L’eremita (Seconda parte) (Scena unica-parte quarantacinquesima)

rio Lissoa


L’eremita
L’immortalità mi fa un po’ paura…perché è un qualcosa che non posso controllare…qui nel mondo come hai detto bene tu esiste il libero arbitrio e quindi posso scegliere, ma le regole dell’eternità non le conosco e non mi sento pronto…poi tu mi hai spaventato dicendomi che avrei dei nuovi precetti…che si aggiungono ai comandamenti… io non riesco a rispettare nemmeno quelli…e anche se non me li ricordo a memoria…e me ne vergogno…sono sicuro di averli infranti più o meno tutti…forse non ho ucciso, ma non ne sono sicuro, perché tu sai bene che si uccide anche con l’indifferenza, ed io mi sento indifferente, apatico ed anaffettivo…l’indifferenza è un tumore maligno che ti fa diventare un mostro…tremo spesso per la mia anima quando ripenso a certi miei comportamenti…o meglio all’assenza di comportamento…come se fossi un pezzo di legno, ma non è l’esempio esatto perché almeno il legno brucia o fa fumo nel peggiore dei casi…io invece me ne sto immobile, come una pietra, come un manichino…ma neanche… perché un manichino ha comunque un’espressione, io invece in certi momenti sono assolutamente inespressivo e chi mi sta intorno ha davvero la brutta sensazione di aver a che fare con un essere inanimato…sono come una prostituta, scusa l’esempio diletto Padre, che durante un rapporto pensi a limarsi le unghie…ma questo sarebbe ancora accettabile…io non penso a niente…

Abelardo
Mi piace come ti metti a nudo…è già un inizio anche se non basta…e te ne stai rendendo conto da solo…tu non hai ancora capito che Dio non è soltanto un Giudice e comunque anche se Lo fosse prevarrebbe un’infinita misericordia…sulla giusta punizione…o meglio Lui solo sa come contemperare al meglio i due aspetti…ma nemmeno a me è dato di capire…orbene stavo dicendo che Dio non è soltanto un Giudice… tantomeno un Giudice che ti spia sperando e quasi rallegrandoSi di trovarti in fallo, quella parte lasciala fare tristemente ed inutilmente al demonio, ma tu non sei una creatura infernale, devi averne una maggiore consapevolezza…e soprattutto in prima battuta devi imparare ad avere fiducia…anche la fiducia come l’amore è qualcosa che si impara con la pratica…magari osservando chi ce l’ha già…però con spirito costruttivo e senza entrare in ansia…Dio quando ha creato l’universo lo ha fatto a piccoli passi e con ordine, non ha plasmato prima l’uomo e poi le stelle, si è riposato tra un giorno e l’altro ed ha meditato…tu devi costruire le basi e meditare… rispettando il tempo che ti è stato dato, anche se non lo conosci…non importa…non puoi farti uomo se non ti sei guardato intorno… e tu da quel che ho capito sei partito dal tetto per costruire la tua casa… i risultati li vedi da te, ma se anche riuscissi in qualche modo a farla stare in piedi a che cosa ti servirebbe? Pensi che il tuo tempo non debba essere impiegato interamente nel percorso e che Dio ti lasci in vita senza uno scopo?  Dio non è un ragazzino che gioca con le automobiline e che le getta a caso e senza cura sulla pista…Dio vuole che ogni corsia per lunga o corta che sia, conduca alla vittoria sulla morte…così gli scontri sono possibili, come sono probabili le interruzioni, ma tutto ciò fa parte di un preciso disegno d’Amore… e non è un gioco…Dio non ha telecomandi e se tu non ci metti la benzina, la macchina non parte, rimane a sognare un traguardo sempre possibile ma allo stato alquanto improbabile.
Come si fa a trovare la benzina, mi dirai tu…è più semplice di quel che sembra…basta dare il giusto ordine alle cose…basta iniziare ad amare le cose che sono state create per prime, perché l’uomo e la donna…vedi…sono venuti per ultimi…lo ribadisco… ed un motivo ci sarà pure…ci vuole allenamento…

L’eremita
Ed in che cosa consiste questo allenamento?

