Annunci

L’eremita (Seconda parte) (Scena unica – parte cinquantesima)


L’eremita
Hai ragione,  ma il tempo mi appare un nemico: spesso mi chiedo per quanto potrò restare povero…mi vedo vecchio, solo e dimenticato…dopo aver seminato vento e raccolto tempesta… la tempesta, sì forse quella di cui parli tu… forse noi esseri imperfetti siamo destinati a trovarci per sempre in difficoltà…eppure ho paura di non riuscire a sopravvivere proprio quando, a pensarci bene, la morte potrebbe essere una liberazione…mi sento legato a quel niente che sono come se fosse tutto… se fossi tutto lì…e non so immaginare qualcosa di più bello… rispetto all’odore dell’erba e degli aghi di pino sotto il sole…mi sento legato anche alle pietre, come se non avessero diritto di esistere dopo di me… come se non fossi solo un’ombra tremolante che passa… che malinconia pensare al ruscello che non mi bagnerà più le labbra… o al mare che non ho mai amato abbastanza…al mare che ho temuto…al sole che non ho mai ringraziato a dovere… a tutte le strade che i miei passi non hanno mai onorato… alle labbra che ho respinto…sperando in chissà quali altri baci, come se i baci non li facesse l’amore… come se i baci non fossero che un mero riflesso di ciò che è più importante… quante mani allontanate proprio quando erano più vicine al mio cuore… quante mani avvicinate al solo piacere, come una candela che brucia senza ossigeno…quanti giorni trascorsi come se ce ne fossero mille altri, perché noi pensiamo sempre di essere eterni, questa è la verità… ed è vero che… se pensassimo diversamente finiremmo per impazzire… o forse no…sono proprio i pazzi che riescono a vivere un eterno presente…chissà…

Abelardo
Sai che mi commuovi…mi fai pensare ad un passato lontano…dovrei dire se fossi di questo mondo…ma in effetti è solo dietro l’angolo della coscienza…vedi forse è proprio la coscienza che ci può far sperimentare l’eternità…una parte di noi che non dimentica mai…anche se non si sa di preciso che cosa ci fa sentire in un certo modo…e si ripercorrono affannosamente i ricordi che ancora ci sono… se ce ne sono…ma anche se non ci sono la sensazione rimane… di voler prolungare la malinconia o la nostalgia… un po’ come la natura che sa dell’autunno e per morire nella finzione assume il colore dell’amore…poi verrà il bianco della riflessione, il verde della preparazione ed il giallo della maturazione…che strano… se ci pensi bene i colori della natura sono mischiati e non hanno una logica umana… come il nostro spirito che è sempre in continua evoluzione, non ci sono e mai ci saranno tappe definitive se non quando tutte le particelle saranno tornate a Dio in questo viaggio immaginario che parte da Lui e con Lui si invade di armonia…non avere paura del tempo…non ce n’è motivo…dato che il percorso è assolutamente circolare e i punti cardinali…te l’ho detto…non esistono…tu sei sempre equivicino al Cuore della sfera e la natura sostiene soltanto questo percorso… non è qualcosa che vada irrimediabilmente perduto…  il raggio dell’Amore di Dio ha bisogno di raggiungerti con la luce del sole, la tua umanità non tollera una maggiore intensità…ma tu poi sarai più luminoso del sole e cercherai un’altra luce assai più potente… il mare è necessario perché non puoi vivere senza l’orizzonte, senza rappresentarti un futuro abbraccio di quella Linea infinita…ma un giorno quando sarai nel Cielo scoprirai che al tuo orizzonte se ne è aggiunto un altro perpendicolare…sì il tuo orizzonte sarà a forma di croce e tu sarai al centro non più crocifisso, ma ansioso di entrare con ogni senso in quel mistero di architettura celeste che ti ha portato ad incontrare Dio in ogni direzione… hai bisogno del ruscello per intuire che l’amore vero può andare soltanto in una direzione…ma l’acqua non cerca solo la tua contemplazione… l’acqua vuol essere seguita nel suo percorso fino al mare…ogni potenza si accresce con la morte che incrementa la vita… senza individualismi però…in Paradiso sarai tutto e sarà tutto tuo se comprenderai, e non ne dubito, il valore dell’anima universale.

