Rimorso/Rimorso


Rimorso

Lasciami, sole,
un po’ d’oro
in fondo agli occhi:
oggi ho capito
che il mio più grande
peccato
è di non esser stato
mai
felice.

Il molo di Prà

Rimorso

Nell’incendio
ti ho perso
e solo mare
è rimasto
e poi terra
da tradire
con il mare
ancora.
Sole e luna
tracciarono
la via del rimorso

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Pubblicato da

tieniinmanolaluce

Sono attualmente avvocato, mediatore civile e commerciale, formatore di mediatori e mediatore familiare socio Aimef. Per undici anni sono stato docente di letteratura italiana e storia antica al liceo classico. Sono accademico dell'Accademia Internazionale di Arte Moderna. Scrivo da sempre senza privilegiare un genere in particolare. Ho pubblicato diversi libri anche in materie tecniche. Tra quelli letterari ricordo da ultimo: Un giardino perfetto, Poesie 2012-2016, Carta e Penna Editore, novembre 2016. La condizione degli Ebrei dai Cesari ai Savoia, Carta e Penna Editore, aprile 2017 La confessione, Dramma in quattro atti, Carta e Penna Editore, aprile 2017 Ho iniziato questo blog nel febbraio del 2006 e mi ha dato grandi soddisfazioni. Spero continuino anche su questa piattaforma. Tutto ciò dipende fondamentalmente dalla interazione con tutti voi, cari lettori.

43 pensieri su “Rimorso/Rimorso”

  1. un’ultima cosa a proposito del tema della felicità: vorrei citare Erodoto che nelle Storie, nella novella di Creso e Solone fa dire a Solone che si può giudicare se un uomo è stato veramente felice solo dopo la sua morte, solo dopo che si è visto come egli sia morto…per noi c’è ancora molto tempo!

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  2. tesi intrigante ma nessuno lo può provare…un po’ come una questione omerica che rimane aperta ancora ai giorni d’oggi! Se così fosse allora ancor meno avrebbe rimorsi!

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  3. no..nessun rimorso per me!ma permettetemi di dire solo una cosa: credo davvero che Gesù sia venuto a insegnarci la via della gioia, perchè Dio vuole che noi siamo felici! e Abelardo lo dice spesso all’eremita…non è vero?

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  4. troppo preso da se stesso, Dante, per provar rimorsi nei confronti di Gemma!…o forse davvero celebrando Beatrice in sua coscienza ha pensato di celebrare per le tre cantiche anche la moglie!…chi può dirlo???

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  5. per me Dante ha vissuto di rimorsi per un’intera vita, così come di rimorsi deve aver vissuto Abelardo! Ma vedete, a viver di rimorsi non si guadagna poi molto…meglio tentare la strada della felicità, che forse non ci porterà alla celebrità come è accaduto con i due personaggi citati, ma poi chi dice che la celebrità è fonte di eudaimonia??

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  6. chissà…forse celebrando Beatrice ha celebrato l’Amore e così indirettamente sua moglie! Oppure la povera Gemma è stata presto dimenticata da dante preso com’era a rincorrere un fantasma per salvare la su ANIMA!

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  7. A questo punto amici non possiamo esimerci di dire che questa è davvero la eudaimonia! Vorremmo però aggiungere un’altra cosa perché non possiamo non partecipare a tanto e tale dibattito. Secondo voi Dante ha avuto mai rimorso di non aver celebrato nella Commedia sua moglie Gemma Donati? Carlo e Giulia

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  8. e non vogliamo forse citare Nietzsche? “Per farmi imparare a credere nel loro Dio bisognerebbe che i cristiani avessero un’aria più contenta!”…Giulia l’ha detto chiaramente nei suoi versi…quindi da ora in poi impegnamoci di più! Tutti insieme possiamo cambiare qualcosa! Tiziana

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  9. aggiungerei che la cultura odierna annuncia la felicità nell’avere molte cose, anzi, sempre più cose: per i cristiani non è così: non si HA la felicità, ma si E’ felicità…Luciano

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  10. a dir poco straordinario è tutto ciò che state facendo on line tutti insieme qui sopra…Virgilio, Dante, epicuro, Qoelet…siete una potenza della natura…la felicità sta anche in questo!! Enrica F.