Abelardo
Devi amare prima il cielo, poi l’acqua e la terra, gli animali e le piante…avere fiducia nel fatto che…e non è per niente banale…il mondo è stato creato per aiutarti e non per ostacolarti… poi devi renderti conto che l’uomo è diverso da tutte queste cose mirabili, che soltanto lui ha portato la perfezione nel creato e che quindi se queste cose sono belle ed utili, senza l’uomo non avrebbero lo scopo che Dio Si è prefigurato…che quindi negli esseri umani c’è qualcosa di più…cercalo con curiosità se non riesci a sentirlo indispensabile…da cosa nasce cosa e come ti ho detto…il tempo ti aspetterà: aspetta voi tutti cari miei figli .

Graal/Corpo

Graal 

Sempre un grembo
disegnano i monti
ed il vento l’unica
carezza profonda.
Uniremo le vene
dei polsi e le mani
stringeranno la coppa
immaginaria della vita

Vallata rio Leone

Corpo


Lambisci con gli occhi
le curve del desiderio
fiore che non può
la tua mano toccare,
solo lo spirito
ne sente il profumo.
Si piega lo stelo
all’istinto
…i semi li porta via
il vento
a colorare i prati
di Dio.

 

L’eremita (Parte seconda) (scena unica -parte quarantaquattresima)

farfalla ai Laghetti


L’eremita
Io non riesco a rinunciare alla bellezza…è più forte…quel desiderio che si accende dentro di me e non trova pace…il demonio sa scegliere bene le sue lusinghe… me le pone davanti e poi faccio tutto io…so bene che la bellezza di cui parlo non è Quella di cui discorri tu…ma spesso sono a guardare bene indistinguibili e a guardare male può anche saltarti in testa di pregare nel momento culminante…ed il cuore dubita della forza che lo trattiene…vorrebbe quasi abbandonarsi e cominciare a ragionare…poi si riprende un poco e scende un gelo fastidioso e ristoratore insieme che mi allontana dalla umanità, dalle promesse vagheggiate che non posso fare…che non dovrei fare tutto preso dall’istinto…oh perché Dio non ha voluto che fossimo anche noi dei puri spiriti!

Abelardo
Perché dobbiamo imparare a riconoscere l’Amore e ci vuole tutta una vita…se ti può consolare…se il cuore non dubitasse il nostro cammino sarebbe forse inutile…e Dio vuole che abbiamo il tempo necessario… è un pescatore paziente…
Si intristisce soltanto quando noi smettiamo di cercare…perché ogni esperienza della vita è solo un indizio…e con gli indizi non si costruisce la Verità… né dobbiamo riporre troppa fiducia nella nostra intuizione… spesso ci capita di credere esclusivamente a ciò che desideriamo… perché ci fa comodo e sai cosa intendo…
Tu non sai distinguere nemmeno il nome delle cose che stanno in terra e pretenderesti di conoscere Quelle del Cielo?
Accontentati di intuire la differenza, sempre che una differenza ci sia, tra i colori che la vita ti concede di osservare…credi a me…è già molto anche se tu non sai quanto sei fortunato…lo ammetto ed ho pena per te così come avevo pena di me stesso… chiediti perché il vento fa muovere le foglie… dopo però… quando distinguerai le piante del bellissimo giardino che ti circonda… e forse capirai che anche l’albero vorrebbe trattenere le foglie, ma non può… che anche l’albero deve imparare a danzare con la vita e con la morte.
Rialzati perché la tentazione non ti trovi seduto…strisciare è proprio dei serpenti…non degli uomini…così come cadere è soltanto una nostra prerogativa…in fondo un lusso di cui avere consapevolezza…gli animali di solito quando si spezzano le zampe muoiono, gli uomini invece diventano più forti di prima e quando le ossa non ce la fanno proprio più…vuol dire che è venuto il momento di riflettere sulle tante cadute che ci hanno salvato…che ci hanno dato modo di creare il mondo, di innalzarlo anche per un solo attimo… è il passato il nostro destino, l’immortalità è neutra e non ha direzione…è una musica molto più intensa di quella bellezza davanti a cui ti senti così impotente… o per meglio dire… così desideroso di possesso. E sarà Lei a possederti così come non avresti mai potuto immaginare.