Annunci

  1. Sono senza parole, o meglio, ogni volta che provo a scrivere qualcosa rileggo Abelardo, rileggo i bellissimi commenti e senza volerlo mi ritrovo a recitare il Padre Nostro…é davvero bello pregare con tutti voi, grazie, grazie a tutti di esistere. Alberta

    Mi piace

  2. In effetti chi si fustiga incessantemente per non essersi pentito abbastanza si preoccupa solo della salvezza della sua anima e quindi della propria sorte personale nell’eternita! Ma ciascuno deve camminare non a vantaggio di se stesso, non a beneficio della sua felicità terrena o beatitudine terrena, ma in vista dell’opera che deve compierenel mondo. Corrado F.

    Mi piace

  3. bisognerebbe chiederlo all’autore!!Provo a rispondere ma non so se poi la mia opinione possa corrispondere alla realtà dei fatti. Tutto ruota in effetti intorno al concetto di coscienza, e questo concetto ruota intorno al concetto di ritorno così come hanno spiegato Giulia e Carlo Cuppi circa la teshuvà. Ma mi pare che ritorno qui sia qualcosa di molto più grande che non pentimento e penitenza;significa che l’uomo che si è smarrito nel caos dell’egoismo trova un cammino verso Dio, cioè il cammino verso l’adempimento del compito cui Dio l’ha prefissato. Il pentimanto allora è semolicemente l’impulso a far scattare questa molla; ma chi insiste a tormentarsi toglie in realtà energie vitali a se stesso e non fa che indurire il proprio cuore…se rimasti il fango sempre fango esso resta! Il tempo che passo a pentirmi deve servire solo a spronarmi a fare del bene.

    Mi piace

  4. mi sono soffermato sul concetto di anima universale e unificazione dell’anima di cui parla Giulia. arebbed un fraintendimento tradurre il termine “anima” diversamente da “uomo intero”, corpo e spirito fusi insieme, poichè l’anima è realmente unificata solo a condizione che tutte le forze e tutte le membra del corpo lo siano anch’esse. Si ritorna dunque a quel concetto di armonia e bellezza di cui tante volte Abelardo ha parlato col fine ultimo di prospettare comunque una felicità finale all’eremita…è una pagina di grande speranza! Salvatore

    Mi piace

  5. Perdonatemi se ancora intervengo, ma la rilettura del testo e dei commenti mi ha fatto riflettere ancora. L’eremita dice di aver paura della morte, si dondola tra ricordi e rimpianti…ebbene, la nostra missione autentica in questo mondo in cui siamo stati posti non può essere in alcun modo quella di voltae le spalle alle cose e agli esseri che incontriamo e che attirano il nostro cuore; al contrario è proprio quella di entrare in contatto, attraverso la santificazione del legame che ci unisce a loro, con ciò che in essi si manifesta come bellezza, benessere e godimento. La gioia che si prova a contatto col mondo conduce, se la santifichiamo, alla gioia in Dio. Qualsiasi atto naturale, se santificato, conduce a Dio, e la natura ha bisogno dell’uomo perchè si compia tale santificazione! Ha bisogno dell’uomo per dare una logica ai suoi colori…dell’uomo che sappia santificare! Il che significa offrire a Dio, innalzare e innalzarsi a Dio…lasciare la dimensione terena, i ricordi, i rimpianti, le malinconie che a nulla conducono, per santificare i nostri gesti, i nostri baci, le nostre carezze e volgerle, offrirle a Dio…così l’amore diviene Amore e in Paradiso si godrà della vista dell’Anima universale. Buona notte a tutti. Filippo

