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Cielo tu sei/Con gli occhi al cielo


Cielo tu sei

 

Con le mie dita
la pelle sfioro
e fremi e pulsi.
Io chiudo gli occhi
e il cielo tocco.

Donna che vola. Umberto Milani 

Con gli occhi al cielo

 

Per ripararci
dalle stelle
viviamo d’onde
che passano
sui tetti
come
mangiare
l’arrosto
con una cannuccia
e l’aria gonfia
un addome
che non sente
più i temporali.
Anche la morte
più non ha
il suono della caccia
e del sangue.
Più non è
l’amore
occasione e caso
perché il tempo
divenne
una cosa seria.
Pianga il fiume
se non intingi
più la brocca
ed io con lui,
povero figlio
d’un rubinetto
stanco
terrò a battesimo
cicoria radioattiva.

 


Comments

  1. il cielo dovrebbe essere la nostra casa, quella che ha antenne satellitari, cucina con forno a microonde, orologi e tefoni disseminati in ogni stanza, rubinetti al cloro…ogni confort nelle nostre case…e i nostri cuori sono baracche! se il cuore fosse abitato da un amore, se in esso ci fosse una stanza per Dio ci stupiremmo ancora dinanzi al sublime di un temporale…ma quando piove chiudiamo le persiane e accendiamo la tv…incuranti che da lassù ci stia arrivando un messaggio:non parliamo con chi ci sta accanto, non giochiamo con nostro figlio…guardiamo la tv…non tocchiamo nessun corpo, nessun corpo le nostre mani sanno far vibrare…noi vibriamo solo dinanzi alla tv. “Cielo tu sei!”…vorrei poterlo urlare a chi amo e chiedere perdono per tutte le volte che mi son riparato dalle stelle invece che raccoglierle ad una ad una e farne dono a chi le merita! grazie a giulia e a carlo ancora una volta per avermi mostrato che ho sempre una possibilità per riscattarmi. paolo

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  2. l’augurio è che possiamo davvero tutti, noi amici di questo blog, toccare il cielo con un dito quando grazie alla parola ci rendiamo conto di quante cose belle l’uomo è in grado di fare. Credo che in questi mesi Carlo e Giulia ci abbiano dimostrato che le stelle abitano dentro di noi, il cielo lo si può vedere negli occhi del fratello che amiamo…ed è la più grande lezione, la più bella immagine del cielo che questi due bravissimi ragazzi ci hanno trasmesso con i loro versi bellissimi. Grazie di cuore…da tutto il CNR di Napoli. Rossana e gli amici che impossibilitati vi salutano tutti con affetto.

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  3. alberossia says:

    mi vedo passeggiare in corridoio, Giacomo in braccio, la mia mano accarezza la sua schiena, lo coccolo, nella speranza che si addormenti…ecco cosa mi trasmette la prima lirica, è un’emozione forte, una presenza forte, per dirla con il post di ieri. Il cielo, la felicità sta sotto le nostre dita, nella carezza che sappiamo donare, in quel gesto, in quella parola d’amore che siamo capaci di dire e che spalanca agli occhi di chi ci ascolta un orizzonte su se stesso che non aveva pensato neppure di essere in grado di sognare. Il cielo è il mio bimbo che cullo di notte, nei corridoi di un ospedale, è Alberto che amo per la forza che ogni giorno mi trasmette con le sue parole e il suo affetto fatto di gesti concreti che aiutano a sopportare la fatica. Devo imparare ad essere cielo per loro, devo farmi abitare dal loro amore: è questo il segreto…tanto ai tempi di neanderthal non possiamo ritornare, ma all’Amore del Padre sì, ed intorno abbiamo angeli che cointinuano a mostrarci tale verità. Vorrei ringraziare Giulia per questi versi e prego affinchè Carlo possa stare meglio ed apprezzare davvero quanta dolcezza e quanto amore essi trasmettano…a volte abbiamo tra le mani tesori inestimabili che non vediamo perchè abbiamo gli occhi al cielo, imbambolati dietro alle antenne. un abbraccio forte a entrambi. tiziana

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  4. ho commentato il post di ieri e poi mi son preso una pausa perchè anche io sono rimasto spiazzato dinanzi a questa lunga lirica che procede per i fatti suoi…vedete, amici carissimi, noi siamo abituati a dialogare ed è bello notare come dinanzi ad una chiacchierata immediatamente si avverta una non-sintonia. il merito di questo blog è che due persone hanno la capacità di dialogare, di interagire l’un con l’altro…nel momento in cui su un argomento non c’è trasporto emotivo, non ci si mette in gioco, ma si descrive soltanto, ecco che la poesia viene meno, quando la poesia è proprio ciò che ha affascinato noi lettori che siamo diventati parte di una grande famiglia…e in famiglia subito ci si accorge se qualcuno ha la luna storta, no? abbiamo pazienza allora e stiamo vicino a Carlo e a Giulia col nostro affetto.a me personalmente manca la magia di sempre, quella nicchia che qui si fa per metà e che mi auguro che presto i due nostri amici possano ricostruire. Con tanto affetto. salvatore

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  5. carlocuppi says:

    splendida la prima lirica, splendida davvero per il ritmo, per lo sbattere delle ciglia a cui segue il sogno di un istante, il raggio che dona luce ad un’intera giornata…Credo che Abelardo presto parlerà per chiarire due o tre concetti sul cielo e dare la sua opinione circa una certa primitività da recuperare, quella primitività roussoniana che salta tra i pentametri e che viene esaltata nella lunga lirica anche se – ha ragione emilio – vien da piangere insieme al fiume…e Abelardo non vuole che l’eremita pianga…gli porgerà la brocca se non ci riesce Giulia e non ci riusciamo noi!

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  6. lo so che il cielo è pieno di antenne e che l’insalata non è più quella di una volta ma per sopravvivere dobbiamo imparare a non ripararci dalle stelle, perchè se ti ripari con le dita non tocchi che cose finte e pelle siliconata…voglio toccare il pancione di mio marito, le costole del mio bambino e toccare il cielo con un dito perchè sotto le dita avverto Dio, il cielo è Dio, è quanto di più bello ogni giorno abbiamo sulla testa e tra le mani. Se guardo il cielo vedo la luna e le stelle, la pioggia che cade e le nuvole che disegnano pecore con l’aiuto del vento…voglio continuare a vedere tutto ciò nonostante le antenne…ma se accanto non ho chi mi insegna queste cose, se accanto non ho un pancione che mi ama e uno scricciolo di bimbo a farmi sorridere alla vita anche la pioggia sarà radioattiva e battezzare qualcuno non avrà senso sotto un cielo così buio! Costanza

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  7. emilioconte says:

    cinque pentametri d’amore e di una tenerezza commovente, il cielo in una stanza e sotto le mani, la gioia della Vita che si tocca con un dito…e poi la risposta: il cielo che non è di carne, non appartiene a Dio…mi ha trasmesso tanta amarezza. Così disillusa, così lunga questa risposta, come un fiume di schiaffi…altro che chiudere gli occhi per gustare l’attimo d’amore che il giorno ci dona:in bocca solo l’amara cicoria e per di più radioattiva. Se non fosse vero mi farebbe pure sorridere, ma mi fa star male! preferisco pensare che qualcuno veda in me il cielo e che si perda, che perda il suo tempo a contemplarmi…perchè il tempo è sì una cosa seria, ma le cose serie quali sono?

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