L’eremita (Parte seconda) (Scena unica-parte trentanovesima)


Fontana in Piazza San Pietro

L’eremita
A sentire le tue parole la mia vita mi pare davvero una cosa buffa…io vivo come se fossi solo dentro al barattolo…e più mi faccio male più penso che sia solo colpa del contenitore… che Dio mi sbatta insomma da una parte all’altra del vetro senza requie…e soprattutto senza un motivo che sia perlomeno intelligibile… o forse per una sorta di mia intrinseca malvagità che in qualche modo debba essere debellata… talvolta penso soltanto che Dio ce l’abbia con me e che in me debbano essere scontati tutti i peccati del mondo…ora mi rendo conto che il mio è solo uno sterile protagonismo…ma non posso fare a meno di credermi una creatura prediletta almeno… nella sfortuna.

Abelardo
E non sei felice? Questa sensazione non è poi tanto male come credi…è un inizio per caricare almeno qualche piccola responsabilità sulle tue spalle… è un modo per farti capire che non sei da solo…e che comunque da solo puoi sentirti semplicemente inadeguato…anche il vuoto pesa, e bisogna abituarsi prima che si riempia di quello che ti è stato affidato…si può rimanere bambini per molto tempo…poi un giorno si diventa adulti e non si capisce bene che cosa sia cambiato…soltanto Dio lo sa… sa che è venuto il momento di riempire il vuoto…di sostituire al gioco una realtà cucita su misura… sulle tue possibilità e capacità…poi un giorno diventi genitore…anche di questo spesso non ti capaciti…non è certo la biologia che può spiegarti ed infonderti l’amore…è l’Amore che al contrario ti fa una proposta tramite una legge di natura…tu puoi anche rifiutare, ma ormai anche le tue cellule non sono più le stesse…potrai frustrare per una vita ciò che ne viene fuori…ma ciò non toglie che il tuo corpo ormai ragioni secondo nuove leggi… e colmare il vuoto dell’amore traboccante diviene una scelta sempre più penosa…è come negare l’importanza dell’aria mentre la si respira.

L’eremita
Però si continua a vivere lo stesso… anche se sembra inutile…anche se è una vita di continue privazioni e negazioni…che senso ha una vita così?

Abelardo
Noi uomini siamo davvero animali curiosi, chissà perché riteniamo che ci siano parti  più nobili…parti che devono per forza essere soddisfatte e che tutto in noi si misuri dalla perfezione che raggiungiamo nel pensiero o nella coscienza. Quando ero monaco mi sono sempre interrogato sul perché di una certa mentalità, la ritenevo superata, non potevo accettare che l’uomo fosse per sua natura corruzione, che la nostra fosse una valle di lacrime senza rimedio, che l’uomo fosse insomma più parte del male che del bene.
Non capivo perché le Scritture dovessero essere sempre e solo un punto d’arrivo. Ora invece capisco che quell’uomo che avevo in mente non poteva che essere limitato…diversamente questa vita avrebbe ben poco significato…che in noi ci sono tante componenti e che forse proprio quelle che riteniamo più importanti sono destinate al fallimento terreno…Non ci può essere pensiero né coscienza se non si prende atto che il nostro corpo è cambiato…ed è questa la cosa più difficile…per questo forse i miei contemporanei si mostravano così pessimisti…guardavano più in là…erano conservatori di una sapienza più grande e irraggiungibile.

L’eremita
Non riesco a seguirti diletto padre, aiutami…

Abelardo
Immagina di essere una fontana…se tu fossi una fontana quale sarebbe il tuo scopo?

L’eremita
Quello di zampillare a ciclo continuo e di riempire una vasca.

Abelardo
Dici bene. E se la vasca non ci fosse?Avresti ancora uno scopo?

L’eremita
Presumo di sì…quello di zampillare forse…ma poi col tempo l’acqua mancherebbe…e anche questo scopo verrebbe meno…

Abelardo
Ma un pellegrino di passaggio che cosa direbbe se ti vedesse?

L’eremita
Direbbe che sono una fontana… una fontana inutile perché non potrebbe bere.

Abelardo
Insomma tu saresti una fontana in ogni caso…e allora che cosa cambierebbe?

L’eremita
Cambierebbe ciò che potrei dare e alla vasca e al pellegrino.

Abelardo
Ora se tu fossi una fontana piena d’Amore, ma senza una vasca per raccoglierlo alla fine ti seccheresti e non potresti dare nulla, quindi è importante avere un luogo dove riversare il nostro amore perché questo non si disperda ed a noi ritorni per una nuova potenza di zampilli, perché il pellegrino si possa abbeverare e non pensare tristemente che siamo delle fontane sterili…e questo luogo è qualcosa di necessariamente limitato, ma allo stesso tempo capiente ed accogliente anche per il pellegrino…non è la coscienza, né il pensiero perché lo zampillo ha bisogno di un luogo concreto…è il nostro corpo che deve diventare consapevole dell’amore e che deve custodirlo…è il corpo del pellegrino che vedendo il nostro deve poter sentire la sete d’Amore e poterlo bere con gioia.
Non ci sono parti di noi che siano più amate da Dio ed alcune lavorano per il Suo disegno senza che noi lo possiamo minimamente immaginare, per questo anche se il nostro mondo spirituale ci sembra sterile noi non cessiamo di essere uomini per il Creatore; piano piano ci sarà modo di ricomporre tutte le armonie che in noi dimorano e che progrediscono secondo leggi umane e divine nello stesso tempo, così che noi non ce ne possiamo accorgere se non con grande fatica ed ascolto…i cambiamenti dell’Essenza sono poi impercettibili per definizione perché ciò che è Unico muta soltanto nella sua Unicità.
Quindi non disperarti…fai solo attenzione al vuoto che si riempie d’Amore, accoglilo perché i pellegrini possano raggiungerti e bere di te e di Lui.