Nella cascata/Nel creato

Lago della Tinna

Nella cascata

Mischiati
al rumore
dell’acqua
sentiamo
spasmodiche
ali
sbriciolare
la terra.
Tu non sai
più a chi unirti
ed io vorrei
strapparti
al creato
come il piacere
fosse
in un senso.
Zufola
Pan
e sorride.

Caro Carlo, in questi giorni ho riflettuto tanto sulla tua lirica, pensando che in realtà non c’è davvero nulla che stabilisca legami più intimi se non il cercare Dio insieme. Credo che questo sia il cemento, il mastice di una coppia di sposi, i quali quando pregano entrano nella più profonda compartecipazione:sentendosi pregare rendono le loro anime trasparenti, come l’acqua della cascata, e condividono l’esperienza di Dio. Ti allego una foto da me scattata che mi pare sia significativa. Giulia

 alberi aggrovigliati

Nel creato

Goccia a goccia
Dafne divento
E braccia e gambe
Sono radici e rami tuoi.
Tenace edera
Sto avvinghiata
Al tuo presente
E vivi in me
Come un sussulto
Con lo stupore di Dio
Che in solitudine
Si specchia nella
Sua bellezza.

L’eremita (Seconda parte) (Scena unica-parte quarantatreesima)

Crocifisso a Corvara


L’eremita
Io mi sento spesso così inadeguato davanti alla Bellezza…non so davvero come ricambiarLa, né immagino vi sia qualcosa in me che Essa potrebbe desiderare…così mi limito a contemplarLa, perché come dici bene tu, ho paura di essere giudicato…e soprattutto La trovo quasi sempre fuori di me… quasi che fosse naturale la non appartenenza…poi penso che la Bellezza sia libera per definizione…che non possa neppure accettare di essere desiderata…che sia insomma una potenza inutile, seppure vagheggiata per tutta l’esistenza

Abelardo
Tu non ti ami abbastanza e di conseguenza non puoi amare gli altri. Per questo vedi la Bellezza come qualcosa di lontano…è una tua scelta ed il giudizio che ti prefiguri è solo una posizione di comodo per non aprire il cuore…Prova a fare ciò che fece Dio nel momento della Creazione… a vedere le cose buone e non soltanto belle e ti accorgerai che la Bellezza in fondo non è poi così lontana…quello di Dio è stato un giudizio d’amore, ne abbiamo già parlato…e quando ami non desideri possedere, ma piuttosto aggiungere alla Bellezza quel poco o quel tanto che sai trovare nel cuore e nella mente…la Bellezza non è perfezione, ma solo un pallido riflesso di quel che ti aspetta nel mondo di là…amaLa e rispettaLa e già ti sembrerà di costruire il Paradiso.

L’eremita
Ma come è possibile amare e rispettare la Bellezza?

Abelardo
Pensa alla Madonna e a Maria Maddalena. Queste due donne seppero amare e rispettare la Bellezza.  Tutto iniziò con la contemplazione del Mistero: la Bellezza è Mistero, soprattutto Mistero. Entrambe forse per ragioni diverse, noi non possiamo saperlo, dissero il loro sì, mentre il cuore tremava di paura e di inadeguatezza…mentre era in corso un giudizio sovrumano…davvero sovrumano…Cosa potevano aggiungere a Dio? Eppure Dio stesso aveva bisogno di loro, del loro sì…del loro amore…perché basta un sì detto con il cuore a sprigionare l’amore più potente anche nel cuore di Dio…”Prendimi, mio Dio, io sono qui, non so davvero cosa posso darTi, ma lo sai Tu, io so solo questo, che lo sai Tu e che la mia vita comincia oggi o forse finisce oggi, non so se il cuore reggerà…ma potrò dire finalmente di aver vissuto”…io credo che fosse l’unica maniera per accogliere il Figlio di Dio, con amore e rispetto, che in un solo istante Maria e la Maddalena abbiano raggiunto la massima purezza del pensiero…ma il loro compito non era certamente finito…l’Amore desiderava più amore ancora, la Bellezza più sublime richiese la rinuncia totale e definitiva.  E le Donne la videro inchiodata, videro la Bellezza trasfigurata nella morte.
Non a caso il Cristo risorto apparse alla Maddalena che così tanto aveva amato: chi saprà rinunciare alla Bellezza nel mondo di qua dopo averla amata la ritroverà nel mondo di là, proprio quando meno se lo aspetta…Dio non viene mai meno alle Sue promesse.

