Di questa vita/Noi vivremo


Di questa vita

Raccogliere nel calice
la rugiada
e bere di te
come un sacramento

Laghetti a Lavaredo
Noi vivremo

Col vino
o col sangue
mesceremo
il nostro
mi chiesi
e ti chiesi
eterna sbronza
o doloroso attimo
d’eternità
noi vivremo
elevando
desideri
più colmi
men colmi
d’amore
o d’incertezza
al Cielo
che ci siamo
costruiti
con la gravida
terra.

 

P.s. perdonatemi l’intrusione giuridica ma credo di dover comunicare un informazione che potrebbe essere preziosa: con sentenza n. 11525/2006, la Cassazione ha ritenuto che l’indennità di accompagnamento può essere riconosciuta in favore dei bambini affetti da handicap sin dalla nascita in quanto la legge istitutiva del contributo (legge 18/1990) non prevede un età minima per l’attribuzione della somma.

Chi dovesse pertanto essere nelle condizioni di richiedere tale assegno si rivolga pertanto all’Inps per conoscere le determinazioni dell’Ente a seguito di tale pronuncia  e fare la correlativa domanda ovvero, in caso di diniego, scriva alla Direzione generale per la previdenza e le politiche sociali (che vigila sugli enti previdenziali) del Ministero del Lavoro e della Previdenza,  ponendo la questione e facendo riferimento alla relativa pronuncia: è pur vero che le sentenze fanno stato soltanto tra le parti del procedimento, ma in una materia così importante lo Stato non può stare a guardare, se il cittadino reclama un suo diritto. Un abbraccio fortissimo. I Vostri commenti ci hanno commosso profondamente. 

Autore: tieniinmanolaluce

Sono attualmente avvocato, mediatore civile e commerciale, formatore di mediatori e mediatore familiare socio Aimef. Per undici anni sono stato docente di letteratura italiana e storia antica al liceo classico. Sono accademico dell'Accademia Internazionale di Arte Moderna. Scrivo da sempre senza privilegiare un genere in particolare. Ho pubblicato diversi libri anche in materie tecniche. Tra quelli letterari ricordo da ultimo: Un giardino perfetto, Poesie 2012-2016, Carta e Penna Editore, novembre 2016. La condizione degli Ebrei dai Cesari ai Savoia, Carta e Penna Editore, aprile 2017 La confessione, Dramma in quattro atti, Carta e Penna Editore, aprile 2017 Ho iniziato questo blog nel febbraio del 2006 e mi ha dato grandi soddisfazioni. Spero continuino anche su questa piattaforma. Tutto ciò dipende fondamentalmente dalla interazione con tutti voi, cari lettori.

26 pensieri riguardo “Di questa vita/Noi vivremo”

  1. carissimi, l’operazione è andata bene, Giacomo si è svegliato e mi pare sereno…prendo una boccata d’aria leggendo di voi. un grande GRAZIE Giulia, un grande grazie Carlo per come oggi avete parlato del matrimonio…ogni coppia lo vive a modo suo, con le sue lune buone e quelle storte, ma voi, per scriverne così, dovete davvero farne esperienza concreta, vissuta, perchè certe parole non si improvvisano, certe cose, certi valori, si costruiscono giorno dopo giorno, con tanta fatica e con amore…prima di essere mamma devo essere moglie e spesso lo dimentico…Giulia ha 4 figli e mi chiedo come faccia! Grazie, sempre, per la gioia che riuscite a infondere in me e per la fiducia nella vita che traspare dai vostri versi…davvero siete per me ed alberto un’ancora! Con tanto affetto. Tiziana

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  2. Scusate tutti, questo messaggio é per informarvi che mio fratello, cioé Carlo, ha momentaneamente il computer rotto, quindi non sa quando riuscirá a rispondere ai bellissimi commenti che gli ho appena letto per telefono, ringrazia tutti di cuore…a presto

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  3. Spero un giorno di riuscire a fare mio il Sacramento del matrimonio, cosí come l’avete spiegato qui oggi.
    Per ora mi unisco a voi con una poesia di Michelangelo “da quando t’ho nel cor piú di me valgo”…direi che anche come poeta non era cosí male!! un bacio a tutti

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  4. essendo ancora avvolti in pannoloni non mi sento di dire molto, ciò che so lo so grazie ai miei genitori…continuo con la risonanza che mi pare una bella preghiera. Bere di te per elevare desideri al Cielo non preghiere, non richieste, ma solo un ringraziamento per l’unione avvenuta!Marta

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  5. il sacramento consiste nel mescere sangue con Sangue ed io sono convinto che ci siano matrimoni di fatto che in realtà non sono mai stati celebrati nei quali davvero l’uomo e la donna vivono bevendo della Sua parola senza aver pronunciato alcun sì dinanzi a un prete. Come a dire che non sarà sacramento, ma è comunque unione in Cristo. Riccardo

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  6. voglio riportare per tutti voi un brano di Madeleine Debrèl che mi pare possa ulteriormente dare apporto a questa conversazione sul sacramento del matrimonio: ” Poichè le tue parole, mio Dio, non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri, permetti che da quel fuoco di gioia da te acceso e da quella lezione di felicità qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga, ci investa e ci pervada.” Tutto questo perchè mi pare che Carlo e Giulia abbiano voluto insistere soprattutto sulla gioia del matrimonio che va testimoniata sempre da chi in esso crede veramente. Luciano

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  7. e i figli? dove li mettiamo? e voi non li avete dimenticati, in quella gravida terra stanno i nostri figli ed è anche grazie a loro che marito e moglie sanno costruirsi il loro Cielo. Mario

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  8. io credo che come sposi cristiani siamo noi stessi sacramento di Dio ed abbiamo come tali una grande responsabilità: essere portatori sani dell’Amore di Dio, essere, noi pure, icona del Suo amore e mi pare che Carlo e Giulia ci riescano benissimo!

