L’eremita (Seconda parte) (Scena unica – parte cinquantesima)

L’eremita
Hai ragione,  ma il tempo mi appare un nemico: spesso mi chiedo per quanto potrò restare povero…mi vedo vecchio, solo e dimenticato…dopo aver seminato vento e raccolto tempesta… la tempesta, sì forse quella di cui parli tu… forse noi esseri imperfetti siamo destinati a trovarci per sempre in difficoltà…eppure ho paura di non riuscire a sopravvivere proprio quando, a pensarci bene, la morte potrebbe essere una liberazione…mi sento legato a quel niente che sono come se fosse tutto… se fossi tutto lì…e non so immaginare qualcosa di più bello… rispetto all’odore dell’erba e degli aghi di pino sotto il sole…mi sento legato anche alle pietre, come se non avessero diritto di esistere dopo di me… come se non fossi solo un’ombra tremolante che passa… che malinconia pensare al ruscello che non mi bagnerà più le labbra… o al mare che non ho mai amato abbastanza…al mare che ho temuto…al sole che non ho mai ringraziato a dovere… a tutte le strade che i miei passi non hanno mai onorato… alle labbra che ho respinto…sperando in chissà quali altri baci, come se i baci non li facesse l’amore… come se i baci non fossero che un mero riflesso di ciò che è più importante… quante mani allontanate proprio quando erano più vicine al mio cuore… quante mani avvicinate al solo piacere, come una candela che brucia senza ossigeno…quanti giorni trascorsi come se ce ne fossero mille altri, perché noi pensiamo sempre di essere eterni, questa è la verità… ed è vero che… se pensassimo diversamente finiremmo per impazzire… o forse no…sono proprio i pazzi che riescono a vivere un eterno presente…chissà…

Abelardo
Sai che mi commuovi…mi fai pensare ad un passato lontano…dovrei dire se fossi di questo mondo…ma in effetti è solo dietro l’angolo della coscienza…vedi forse è proprio la coscienza che ci può far sperimentare l’eternità…una parte di noi che non dimentica mai…anche se non si sa di preciso che cosa ci fa sentire in un certo modo…e si ripercorrono affannosamente i ricordi che ancora ci sono… se ce ne sono…ma anche se non ci sono la sensazione rimane… di voler prolungare la malinconia o la nostalgia… un po’ come la natura che sa dell’autunno e per morire nella finzione assume il colore dell’amore…poi verrà il bianco della riflessione, il verde della preparazione ed il giallo della maturazione…che strano… se ci pensi bene i colori della natura sono mischiati e non hanno una logica umana… come il nostro spirito che è sempre in continua evoluzione, non ci sono e mai ci saranno tappe definitive se non quando tutte le particelle saranno tornate a Dio in questo viaggio immaginario che parte da Lui e con Lui si invade di armonia…non avere paura del tempo…non ce n’è motivo…dato che il percorso è assolutamente circolare e i punti cardinali…te l’ho detto…non esistono…tu sei sempre equivicino al Cuore della sfera e la natura sostiene soltanto questo percorso… non è qualcosa che vada irrimediabilmente perduto…  il raggio dell’Amore di Dio ha bisogno di raggiungerti con la luce del sole, la tua umanità non tollera una maggiore intensità…ma tu poi sarai più luminoso del sole e cercherai un’altra luce assai più potente… il mare è necessario perché non puoi vivere senza l’orizzonte, senza rappresentarti un futuro abbraccio di quella Linea infinita…ma un giorno quando sarai nel Cielo scoprirai che al tuo orizzonte se ne è aggiunto un altro perpendicolare…sì il tuo orizzonte sarà a forma di croce e tu sarai al centro non più crocifisso, ma ansioso di entrare con ogni senso in quel mistero di architettura celeste che ti ha portato ad incontrare Dio in ogni direzione… hai bisogno del ruscello per intuire che l’amore vero può andare soltanto in una direzione…ma l’acqua non cerca solo la tua contemplazione… l’acqua vuol essere seguita nel suo percorso fino al mare…ogni potenza si accresce con la morte che incrementa la vita… senza individualismi però…in Paradiso sarai tutto e sarà tutto tuo se comprenderai, e non ne dubito, il valore dell’anima universale.

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