    Mi piace

  6. Non ci sono e non ci saranno tappe definitive:è così! Dopo il battesiomo c’è la comunione, dopo la comunione la cresima e così via…ogni tappa è un arrivo ma allo stesso tempo un punto di partenza. Ed è qui a parer mio che si innesca il fulcro del commento di Giulia, quella strada, quel cammino che porta me stesso all’unificazione con Dio…attraverso la Parola, attraverso i sacramenti diveniamo liberi di farci un tuttuno in Cristo.. Abelardo lo sta dicendo chiaro all’eremita:non nasconderti, perchè Dio sa dove sei, non nasconderti dietro falsi problemi, dietro stupide malinconie…segui l’orizzonte perchè è lì che devi diventare CROCE, è lì che ti ricongiungerai per diventare una sola cosa in Cristo. Quella foto spiega bene il senso del cammino dell’uomo, della direzione da seguire, dello scorrere del tempo che deve spaventarci solo se non abbiamo capito quale è la direzione da intraprendere…e ciò che conta è che è un cammino in discesa, come il ruscello va verso il mare…è più semplice di quanto possa apparire se abbiamo fede! E’ una pagina bellissima che è stata commentata davvero da tutti in modo eccezionale!

    Mi piace

  7. Credo che gli uomini siano tutti diversi per natura ma tutti hanno uguale accesso a Dio, Abelardo come l’eremita. L’universalità di Dio consiste infatti nella molteciplità infinita di cammini che conducono a Lui, ciascuno dei quali è riservato a un uomo. Dio non dice:”questo cammino conduce a me e quello no!”, ma piuttosto:”Tutto ciò che fai può essere un cammino verso di me, a condizione che tu lo faccia in modo tale che ti porti a me!”…a volte ci si arriva attraverso il peccato:l’avete già detto in precedenza:a volte si pecca per amore e non è detto che questo sia dannazione, potrebbe essere l’inizio di un cammino salvifico…l’eremita sbaglia, ma non viene mai condannato, semmai incoraggiato a riprendere la strada, a non scoraggiarsi della strada! Filippo

    Mi piace

  8. a me è piaciuta in modo particolare la parte riguardante i colori della natura che non hano una logica umana, come in realtà il disegno che Dio ha su ciascuno di noi non ne ha:noi ci aspettiamo sempre qualcosa, un segno, una traccia della Sua presenza che ci faccia capire che siamo magari sulla strada giusta o che ci indichi qual è tale strada, ma il destino spesso ci appare avverso e non ne capiamo davvero il perchè…perchè la ogica divina non è quella umana e finchè ci sforziamo di capire invece che credere rimarremo degli infelici. Costanza

    Mi piace

  9. Ho pensato a lungo alla voce di cui parla Giulia (che commenta il testo di Abelardo non solo con commozione ma con una solida preparazione alle spalle che spazia davvero in molti campi!) a quella voce che Abelardo spesso ricorda all’eremita. “Dove sei?” “DOve sei eremita mio?” Questa voce non giunge durante la tempesta, ma è la voce di un silenzio simile a un soffio! E proprio per questo è facile soffocarla. L’eremita la soffoca e finchè avviene questo, la sua vita non può diventare cammino! Per quanto sia ampio il successo ed il godimento di un uomo, il suo potere e la gloria raggiunta la sua vita resta priva di un cammino finchè egli non affronta la voce! Adamo ha ascoltato la voce ed ha esclamato:” Sono qua, Signore..mi sono nascosto!” Qui inizia il cammino di Adamo e qui inizia il cammino verso quella croce, verso la comprensione dell’anima universale per ciascuno di noi! Complimenti vivissimi ad entrambi per l’alta lezione di vita che ci avete offerto! Nicola P.

