diverso;impegnandomi nel volontariato a favore degli ultimi…sono tutti atteggiamenti concreti! Furio

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  39. si noti poi che il cambiamento di mentalità è uno dei nuclei essenziali del messaggio evangelico, il quale è incentrato sulla parola greca METANOèITE: quest’ultima viene tradotta con “convertitevi2 ma di fatto essa ha un significato più profondo e radicale:significa “cambiate mente”, “cambiate testa”, cambiate cioè atteggiamento!

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  40. Ragazzi…ma qui si vola davvero in alto:da Gandhi si passa al mito greco! Quali altre sorprese mi riservate? Volevo ritornare al lavoro educativo di cui si parlava: la nostra società è estremamente competitiva, in essa la rivalità, l’esclusione, l’eliminazione, l’emarginazione sono attività essenziali. Il vivere è diventato un “escludere” non un “con-vivere. Pertanto è necessario più che mai un’educazione al perdono. Rodolfo

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  41. e la storia si ripete identica per Eteocle e Polinice nei Sette contro >Tebe! Carlotta

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  42. renatoscrepis says:

    certamente! nell’episodio di Atre e Tieste la rivalità tra fratelli si colora di una malvagità speciale, rafforzando l’idea, comune nel mito, che la colpa è un marchio da famiglia che si trasmette da padre a figlio.

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  43. ma l’episodio di caino ed Abele può essere affiancato a quello di Atreo e Tieste? Federico

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  44. E si svela cosí il significato vero del perdono, il perdono come prima pietra delle fondamenta su cui si erigono insieme diversitá e tolleranza. Alberta

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  45. renatoscrepis says:

    ed ancor prima in Omero…pensate solo alla violenza verbale di un Agamennone che scaccia via il povero vecchio Crise!

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  46. già…HUBRIS e DIKE…le radici della violenza affondano già nelle opere e i Giorni Federico

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  47. renatoscrepis says:

    pensate solo al dialogo dello sparviero e dell’usignolo di Esiodo…

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  48. Si tratta di cambiare una mentalità che si è fossilizzata da secoli secondo modelli ispirati a prepotenza, a sopraffazione! Non è cosa semplice! Rodolfo

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  49. ho capito…siete stati chiarissimi, anche se oggi le tecnologie OGM he stravolgono i processi naturali rendono un po’ superato il paragone, ma passatemi la battuta! francesco
    P.S. è chiaro quindi che l’atteggiamento nonviolento richiede un notevole lavoro educativo!

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  50. La nonviolenza ha dunque uno strettissimo rapporto con la pace. siamo abituati a concepire la pace in chiave negativa come assenza di guerra. Ma la pace è invece una realtà assolutamente positiva! E’ sforzo di comprensione dell’altro, è riconoscimento della diversità, è rispetto dei diritti umani, è solidarietà, è collaborazione. Tra nonviolenza e pace c’è un rapporto analogo a quello che corre tra fini e mezzi. Gandhi diceva che il mezzo può essere paragonato a un seme e il fine ad una pianta. C’è una inviolabile relazione tra seme pianta così come c’è tra il mezzo ed il fine:il mezzo violento produce violenza, il mezzo nonviolento produce pace!

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  51. Sì, Gandhi fu uno dei maggiori profeti della nonviolenza e la sua intuizione fu questa:la verità, il rispetto dell’altro, il dialogonon sono solo ideali morali;possono diventare forze storiche e determinare una nuova visione della politica, della cultura, della storia. possono cambiare il mondo.

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  52. se non sbaglio fu questa l’intuizione di gandhi, non è vero? Marta

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  53. proprio così, ragazzi miei…è davvero un piacere leggere di così tanti giovani interessati alla pace! Ciò che è fondamentale è imparare a gestire e risolvere i conflitti in modo pacifico. Rodolfo

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  54. State quindi dicendo che il conflitto può essere gestito in modo violento o in modo ragionevole e questo tipo di gestione è la premessa indispensabile per coastruire la pace! Alberto

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  55. emilioconte says:

    MA SECONDO ME IL FULCRO DI UN DISCORSO CORRETTO NON è TANTO LA GUERRA, QUANTO IL CONFLITTO. qUEST’ULTIMO NON è IN REALTà ELIMINABILE, PERCHè NASCE PER L’APPUNTO DALLA DIVERSITà, MA è invece eliminabile la sua natura, cioè la sua forma violenta…e questo mi pare assai importante!