Come due pazzi/I germogli

Come due pazzi
teniamo stretta
la verità.
Sta tutta in un pugno
e scivola via
tra le dita madide
quando stringi
quell’urlo
il mio urlo…
solo l’eco rimane
e tutti gli altri
che si credono sani

Albero in prossimità rio Ciasabella

I germogli
sbocciarono
altrove
sotto lo stesso
cielo ricco
di colori
e poco importa
al tramonto
se un ramo insano
verdeggiar non volle
per accogliere
un nido.

L’eremita (Parte seconda) (Scena unica – parte quarantaduesima)

Vaso antico


L’eremita
A dire tutta la verità è già tanto se posso camminare… le mie ginocchia non sono più quelle di una volta e la schiena mi duole…scusa la battuta, era un modo per sdrammatizzare quel che mi spaventa forse… l’ignoto che si nasconde dietro questa calma piatta…il mio guaio è che mi sembra sempre di infilarmi in strade senza uscita e a tornare indietro faccio sempre una gran fatica…è difficile dover ammettere di non aver lasciato mai il punto di partenza…anche se non mi ricordo nemmeno bene da dove sono partito e se sono partito…ho guardato più che altro partire gli altri…quegli altri che ora mi salutano vistosamente con la mano a cavallo delle loro ostentate certezze…io sono rimasto a presidiare il passato…un passato che non ha nemmeno poi quello spessore che…che dalla mia età si potrebbe attendere…
Che cosa ho avuto dalla vita? sempre e naturalmente che la vita mi abbia mai dovuto qualcosa…una manciata di sogni andati a male…ora infatti non sogno nemmeno più…perché sprecare energie…tanto giovani non si ritorna e la vecchiaia senza una storia fa un po’ paura…ma io non ho figli a cui raccontarla…e forse la vita in questo mi ha graziato…non sono un modello per nessuno se Dio vuole, nemmeno per me stesso…ogni giorno mi guardo allo specchio e sono diverso…penso sempre che così non mi ricordavo…che l’indomani potrei essere migliore… forse è questo che mi salva… un ingiustificato ottimismo…come diceva qualcuno:”Se nessuno ti loda, lodati da te stesso”; mi ha sempre fatto indignare questa frase, ho sempre pensato che fosse di una cecità senza pari…ma ora la sto rivalutando…in fondo è un modo per sopravvivere… e la vita viene prima di tutto…l’istinto di sopravvivenza è davvero un nume potente…anche quando chiedi di morire e ti viene presentato il conto, faresti di tutto per non pagarlo subito…