    Mi piace

  10. c’è una frase di abelardo che i ha colpita, quando dice all’eremita che un giorno lui dovrà riuscire ad incontrare Dio in ogni direzione:ecco, è questo il senso dell’esistenza ed ha ragione Giulia…per arrivare a tanto non possiamo essere frammentati. Oggi lo siamo troppo:troppe distrazioni, troppe occupazioni, troppe cose DA FARE assorbono la nostra persona e per far tutto, spesso per far tre cose contemporaneamente, ci frammentiamo! Quell’unicità che conduce là, in quell’unica meta non è possibile se siamo smembrati, se il nostro cuore non punta alla meta, ma a tante mete diverse! Svegliarsi la mattina e dire:Grazie, Signore, questa giornata è per te! Ma quando mai riesco ad iniziare la giornata così!! Eppure è tutto là il mio essere cristiano, inizia da questi piccoli gesti che nascono dentro al cuore e costruiscono a poco a poco la mia unicità! devo seguire questo percorso che va dritto a Lui così come il ruscello fa verso il mare! Senza esitazionedevo essere coerente e affermare con gioia che sono cristiana

    Mi piace

  11. sì…però ha un suo fascino…come se certi volti riprendessero forma e noi potessimo chiedere perdono…ma a che serve provar nostalgia se poi perdono non si chiede? Alice

    Mi piace

  12. forse il voler prolungare la malinconia è solo un male…non serve a farci crescere…è fine a se stessa la nostalgia…meglio costruire piuttosto che piangere sulle macerie. Marta

    Mi piace

  13. ma qui vivete tutti all’università…mi sento handicappato!! Scherzo…vi sono invece molto grato per tutti i contributi culturali che mi offrite con i vostri commenti…mi insegnate un mare di cose…se l’eremita avesse amici come voi sarebbe di certo un uomo felice! Col tempo crescerò anche io e qualcosa imparerò e potrò offrire il mio contributo…per ora prendetemi come discente. Federico

    Mi piace

  14. Ogni volta che Dio pone questa domanda: “Dove sei?” non lo fa perchè desidera che l’uomo Gli facia conoscere qualcosa che >Lui ancora ignora, in quanto Dio sa tutto di noi. Egli desidera provocare nell’uomo una reazione, desidera che l’uomo sia colpito nel cuore da una tale domanda MA SOPRATTUTTO CHE L’UOMO SI LASCI COLPIRE AL CUORE. E’ importante questa considerazione di Giulia in relazione a quanto detto da Abelardo, perchè spiega come l’eremita sia al centro dei pensieri di Dio e come Dio lo interroghi, come egli debba lasciarsi sedurre dalle domande del Signore per RITORNARE al Padre, per ripercorrere tutto il perimetro del cerchio.

    Mi piace

  15. ecco…io francamente sono senza parole, perchè leggere un commento così preciso, puntuale e ricco di riferimenti biblici come quello che ha lasciato Giulia è davero cosa rara. Mi pare che Giulia abbia esplicitato il senso delle parole del Filosofo facendo sì che la poesia che vi si legge tra le righe possa farsi dottrina. C’è nelle sue parole di donna un richiamo al nostos, alla teshuvà ebraica:dico questo perchè quando si intraprende un’opera grande come quella dell’unificazione (che poi è il senso dell’esistenza per un cristiano) è necessario iniziare da se stessi, percorrere il cammino del RITORNO e quindi raggiungere gli atri uomini con la coscienza che un uomo autentico contribuisce alla trasformazione del mondo solo attraverso la propria trasformazione. Il conflitto con gli altri ha sempre la radice in se stessi e solo nella katastrophè, solo nel capovolgimento, nel ritorno, nella teshuvà ebraica per l’appunto, risiede la possibilità dell’autentica apertura della relazione io – tu, me- Dio.