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  11. quando Dante chiede a Piccarda Donati che è nel cielo della Luna, uno dei più lontani da Dio, se lei e i suoi compagni desiderino la felicità e la donna risponde che la CARITà APPAGA LA LORO VOLONTà, FACENDO BRAMARE SOLO CIò CHE è GIUSTO E CHIUDE DICENDO CHE LA VOLONTà DIVINA è IL FINE ULTIMO AL QUALE TENDONO TUTTI GLI ESSERI CREATI, COME I FIUMI TENDONO AL MARE. lUCIA

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  12. virgilio e dante sono ricordi lontani…però posso dire che la felicità, almeno nella coppia e in qualunque relazione, sta ne non far tramontare mai il sole senza aver fatto pace! Anche se fuori piove! Luciano

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  13. …possiamo, dobbiamo essere felici ogni giorno perchè Dio ci offre nella vita tutto ciò che serve per la salvezza della nostra anima. Le sofferenze servono per questo cammino di conversione continua che portano alla salvezza: questa consapevolezza dà un senso diverso a tutto ciò che dobbiamo affrontare. Paola

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  14. Ecco il Signore passò: ci fu un vento impetuoso e gagliardo ma il Signore non era nel vento; ci fu dopo il vento un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto; dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu un mormorio di vento leggero…(1 Re 19, 11-12)…il Signore era proprio lì, splendida presenza che non fa rumore, che non attira attenzione con suoni e strepiti, che ha bisogno di silenzio per essere percepita…come la felicità!

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  15. “Il grande silenzio” di Philip Gr0nig è senza dubbio uno dei film più austeri e coinvolgenti usciti di recente nelle sale cinematografiche. Racconta in tre ore di silenzio quasi totale, privo anche di colonna sonora, la vita dei monaci del monastero certosino della Grande Chartreuse vicino a Grenoble, uno dei più rigidi monasteri. Stupisce nel film la ripetitività dei gesti, l’essenzialità dei bisogni materiali…sembra un affresco della vita monacale in pieno medioevo. Stupisce al contrario la serenità percepita nei volti dei monaci, la lentezza della vita quotidiana, ricca di profondo significato.Il regista stacca spesso con inquadrature di testi biblici, come l’episodio in cui Elia esce dalla grotta del monte Oreb per incontrare Dio. Ve lo racconto:

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  16. …e che dire di Qoèlet quando afferma che Tutto è vanità?…non vale la pena di affannarsi, perchè ciò che abbiamo tanto sudato sarà disperso da chi lo erediterà senza averlo guadagnato nè desiderato…non male eh? Marta

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  17. non dimentichiamo ciò che dice il maestro per antonomasia nel campo della felicità, Epicuro! L’uomo saggio non persegue ciò che è piacevole (la felicità) ma l’assenza di dolore (l’aponia!) ed in parte, a mio modesto parere, aveva ragione!

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  18. Riprendendo l’etimologia bisogna aggiungere che siamo felici quando siamo fecondi, cioè capaci di procreare, essere co-creatori con Dio e produrre abbondanti frutti…la coppia è essenzialmente il “luogo” in cui tale felicità si realizza! Corrado

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  19. l’esperienza insegna che la felicità spesso è solo un’illusione, mentre il dolore è reale ed improvviso…Leopardi diceva che tutta la vita umana scorre tra noia e dolore! In realtà se questo pensiero fosse messo a frutto dovremmo smettere di cercare di inseguire la felicità e fuggire quanto più possibile il dolore…per ciò che ovviamente ci è concesso…grazie per i bellissimi versi…anche oggi, una piacevolissima sorpresa! Rossana

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  20. La felicità non ha uguale significato per tutti: si può essere felici per i motivi più disparati:c’è chi si accontenta di poco, chi di molto, chi del minimo indispensabile, chi non è mai contento…quando sto bene e in pace con me stesso, ecco, io sono felice. Federico