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  9. al professore piace molto Pascoli! ed i fiori in Pascoli simboleggiano spesso la sessualità: mi piacciono i vostri versi perchè trattate certe tematiche con tale delicatezza da innalzarle al Cielo…e tu, lettore, confondi il sacro col profano rendendoti conto che c’è purezza ovunque, in tutti i gesti, se sono fatti e compiuti con amore! Carlotta (prima dell’interrogazione!!)

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  10. la prima lirica ha inoltre a parer mio una spiccata valenza sessuale, se la intendiamo in senso allegorico ed il bello dei suoi versi è che celebra l’atto sessuale come voluto da Dio, come parte essenziale del matrimonio, come unione feconda e pura (rugiada!) ed in questo anche a me ricorda molto certi passi del Cantico dei Cantici

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  11. ho pensato che l’attimo di eternità in quanto tale non può essere doloroso (dolorosa è la croce e la morte, ma non la resurrezione che rende immortali) ma fonte di estrema gioia!ed i desideri dovrebbero mirare tutti là, a quella gioia incommensurabile!

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  12. allora mi unisco alla risonanza anche io (non prima di aver detto che le due liriche sono splendide, la prima è da concorso!) … bere di te per elevare desideri più colmi d’amore

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  13. “Il tuo palato è come vino squisito …e scorre sulle labbra e sui denti…ti farei bere vino aromatico del succo del mio melograno…” (CT. 7, 8). Mi avete ricordato il Cantico dei cantici, uno dei libri che più amo perchè celebra la gioia del matimonio! E’ gioia ripetere il nostro sì anche quando costa fatica, anche quando il silenzio sembra , sembra, insormontabile…il vostro, il nosro compito di coppie sia soprattutto quello di essere testimoni di amore e di gioia! Un abbraccio. Salvatore

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  14. la prima lirica rinnova il sacramento del matrimonio, ogni giorno, come ogni giorno la rugiada si posa sui petali dei fiori e ne dissseta il calice: qui il poeta è un fiore e raccoglie nel suo calice la rugiada della vita e beve del suo amore, l’amore disseta il suo cuore giorno dopo giorno rinnovando il suo sì: straordinaria!!Nella seconda lirica si auspica che questa quotidianità diventi realtà, si desidera che tra i due coniugi ci sia davvero Cristo, che i loro calici siano colmi del Suo sangue e non di vino, ricolmi di gioia eterna e non di un sì che può diventare no! ci si costruisce questo universo a poco a poco, con la volontà di entrambi e la Parola…ne sono ceto! Grazie davvero! Emilio

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  15. la prima lirica è straordinaria per l’incisività, per il detto ed il non detto che ogni singola parola carica di significato cela dietro le sillabe…la seconda è un salmo, un rincorrersi di anafore ed epifore, tanti anelli di una catena, anelli nuziali, catena indissolubile! Nicola P.

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  16. è la celebrazione del matrimonio…questo leggo! E c’è tutto, assolutamente tutto di questo sacramento. Sono due liriche diversissime, direi che la prima è di Carlo e la seconda di Giulia ma potrei anche sbagliare…mi piace questa confusione perchè ormai sono un’unica anima ad esprimere la Vita, una preghiera sola a cui andiamo dietro tutti noi. Nella prima lirica si racoglie nel calice la rugiada di questa vita, l’acqua più pura, quella che fa meno rumore e la si beve come si beve di uno sposo celebrando il matrimonio nella quotidianità. Nella seconda, che è un vero studium ed è per questo che mi ricorda più lo stile di giulia, lo sposo ha il volto di Cristo, si mesce il sangue e non il vino e si ama come ci insegna Lui non come noi uomini sappiamo fare, egoisticamente, ma è la gratuità della gravida terra che dobbiamo apprendere attraverso il matrimonio: ed è dura! Buon lavoro a tutti. Paolo

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  17. La prima poesia mi porta ad un episodio a cui ho assistito nel mezzo di Manhattan, proprio ai piedi dei grattacieli piú alti…durante uno dei tipici acquazzoni esploso a ciel sereno, un barbone si é spogliato completamente nudo per bere il cielo, guardandolo ho sentito una spiritualitá immensa e l’ho invidiato…solo il fatto che tutto intorno, che il formichio della folla non si sia accorta di nulla, mi ha riportata alla realtá, al fatto che io per prima mi proteggevo sotto l’ombrello. Nella seconda poesia é come se potessi ricostruire l’episodio nella mia mente, come in un teatro, questa volta peró senza l’indifferenza della folla… tutti si spogliano e guardando il cielo si inebriano, ridono e piangono, e i cerchi si allargano all’infinito, proprio come diceva feboapollo in un commento precedente…come a lanciare un sassolino nell’acqua…buona giornata a tutti

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