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  56. emilioconte says:

    mi “mangia” parte dei commenti…rifaccio: la differenza, caro Alberto, sta nel fatto che la guerra è di fatto un conflitto armato, nel quale si ricorre alla violenza delle armi. Da qui l’espressione conflitto bellico, perchè in latino lo scontro armato ssi chiamava per l’appunto BELLUM

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  57. emilioconte says:

    allora la differenza sta nel fatto che la guerra è un conflitto armato, da cui l’espressione conflitto bellico da bellum latino. Albeto

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  58. Per anni sono stato giudice in cause di separazione:ho conosciuto centinaia di coppie in crisi che strumentalizzavano i figli calpestando ogni residuo di umanità. Mi sono sempre adoperato per far ragionare quei coniugi, per portarli a una gestione non-violenta del conflitto, cercando di individuare le cause dei disagi e farli approdare a una riconciliazione o almeno a una separazione consensuale:in ogni caso, a rinunciare ad una guerra giudiziaria che li avrebbe portati alla reciproca distruzione e a distruggere psicologicamete soprattutto i figli. Vi ringrazio moltissimo per le belle pagine che ho letto, per questo eccezionale post che è di un’attualità davvero disarmante. E’ molto costruttivo ciò che ho letto qui insieme a tutti voi e l’impressione che ne ho avuto è di un “popolo in cammino” a cui desidero accodarmi! Complimenti vivissimi. Rodolfo V.

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  59. sono, queste, situazioni di conflitto che possono essere gestite con la violenza oppure con sforzo di razionalità, portando quindi a soluzioni pacifiche ed armonica convivenza. Paola

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  60. alessandrarisso says:

    inoltre dalla diversità nascono anche interessi, culture, modi di pensare ed agire diversi e che per questo possono entrare in conflitto. Già solo in ambito familiare, pensiamo a quante sono le occasioni di attrito tra moglie e marito, genitori e figli, tra fratelli…

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  61. quest’ultima parola esprime un concetto più ampio di quello espresso dalla parola guerra. Il conflitto fa parte della natura umana e consiste nelle inevitabili frizioni che nascono dalle diversità inerenti alla condizione umana. Ogni persona ha caratteristiche diverse:il fatto che ogni uomo e ogni donna siano esseri irripetibili è una bellissima realtà, ma pone pone inevitabilmete problemi di comprensione reciproca: la diversità è una ricchezza da cui nasce la complementarietà. Furio

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  62. emilioconte says:

    Indubbiamente queste domande si ricollegano al più generale problema del male:problema terribile su cui la filosofia e la teologia da sempre si interrogano…non è facile rispondere ai vostri interessanti quesiti. Penso che sia doverosa una considerazione generale: è fondamentale distinguere tra “guerra” e “conflitto”

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  63. Perchè di fatto nella storia si legge come una sorta di allergia alla pace, quasi che la guerrA FOSSE L’ESPRESSIONE SOMMA DELL’INTELLIGENZA, DEL CORAGGIO dell’uomo e la pace fosse invece sinonimo di rinuncia e debolezza. Federico

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  64. e questo l’avete dimostrato pure voi parlando dell’episodio biblico di Caino e abele. ed allora mi chiedo: C’è qualcosa di intrinseco, di ineliminabile che, nella natura umana, inclina alla guerra e rifiuta la pace? Alberto

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  65. Chissà perchè sui banchi di scuola la prima cosa che si impara durante le lezioni di storia è la guerra. Sembra un fenomeno connaturato agli uomini. La storia umana è tutta intessuta di guerre e solo la guerra appare come un mezzo naturale per far valere le proprie ragioni o per difendersi da aggressioni altrui. Marta

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  66. La storia che studiamo a scuola si risolve spesso nella memorizzazione di una serie infinite di guerre, inframmezzate da episodi fragili di pace e trattati solitamente interrotti da nuove guerre. Francesco

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  67. Attualmente nel mondo esistono guerre visibili ed altre più nascoste. Credo che tra le tante guerre invisibili si possano annoverare tante violenze quotidiane che si consumano tra le pareti domestiche, parole cattive, accuse reciproche, violenze verbali, mutismi. E’ dunque veramente grande la responsabilità della famiglia e della coppia nell’educare a pensieri di pace e non di guerra. Rossana