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  21. il nostro primo scopo dovrebbe essere quello di essere felici, perchè altrimenti come possiamo essere specchio di Dio per gli altri? Lo so che non è facile, che è semplice cadere nella retorica, ma la felicità davvero sta dentro di noi, un piccolo spazio all’interno di noi, una nicchia di autenticità, nella quale poterci riconoscere a Sua immagine e somiglianza…e dopo essersi riconosciuti urlare al mondo intero quanta bellezza c’è dentro di noi! Non è forse questa la felicità? Enea era pagano, lui non poteva credere in tutto ciò, ma noi sì..ed è un dovere morale essere felici! Alberto

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  22. l’ultima preghiera che rivolge Antigone, che rivolgono Edipo ed Alcesti è appunto al sole, affinchè almeno il ricordo cromatico del calore del sole possa accompagnarli nel viaggio verso l’oltretomba…è un momento di bilancio, la resa dei conti: il cristiano ha l’obbligo di essere felice! l’obbligo…ed il monito di questo dialogo, così teso tra l’oggi ed il mito è solo uno: siate felici! presto…perchè domani potrebbe essere troppo tardi. Complimenti vivissimi!

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  23. è interessante questo soffermarsi sulla relazione: Enea di fatto non entra in relazione, non ama…ne rimane fuori, fuori dalla relazione…è da solo anche se in mezzo ai compagni, da solo a decidere, da solo a scegliere, solo dinanzi al mare e alla terra…e quando uno è solo dinanzi a se stesso che gioia può ricevere? La felicità ci deriva dalla relazione, da quel rapporto umano che ognuno di noi è in grado di instaurare e gestire con gli altri, nel rispetto della libertà propria e di quella altrui, nel rispetto dei sentimenti propri e di quelli altrui…la relazione è uno scambio fecondo, è una delle piccole cose di cui si parlava prima, qualcosa che non è scontato, ma qualcosa che va alimentato quotidianamente…per me è lì la fonte della felicità.

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  24. mare terra mare sole luna…un rincorrersi di desideri mai avverati, un rincorrere non se stessi ma qualcos’altro…una qualcosa che porta alla fine Enea a dichiarare che il suo più grande peccato è di non esser mai stato felice, perchè non è mai stato se stesso fino in fondo, perchè ha fatto per gli altri ma mai per se stessi…e per amare bisogna prima amare se stessi, altrimenti che relazione è? Nicola P.

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  25. estote parati… mi viene in mente la parabola delle vergini che si addormentano e non tengono le lampade pronte con l’olio…la felicità arriva all’improvviso, nella banalità del quotidiano…Abelardo docet!!! Salvatore

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  26. La felicità è un frammento di tempo: l’uomo saggio sa che deve avere grandi occhi per saperlo cogliere e accogliere nel cuore. Spesso da un dolore nasce la felicità, come quando in montagna si fatica a raggiungere la vetta del monte, ma poi, sulla sommità siamo FELICI della metA RAGGIUNTA…è FATTA DI COSE PICCOLE, DI GIOIE CHE PROBABUILMENTE NON SONO TALI PROPRIO PERCHè IMPERCETTIBILI….Enea si è perso il bello della vita, voi avete chiaro dove l’eudaimonìa greca risieda…non perdete tempo, non perdiamo tempo! Il carpe diem oraziano non è un invito epicureo fine a se stesso quanto un monito a stare svegli,a non perdere aliti di gioia che la vita, fugacemente, ci offre

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  27. alla fine di tutto solo un po’ di sole, un po’ d’oro in fondo agli occhi, per consolarsi di tutte le mancanze e dare un senso anche al rimorso…buon lavoro a tutti. Cris