Abelardo
Ed io che cosa ho avuto dalla vita? Da vivi è difficile fare bilanci…il bilancio è sempre provvisorio, se Dio vuole, anche nella disperazione più nera. Proprio per questo bisogna essere sempre pronti…perché il nostro modello, la nostra fisionomia, non sono mai compiuti: ci viene chiesto di compiere esattamente ciò a cui siamo arrivati, non di meno, né di più, perché non rientra nel nostro potere…E se ci ritroviamo al punto di partenza dobbiamo fare in modo che sia talmente bello e trasparente… che so… adorno di fiori e di profumi, come se fosse il punto di arrivo che ci è stato richiesto…con ciò non si deve ingrandire ciò che non esiste ancora, né bisogna sminuirlo, perché sarebbe altrettanto insensato…Dio sa dove sei e che cosa fai, che cosa puoi essere e per quanto lo puoi, ma Dio non è insensibile alla bellezza di chi sa offrire la sua povertà…ti garantisco che non c’è niente di più dolce in paradiso…offri ciò che ti è stato dato con una gioia che sboccia, con una speranza che danza, con fiducia anche se a denti stretti e Cristo trasformerà ogni smorfia di dolore in motivo di giubilo…Lui completerà il modello…ma tu ci devi mettere l’acqua e la creta…anche all’inizio c’è stato bisogno del fango… del fango…pensaci bene…Dio non ha cotto nel forno meravigliose statue, ha semplicemente soffiato il Suo Spirito su un mucchietto informe di terra bagnata…peraltro a Sua immagine e somiglianza…forse che Dio non è completo? O non è piuttosto che il compimento sta negli ingredienti piuttosto che nei risultati?
Sforzati di tenere la tua terra sempre umida e Dio ti plasmerà, non temere; insegna ai piccoli solo questa verità, non è il passato che dà compimento all’uomo ma la limpidezza dell’acqua che amalgamerà il suo futuro.
Se l’acqua è torbida le mani del  vasaio non trovano la terra e se non c’è terrà l’acqua scorre inutilmente sulle mani immobili.
Terra ed acqua ti sono state date in abbondanza: offrile, falle vedere al mondo, lascia che il cuore venga inondato dallo Spirito e non aver paura di essere giudicato.

L’eremita

Caro Carlo, che giornata! Sono un poco a pezzi perchè quattro ore di cammino con Anna nello zaino dietro e davanti uno zainetto con l’essenziale (crackers, thè verde, due pannoloni, una mela, fazzolettini e zucchero) ti fanno sudare ed in salita sono stata prossima a visioni mistiche:ho intravisto San Pietro che aveva in mano le chiavi del Paradiso e proprio da questo ho dedotto fosse una visione, dal momento che andrò dritta agli inferi! Ho pensato a tante cose, ho avuto il dono di godere della compagnia della mia bambina in mezzo alla natura e dinanzi allo splendido scenario del Golfo del Tigullio che la tramontana oggi rendeva come una cartolina ! Io non so se i miei figli un giorno si ricorderanno che la loro mamma li ha portati nello zaino sui monti, forse ne prenderanno atto guardando qualche foto, ma spero che gli rimanga almeno nel cuore quella sensazione di stupore e gioia che si prova quando si arriva a destinazione. Spero che sentano da grandi il bisogno dello zaino e della pazienza del cammino, del sudore che il cammino implica per giungere ad una meta; il bisogno di aver sete qualche volta e di aver fame, ma anche quello di essere strappati fuori dalle comodità e dai comforts in cui è bello poltrire. Spero che la montagna ridoni loro il gusto della vita come accade a me. Auguro loro di aver bisogno del silenzio che scava dentro, dei pezzi di strada senza parole, solo col tuo respiro e il tonfo dei passi, per capire che non bisogna aver paura di nulla, neanche della nostra debolezza umana, perchè c’è un amore che ci ama. Sempre. E sul sentiero mi auguro che imparino l’attenzione alle piccole cose, al passo di chi cammina con loro, alla parola ascoltata, agli occhi di chi gli sta vicino per indovinare la gioia o la stanchezza e condividerla, per scorgere la tristezza e avvicinarsi in punta di piedi. Vorrei insegnare la strada ai miei bambini e poi dar loro un bacio sulla fronte nella speranza che sul loro sentiero incontrino l’amore e siano suo riflesso. E’ il mio progetto, Carlo, ci ho pensato tanto oggi mentre ritornavano alla mente certi passi del tuo  eremita. Ti abbraccio forte.  Giulia

 Rifugio sull

 