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  68. e non è forse la famiglia, con le sue relazioni di sangue, la prima palestra dove ci si educa, dunque, alla pace? Nel mio lavoro ne vedo tante di famiglie e vi posso assicurare che è proprio questo il luogo in cui si gettano le fondamenta di una pace robusta che si può estendere poi a tutta la società. Complimenti vivissimi, carissimi Giulia e Carlo, per questa vera opera d’arte che oggi è uscita dal vostro cuore…leggo tantissimo impegno, impegno sociale, impegno del cuore da parte vostra! Furio

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  69. alessandrarisso says:

    il tornare indietro è rappresentato dal dialogo e dal perdono! Il perdono a parer mio riporta l’equilibrio della fraternità come accoglienza e accettazione reciproca che, a loro volta, sono il fondamento della pace.

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  70. Stupendo, una pagina eccezzionale!!
    Vorrei tornare sul punto che anche secondo me , é possibile tornare indietro, questo non significa ritornare ad uno stato di Paradiso Terrestre, ma, il fatto di ritornare un giorno all’eternitá, alla luce, non é forse questo il nostro riscatto? Questo é il nostro compito, invece di accusare Caino, impariamo a conoscere quel Caino che é dentro di noi, per dargli un’altra possibilitá, per fare in modo che questa volta egli non interrompa quel filo di vita che ci lega a chi ci ha generato, all’universo. Facciamo si che il taglio del cordone ombellicale sia per creare vita e non morte. Ammiratissima come sempre e forse ancora di piú Alberta

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  71. e c’è un altro particolare da considerare a tal proposito:il perdono! Il perdono è ciò che salvaguarda la fraternità. Corrado F.

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  72. io credo che il messaggio di Dio sia quello di farci comprendere che nessuno ha il diritto di disporre della vita altrui! Lidia

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  73. Ma è importante ciò che immediatamente dopo Dio afferma con un preciso imperativo: Guai a chi tocca Caino! Chiunque ucciderà Caino… (Gn 4,15) Caino come Abele, Caino ed Abele, Abele è potenzialmente un Caino così come Caino potenzialmente è Abele. La prima lirica su questo concetto è precisissima e sembra abbia preso spunto proprio da questo passo biblico: Anche una vita fallita è proprietà di Dio e non viene da Lui abbandonata!

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  74. emilioconte says:

    proprio così…siamo tutti figli di un unico Padre…un unico gomitolo, un unico filo che unisce tutti i figli. E’ molto cruda la descrizione di quella morte violenta: Che hai fatto? chiede Dio a Caino. E Caino cerca di scaricare le sue responsabilità, ma non c’è scampo per lui. “Dov’è tuo fratello?” ed ecco l’insolente risposta di caino:”Sono forse il guardiano di mio fratello?” ed in tal modo declina ogni responsabilità.

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  75. come a dire che ogni omicidio di fatto è un fratricidio! Federico

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  76. Mentre Caino si lascia rodere dalla gelosia, Dio continua a parlargli, mettendolo in guardia dal richio di peccato che ribolle in seno. Non è Dio che lo rifiuta, è piuttosto il cuore di caino che non accetta la diversità;è questo atteggiamento che gli fa crescere la violenza e che lo porta a consumare il primo omicidio della storia!

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  77. renatoscrepis says:

    qualcuno poi potrebbe scandalizzarsi nel leggere il racconto e pensare che sia Dio a fare preferenze. I Padri della Chiesa sottolineano questo: Dio preferisce Abele perchè minore!Dio parte sempre dagli ultimi e dai più deboli

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  78. nel racconto per la prima volta compare il termine FRATELLO. Se Caino allarga la famiglia in modo verticale, Abele lo fa in modo orizzontale e ne nasce la relazione di fraternità che si dice per l’appunto differenza.

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  79. e così facendo chiudiamo le orecchie…il non-ascolto porta infatti Caino a consumare il dramma dell’uccisione del fratello. Ma Dio non si arrende e gli chiede:”Dov’è tuo fratello?”

