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Graal/Corpo


Graal 

Sempre un grembo
disegnano i monti
ed il vento l’unica
carezza profonda.
Uniremo le vene
dei polsi e le mani
stringeranno la coppa
immaginaria della vita

Vallata rio Leone

Corpo


Lambisci con gli occhi
le curve del desiderio
fiore che non può
la tua mano toccare,
solo lo spirito
ne sente il profumo.
Si piega lo stelo
all’istinto
…i semi li porta via
il vento
a colorare i prati
di Dio.

 

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  1. una gioia irrefrenabile…dal nostro amore nasce un fiore per Dio! Noi stessi lo siamo…Abelardo non fa che ricordarlo all’eremita…siamo tutti fiori per il Suo giardino ed Egli ci ama e ci cura con tutte le nostre imperfezioni, perchè la purezza del profumo rimane oltre qualsiasi falsa apparenza e solo Lui probabilmente può avvertirne la fraganza…mi pare un messaggio di grande speranza per tutti noi!

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  2. Dio si tiene i semi tutti per sè, come a dire che quelle vene dei polsi uniti daranno vita a qualcosa soprattutto per volontà del Padre, qualcosa che darà buon frutto, darà colore alla Vita…quanta responsabilità che abbiamo noi genitori nella consapevolezza di crescere fiori per il giardino divino!

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  3. anche i monti anche un corpo, il fiume ha un corpo:quando passeggiamo in mezzo alla natura vorremmo toccare tante cose e farle nostre, ma la bellezza non si può possedere:il creato si gusta solo con lo stupore della nostra fragilità insieme alla gratitudine che ci portiamo dentro per quanto faccia gioire i nostri occhi. Mario

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  4. …uniamo le vene e poi Dio sparge semi sui Suoi prati. L’unione presuppone un progetto d’amore, serio e coerente, fedele e riconoscente. Altrimenti niente semi, niente prati, nessun colore, solo il grigio della nostra solitudine. Paola

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  5. che cosa faccio dinanzi a un fiore in mezzo a un sentiero? Lo guardo, lo annuso, è bello, mi piace e vorrei coglierlo…poi lo lascio là, con la preghiera che qualcun altro si chini a contemplarlo e ne porti a casa il profumo. Per me significa questo stupirsi del creato. Questo significa serbare in sè gratitudine per ciò che gratuitamente abbiamo. Buona giornata a tutti. Tiziana

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  6. ciò che noto in questi versi è il forte stupore dinanzi ai prodigi della natra, una natura che parla, che non lascia indifferenti, che chiama a prendere atto di quanto bello sia essere uomini. A settembre le vacanze sono ormai terminate e questi squarci naturalistici mi ossigenano il cuore! Rossana

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  7. pensavo che la contemplazione del creato ci fa da una parte sentire piccoli piccoli, dall’altra è il primo grado d’amore, di riconoscenza che l’uomo ha nei confronti di Chi l’ha creato. Stupiscono le curve che il vento disegna sui monti così come stupisce il corpo di chi amiamo, si parte dalle piccole cose per arrivare alle grandi..è sempre così

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  8. Questo vento che accarezza e che profuma mi parla di una preghiera che ho scelto nel giorno del mio matrimonio e che con gioia rileggo e rileggo, la trascrivo per condividere questa gioia:
    Oh! Signore fa di me un istrumento della tua pace:
    Dov’é odio, fa ch’io porti l’Amore
    Dov’é offesa, ch’io porti il Perdono
    Dov’é discordia, ch’io porti l’Unione
    Dov’é dubbio, ch’io porti la Fede
    Dov’é errore. ch’io porti la Veritá
    Dov’é disperazione, ch’io porti la Speranza
    Dov’é tristezza, ch’io porti la Gioia
    Dove sono le tenebre, ch’io porti la Luce
    Oh! Maestro, fa che io non cerchi tanto:
    Ad esser consolato, quanto a consolare
    Ad esser compreso, quanto a comprendere
    Ad esser amato, quanto ad amare
    poiché
    si é Dando, che si riceve,
    Perdonando, che si é perdonati,
    Morendo, che si risuscita a Vita Eterna

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  9. ecco:un’altra perla anche oggi, un’altra goccia di saggezza! mi ritrovo sempre un po’ piccolo quando vengo a visitarvi e me ne vado sempre un po’ più cresciuto quando vi devo salutare…corriamo a lezione! Federico e Carlotta

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  10. esatto…almeno per me è così. per ciò che la vita mi ha insegnato è così…i fiori si colgono dopo averli annusati a lungo, si contemplano, se ne accarezzano i petali e poi talvolta sono così belli che si colgono e si lasciano seccare magari tra le pagine di un libro , il più significativo per noi…e stanno lì, come a segnare una pietra miliare della nostra storia! L’amore non si divora…si gusta lentamente…una vita intera ci vuole per impararlo a gustare…non abbiate fretta ragazzi!

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  11. come a dire che da quella coppa si può bere solo dopo averla riempita in due con tutte le esperienza, con tutto il dolore e la gioia che ha insite in sè la strada? Carlotta

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  12. già…ma poi tu che ricordi? Ti rimane in mano quel poco che hai dato, quel tutto che ti hanno donato…ti rimane per sempre nel cuore il rimorso di non essere stato completamente gratuito e di non aver amato incondizionatamente. E questo è frustrante. La fatica del cammino invece per quanto ti faccia sudare porta a legami solidissimi e tu ricordi il sapore del sudore che colava dalla fronte e le volte che ti sei fermato a guardare indietro il tuo compagno di viaggio, ti rimane il ricordo della mano tesa, dell’incoraggiamento ricevuto e il sapore dei baci mischiato a quello dell’acqua del ruscello

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  13. non so…mi piace pensare che anche con i nostri limiti la comunione per quanto monca possa essere comunque a portata di mano…certo non è facilmente raggiungibile, quella di cui parlano Giulia e Carlo è davvero una totale comunione dei sensi, dello spirito e della carne, un dono del corpo come quello del Cristo…e per noi uomini così meschini non è di facile realizzazione, ma credo che loro in parte ci siano arrivati, credo che le loro vite siano state colmate dal dono grande di aver almeno percepito il profumo…l’hanno percepito e poi ne hanno serbato il ricordo nel cuore, perchè è questo a parer mio il senso del dialogo di oggi. Un abbraccio fraterno a tutti. Filippo

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  14. sì…il desiderio è senza dubbio forte, ma credo sia altrettanto tangibile in questi versi l’impotenza umana di fondersi totalmente con la bellezza del creato, quasi che l’uomo fosse impossibilitato nel raggiungere totalmente Dio:questo avviene con la morte, con il totale abbandono al godere dell’eternità. Qui possiamo solo unire i corpi, provare per quanto possibile ad unire gli spiriti, ma la comunione vera sarà raggiungibile forse soltanto nell’aldilà. Spettacolare foto anche oggi! Ma dove vivete?sembra il Trentino!!!

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  15. mi piace anche la metafora usata: corpo-desiderio-fiore, così come la coppa è di fatto un ventre materno. Io vedo grande sensualità nel descrivere oggi il corpo muliebre…serpeggia quasi questo corpo, ha forme sinuose, formoso come il paesaggio ritratto…la bellezza del corpo umano non è che un riflesso, che una riproduzione in piccolo della bellezza del creato che ci circonda…e chi non desidera essere tutt’uno con quella terra che sa di muschio, quel mare che sprizza di salsedine?

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  16. unire le vene dei polsi è piegare lo stelo, lo sguardo parte dagli occhi ed arriva ai piedi, lo sguardo penetra e si fa fecondo, non possiede ma si dona:questo è il presupposto per afferrare la coppa e alzarla al Cielo spargendo tutti i nostri semi che ci renderanno in tal modo immortali, come colori, come macchie di luce nel creato…sono immagini splendide! Salvatore

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  17. oggi vedo la donna, dipinta, scolpita, rappresentata come un’icona al centro dell’universo, la magna mater, l’origine del tutto, il grembo da cui fuoriescono i palpiti dell’universo e vedo l’uomo che contempla, che passa lo sguarda sui monti, sulle valli, così come posa i suoi occhi sui fianchi e sui seni. E’ una carezza lo sguardo, una carezza profonda su quel fiore che docile si china, poi rialza la corolla mentre il vento sparge al cielo i suoi semi…siamo poca cosa, frammenti di cielo che uniti danno vita a fiori. Il corpo diventa in tal modo un veicolo fondamentale per la vita.se è vero che solo con lo spirito posso accogliere in toto la bellezza è altresì vero che solo dal corpo si genera la vita. E’ l’amore cos’è se non un canto alla vita, un inno che nell’unione fisica e spirituale innalziamo al cielo?I due aspetti sono complementari per dar origine ad una comunione di animi che originano altri palpiti per volere del Creatore.

