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Parole incantate/Sacrificati all’amore


i miei geraneiCarissimi, ci piace pensare alla felicità come ad una pianta che affonda le radici nella nostra vita:possiamo farla crescere alimentandola con il dialogo, la preghiera, il sacrificio, l’amore. I dolori e le sofferenze sono le potature che in ogni modo servono a rinforzarla e rendere la chioma più bella. Una pianta così curata non può che fiorire ed i suoi fiori con il loro colore e profumo coinvolgono necessariamente anche il viandante più distratto. La felicità si diffonde quando i fiori morendo producono semi destinati a germogliare nella vita di altre persone. Nel nostro impegno quotidiano da giardinieri ci avvaliamo di uno speciale manuale di botanica dal quale otteniamo sempre indicazioni e consigli preziosi: i vostri commenti! E a mitigare gli affanni c’è la consapevolezza che anche quando ci addormentiamo il seme della felicità germoglia e cresce da solo (Mc. 4, 26-29). Grazie di cuore per tutto l’affetto che ci dimostrate. Carlo e Giulia

Da Giulia…

 Parole incantate

Sull’orlo della gioia
ci sono parole mute.
Segrete.

Pensieri inesprimibili
forse inafferrabili
aliti di vita
di angosciose certezze.

Sollevami
nel tuo silenzio
abbracciato all’incanto
avvolgimi
con le tue parole.

Segrete.

Da Carlo…

Sacrificati all’amore

Così
fu per
Abramo
sollevare
Isacco.
Come la gioia
del Padre
scintillava
al sole
la lamina
del sacrificio.
Verrà l’angelo
per noi?
Sacrificati
all’amore
sull’altare
di gomma piuma

 

 

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  1. vivere è davvero difficile! sì…avete ragione:è davvero difficile, ma perchè non urlare di gioia proprio perchè vivi? manca la salute, manca la pensione, manca il lavoro, mancano i figli, manca la pecunia sul conto…mancano…le cose mancano…è che bisognerebbe farne a meno (dei figli no!!) bisognerebbe provar gioia nell’attesa perchè facendoci attendere Dio intensifica il nostro desiderio…ma bisogna desiderare Lui!Pascal disse che la vera gioia stava nella contemplazione di Dio e siccome qui nessuno di noi ha visioni mistiche allora non ci rimane che pensare che la vera contemplazione stia nell’intravedere negli altri il manifestarsi del Suo Spirito, quell’alito di cui parla Giulia nella lirica, quello di cui parla Abelardo e che tutti abbiamo ricevuto ma non ricordiamo più dove l’abbiamo messo. e sono certo che Abramo, lassù, nella disperazione così ben descritta da Alberta, abbia sentito il Suo spirito che giudava i suoi passi fino all’altare…è vero! è difficile, la vita! Ma è vita insieme allo Spirito…la vita da sola è difficile e non ci appaga! Una buona serata a tutti voi che siete meravigliosi e sinceri! Paolo

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  2. penso alla felicità di Abramo che vede un figlio salvato…quel Dio che è così misericordioso invia sempre il Suo angelo…perchè dovete temere proprio voi?Salvatore

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  3. vorrei solo crescere e comprendere quanto a voi è così chiaro con il discorso della piantina, accettare le sventure come potature ed avere la fede di guardare ai semi come frutti, addormentarmi serena con la certezza che anche di notte i semi della felicità germogliano se di giorno ci abbiamo creduto…le poesie sono belle, bellissime, ma le vostre parole introduttive mi hanno dato qualcosa che mi ha fatto crescere…un po’ d’acqua alle mie radici. Maria

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  4. due sono le componenti dell’amore, la gioia e il sacrificio, non c’è l’uno senza l’altra…la gioia di sacrificare se stessi per l’altro, il sacrificio di donare gioia anche quando costa davvero fatica…non ci avevo mai pensato, vi ringrazio di questo sprazzo di vita che ha squarciato il cielo! Corrado

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  5. mi unisco a Marta perchè è vero ciò che lei ha espresso: con i vostri versi abbiamo comunque avuto l’opportunità di fare un cammino in noi stessi, attraverso la parola degli antichi, attraverso la fatica del quotidiano, attraverso il vostro sentire così umile e sublime al tempo stesso perchè cantate dell’uomo appena fatto e creato, dell’uomo che si scopre uomo dinanzi alla donna e al creato e se da una parte si sente piccolo, dall’altra appare grande tanto simile al demiurgo che tutto muove. Lucia

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  6. ma perchè l’angelo dovrebbe salvarci? da cosa? da questa vita menzoniera? da questa vita così avara che non mi permette neppure d’esprimere ciò che sento dentro tanto è forte il sentimento? è come la lama questo silenzio, una lama lucente…l’angelo arriva e la lama si solleva dal corpo…se l’angelo arrivasse forse una parola potrebbe salvare anche chi sta lì in attesa, anche chi cerca di accogliere il silenzio come un dono, anche chi vorrebbe e non può dire…non PUò! ed è un dolore che è indicibile!

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  7. mi piace quell’aggettivo, SEGRETE, come uno scrigno inespugnabile che ci mette dinanzi tutti i nostri limiti…così difficile è conoscere noi stessi figuriamoci l’altro!! eppure all’interno di un matrimonio è proprio questo che si vorrebbe: che non ci fossero segreti, che l’altro ci leggesse nel pensiero, che il silenzio, il nostro silenzio, fosse accolto comunque come un dono…ed è bellissimo questo cammino che ci prospettate con questi versi, com’è bello pensare alla disperata felicità di Abramo nel momento in cui obbedisce a Dio affidandosi alla Sua Parola…non lo facciamo che poche volte…grazie per queste belle riflessioni che mi avete proposto. Paola

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  8. con questi due ultimi post mi avete detto chiaramete che la gioia è la conseguenza dell’amore, dell’amore tra noi, dell’amore di Dio verso di noi e che tutto viene da Dio. Io di questo vi sono veramente grata, mi sembra di conoscervi da sempre, penso a voi come a un papà e ad una mamma premurosi e silenziosi…delle guide…e i vostri figli sono di certo dei privilegiati. Vi abbraccio forte. Marta

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  9. cosa avrà pensato Abramo in quel moment? Si è affidato a Dio ed avrà pensato che una potatura del genere poteva anche non essere necessaria…si è fidato..fidato ciecamente. Il mio augurio, carissimi Carlo e Giulia, è che anche voi possiate fidarvi così di Dio, possiate affidarvi così al Suo progetto, anche quando questo sembra incomprensibile…è l’augurio più sentito. Salvatore

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  10. noi ragazzi facciamo l’ora di religione e alcuni sono impegnati in associazioni come ACR o scout, ma il fatto di leggere dei versi e metterli in relazione al quotidiano e dal quotidiano arrivare a Dio mi fa comprendere come sia possibile l’armonia in questo mondo, come tutto abbia un senso e un fine, come la felicità la costruiamo noi (homo faber fortunae suae) e come tale felicità sia nel sacrificio di un figlio, nel sacrificio di se stessi, nel donare se stessi come fate voi, con umiltà, ogni giorno mettendo a nudo l’anima gettando una maschera che non ci ha dato Dio. Grazie Carlotta

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  11. invidio molto la vostra capacità di parlare di Dio, di sentirLo accanto: la prefazione è stata chiara e mi avete insegnato moltissimo con le vostre parole, più di mesi di scuola. Grazie infinite. Federico

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  12. sull’orlo della gioia così come sull’orlo dell’altare, nel momento in cui si è all’acmè di un’azione ecco che la nostra umanità lascia spazio al nostro essere a Sua somiglianza ecco che il contingente lascia spazio al trascendente e l’uomo si innalza, si solleva…a Dio

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  13. La felicitá é la liberazione dell’energia che il dolore crea in noi, dolore come dolore fisico, spirituale o dolore come incertezza che é sempre e comunque presente nell’essere vivi. Io sono una persona che per natura mi accontento di poco, almeno cosí credo e se penso ai momenti di felicitá penso al volto di mio padre ogni volta che tornava a casa dal lavoro, penso a tutte le volte che ho fatto la pace con mia madre, penso a quelle interrogazioni in cui sono riuscita a dare il meglio di me dinnanzi a professori che rispettavo dal profondo, penso a quando ho camminato verso l’altare tenendo la mano di mio padre, penso al primo istante in cui ho sentito il pianto delle mie bambine, penso alla prima volta in cui ho visto le Alpi dall’aereo, penso a tutte le volte in cui ascolto la voce della Callas…, e penso al pianto convulso che ha provato Abramo, non nel sacrificare suo figlio a Dio, ma nel fatto che Dio poi lo risparmia, proprio lí, sull’altare del sacrificio. Sono tutti momenti in cui regna il silenzio, perché dentro e fuori di noi non esiste altro che pura energia che esplode da tutti e cinque i sensi e dall’anima. E ringrazio Dio per avermi donato tutti questi istanti e tanti altri e lo ringrazio con lo stesso silenzio e la stessa energia.

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  14. trovo molto belle le parole dell’introduzione e ve ne ringrazio…ne farò tesoro!! Mi incuriosisce la lirica di Giulia per la sperimentazione poetica che lei mette in pratica:ogni tanto sceglie versi in metrica a cui alterna versi liberi, talvolta sceglie strofe, oggi inizia con tre, poi quattro, poi cinque fino a terminare con un unico verso e un’unica parola, segrete, un’anafora, ma forse il senso del tutto…spaventa questo segreto, questa parola non rivelata, non annunciata..è come se non si potesse entrare nel cuore della persona amata, come se una parte di questa persona rimanesse inaccessibile e fa male anche se il senso dei versi è il tentativo di accogliere il silenzio come un dono, il tentativo di amare il silenzio stesso. Carlo vede una scena dinanzi agli occhi. vede Isacco sollevato dal padre e Abramo muto, muto nel duo dolore segreto, vede un angelo che salva la fedeltà e si domanda se gli angeli salveranno anche lui che grazie all’amore si solleva fino al cielo, si sacrifica all’amore stesso: forse nell’atto assoluto di donare tutto se stesso all’amata c’è una gioia, un mutismo, una felicità inesprimibile che solo gli angeli possono cogliere…forse il fondo della nostra anima è inconoscibile e rimane segreta anche per noi che riveliamo nei momenti di maggior gioia solo aliti di vita avvolti in angosciosa certezza. la certezza di non essere capaci di sollevarci oltre, al di là del corpo!

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  15. sì, anche a me coma a Paolo le due liriche fanno venire in mente la relazione: una relazione che spesso è sacrificio di se stessi, ma è proprio sacrificio anche nel senso che costa fatica, che pesa, che talvolta ci pare insopportabile…l’altro spesso è insopportabile, è pesante, incomprensibile ed allora si vorrebbe entrar a far parte dei suoi segreti per condividerne il senso profondo, per vedere forse se c’è una traccia di noi in quelle parole non dette al culmine della gioia…è una questione di conferme, ma la relazione necessita di queste conferme ed è giusto donarle, perchè servono a mentenere in forma la pianta, servono a pulire le foglie e a buttar via i petali appassiti! Una splendida giornata di sole a tutti voi!

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  16. …anche perchè all’acmè della gioia inafferrabile ecco arrivare dolori e sofferenze a potare la pianta!!!per poi risalire sull’altare e immolarsi nuovamente all’amore! Vedo queste due liriche come la celebrazione del matrimonio! Riccardo

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  17. teologico e agostiniano. Sant’Agostino si era interrogato a fondo su queste tematiche tra di loro intrecciate, sul rapporto tra destino, grazia divina, peccato originale e libero arbitrio che lo portarono alla formulazione di una complessa dottrina che respinge contemporaneamente sia le posizioni manichee che privano l’uomo di qualsiasi possibilità di intervento sia quelle del pelagianesimo che garantivano la salvezza per i soli meriti individuali. Ecco in queste due liriche l’angelo rappresenta la grazia ma credo che la grazia sia rappresentata anche dai pensieri inesprimibili, inafferrabili aliti di vita…come se lo Spirito aleggiase sull’altare di gommapiuma…ma è spirito e in quanto tale, alito, pneuma…comunque inafferrabile!

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  18. verrà l’angelo per noi? Chi lo può sapere! in questa domanda di Carlo sta l’angosciosa certezza di Giulia…l’uomo chiede, la donna risponde in un ysteron proteron che in realtà è circolare perchè è una domanda sottesa da sempre, dai tempi del peccato originale: è il senso della fugacità della felicità, del peccato e del libero arbitrio, della grazia e del pentimento…è un discorso molto teologico!

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  19. sono io personalmente che ringrazio voi per le parole di gioia che sollevate negli animi: parole incantate che ognuno rienterpreta sul suo vissuto. E’ bella l’immagine che avete offerto della felicità come una pianta da coltivare perchè mi pare di averla sotto mano, la felicità, e che sia davvero accessibile a tutti! Grazie Costanza

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  20. mi par di capire che nel momento gi gioia culminante l’essere umano è spesso incapace di esprimere a parole l’incanto di cui è protagonista, incanto che si accompagna ad una situazione di angoscia nella consapevolezza che tutto è fugace e precario e che quindi presto tale stato d’estasi è destinato a morire…ed allora Giulia chiede di essere partecipe di tale silenzio, di tali inesprimibili parole, di voleteggiare quasi in un silenzio che possa dare una consolazione all’angoscia che è connessa all’incanto di un momento:di fatto è una richiesta di relazione a parer mio. Come se si volesse prolungare la relazione anche attraverso il silenzio…basta condividerlo! Carlo vede questa tensione alla relazione quasi come un sacrificio, nel senso bello, nel senso della gioia che si prova per sacrificare se stessi, nell’immolare se stessi all’amore per un altro essere: sia esso Dio o l’amata non fa differenza. Come Abramo ha donato suo figlio fidandosi di Dio così Carlo dona se stesso affidandosi alla donna amata e ciò che più conta è la gioia che è sottesa ed intrinseca in entrambe le liriche. Un buon lavoro a tutti. Paolo

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  21. la gioia è LEGATA SPESSO AL SEGRETO, AD UNO STATO D’ANIMO COSì INTIMO CHE SI PUò VIVERE SOLO NEL SILENZIO DEL PROPRIO CUORE…NON SO SE ABRAMO FOSSE FELICE DI SACRIFICARE ISACCO:MI PARE PIù CHE IL SUO ATTEGGIAMENTO SIA SIMILE A QUELLO DI ENEA, CON LA DIFFERENZA CHE L’ENEA DI IERI VIVE NEL RIMORSO, L’ABRAMO DI OGGI INVECE TROVA GIOIA NEL SERVIRE DIO. DANIELE

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  22. riprendendo il tema della felicità forse davvero quando l’uomo la raggiunge non ha parole per esprimerla e rimane come ammutolito dinanzi al suo stesso stupore. Cris

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