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  80. quante volte facciamo fatica a comprendere che un ammonimento severo sia frutto d’amore! Maria

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  81. e caino arriva anche a prendersela con Dio, il quale, da Padre, non rifiuta caino, ma lo ammonisce severamente perchè gli vuol bene! carlotta

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  82. io credo che l’atteggiamento di Caino sia di non accettare la differenza, la rifiuta proprio e nel suo cuore prova rancore. Federico

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  83. Del resto nell’episodio dei due fratelli troviamo il prototipo della fraternità che (e probabilmente ci pensiamo poco) dice DIFFERENZA (e nel caso specifico uno è un pastore e l’altro è agricoltore). E’ interessante riflettere su questo aspetto.

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  84. ma torniamo a riflettere sull’episodio di Caino e Abele, splendida e drammatica pagina di preistoria biblica. Ho colto nella prima lirica soprattutto l’intenzione di una richiesta precisa fatta al Signore, quella di dissipare l’ombra di Caino (come diceva Tonino Bello) che affiora nel nostro cuore e sulla nostra bocca quando esclamiamo: “Non voglio più vederti; non ti sopporto…” Filippo

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  85. e direi che lo spunto di salvatore mette un po’ tutti in discussione e ci spinge ad interrogarci su come siamo davvero costruttori di pace in casa nostra, riprendendo uno degli ultimi passi dell’eremita…c’è sempre un filo sottile che lega tutte le nostre chiacchierate e questa è una magia!

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  86. Dialogare come avevano fatto in origine adamo ed Eva che alla brezza del giorno godevano della compagnia di Dio. Del resto, come può una famiglia vivere nella pace ed essere scuola di pace se la sua vita non è avvolta dal respiro di Dio? Grandissimo post! Salvatore

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  87. alessandrarisso says:

    no…io credo che una via di uscita ci sia stata. Guardate la foto! Lo vedete quel gomitolo, gonfio di calore, da cui esce un filo che lega le due scarpine. Tornare alle origini per me si può, e la fotografia lo dimostra con grande efficacia e chiarezza: significa ritornare a dialogare con Dio!

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  88. Direi di no:ormai la caciata era avvenuta…non avevano scelta:subiscono il fulmine ed il tuono che poi è simbolo dell’onnipotenza di Chi li ha creati! maria

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  89. ma bisogna intenderci su cosa significa tornare alle origini. Era possibile per Adamo ed Eva ritornare ad essere padroni del Paradiso terrestre? Enrica

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  90. renatoscrepis says:

    purtroppo sì, è solo la prima. Dalla coppia (Adamo ed Eva) le incomprensioni ed i NO passano alla famiglia (Caino e Abele) e infine alla società (torre di Babele). Ed il male che dilaga è come un fiume in piena, un cielo in tempesta contro il quale nulla puoi! Come risalire allora la china?

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  91. bella domanda….tornando forse alle origini! Lucia

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  92. Quella è solo la prima delle incomprensioni…Alice

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  93. A tal proposito mi paiono illuminanti i capitoli della Genesi (3 e 6) nei quali si narra la dinamica del peccato. La comunione e l’armonia che in origine c’era tra adamo ed Eva si rompe e tra i due si gioca a scaricarsi reciprocamente le responsabilità (Gn 3,12). Filippo

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  94. del resto, lo abbiamo imparato bene a scuola, la guerra è solo l’ultima catena di NO che si riallacciano ad un primo NO, pronunciato nel cuore, all’accoglienza all’altro e all’accettare le sue differenze, viste col sospetto di chi ravvisa una competizione che annienta invece che un confronto che arricchisce. Mi pare che per tutti gli studenti questa pagina possa essere un grande tesoro E non solo per la perfezione tecnica delle liriche quanto è la tematica ad essere di grande attualità. Grazie! Enrica

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  95. Sono pienamente d’accordo con quanto detto sinora, però entriamo nel vivo di questa bella e nuova chiacchierata che ha il privilegio di offrire così tanti stimoli di riflessione. Il primo mio pensiero va alla famiglia. La famiglia è e rimane la prima scuola di pace, anche se il peccato originale l’ha esposta tragicamente alla guerra che può fare della famigòia stessa il luogo dove si annida il bacillo del rancore e dell’odio che, se non viene velocemente estirpato, porta poi inevitabilmente alla guerra.

