Quando mi ami/Quel Dio


Quando mi ami

Dopo le carezze
mi graffi l’anima
e scrosti dal cuore
quel Dio invidioso
in cui ti riconosci.
Poi sul seno
scivoli
nel sonno.

Nudo di donna
Quel Dio

Negli occhi
Lo ritrovo
come
nell’altra
vita
mentre
ti aggrappi
al nulla
nel silenzio
immobile

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20 risposte a "Quando mi ami/Quel Dio"

  1. Mi dispiace moltissimo aver suscitato tanto dolore, il mio commento é puramente personale, spesso guardo alle poesie tenendo conto del filo che le lega, altre volte le leggo come fini a se stesse, senza togliere alcun merito a chi le scrive. Una poesia puó essere stupenda ma suscitare sentimenti tutt’altro che piacevoli. Pur leggendo e rileggendo e cercando di vedere il vostro punto di vista tramite i vostri commenti, mi dispiace, ma rimango della mia opinione, l’uomo graffia il cuore della donna, non graffia il suo per spogliarsi di ogni maschera, e non sappiamo neppure se il graffio é reciproco. Dio non é Dio ma é il Dio dell’invidia, che é comunque in ciascuno di noi. Non vedo nessun bambino, se non un adulto che é rimasto con le stesse gelosie di quando era bambino. La passione carnale vuole entrare dentro l’altra persona e viceversa, possederla ed essere posseduta, non graffiarle il cuore…e l’altra persona cosa fa…che cosa sta pensando mentre lui si addormenta tutto soddisfatto sul suo seno??!!,e spero solo che Giulia o Carlo non lo prendano come un fatto personale, anzi, spero che loro stessi mi illuminino su quello che davvero volevano scrivere.

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  2. vi assicuro che è un rapporto sano…potrei indicare testi di analisi transazionale a cui poter attingere, mi limito a citare Harris, Io sono ok tu sei ok…ormai mesi che leggo i vostri versi e non credo di aver sbagliato…contrariamente lascerò il mio lavoro e mi dedicherò bricolage!

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  3. sono molto addololorato..davvero molto…perchè tutto potrei immaginare ma non che Carlo e Giulia possano parlare di un amore basato sul possesso…graffiare l’anima significa nel testo far emergere Dio dal cuore dell’amato, tirar fuori il meglio che l’uomo ha dentro e in cui si può riconoscere..nessun possesso, semmai il dono gratuito di un’anima che si fa strumento di Dio con altissima umiltà…Nicola ha inteso alla perfezione il senso dei versi…e mi spiace questa stonata interpretazione di Alberta circa la prima lirica…nella seconda la nullità per me è l’uomo…se ci si aggrappa all’uomo non raggiungi Dio…se ti aggrappi al Dio che vedi nel cuore dell’uomo allora carezza dopo carezza, graffio dopo graffio (perchè fa male denudare l’anima e mostrare le nostre piccolezze, fa male al cuore!!!!) si gratta via il marcio e rimane la purezza di cui anche Dio è bonariamete invidioso…”invidioso” perchè di fatto l’ha creato Lui l’uomo e con esso l’anima a Sua immagine! Perdonatemi ma mi pareva di far torto ai due autori tacendo. nON SE NE ABBIA aLBERTA!!!!

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  4. Nella prima poesia vedo quello che dovrebbe essere amore totalmente accecato dal bisogno di possesso, non vedo un rapporto sano, ma al contrario malato e che durerá fino a quando l’altra persona metterá se stessa al di sopra del bisogno di essere posseduta. Nella seconda invece vedo un’amore assoluto, vedo una persona che prega in comunione totale con Dio e allo stesso tempo vedo il bacio di Klimt, due anime che si trasformano nel silenzio, nel nulla, e in questo nulla c’é l’amore, c’é Dio.

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  5. la purezza dell’atto sta nel riconoscere nell’altro Dio! quando ciò accade si compie quell’armonia descritta da Alessandra che non è solo un’armonia dal punto di vista relazionale, ma anche dal punto di vista spirituale, perchè si è in pace con se stessi e con il mondo e si vede la vita con un’ottica positiva…si ha voglia davvero di godersela questa vita! Paola

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  6. è che il dubbio è poi parte di noi uomini, ed in realtà ci fa anche progredire, però sono d’accordo con Riccardo perchè l’abbandono è comunque un atto di fede e di umiltà…la virtù sta nel mezzo ed è necessario imparare ad amare senza incertezze, ma con la volontà di dare tutti noi stessi, con la fiducia di abbandonarsi in braccia che ci accolgono e ci sostengono…l’amore vero non prende…dà e basta! Senza pretendere nulla in cambio!

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  7. abbandono! leggo il gusto, la gioia dell’abbandono. Credo che ognuno di noi abbia bisogno di abbandonarsi..non tanto di aggrapparsi a certezze, quanto di abbandonarsi ad esse…perchè le nostre certezze sono poi un nulla, perchè siamo fragili e caduchi, siamo labili e anche ciò che pensiamo può esser tale…meglio l’abbandono allora! Se poi è su un seno, almeno per me , è ancor meglio! Riccardo

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  8. credo che per voler veramente bene dobbiamo strappare tutte le maschere, tutte le incrostazioni del cuore e rivelare la nostra vera essenza, anche se è meschina ma è nostra nella consapevolezza che l’altro ci ama per quel che siamo…quando si riesce a scrostare un cuore e ad abbandonarsi sul seno allora si è accettati se stessi, si inizia ad amare se stessi…ed è il primo passo per iniziare ad amare gli altri! Mario