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  28. trovo bellissimo che non ci sia segnati gli autori e per molti di noi siano chiare le paternità testuali….so che è casuale, forse la fretta, ma è straordinario vedere che i lettori camminano con voi al punto che subito individuano le voci, anche se l’anima è una sola. Questo permettetemelo!!!!!Il rimorso oggi, qui, è legato in particolar modo al tema della felicità. Cos’è che non ci permette di essere felici? Come si fa ad essere felici? La felicità, poi, è di questo mondo? Cos’è che inseguiamo veramente? si ritorna sempre al gnothe seauton…è inevitabile! I Greci avevano capito moltissimo e per fortuna ci hanno tramandato tanto della loro saggezza. La felicità è fatta di piccole cose: è una grazia, la felicità, l’attimo a cui ti aggrappi quando sai, lo sai in fondo al cuore, che in quell’istante sei davvero te stesso, autentico, col cuore in mano, solo cuore, la mente viene dopo, la mente cerca categorie, stereotipa, il cuore è slancio, battito, vita…pochi attimi ci sono concessi, istanti d’eternità in cui afferriamo ciò che siamo e poi ce lo portiamo dentro come il ricordo più bello che ci possa consolare quando la vita ci costringe a maschere che ci stanno troppo strette. Grazie ragazzi, per questa bella riflessione, per aver ancora una volta insistito sul fatto che Enea forse poche volte è stato se stesso, poche volte ha agito col cuore invece che co la mente…e si è perso il bello della vita, è arrivato dinanzi al tramonto pieno di rimorsi per tutte le occasioni perdute, occasioni di scoprire un po’ di sè, il vero Enea, non quello che ha descritto Virgilio. Un buon lavoro a tutti. Emilio

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  29. sbaglierò, ma l’unico grande rimorso che io leggo in queste liriche è: “non sono riuscito ad amarti come volevo”…non riesco che a leggere che questa frase, gridata al sole, al mare…non si tratta di tradimento a parer mio, l’unica cosa che si ha traditi è la vita, perchè non si è stati felici: non lo è stato Enea partendo e lasciando sua moglie a Troia, non lo siamo noi quando recitiamo i nostri ruoli, quando non possiamo ricompensare come vogliamo le persone che realmente amiamo perchè la vita non ce lo consente e noi non siamo in grado di andare contro la vita e quindi a lei pieghiamo il capo…a prezzo della nostra felicità. Enea era un pius. arriva nel Lazio ed il più grande suo rimorso è sua moglie, è Didone anche, il secondo abbandono a cui ha chinato il capo, la seconda occasione di felicità a cui ha detto no per volere dei numi. Giulia invece si interroga sul peccato ed è qui che mi viene in mente maggiormente Sant’Agostino: s’interroga su quanti e quali peccati ha commesso:il primo, il più grave per un cristiano è quello di non essere felice…pensateci…la croce va portata con gioia! E’ sottilissimo questo messaggio! Una buona notte! A tutti…grandi e piccini di casa!Paolo

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  30. Sono due visioni molto diverse del peccato, nella prima il rimorso é l’amarezza di rendersi conto di quanto possiamo essere artefici del proprio male di vivere, basterebbe una goccia di sole sulla retina per poter vedere le cose sotto una luce piú positiva, é scoprendo la felicitá dentro di noi che ci si puó accorgere dei colori del mondo, basta cosí poco e cosí tanta responsabilitá…Nella seconda invece il peccato, il tradimento, penso per esempio a Giuda, é scritto nel destino, nel cielo, nel movimento del tempo, non c’é nulla che si possa fare per sottrarsi a tale volontá, é un istante che lascia la desolazione di un incendio e che si ripete incurante come un’onda, perché deve avvenire, é scritto. Rimane solo il rimorso come traccia del passato, ma chissá, forse c’é ancora speranza, se c’é rimorso c’é speranza, questo Giuda non l’ha capito!

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  31. La prima è di Giulia e la seconda di Carlo…ci scommetto i miei figli…ormai vi conosco!! Giulia non si dà mai per vinta e si aggrappa all’ultimo raggio di sole per affermare quel po’ di vita d’amare che le rimane…Carlo ha in mente Enea…lui adora Virgilio!!! Una buona serata a tutti. Costanza

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