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  96. un solo pensiero è sgorgato dal cuore e voglio condividerlo con voi che mi avete donato l’opportunità di esprimerlo dinanzi a ciò che avete creato con parole e immagini “Conducimi su una strada giusta, parlami d’amore, Signore, non permettere che io mi perda insidiato da un nemico senza volto!” Buona notte a tutti. Riccardo

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  97. ognuno di noi è Caino e Abele al tempo stesso…il fascino dell’uomo sta nella scoperta. Il fascino di Dio sta nell’essere. Scopro im me il volto di Caino e comtemporaneamente anche di Abele…eppure son fatto a Sua immagine…scopro Dio in me, allora, e in ogni singolo uomo. E’ questo che la storia, la guerra ci deve insegnare! Mi lasciate con il cuore turbato e il desiderio di ritornare ancora tante e tante volte a dire la mia su questa pagina magistrale! Ammiratissimo. Corrado

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  98. guardateli lì quei due fratelli, vicini, uguali, speculari, caldi come lana, legati l’uno all’altro dall’amore che la madre nutre per loro, che il Padre alimenta in loro…guardate sotto il Cielo di cosa sono stati capaci di fare!! Cosa può essere l’uomo! Quante le sue potenzialità di amore, ma quante altrettanto di odio sono celate in lui…e la dicotomia sta proprio in qesto: noi siamo solo figli, Lui è il Padre;noi, per quanto santi o geniali non sappiamo la durata dei nostri giorni e quindi non sappiamo granchè dell’essenziale. L’uomo fa ipotesi, Dio non fa nulla:crea. L’uomo distrugge! L’uomo cerca di prevedere il futuro, di costruire…Dio sa! Di fronte a questa realtà senza veli, rimango sotto la volta del cielo, esterefatto a zappare una terra affascinante. Questa è arte! Bravi ragazzi!

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  99. troppe sono le cose da dire…il cuore non ce la fa a contenerle tutte…ci vorrà un’intera giornata per tirare fuori tutto quanto rievoca in me questa sublime pagine che è davvero un chiasmo! Un tragico incrocio! Inizio solo con il darvi la prima ed immediata impressione a caldo. Ho guardato le due scarpine di lana ed ho pensato che pregare è andare incontro a Dio a piedi nudi. Ho pensato che dinanzi al Creatore non sono fatto in serie, che dinanzi a Lui sono infinitamente importante, io Caino, io Abele, io Paolo, sono terribilmente niente, amabilmente solitario. Perchè Dio mi aspetta:è il Suo destino!

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  100. carissimi Carlo e Giulia, questa pagina è una delle più straordinarie vostre creazioni. Non so se dipenda dalla tematica dicotomica, da quella fortissima antitesi tra vita e morte, odio e amore che permea entrambe le liriche, dal fatto che è l’uomo stesso ad essere spesso tutto il contrario di se stesso, a uccidere per amor della vita, a vivere solo in attesa della morte…sono tanti i motivi che fanno di qesto post un ennesimo capolavoro:c’è arte nelle liriche, nell’aver scelto un’immagine che richiama a un qualcosa di caldo, un filo che ci tiene uniti, come un cordone ombelicale tiene uniti due fratelli alla madre…un filo sottilissimo ci tiene incollati alla vita, un filo ci separa dallo morte…i miei più sentiti complimenti! Nicola P.

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  101. emilioconte says:

    antitesi ed antinomie di versi come di immagini, tra versi ed immagini:è questo che rende tutto crudo e crudele, caldo come la vita, freddo come la morte…due opposti, pace e guerra si specchiano, ma l’anima è una sola!Tutto ciò in noi, in ognuno di noi convive con una logica quasi spaventosa e l’uomo in un attimo è bestia, la belva in un attimo può riscattarsi agli occhi del Cielo che è lampo e tono, sereno e tempestoso, e io…chi sono io sotto questo stesso cielo. Sono Caino o Abele? Chi sono mio Dio? Straordinari!!!!

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  102. quante emozioni suscita in me questa pagina:da una parte un’infinita tenerezza nel contemplare quell’immagine, dall’altra un moto quasi di rabbia nel constatare che odio e amore debbano per forza coesistere a questo mondo…quando si vorrebbe dentro e intorno a noi solo pace, solo fraternità….per ora lascio decantare tutto e poi torno a farvi visita! Costanza

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