L’eremita (Parte seconda) (Scena unica-parte quarantunesima)


aquilone

 

L’eremita
Insomma ognuno nella vita ha le sue difficoltà…e si superano se si ha di mira un obbiettivo…sarà per questo che io non riesco a trovare un po’ di pace… perché non ho mai avuto una ragione abbastanza forte da trascinarmi…effettivamente per me tutto è abbastanza neutro…mi entusiasmo in fretta ed in fretta abbandono gli entusiasmi…certe volte penso di essere disumano o di avere qualche malattia…invidio davvero coloro che sanno essere coerenti…coloro che hanno un progetto… magari di vita familiare e si fanno travolgere…

Abelardo
Hai mai visto volare un aquilone?  Lo spago talvolta si spezza e l’aquilone rimane sui rami di un albero…tu cerchi con tutte le tue forze di farlo cadere per terra… ma è tutto inutile… le foglie lo trattengono come se fosse incollato, come se fosse parte dell’albero… irraggiungibile non ti è mai parso così bello e pur tuttavia temi per la sua fragile intelaiatura… resisterà al vento dell’inverno? e alla neve? ci sarà qualche fortunato che passerà lì vicino e che lo raccoglierà? Il solo pensiero ti turba… come se fosse una pietra preziosa soltanto tua…come se tu volessi e potessi vegliarlo e non lasciarlo mai…

L’eremita
Forse comincio a capire…

Abelardo
Lo spero per te… in fondo è tanto che parliamo io e te… e sino ad ora mi è sembrato di pronunciare parole incomprensibili… ma forse è il vostro destino, quello di capire soltanto quando è il momento…ed il momento viene sempre quando uno meno se lo aspetta…

L’eremita
Diletto padre, sbaglio o mi vuoi dire che devo cambiare l’approccio con le cose?

Abelardo
Se tu comprendi dove voglio arrivare…puoi raggiungere l’aquilone…

L’eremita
Per lasciarlo sull’albero naturalmente…

Abelardo
Sì…devi imparare a volare con i tuoi sogni, ma anche ad accettare che talvolta rimangano sospesi ed irraggiungibili…solo l’amore per un progetto attutisce la distanza dalla realizzazione e ti fa palpitare anche quando tutti i tuoi sforzi sembrano destinati all’insuccesso…sforzati di sentire che la vita è tua perché Dio te l’ha donata… non è per un caso che sei venuto in questo mondo… tieni sempre a mente che questo dono è un fragile e bellissimo aquilone, tanto più bello quando sembra irrealizzato…guarda i suoi colori sull’albero e pensa che un giorno cercherai uno spago più resistente…un sentimento più duraturo…veglia la tua impotenza ed il tuo dolore e trasformali in ardore, in compassione…tendi la mano verso il cielo ed il cielo si accorcerà…anche l’aria non è insensibile alla verità…o forse il tuo braccio diverrà ramo accogliente per un altro aquilone che potrai costruire…chissà…non perdere la voglia di correre nel prato.

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16 risposte a "L’eremita (Parte seconda) (Scena unica-parte quarantunesima)"

  1. è molto bella l’immagine dell’aquilone, ma mi sorprende ancor di più il nuovo post che trovo così intimamente unito alle parole di Abelardo…l’eremita fondamentalmente non ha ancora capito ciò che è chiaro a Giulia:solo un progetto d’amore potrà salvarlo dalla morte interiore! Sempre bello leggere queste pagine così straordinarie!Filippo

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  2. un Abelardo pascoliano, dunque! questa vita impigliata tra rami ma pronta alla libertà non appena un alito di vento la sospingerà altrove…questa vita che non ci appartiene mai del tutto, è nostra ma Qualcuno ci chiama ogni giorno a condividerla con chi più ci ama e tiene il filo ben stretto per non faci scappare…grazie!

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  3. come non citare? “…un’aria d’altro tempo e d’altro mese/e d’altra vita;un’aria celestina/che regge molte bianche ali sospese…/sì, gli aquiloni…”…a proposito di pneuma! alberto

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  4. resisterà al vento? alla neve? lo raccoglieranno?…resisterà! Il mio augurio è che ognuno di noi possa avere una mano che lo raccolga, dita che possano stringerne forte il filo e che questo angelo che ci tiene in mano non ci perda mai di vista quando in volo quasi scompariamo tra i rami degli alberi…l’aquilone ha senso se qualcuno lo costruisce e lo manovra…se qualcuno lo ammira e se ne ricorda per sempre. Nicola P.