    Mi piace

  16. Caro Carlo, ho riletto l’ultima parte dell’Eremita e mi sono concentrata sul concetto di coscienza, che mi pare sia pregnante per Abelardo al fine di scrollare l’eremita dai suoi rimpianti e innestare nel suo cuore un po’ di gioia. Mi è piaciuto molto quel passo in cui si parla della contemplazione, perchè oggi non siamo più abituati a contemplare – cosa che invece sapeva fare bene san Francesco – e tanti particolari intimi e significativi di ciò che ci sta accanto vanno persi! Noi contempliamo Dio attraverso il creato e passeggiando in mezzo alla natura è facile trovarlo, ma credo sia comunque vero ciò che viene detto nella Genesi (3,9), e cioè che di fatto è Dio che cerca l’uomo, l’uomo che nascondendosi a Dio si nasconde a se stesso. Ed ecco dunque delinearsi un vero e proprio itinerario di crescita, quello che porterà ognuno di noi all’incontro con Dio, a fondersi con l’orizzonte, a disegnare una croce di cui saremo noi il centro. Non c’è un’unica via e non è possibile imitare quella altrui:ciascuno ha la sua e, sceltala, deve perseguirla con fermezza, abbandonando forse la concezione della vita come un accumulo di esperienze diverse e molteplici che produce solo dilettantismo. Qualunque sia la via scelta, se essa è la propria via e se la si persegue con fedeltà, alla fine non potrà che portare alla gioia, alla bellezza e alla pienezza e solo allora il cammino percorso potrà aprirsi a Dio. E mi pare che nel corso del cammino, grazie alla risolutezza ed alla fedeltà, per l’uomo sia possibile un’unificazione di tutto il suo essere, corpo e spirito. Questo perchè noi nasciamo divisi, complessi e contraddittori, ma possiamo comunque conoscere il miracolo dell’unificazione (quella, per intenderci, di cui parla appunto Abelardo) mettendo la nostra volontà d’Amare in sinergia con la forza divina che giace nelle nostre profondità, perchè siamo fatti a Sua immagine e dunque nei recessi della nostra anima di certo giace sopito, ma solo in apparenza, un pneuma, un soffio divino. Forse è questo che Abelardo sta tentando di spiegarci: dobbiamo tornare a noi stessi ed abbracciare il nostro personalissimo cammino, ma non per noi stessi, perchè questo nostro cammino non è di certo finalizzato alla salvezza della nostra anima – il che sarebbe sublime egocentrismo! Ne convieni? – ma è per gli uomini e per il mondo. Dov’è Dio allora? Dove deve cercarLo l’eremita? Credo che Dio sia là dove Lo facciamo entrare mediante lo svolgimento fedele del nostro compito, con il nostro vivere le relazioni col prossimo, con le cose, con il creato intero. Solo l’uomo unificato può compiere l’opera intera e non limitarsi a operare rammendi. Tutte le forze devono volgere a questo sforzo, tutte le membra, altrimenti si resta schizofrenici e non riusciamo più ad “Amare il Signore con tutto il cuore, con tutto il nostro essere, con tutte le nostre forze” – così come recita l’adagio ebraico nel Deuteronomio! E’ a questa unificazione che Abelardo ci spinge…ed è per questo che reputo questa ultima parte del dialogo come una delle tue pagine più ispirate, più ricche di spunti teologici. Leggo la gioia di un uomo che ha compreso il senso teologico della strada ed è pronto a guardare all’orizzonte senza più aver timore del mare! Giulia

    Mi piace

  17. rimpianto, rimorso, ricordo…in effetti hanno lo stesso prefisso ma sono tutti termini legati al nostro essere terreno…la coscienza invece è qualcosa che ci sublima. Marta

    Mi piace

  18. mi pare importante che dalla contemplazione si possa passare all’azione, ma un’azione che non sia fine al fare e basta, un’azione che ci porti a prendere coscienza di noi stessi, che ci porti ad essere! Perchè è così che il cristiano vive il suo tempo, per basare la sua esistenza più sulla dimensione dell’essere che non su quella del fare. Il credente deve sempre rifarsi a quel Dio che lo ha creato, salvato e reso partecipe del suo piano di salvezza, ispirarsi a Lui ed agire di conseguenza. Filippo

