L’eremita (Parte seconda) (Scena unica – parte quarantaduesima)


Vaso antico


L’eremita
A dire tutta la verità è già tanto se posso camminare… le mie ginocchia non sono più quelle di una volta e la schiena mi duole…scusa la battuta, era un modo per sdrammatizzare quel che mi spaventa forse… l’ignoto che si nasconde dietro questa calma piatta…il mio guaio è che mi sembra sempre di infilarmi in strade senza uscita e a tornare indietro faccio sempre una gran fatica…è difficile dover ammettere di non aver lasciato mai il punto di partenza…anche se non mi ricordo nemmeno bene da dove sono partito e se sono partito…ho guardato più che altro partire gli altri…quegli altri che ora mi salutano vistosamente con la mano a cavallo delle loro ostentate certezze…io sono rimasto a presidiare il passato…un passato che non ha nemmeno poi quello spessore che…che dalla mia età si potrebbe attendere…
Che cosa ho avuto dalla vita? sempre e naturalmente che la vita mi abbia mai dovuto qualcosa…una manciata di sogni andati a male…ora infatti non sogno nemmeno più…perché sprecare energie…tanto giovani non si ritorna e la vecchiaia senza una storia fa un po’ paura…ma io non ho figli a cui raccontarla…e forse la vita in questo mi ha graziato…non sono un modello per nessuno se Dio vuole, nemmeno per me stesso…ogni giorno mi guardo allo specchio e sono diverso…penso sempre che così non mi ricordavo…che l’indomani potrei essere migliore… forse è questo che mi salva… un ingiustificato ottimismo…come diceva qualcuno:”Se nessuno ti loda, lodati da te stesso”; mi ha sempre fatto indignare questa frase, ho sempre pensato che fosse di una cecità senza pari…ma ora la sto rivalutando…in fondo è un modo per sopravvivere… e la vita viene prima di tutto…l’istinto di sopravvivenza è davvero un nume potente…anche quando chiedi di morire e ti viene presentato il conto, faresti di tutto per non pagarlo subito…

Abelardo
Ed io che cosa ho avuto dalla vita? Da vivi è difficile fare bilanci…il bilancio è sempre provvisorio, se Dio vuole, anche nella disperazione più nera. Proprio per questo bisogna essere sempre pronti…perché il nostro modello, la nostra fisionomia, non sono mai compiuti: ci viene chiesto di compiere esattamente ciò a cui siamo arrivati, non di meno, né di più, perché non rientra nel nostro potere…E se ci ritroviamo al punto di partenza dobbiamo fare in modo che sia talmente bello e trasparente… che so… adorno di fiori e di profumi, come se fosse il punto di arrivo che ci è stato richiesto…con ciò non si deve ingrandire ciò che non esiste ancora, né bisogna sminuirlo, perché sarebbe altrettanto insensato…Dio sa dove sei e che cosa fai, che cosa puoi essere e per quanto lo puoi, ma Dio non è insensibile alla bellezza di chi sa offrire la sua povertà…ti garantisco che non c’è niente di più dolce in paradiso…offri ciò che ti è stato dato con una gioia che sboccia, con una speranza che danza, con fiducia anche se a denti stretti e Cristo trasformerà ogni smorfia di dolore in motivo di giubilo…Lui completerà il modello…ma tu ci devi mettere l’acqua e la creta…anche all’inizio c’è stato bisogno del fango… del fango…pensaci bene…Dio non ha cotto nel forno meravigliose statue, ha semplicemente soffiato il Suo Spirito su un mucchietto informe di terra bagnata…peraltro a Sua immagine e somiglianza…forse che Dio non è completo? O non è piuttosto che il compimento sta negli ingredienti piuttosto che nei risultati?
Sforzati di tenere la tua terra sempre umida e Dio ti plasmerà, non temere; insegna ai piccoli solo questa verità, non è il passato che dà compimento all’uomo ma la limpidezza dell’acqua che amalgamerà il suo futuro.
Se l’acqua è torbida le mani del  vasaio non trovano la terra e se non c’è terrà l’acqua scorre inutilmente sulle mani immobili.
Terra ed acqua ti sono state date in abbondanza: offrile, falle vedere al mondo, lascia che il cuore venga inondato dallo Spirito e non aver paura di essere giudicato.