Carissimo Carlo,
con la sua semplicità Giulia non poteva farmi dono più gradito: il dialogo che hai scritto è qualcosa di meraviglioso. Ho letto per ora solo la prima parte, ma ho tutto un lungo inverno davanti per leggere la seconda.  Ho trovato tutto molto allegorico. A me non è mai capitato di vedere parlare oggetti inanimati, ma trascorro la giornata pregando e anche se se tante persone ritengono che io sia fuori dal mondo in realtà sono assolutamente nel mondo e sono dentro la natura e godo della creazione divina.
Parlavo prima di allegoria e ora mi spiego. Così ho inteso i tuoi personaggi: Abelardo rappresenta la Parola, senza la quale l’eremita non potrebbe sopravvivere. L’eremita è un poveruomo, uno che non ha conosciuto ancora Dio, non legge, non ascolta la Parola, sembra sordo e cieco, ma è soprattutto spaventosamente solo e vuoto. Per sua fortuna il vuoto si può colmare e allora intervengono la roccia ed il girasole ad occupare un po’ di spazio nel suo cuore. E così quell’uomo solo conosce la coppia: Adamo ed Eva. Tutto inizia dalla Genesi, dall’uomo e dalla donna.
L’uomo è la roccia, forte, sicuro, delle sue certezze, riparo, rifugio che si fa scalfire da pioggia, dalle intemperie, dal tempo: si lascia plasmare dall’Amore. La donna è il girasole, fragile ma specchio della Bellezza divina, colora i prati con semplicità, si offre alle api con gratuità: è un dono! È aperto alla Vita, aperto all’Amore, quello stesso Amore che l’eremita non conosce, perché non sa cosa significhi camminare insieme a qualcuno: non sa essere rifugio, né dono. Non ha nulla da offrire e se ne sta come un cespuglio di spine: certo è robusto, forte, ma sa solo difendere se stesso. La roccia ed il girasole litigano, come discutono tutti i mariti e le mogli che fanno delle loro discussioni un qualcosa di fecondo, ma nel dialogo camminano e costruiscono.
Chi segue Gesù mette spirito e vita in ogni gesto della carne: non spine per difendersi, ma fiori per amare e accogliere la vita. L’amore è possibile e noi tutti siamo in grado di praticarlo: è questo il senso delle tue parole piene di speranza.
Grazie per questo dono. Leggerò quanto prima il seguito. Tu hai di certo un cuore grande e generoso e Dio ti parla con gioia, Ti benedico nel nome del padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Un abbraccio in fraternità

P.s. Giulia mi ha raccontato del vostro incontro in Seminario e dalle sue parole ho capito che la vostra amicizia è fatta di stima e gratuità e che da tempo camminate insieme sulla stessa strada: venite a fare qualche giorno di ritiro qua in primavera, siete due persone con una singolare spiritualità e sarebbe per voi una ulteriore occasione di crescita.

La lettera che ho riportato più sopra dopo la toccante introduzione di Giulia mi è stata inviata tramite lei da un eremita di Alpe di papa Giovanni (località di Limonetto in provincia di Cuneo): mi pesa molto non potergli rispondere. L’unico modo è andarlo a trovare come dice, la prossima primavera. Gli amici di questo blog sono naturalmente tutti invitati anche perché se lui li conoscesse non potrebbe che estendere l’invito; sarebbe bello poter ricambiare di persona le sue parole con un bel ritiro comunitario.


 

In montagna/Sul sentiero

“È dalle tre di stanotte che penso alle parole di Abelardo…con il libero arbitrio l’uomo sceglie il suo progetto di vita, ma la felicità è legata a quanto egli di fatto è in grado di comprendere adattare ed accettare con amore e gioia il progetto che Dio ha su di lui. Tutti dobbiamo avere un progetto ed è quello di imparare ad amare. Tante sono le strade per realizzarlo e Dio sceglie per noi le migliori… per ciascuno dei suoi figli… ora provo a dormire un po’…’” Giulia

In montagna

A che giova
l’infinito
se basta
la storia
di una roccia
a dirmi
che sono mortale
mentre nessuno
viola
il silenzio
su questa cima
ed il vento
sa essere
discreto.
Forse qui
la terra
dorme
indisturbata:
io posso vegliare
con i falchi
che fanno il nido
vicino, vicino
lontano, lontano
da ciò che vogliamo
essere
senza motivo alcuno
perché siam vivi.
E si nascondono
i pini marittimi
tra la nebbia
per la conta
del sole.
Solo più bianco
appare
il mistero
del sottobosco
che lentamente
scoraggia.
Mi accontenta
la pace
dei rovi
immobili
che cantano
la tenace precarietà.
Resisterò con loro
alla brina del mattino?
E l’aria vigila
sugli sterpi
che non seccano
mai del tutto:
anima mia
dove ti nascondi?
Ora so che
non puoi morire
davvero,
dimmi se
un violinista
pazzo
ti ha imprigionato
in una nota
stridula
o se vaghi
già fuori di me
alla ricerca di
un corpo
meno detestabile.
Io posso solo
invitarti alla sera
per un vago appuntamento
con la mia vita
così dannatamente
sfilacciata.
Mi inchino
alla dolcezza
di un sentiero
che prega
il fondovalle
e ritorno
a sperare:
la nebbia si dirada
anche per me.