    Mi piace

  19. Paolo è sempre molto toccante nei suoi commenti! Vorrei citare un passo di Seneca, De brevitate vitae:”Non exiguum temporis habebus sed multum perdidimus!”. E aggiungeei che in questa vita ciò che conta – un pò come per l’epica omerica – non è tanto la quantità del tempo ma la qualità con la quale viviamo. Non importa quanti abbiamo amato ma come abbiamo amato…una sola persona amata con gratuità e disinteresse ci avvicina all’amore di Dio, quel figlio che ieri abbiamo detto stringere tra le braccia per poi farci arco e lasciarlo libero di crescere ci dà la misura della qualità dell’amore di cui possiamo essere capaci. Alla fine ci ricongiungeremo sempre non solo a Dio ma a tutti coloro che abbiamo veramente amato nel nome del Signore!

    Mi piace

  20. Ho avuto paura della morte anche io, a dir la vrità non della mia, ma di quella delle persone che amo. Spesso vi ho parlato dei peccati di omissione:ecco, a parer mio essi danno a me stesso la misura di ciò che valgo, di quanto poco ho imparato a relazionarmi con Amore, e sottolineo la A maiuscola. Perchè vedete, i rimpianti non servono a molto, ciò che parla non è la malinconia ad essi legata, ma la coscienza unita all’idea di un peccato di omissione! L’eremita parlava tempo fa del rispettare i comandamenti, ma forse l’omissione più grande è il non aver compreso che ogni nostro gesto deve essere volto a Lui, a quella Gratuità che Lui morendo ci ha lasciato in eredità. I pazzi amano nel presente, amano il presente ed ha ragione Furio quando afferma che lo mordono…lo fanno loro e lo assaporano fino a purificarsene. Loro non ragionano, sentono, vibrano, ascoltano palpiti dinanzi ai quali noi rimaniamo sordi perchè presi da noi stessi, presi ad ascoltare i nostri, le nostre vibrazioni e non quelle di chi ci sta dinanzi. La salvezza sta nel capire che non siamo eterni…questo non ci porta ad impazzire, ci porta ad amare la Vita con l’intensità che ha avuto Cristo nell’amare l’uomo…I miei unici rimpianti sono legati alla mia incapacità di dimostrare affetto alle uniche persone che ho amato. Sono poche, sapete, pochissime: si contano sulle dita di una sola mano, eppure pensavo un tempo di essere eterno, di avere sempre tempo dinanzi, pensavo che ci sarebbero state tante altre occasioni…non è stato così, ed ora me ne sto con le mie quattro ossa in un angolo, raccolto in preghiera…se non altro ho imparato a pregare e a ringraziare Dio per gli angeli che mi ha posto sulla strada. Ho imparato che l’Amore che porta a Lui lo si può sperimentare anche qui sulla terra, incondizionato e gratuito, volto solo al bene dell’altro..al di là dei baci, al di là del piacere…ciò che conta sono i legami di sangue, questa è la coscienza e la coscienza non è come la memoria! La coscienza non perdona, la memoria dimentica! Abelardo si sentiva la coscienza sporca…non si crogiolava nella nostalgia del volto e dell’abbraccio di Eloisa…non aveva saputo accogliere l’Amore! E non se l’è mai perdonato! E la sua risposta all’eremita di fatto sottolinea proprio questo: palpitava attorno a lui un’anima universale…preso da se stesso e dal suo egoismo egli ai tempi non ne avvertì il rumore…e non vuole che l’eremita faccia lo stesso suo errore!

