L’eremita (seconda parte) (scena unica-parte trentacinquesima)

Sacro in alta Badia
L’eremita

Io vorrei rispondere e non sai quanto… o forse lo sai meglio di me… ma per rispondere ci vuole qualcuno che ti faccia una domanda… qualcuno che ti chieda di fare qualcosa…se ciò che serve nella vita non ti appartiene… se non hai nulla che gli altri possano desiderare… se sei un uomo inutile… non ci saranno mai richieste… né una speranza da alimentare.

Abelardo
La parola inutile… lo sai tu, meglio di me…è formata da due altre parole…tra in ed utile c’è uno spazio bianco che non si vede ma che fa… la differenza…alle persone come te che lo vedono appare un ostacolo perché sembra che l’utilità in questa vita non sia mai raggiunta… non possa essere mai raggiunta…ma sono proprio le persone come te… che devono rendersi conto… le altre non vedono spazi e quindi credono a buono o a cattivo diritto di essere dei protagonisti… ma lo spazio c’è… anche per loro che non lo vedono… lo spazio c’è soprattutto per chi non ha mai avuto bisogno di superare lo spazio… per i malati…per i sofferenti nello spirito… per coloro che sono rifiutati dalla mentalità di questo mondo… per questi esseri lo spazio incolmabile c’è, ma dall’altra parte… loro stanno dentro a ciò che è utile, ne fanno parte inscindibilmente per il solo fatto di esistere…l’impotenza così è soltanto un’illusione momentanea… per chi non ha ancor maturato la certezza di essere oltre…il problema è che la via crucis è fatta di molte stazioni e la certezza non si matura mai, nemmeno un attimo prima di rivoltare gli occhi verso il Cielo… così il cammino appare per tutti il medesimo… ma solo il dolore scandisce le tappe della consapevolezza di essere utile a Dio… chi non soffre e vive nel mondo rifuggendo la sofferenza come un appestato non ha nemmeno incominciato a camminare… è senza gambe e senza braccia perché non ne ha mai sentito l’esigenza…e non sa neppure come  fermarsi…perché nemmeno di questo ha mai sentito l’esigenza…ricorda che Gesù si fermò a pregare nell’orto degli ulivi ed attese i Suoi carnefici…chi attende in preghiera il dolore, saprà offrire a Dio molto di più…ciò che è veramente utile…lo scopo ultimo per cui siamo venuti in questo mondo… ma bisogna maturare la consapevolezza… E anche Gesù pregando ha sudato sangue… non è facile essere ultimi e maturare la consapevolezza di dover attendere il macello a mani giunte… come l’ultimo preziosissimo dono che la vita ci ha fatto… nemmeno per un Dio…così  ti capisco, anima mia… ma anche questo purtroppo non basta…gli apostoli si sono addormentati…Gesù ha vissuto l’abbandono dei suoi più cari amici… proprio nel momento in cui il dolore si faceva più intenso…e così deve essere per te se vuoi vivere nell’utile, se vuoi acquistare la consapevolezza dell’oltre che è già tuo… il mondo deve addormentarsi sordo alla tua voglia di vivere e di essere uomo e non puoi svegliarlo…sarebbe inutile… inutile davvero senza spazi…e ancor più amaro…C’è il dolore costruttivo di chi soffre senza pretendere e c’è quello di chi soffre maledicendo il mondo addormentato ed in definitiva maledicendo se stesso, la sua imperfezione… tradurre tutto questo in una preghiera sarà compito di Maria, ma il cammino si fa decisamente più faticoso. 

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