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  18. tanto è forte il desiderio all’unione nella prima lirica e sublimato quanto si avverte nella seconda l’impotenza umana nel trattenere per sè qualcosa che non è di questo mondo:abbiamo in noi un’anima celestiale che ci attira e che non possiamo possedere, ma essa ha in sè una forza intrinseca che ci rende di certo puri di cuore ed innalza il nostro spirito rendendoci partecipi del trascendente che sotto ogni forma sempre ci circonda…anche se fingiamo di non vederlo.

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  19. Trovo davvero interessante questo dialogo che è tutto teso tra corpo e cielo:il corpo è un fiore che cede all’istinto, si piega, il corpo fino a possedere un altro corpo, lo accoglie come un prodigio, ma il suo profumo non si può toccare, la sua bellezza si può solo riconoscere nella stessa Natura che il Creatore ha voluto per sè, i suoi semi, la sua bellezza, i semi del nostro amore si spargono al vento e qualche ape tardiva li renderà fecondi per un nuovo amore, una nuova vita. Ritorna in questa pagina tanto della tematica che abbiamo trattato l’altro ieri ed il vostro dialogo offre sempre spunti per maditare tra l’umano ed il divino intendere. Buon lavoro a tutti. Furio

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  20. Io avverto forte la tematica della maternità, come se la vita fosse celebrata in seno alla Natura così come avviene nel grembo della donna amata, come se i figli non ci appartenessero ma fossero solo i colori di cui Dio dispone per colorare i Suoi prati. Buona giornata a tutti. Tiziana

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  21. Un patto di sangue è l’amore, una promessa per l’eternità, cerchiamo di afferrare i semi ma il vento li sparge dove solo Dio sa, è un calice da innalzare a quattro mani verso il Cielo…è qualcosa che impariamo per tutta la durata della vita. Mi ricordate molto Tagore e ancora una volta vi porgo i miei complimenti. Corrado Fadda

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  22. Ultimamente ho come la sensazione che le vostre liriche manifestino una sorta di spinta cosmica che vi porta a vivere momenti di felicità inaspettata, superare dolori profondi, appagati soprattutto da piccole gioie, brevi incontri, dallo scenario di una natura mozzafiato e sempre presente. E così la poesia diventa luogo d’incontro con la natura, con l’amato, con Dio, vita e morte vi si danno appuntamento, in un gioco antico e fuori dal tempo – come notava Costanza – in uno spazio dilatato, nel vento che muove gli alberi, nei fiori che colorano i prati mentre l’uomo contempla stupito una verità appena intravista. Ecco…cos’ io vi leggo questa sera…qui c’è tanto vento, Giacomino dorme ed io auguro a tutti una notte serena. Alberto

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  23. Puoi forse appropriarti dell’azzurro del cielo? o del profumo dei fiori? no…l’istinto ti ci porta, ma poi arriva la beffa…certe cose vivono solo nel ricordo.Riccardo

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  24. mi pare importante sottolineare quanto nella sfera amorosa diventi impossibile distinguere l’amore per la propria donna o per il proprio uomo da quello per l’essere stesso del mondo, per quell’impulso universale che muove le creature ad avvicinarsi e a congiungersi. Questo post mi sembra esemplare a tal proposito!

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  25. Ovidio cantava l’amore attraverso il mito e la natura, cantava la comunione di vita tra uomo e naura e i vostri versi questa sera me l’hanno richiamato alla memoria. Perchè, vedete, la comunione tra uomo e natura si realizza massimamente nella poesia d’amore: Shelley parla col vento e le nuvole, Keats con l’usignolo, Foscolo con la sera e nelle due liriche qui presenti accanto a questa bella fotografia avviene la stessa cosa. Qui tutte le tracce del visibile sono manifestazioni di una forza invisibile e profonda, di un essere divino che è essenzialmente amore. Ma ciò che è più importante è che Carlo e Giulia non solo sono grandi poeti dell’amore, cioè poeti veri, ma anche due sapienti che ci insegnano ad amare.

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  26. bello questo corpo immaginato nella natura, colline che disegnano seni, valli che riecheggiano fianchi, vento che accarezza, ma la mano non può toccare la bellezza, quella è prerogativa solo dello spirito. Solo lo spirito può toccare la bellezza e le emozioni più alte…toccare, sfiorare, accarezzare, ma mai possedere: in amore bisognerebbe vietare l’uso del possessivo! Splendidi come sempre questi versi rupestri, misteriosi, che celano l’eco di una leggenda non ancora narrata! Buona notte a tutti

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  27. c’è qualcosa di fiabesco, di impalpabile…qualcosa che va oltre, al di là del tempo e dello spazio, come una promessa che dura per sempre, un sacrificio d’amore…stasera vi leggo così e mi piacete sempre tanto. Costanza

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