    Mi piace

  21. I pazzi vivono un eterno presente, mordono il presente con una passione che è catartica…a che serve avere rimpianti? Dai il meglio di te adesso! Ora! Furio

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Italianostoria

Materiali per lo studio della Lingua e Letteratura Italiana, della Storia, delle Arti

INMEDIAR

Istituto Nazionale per la Mediazione e l'Arbitrato - Organismo di Mediazione iscritto al n° 223 del registro tenuto presso il Ministero della Giustizia

Via senza forma

Amor omnia vincit

agores_sblog

le parole cadono come foglie

Riccardo Franchini

Bere e Mangiare partendo da Lucca

telefilmallnews

non solo le solite serie tv

Briciolanellatte Weblog

Navigare con attenzione, il blog si sbriciola facilmente

Dott.ssa Ilaria Rizzo

PSICOLOGA - PSICOTERAPEUTA

Gio. ✎

Avete presente quegli scomodi abiti vittoriani? Quelli con la gonna che strascica un po' per terra, gonfiata sul di dietro dalla tournure? Quelli con i corsetti strettissimi e i colletti alti che solleticano il collo? Ecco. Io non vorrei indossare altro.

Vincenzo Dei Leoni

… un tipo strano che scrive … adesso anche in italiano, ci provo … non lo imparato, scrivo come penso, per ciò scusate per eventuali errori … soltanto per scrivere … togliere il peso … oscurare un foglio, farlo diventare nero … Cosa scrivo??? Ca**ate come questo …

Versi Vagabondi

poetry, poesia, blog, love, versi, amore

Marino Cavestro

avvocato mediatore

ANDREA GRUCCIA

Per informazioni - Andreagruccia@libero.it

beativoi.over-blog.com

Un mondo piccolo piccolo, ma comunque un mondo

Carlo Galli

Parole, Pensieri, Emozioni.

Racconti della Controra

Rebecca Lena Stories

Theworldbehindmywall

In dreams, there is truth.

giacomoroma

In questo nostro Paese c'è rimasta soltanto la Speranza; Quando anche quest'ultima labile fiammella cederà al soffio della rassegnazione, allora chi detiene il Potere avrà avuto tutto ciò che desiderava!

Aoife o Doherty

"Fashions fade style is eternal"

PATHOS ANTINOMIA

TEATRO CULTURA ARTE STORIA MUSICA ... e quant'altro ...

farefuorilamedusa

romanzo a puntate di Ben Apfel

quando la fine può essere un inizio

perché niente è più costante del cambiamento

Psicologia per Famiglia

Miglioriamo le relazioni in famiglia, nella coppia, con i figli.

centoceanidistorie

Cento pensieri che provano a prendere forma attraverso una scrittura giovane e ignorante, affamata solo di sfogo.

ognitanto|racconto

alberto|bobo|murru

vtornike

A topnotch WordPress.com site

Dale la Guardia

It's up to us on how to make the most of it.

proficiscorestvivo

A blog about travel and food - If you don't know where you're going, any road will take you there.

postnarrativacarrascosaproject.wordpress.com/

Postnarrativa.org è un Blog di scrittura onde far crescere limoni e raccogliere baionette, Blog sotto cura presso CarrascosaProject

Parole a passo d'uomo

Poesie e riflessioni sugli uomini del mio spazio e del mio tempo | di Cristiano Camaur

Italia, io ci sono.

Diamo il giusto peso alla nostra Cultura!

tuttacronaca

un occhio a quello che accade

poesiaoggi

POETICHE VARIE, RIFLESSIONI ED EVENTUALI ...

Iridediluce (Dott.ssa Fiorella Corbi)

L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Paolo Brogelli Photography

La poesia nella natura

TheCoevas official blog

Strumentisti di Parole/Musicians of words

valeriu dg barbu

©valeriu barbu

Il mio giornale di bordo

Il Vincitore è l'uomo che non ha rinunciato ai propri sogni.

Ombreflessuose

L'innocenza non ha ombre

existence !

blog de philosophie imprévisible, dir. Jean-Paul Galibert

mediaresenzaconfini

ADR a 360 gradi Conciliazione, mediazione , arbitrato, valutazione neutrale, medarb e chi ne ha più ne metta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: