Vivere/ In fine di te


papiro 52Carissimi amici, ciò che ora Vi proponiamo nasce dalla considerazione che il blog è per molti un’occasione per riflettere, per scavare una sorta di nicchia interiore, un momento per una breve ma sentita riflessione. Anche noi autori, quando leggiamo i Vostri commenti, ci raggomitoliamo su noi stessi e meditiamo sulle parole che scendono nel cuore: quelle che seguono non sono liriche vere e proprie, quanto schegge di pensieri, frustoli di un carme più grande, quello che ogni giorno scriviamo noi insieme a tutti Voi.

Da Giulia…

Vivere

Spalancare le braccia
a lungo respirare
per la gioia d’esser
vivo!

L’amore scontato

Come una madre
ti amo.
Per questo
mai mi accarezzi

Da Carlo…

In fine di te

Mi raggrumo
per rimanere
nel colore sbiadito
della sera

Tu ripensi

Non sono
mai stato
così amato che
in fine di te

Autore: tieniinmanolaluce

Sono attualmente avvocato, mediatore civile e commerciale, formatore di mediatori e mediatore familiare socio Aimef. Per undici anni sono stato docente di letteratura italiana e storia antica al liceo classico. Sono accademico dell'Accademia Internazionale di Arte Moderna. Scrivo da sempre senza privilegiare un genere in particolare. Ho pubblicato diversi libri anche in materie tecniche. Tra quelli letterari ricordo da ultimo: Un giardino perfetto, Poesie 2012-2016, Carta e Penna Editore, novembre 2016. La condizione degli Ebrei dai Cesari ai Savoia, Carta e Penna Editore, aprile 2017 La confessione, Dramma in quattro atti, Carta e Penna Editore, aprile 2017 Ho iniziato questo blog nel febbraio del 2006 e mi ha dato grandi soddisfazioni. Spero continuino anche su questa piattaforma. Tutto ciò dipende fondamentalmente dalla interazione con tutti voi, cari lettori.

11 pensieri riguardo “Vivere/ In fine di te”

  1. …è vero! io non accarezzo mai la mia mamma…perchè do’ per scontato che lei sappia che le voglio bene…e sbaglio! Forse ha bisogno di conferme anche lei. Marta

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  2. vivere l’amore scontato! forse se si imparasse a vivere l’amore scontato si sarebbe capaci di più carezze…quando diamo per scontato qualcosa in un certo senso gli togliamo valore…ed è un sacrilegio! soprattutto nei confronti di chi ci ama di più. E se sentiamo che qualcuno ci ama dal più profondo è davvero un dovere fare del nostro meglio per allargare le braccia e ringraziarlo della vita che ci dona…non so per voi ma per me spesso è difficile amaramente so che perdo grandi occasioni di vita. un grazie sentito e colmo di affetto.

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  3. poesia frammentaria ed incisiva, preziosa come il frustolo che colma la lacuna del papiro e permette di leggere l’intero testo di un autore antico, la storia, la storia dell’umanità. Di cosa siamo fatti noi uomini se non di vita, sangue e amore?! Ed è ciò che esprimono questi brani:vita, sangue e amore, indissolubilmente legati, come la vita alla morte, la madrea al figlio, il figlio al padre, il padre alla vita e il cerchio magicamente si chiude per poi ricominciare…infinitamente!

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  4. aprire le braccia, aprire i polmoni, desiderare di accarezzare un capo così come di veder il proprio viso avvolto dalle mani di chi amiamo, farci piccoli piccoli fino a entrare nel cuore dell’amata e gridare con tutta la voce che abbiamo in gola che sentiamo quanto infinito sia il legame, un legame che è storia, figli, sudore, risate, progetto..condivisione, pianti, dolori: lunga strada sulla quale si cammina mano nella mano, giorno dopo giorno, sotto il sole cocente, sotto la pioggia, senza ombrelli di sorta se non il proprio bagaglio di affetti..sono frustoli, siete voi, miei cari…e invidio e ammiro molto ciò che il vostro cuore umilmente trasmette con così tanta chiarezza! Enrica F.

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  5. Giulia: non possiamo amare gli altri se prima non impariamo ad amare noi stessi (faccio fatica a riprendere il discorso…si è cancellato metà del messaggio che avevo inviato,accidenti!), e spalancare le braccia significa prendere consapevolezza di quanto grande può essere il nostro abbraccio, quanto grande la nostra forza creatrice, la nostra fecondità, l’amore che ci portiamo dentro. Noi uomini ci vergognamo un po’ di dimostrare in primis a noi stessi tutto ciò: è come se una parte della nostra virilità venisse sminuita, in relazione a quella gratuità che invece disinteressatamente caratterizza l’essere femminile. E Carlo risponde come solo noi uomini sappiamo in tal caso: si raggruma, Carlo, si raggruma per poter esser segno di eternità, per sopravvivere alla notte, ma si schiude a riccio…non spalanca le braccia, si raggomitola. Vedete, sono due atteggiamenti diversi che però indicano la stessa brama d’amare. E d’amare all’infinito, perchè l’uomo sente benissimo d’essere amato, sa di essere amato all’infinito ma il suo segno tangibile rimane poi quel grumo: una chiusura e non un abbandono fiducioso. Tante sono le vie per imparare a vivere, grazie sopratutto alle persone che come un dono ci illuminano tali vie di crescita. Trovo splendida l’idea del frustolo, perchè in realtà questi quattro pezzi sono tessere di uno stesso mosaico, quel progetto di Dio che viene ogni giorno disegnandosi per ciascuno di noi…e ciò che per Carlo e Giulia più conta è la Parola, la Parola come guida e luce sulla via che bisogna percorrere per imparare quella gratuità di cui è emblema – come diceva Alberta – Maria. Grazie , grazie di cuore. Paolo

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  6. e guarda un po’ che cosa trovo ora qui sopra?!! Sembra uno scherzo del destino: ho appena terminato di scrivere le medesime cose: procediamo con ordine. Innanzitutto vorrei fare un plauso all’idea del frustolo, all’immagine del più antico frammento papiraceo del >nuovo Testamento, al fatto che noi tutti siamo piccole tessere di un unico mosaico che altro non è che il disegno di Dio. Quetso è il senso profondo di questo blog! Ed in particolare di questo post!! La lirica di Giulia mi richiama certi atteggiamenti della bioenergetica, il mettersi in condizione di porre il nostro corpo in ascolto di se stesso per essere in ascolto della vita: perchè credo che sia questo il messaggio di

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  7. mi raggrumo in fine di te, mi appallottolo, come un gomitolo nel tuo più profondo inconscio, tanto sono parte di te, tanto tu sei parte di me quando distesa allarghi le braccia quasi ad accogliere un uomo, io, che non sono capace neppure di darti una carezza, ma che senza te non vivo, quasi fossi capace di camminare senza averti al mio fianco, tu che mi hai generato come una madre, mi hai amato e mi ami col disinteresse di una mamma, mi perdoni con l’amore di una madre e respiri a lungo, ancora, nella speranza di un mio sì. Sì…mi hai amato e mi sento amato all’infinito!

    Questo è quanto oggi avete suscitato in me…credo che correrò ad abbracciare mia moglie. Grazie Carlo, grazie Giulia per questi frustoli di vita! Emilio

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  8. perchè la gratuità dell’amore è insita nell’essere madre. C’è una canzone di Vecchioni che amo molto che ben spiega che per amare l’altro prima di amare se stessi bisogna imparare ad essere madre.Forse è per questo che le donne amano visceralmente, che perdonano sempre anche dinanzi a carezze non ricevute: quante volte non dimostriamo amore alle persone che più amiamo proprio perchè diamo per scontato il loro amore, perchè per noi è un legame di sangue, indissolubile…ma così facendo perdiamo occasioni di vita! Mi piace molto l’idea del frustolo! Grazie, perchè fate sentire importatnte anche me. Riccardo

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  9. L’amore e l’essere amato determinano la nostra vita e vorremmo che si potessero alternare come il sole si alterna alla luna ma spesso siamo cosí impegnati a non sentirci amati che perdiamo tutte quelle occasioni che ci vengono date per poter amare, per poter sentirsi vivi. Ho sempre pensato all’amore ultimo come il morire per un’altra persona ma piú penso alla figura della Madonna piú le mie idee cambiano. La vedo come una ragazza che amava la vita in sé e per questo era predisposta all’amore, ha in un certo senso rinunciato alla vita non solo accettando, ma diventando in tutto e per tutto strumento di Dio, é diventata Madre e quello che piú mi commuove nel profondo é che ha fatto molto di piú che morire per Lui. Lo ha seguito con una certa distanza, nel silenzio Lo ha visto martoriare. Questo é l’amore Ultimo, l’amore che ti strazia il cuore ma che allo stesso tempo ti fa diventare colonna del tempio della vita, del tempio dell’Amore.

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  10. la prima lirica è mia: l’intitolerei CROCE, perchè sul prato così mi distendo accanto a mio figlio e mi abbandono alla vita, mi abbandono all’erba disegnando col corpo una croce.
    E sempre pensando a Giacomo vedo un’altra immagine, il mio che si rapprende e si fa scuro, più rosso della sera (ieri ve lo ho augurato, ricordate?) fino a sopravvivere alla notte…per l’eterntà.

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  11. che bella quest’idea! E’ proprio vero che farvi visita significa ritagliarsi un pezzo di cielo riflesso in noi stessi e mi rirempie di gioia sapere che anche un mio solo commento può potenzialmente donaevi un briciolo di quelle emozioni che siete soliti donare a me.

    “Una parola sola
    oggi:
    GRAZIE
    per la vita
    che evocate
    in me!”

    Costanza

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