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20 risposte a "L’eremita (Parte seconda) (Scena unica – parte quarantaduesima)"

  1. in effetti forse nessun sacramento negli ultimi decenni è stato evitato più della confessione. In realtà è una bellissima opportunità perchè attraverso la confessione le persone fanno esperienza del perdono delle loro colpe, perchè essa è un mezzo concreto per riconciliarci con noi stessi e con gli altri, per continuare a esercitarci nella conversione e per fare esperienza di Dio come di colui che ci ama incondizionatamente. Anche se l’eremita ci fa venire i nervi e ci indigna a volte, in realtà è questa la sua strada, è questo il sentiero che sta percorrendo:una riconciliazione!Personalmente non posso dire di confessarmi volentieri, so però che mi fa bene:di tanto in tanto ho bisogno di fermarmi per fare un bilancio e domandarmi: è ancora giusto il modo in cui vivo? Allora mi confesso, anche se so che non ca,mbierò pelle e continuerò a vivere in compagnia dei miei errori quotidiani, ma la confessione mi offre l’occasione per iniziare daccapo (da principio! punto di partenza!) e per vivere in modo più consapevole ed attento. Non dimentichiamo il senso di questo dialogo:Gesù ci ha donato con la confessione un sacramento in cui ci sentiamo amati incondizionatamente…come appunto diceva Salvatore. Ed il cerchio, ancora una volta, si chiude!

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  2. Io trovo la confessione qualcosa di veramente ostico…e non so perchè, ma sono anni che non vado a confessarmi! Forse questa pagina dell’Eremita è un segno! Federico

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  3. di fatto la stessa confessione è un sacramento dal quale ci si allontana sempre di più e non dimentichiamo che è di una confessione che noi tutti qui siamo spettatori! E’ comunque un esempio ad avvicinarci a questo sacramento che ci riconcilia con Dio, un Dio che è sempre misericordioso…anche dinanzi alle nostre ottusità.

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  4. io credo che la cosa più importante per un essere umano sia sentirsi amato: come padre, come figlio, come moglie, come marito, come amico, come figlio di Dio:amato! L’eremita si sente amato da Abelardo, sì, lui nel suo cuore sente che questo diletto padre lo ama, lui che ha il cuore che sente freddo…eccole le sue fragilità:forse è un cespuglio, ma di certo è in cerca di amore…come tutti noi. Il progetto di cui abbiamo parlato in relazione al tema della montagna è essenzialmente un progetto d’amore, non di possesso! Questo voglio precisarlo perchè so che tutti qui su sanno benissimo che i figli sono un dono e non una proprietà e credo che le nostre parole non abbiamo che avvallato questa tesi. Il progetto di ogni uomo è un progetto d’amore, è quello di trovare l’amore sul nostro sentiero ed esserne riflesso come recitava la lettera. Quello di dedicare il tempo a Giacomo come fanno Tiziana e Alberto e quello di perdersi a contemplare una bimba che disegna coi gessetti come fa Alberta. Quello di insegnare la strada…che può anche tornare al punto di partenza! Ma lì ci trovi sempre qualcuno con le braccia aperte. Salvatore

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  5. …in fondo tutti noi ci sentiamo ogni tanto dei perdenti, dei falliti…magari non lo diciamo per amor nostro, non lo vogliamo ammettere..ma è così: indignamo noi stessi per le nostre piccolezze…devo iniziare ad amare anche quelle e a sera offrirle con il proposito di migliorare domani almeno un po’…ma so che l’indomani sarà la stessa cosa ed eccomi a punto di partenza! Una buona serata a tutti

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  6. Ha proprio ragione cara Alberta! L’eremita mi fa rabbia perchè rispecchio in lui le mie debolezze ed i miei limiti…piacerebbe anche a me sentirmi un po’ abelardo e darmi certe risposte…ma credo di aver bisogno ancora di suo fratello per arrivare a fare ciò!

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  7. Credo che non sia affatto paradossale il mettere l’eremita nello zainetto, anzi, condivido, spesso ho pensato che eremita e Abelardo siano la stessa persona, sono le due voci dell’uomo capace di farsi domande e di darsi risposte, capace di sentirsi un nulla immobile per riconoscersi ad immagine di Dio, bisogna amare il tutto perché fa parte di noi e perché Dio ci ama per quelli che siamo.

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  8. lo diceva anche Erodoto che da vivi non si fanno bilanci, attraverso la bocca di Solone! Solo alla fine arriva il giudizio e se torniamo al punto di partenza con la nostra povertà e le nostre mani vuote sarà comunque un dono da offrire al Signore. Nicola P.

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  9. “E non aver paura di essere giudicato”: mi pare importante. Tutti noi come l’eremita ne abbiamo paura, ma l’unico giudice è poi solo il Creatore, il Demiurgo che tutto creò con acqua e fango…ed è un giudice assai misericordioso! Filippo

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  10. Dio non è insensibile alla bellezza di chi sa offrire la sua povertà…si parlava di San Francesco ieri…ecco che ritorna! La povetà vista come dono, come tesoro che si custodisce nel cuore…non è un qualcosa di cui dobbiamo rimproverarci, ma un dono da condividere con gli altri. Sembra un paradosso, ma non lo è…nello zaino ci metto L’eremita.