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  9. Per me è ancora una volta la celebrazione del matrimonio, l’incontro fecondo dei due amanti, l’umano ed il divino che si trovano l’uno difronte all’altro e si contemplano, si avvicinano, si allontanano per poi ritrovarsi poi ancora…ancora..domani! Poesie cariche di significato, colme di speranza, dense di un credo che è segno della storia personale e della crescita del singolo a vantaggio di terzi.Salvatore

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  10. forse è nel silenzio che noi ci riveliamo davvero per ciò che siamo, che Dio si rivela davvero per ciò che è e ciò un Dio che si è incarnato…in tale silenzio ci aggrappa a verità che sono indiscutibili nella loro labilità ed è così difficile lavorare di unghie che poi si scivola nel sonno con quell’idea di protezione che solo chi ci ha voluto ed amato davvero sa e può donarci! Rossana

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  11. graffi e carezze…aggrapparsi al nulla…l’armonia degli opposti. Come il Dio invidioso…due poli che si attraggono, calamite di carne ed esplosino di Amore. Bellissimo leggervi oggi! Costanza

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  12. ancora una volta l’altro come tramite per giungere a Dio…la creatura di Dio che si fa strumento e si rivela a Sua immagine…ancora una volta Adamo ed Eva nell’Eden, senza peccato, senza macchia…quell’immagine di puerilità forse rappresenta proprio la purezza dei gesti, la consapevolezza dei gesti è simbolo dell’adulto che opera con coscienza e l’aggrapparsi, così come l’abbandono stanno a rappresentare la nostra genitorialità…trovo l’interpretazione di alessandra molto efficace e pertinente, anche se mi piace dare a queste due liriche l’impronta poetica di un’icona nella quale ci sono due amanti che hanno trovato la loro essenza grazie al loro incontro e dal loro incontro traggono forza per poter incontrare gli altri…le leggo così. Un buon lavoro a voi tutti

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  13. trovo importante l’immagine della nicchia, come se l’amore potesse comunque essere un momento di nicchia interiore, un esercizio spirituale, un momento per ritrovare se stessi e riconoscersi nell’altro nonostante le nostre fragilità, riconoscersi perchè accolti e stimati, pur con le fragilità che ci connotano…e tali fragilità ci fanno aggrappare a un nulla e sentire accanto una presenza paterna, ci fanno addormentare su un seno e ricordare il profumo materno, noi che ci amiamo come bimbi e rimaniamo sempre stupefatti dinanzi al corpo dell’altro, noi che abbiamo la passionalità di animali che graffiano l’anima per far emergere l’umanità che è insita in noi. Sono tra le più belle liriche che abbia letto! Nicola P.

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  14. mi pare che in questi versi l’amore sia davvero il tramite per raggiungere Dio, i due amanti sono il mezzo per poterLo vedere, riconoscere nell’amore che un uomo può dare alla donna e viceversa…ed è un amore così immenso che quasi Dio ne prova invidia, anche se in senso buono…a parer mio non può che compiacersi di tanta gratuità e di tanta completezza, perchè come ha detto alessandra, è la completezza del rapporto di coppia che innalza l’uomo a Dio, è l’armonia che i due corpi esprimono, i due cuori esprimono, le due teste esprimono a dare testimonianza del divino che c’è in noi e forse a questa trascendenza ci si aggrappa pure, per poco, perchè scivoliamo nel sonno…quasi a voler prolungare la visione…salvifica!

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  15. della prima lirica io potrei fare un seminario di psicologia sulla vita di coppia, o almeno potrei usare quei versi per descrivere la coppia sana, che vive nella libertà degli spazi del singolo e nell’armonia del completarsi a vicenda…è il ritratto della coppia priva di nevrosi, appagata e felice perchè i ruoli della personalità sono tutti presenti nell’uno e nell’altro amante. Una coppia così è solida, solidissima, può sfidare qualunque avversità…ed è curioso poter leggere del mio lavoro in versi, non mi era mai capitato prima. Ma perchè dico tutto ciò? perchè se voi leggete bene vi rendete conto che sotto ai vostri occhi ci sono due amanti bambini adulti e genitori…in fasi alterne l’uno è tale per l’altra, giocano come bimbi, si amano come adulti e si accolgono come genitori dopo aver riconosciuto in se stessi e nell’altro un frammento di eternità…che sarà pur un nulla immobile, ma sempre eternità rimane! Davvero avete oggi tutta la mia ammirazione! non solo come lettrice ma anche come psicologa. Buon lavoro a tutti

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  16. Queste liriche fotografano in modo rapido ma incisivo due amanti esemplari: credo sia la coppia per eccellenza quella descritta nei versi…i due amanti che si cercano, si prendono e poi si abbandonano l’uno nelle braccia dell’altro perchè hanno appena ritrovano Dio nei loro occhi e si si aggrappano a questa Presenza per poi cercarsi e ritrovarsi ancora…c’è un solido equilibrio nei versi come c’è nel rapporto descritto con pennellate rapide ma incisive…ci si aggrappa poi alla fine a un Dio irraggiungibile che si riconosce per un attimo negli occhi di chi amiamo e questo ci innalza ad uno stato di immortalità…per poco, pochissimo tempo, ma è come fare un rapidissimo salto in Cielo per poi piombare in terra e ricominciare ad aspirare nuovamente a Qualcosa che ci sublima in qualche modo. Buon lavoro a tutti

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