Sentiero a Cogne

Sul sentiero

Una sola nota,
l’anima tua,
s’innalza al cielo
là tra le nubi,
caprioleggia sulla vetta
e come l’acqua
l’asprezza della roccia
lambisce,
il profilo disegna.
Una sola nota
è l’anima tua,
musica
per me che resto qui,
con questi fili d’erba
ritrovati tra sassi,
ombre silenti
di un Dio
che non è ancora stanco
di parlarci.

L’eremita (Parte seconda) (Scena unica-parte quarantunesima)

aquilone

 

L’eremita
Insomma ognuno nella vita ha le sue difficoltà…e si superano se si ha di mira un obbiettivo…sarà per questo che io non riesco a trovare un po’ di pace… perché non ho mai avuto una ragione abbastanza forte da trascinarmi…effettivamente per me tutto è abbastanza neutro…mi entusiasmo in fretta ed in fretta abbandono gli entusiasmi…certe volte penso di essere disumano o di avere qualche malattia…invidio davvero coloro che sanno essere coerenti…coloro che hanno un progetto… magari di vita familiare e si fanno travolgere…

Abelardo
Hai mai visto volare un aquilone?  Lo spago talvolta si spezza e l’aquilone rimane sui rami di un albero…tu cerchi con tutte le tue forze di farlo cadere per terra… ma è tutto inutile… le foglie lo trattengono come se fosse incollato, come se fosse parte dell’albero… irraggiungibile non ti è mai parso così bello e pur tuttavia temi per la sua fragile intelaiatura… resisterà al vento dell’inverno? e alla neve? ci sarà qualche fortunato che passerà lì vicino e che lo raccoglierà? Il solo pensiero ti turba… come se fosse una pietra preziosa soltanto tua…come se tu volessi e potessi vegliarlo e non lasciarlo mai…

L’eremita
Forse comincio a capire…

Abelardo
Lo spero per te… in fondo è tanto che parliamo io e te… e sino ad ora mi è sembrato di pronunciare parole incomprensibili… ma forse è il vostro destino, quello di capire soltanto quando è il momento…ed il momento viene sempre quando uno meno se lo aspetta…

L’eremita
Diletto padre, sbaglio o mi vuoi dire che devo cambiare l’approccio con le cose?

Abelardo
Se tu comprendi dove voglio arrivare…puoi raggiungere l’aquilone…

L’eremita
Per lasciarlo sull’albero naturalmente…

Abelardo
Sì…devi imparare a volare con i tuoi sogni, ma anche ad accettare che talvolta rimangano sospesi ed irraggiungibili…solo l’amore per un progetto attutisce la distanza dalla realizzazione e ti fa palpitare anche quando tutti i tuoi sforzi sembrano destinati all’insuccesso…sforzati di sentire che la vita è tua perché Dio te l’ha donata… non è per un caso che sei venuto in questo mondo… tieni sempre a mente che questo dono è un fragile e bellissimo aquilone, tanto più bello quando sembra irrealizzato…guarda i suoi colori sull’albero e pensa che un giorno cercherai uno spago più resistente…un sentimento più duraturo…veglia la tua impotenza ed il tuo dolore e trasformali in ardore, in compassione…tendi la mano verso il cielo ed il cielo si accorcerà…anche l’aria non è insensibile alla verità…o forse il tuo braccio diverrà ramo accogliente per un altro aquilone che potrai costruire…chissà…non perdere la voglia di correre nel prato.