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  11. fa così tanta fatica a camminare quest’uomo e non ha fiducia in se stesso…a volte non ha fiducia neppure in Dio…le insicurezze nostre, le paure nostre dobbiamo offrirle al Signoreè questo che dice Abelardo. Rossana

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  12. Anche io a volte vorrei trovarmi davanti all’eremita per prenderlo a pugni, altre volte vorrei stargli accanto per dargli un pó d’amore, altre, altre volte non penso a lui come ad un uomo ma come alla voce delle nostre insicurezze, delle mie, di quelle di tutti, del passato, del presente e del futuro. I figli non sono e non devono essere la realizzazione di noi stessi, sono un dono da coltivare, proprio come una piantina, alla quale si da un pó d’acqua tutti i giorni, non sono nostri per cui poca importanza ha se ci sia un legame genetico o no e come un buon insegnante impara dai suoi alunni, cosí un genitore impara dai figli, impara ad amare, amare la fragilitá, la stanchezza, il pianto, impara a vivere alla giornata, perché il domani non ci appartiene, impara ad amare Dio perché sostenga la nostra impotenza.Questo ho imparato dalle mie piccole e ho ancora tanto, tanto da imparare…nel mio zainetto ci metto la mia giornata.

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  13. ho voluto che trascorresse tutta la notte prima di lasciare una traccia per capire il senso delle parole di questo dialogo. Appena ho letto mi ha colpito (e lasciato l’amaro in bocca nonchè anche un bel po’ di rabbia) l’eremita con una frase che dopo la lettera di Giulia francamente ci sta come i cavoli a merenda:”Non ho figli a cui raccontare una storia e forse la vita in questo mi ha graziato”…in cosa ti ha graziato, caro eremita? nel non avere una storia? non è possibile:tutti l’abbiamo! Nel non aver figli? Allora mi fai indignare!! Abelardo è pacato, ormai è atarattico, lui. E gli risponde con serenità:insegna ai piccoli (dice proprio così, ai piccoli, solo questa verità:tenere umida la terra e mantenere l’acqua limpida. Fateci caso, è il senso della lettera di Giulia, è il senso del progetto di cui lei parla…mi ha commosso, sapete questa coincidenza, mi ha commosso pensare che abbiamo chiesto a Carlo di rispondere e che in vece sua abbia risposto Abelardo dicendo a tutte le mamme e i papà del blog che la strada, il sentiero da seguire così come se l’è prefigurato Giulia è quello giusto. Tutti siamo in grado di plasmare e dare il nostro esempio, tutti siamo strumenti dell’amore di Dio, Giulia, Alberta, Costanza, Paola, Alessandra, Tiziana…voi mamme e noi uomini, con la nostra paternità, con la nostra storia da racontare. Cosa ti ha dato la vita? acqua limpida nella quale detergerti e specchiarti…acqua! E nello zaino metti acqua, vino e pane! Buona giornata a tutti. Paolo

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  14. è il senso dell’offerta che manca all’eremita…finchè penserà di non aver nulla da offrire, finchè riterrà di non poter essere un esempio non uscirà dal tunnel della disperazione…è un uomo senza fede…davvero senza fede. E mi fa tanta compassione!

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  15. “Se nessuno ti loda lodati da te stesso”…ma chi è il pazzo che spara simili stupidaggini?…dopo le due lettere una frase del genere fa venire i brividi…e la povertà, l’umiltà dove la mettiamo? dove l’abbiamo dimenticata? Quell’essenzialità di cui parlavamo non sta certo nel lodare noi stessi, certo non metteremmo quella nello zaino!!!Piuttosto metteremo acqua e terra e la pazienza e l’amore delle mani di un vasaio. Costanza

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  16. offri ciò che ti è stato dato con una gioia che sboccia con una speranza che danza…quanta strada dovrà ancora fare l’eremita prima di capire questo semplice concetto? Quante vagonate di parole Abelardo dovrà ancora pronunciare per far capire similitudine dopo similitudine che anche il più povero può dare qualcosa con il suo esempio? A quell’uomo mancano veramente le basi, i piedi per camminare…ce li ha e non li usa, ha le ali e non le apre. Quanti di noi fanno gli stessi errori, ogni giorno…è davvero un cespuglio spinoso, chiuso a riccio…mi fa rabbia quell’uomo, una rabbia immensa…fossi in Abelardo l’avrei già preso a pugni. Non me ne voglia, Carlo, io so che è funzionale affinchè Abelardo possa fare lezione a tutti i lettori, ma talvolta l’ottusaggine dell’eremita è davvero insopportabile…quasi narcisisticamente si crogiola là dentro, con la finalità di aver conferme che egli non è poi così male, che c’è ancora una speranza, ma la speranza deve trovarla dentro, il progetto deve trovarlo dentro di sè…Giulia parlava del suo progetto, di donna, di madre…il frate parlava del progetto che ogni coppia ha sulla propria famiglia…l’eremita dovrebbe conoscere una donna così, senza la pazienza di Abelardo…forse lo spronerebbe a diventare fiore da cespuglio che è!

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