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  5. mi pare che questa pagina sia stata scritta con amore e sensibilità;avverto come una serenità nell’animo, come se si avesse in mano una certezza, come se un equilibrio fosse stato raggiunto. Respiro serenità, come se una lezione fosse stata finalmente capita, come se si fosse finalmente in pace con se stessi:questo sono io, c’è chi mi ama per quel che sono, per ciò che sento, con semplicità e sincerità…mi pare che lo scrivente sia tra braccia che tengono stretto ma aperte al volo, calde e rassicuranti, tra le braccia di Dio sicuramente…una pace del genere c’è solo in chi dimora nell’abbraccio del Padre e si sente amato come un figlio! E sono sicuro, sicurissimo che non si arriva da soli a tanto, ma che si è fatta della strada accanto a persone che giorno dopo giorno sono per noi segni della presenza divina. Un abbraccio forte. Paolo

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  6. Non ho potuto che sorridere a questa pagina, tornando a qualche settimana fa, in montagna, dove sono stata con le bimbe…era una sera bellissima e come si é alzato il vento abbiamo preso l’aquilone, i bambini erano eccitati tanto quanto gli adulti…il fascino dell’aquilone…é come l’estensione di noi stessi verso il cielo, lo guardavamo giocare con il vento ed eravamo tutti protesi in quel volo… poi é scappato e si é impigliato in un abete, di quelli enormi, che parlano con il vento giorno e notte. Era cosí in alto e cosí intrappolato da eliminare ogni pensiero di riconquista sebbene fosse proprio lí, davanti a tutti noi, poi mia figlia ha gridato ‘mamma guarda, sembra proprio un bel fiore!!’…forse é proprio per un aquilone come questo, come tanti, che Gesú ci insegna a guardare il mondo con gli occhi di un bambino…Buon fine settimana a tutti

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  7. ho invece pensato allo Spirito, al Pneuma, al Vento, a Dio che muove il nostro aquilone, la nostra vita…ce ne stiamo spesso in balia degli eventi, convinti di essere in balia del fato…in realtà siamo solo cullati dal soffio di Dio che ci sospinge sempre verso di Lui

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  8. l’amore per un progetto attutisce la distanza della realizzazione, così come l’amore per i propri figli rende meno doloroso il loro distacco….più si ama e più si impara a lasciar liberi di volare. L’aquilone è un po’ come i nostri figli, rimaniamo attaccati a loro dal filo, che un po’ di allunga, un po’ di accorcia…un filo trasparente, non si vede, robusto però. Sono colorati i nostri figli…colorano tutti i nostri ricordi! Tiziana

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  9. quanti aquiloni ho costruito da piccolo…quanti ne ho rotti…quanti sono rimasti impigliati nei rami di un albero…questa pagina commovente mi riporta indietro nel tempo, mi riporta a Dio, un Dio che oggi mi si presenta colorato come un aquilone…vorrei afferrarlo, possederlo…ma sceglie poi sempre Lui cosa è meglio e io rimango là a terra, con gli occhi rivolti al cielo, come in preghiera, a guardarLo nel tentativo di capire…quando meglio sarebbe amare!

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  10. non riesco a commentaree:riprovo! Ciò che manca all’eremita non è tanto raddrizzare l’approccio con le cose, ma quello con le persone. a lui manca un tassello:il saper condividere il pane, la gioia della festa, il piacere del convivio!

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  11. non solo deve cambiare l’approccio con le cose, ma soprattutto con le persone….all’eremita manca proprio un tassello:il condividere il pane con qualcuno!manca il piacere della festa, dello stare bene insieme, del convivio.

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  12. lasciarsi travolgere da un progetto dev’essere di certo cosa coinvolgente … pensate al progetto di Cristo…qual era il Suo progetto?quello di amare gli uomini come Suoi figli, quello di amare come un Padre ama i suoi figli…c’è un qualcosa di inconzionato e gratuito nella Sua scelta d’amore e gli apostoli si sono fidati, ciecamente. Noi uomini siamo troppo diffidenti…non ci fidiamo dei nostri simili e tantomeno ci fidiamo di Dio! Salvatore

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  13. farsi travolgere da un progetto…da un progetto d’amore. Credo sia questo che in definitiva spinga ad una scelta vocazionale:l’abbandonarsi incondizionatamente ad un progetto d’amore!e non a caso ho scritto vocazionale, perchè il progetto d’amore è sempre legato ad una chiamata e la chiamata può anche voler dire rinuncia (voi me l’avete detto in tutti i modi in questi mesi!) se il suo fine è comunque l’amore. Ed il suo fine deve per forza essere l’amore. Il fatto è che questa gratuità insita nell’amore non sempre è chiara per noi uomini, che spesso cerchiamo un gesto, un segno di gratitudine, forse cerchiamo anche di essere ricambiati a nostra volta, ma non è ciò che Cristo morendo, scegliendo la morte per salvare noi, ci ha insegnato. Tutti abbiamo un progetto…anche Cristo aveva un progetto. Magari non aveva un lavoro ma un progetto sì:l’eremita guarda al lavoro e perde di vista il progetto!Il progetto che Dio ha su di lui. Che splendida pagina! CHe dono prezioso per me oggi!

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