Capri/Neapolis


Diamo il benvenuto a Corrado con l’auspicio che si appassioni ai nostri dialoghi. Per il resto che dire… se non che Omero forse non ebbe il piacere di avere tante e così varie ed interessanti interpretazioni simultanee.

Ringraziamo Carla e Beppe per averci donato questa foto meravigliosa: Vi aspettiamo!

Da Carlo…

Capri

Candida mia
misura
dell’immaginario
per sorreggere
quest’orizzonte
precario
e quel volo
che mai
vedrebbe
il mare.

Da Giulia…

Capri

Neapolis

Il mare piove
tra ombrelli di pini
come lava lucente
gocce di lapilli
e un fiore purpureo
si pietrifica per
l’eternità.
E’ il richiamo
della mia terra
forte
come l’amore
come la morte
tenace


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28 risposte a "Capri/Neapolis"

  1. è vero ciò che Alberta ha letto, ma non è forse un richiamo a Leopardi quell’amore e morte? La lirica di Carlo è frutto di chi ha trovato un equilibrio, riflessione di chi ha trovato la soluzione al dolore, Leopardi trova ciò nella poesia, Carlo credo abbia ancore anche nella fede e nelle amicizie. La lirica di Giulia è una rivisitazione leopardiana, è leopardi visto con gli occhi di Montale…la sua liguria…il suo meriggiare…quel fiore là, che in realtà può anche intendersi come simbolo del male di vivere che però viene trasfigurao nel ricordo…così, solo altre sensazioni che questo post mi suscita nel cuore. Una buona serata.

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  2. la terra lontana è un altro topos letterario, ma qui non sento malinconia, non nostalgia, c’è un paesaggio pieno di sole, un vulcano sopito, un fiore che profuma ancora nel cuore dell’autrice, un mare raggiungibile, un volo possibile, al di là dell’orizzonte, al di là di tutte le nostre strutture mentali…sono inni alla libertà di pensiero a par mio. Alberto

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  3. io leopardi lo intravvedo in entrambe le liriche, la prima è onirica, la seconda è tangibile come la lava che ha sepolto i corpi degli abitanti di Pompei…se chiudo gli occhi riesco a vedere due cartoline…e i vostri cervelli appassionati che si inviano saluti come ai vecchi tempi! Lucia

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  4. Ieri sera, quando finalmente sono riuscita a sedermi davanti al computer ho letto talmente tanta profonditá di sentimento in ogni commento che non sapevo come aggiungere qualcosa di mio, anche perché il mio cuore é diviso tra il paese in cui sono nata e il paese in cui sono nate le mie bambine e forse anche perché purtroppo non ho mai visto Napoli e non mi sembrava opportuno fare riferimento ad immagini per sentito dire. Oggi ho riletto le poesie, tante volte, e piú leggo quella di Carlo piú penso alla poesia che amo di piú in assoluto “l’infinito” di Leopardi. E contrappongo l’infinito alla mia misura, il precario all’eterno, il volo che mai vedrebbe il mare al naufragar mé dolce in questo mare. Spero che i professori non mi condannino come eretica. Giulia, invidio tantissimo la passione che hai per la tua terra…non potrebbe essere altrimenti, ti scorre nelle vene e trapela dalla luce dei tuoi occhi….Finalmente ho scritto qualcosa anch’io!!

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  5. chiudo il cerchio con il rammarico di non essere riuscito ad incontrarvi. Penso anche io a due anime che si interrogano dinanzi ad un’immagine e ne scaturisce un canto dal profondo dell’anima. L’anima maschile sa bene della precarietà umana, della caducità del sogno stesso, del volo che prima o poi ha un atterraggio, eppure non si stanca di voler andare oltre l’orizzonte, non si piega alla durezza della vita e con la fantasia, con il ricordo con le emozioni cerca in tutti i modi di sorreggere un’esistenza precaria che ha pochi attimi di gioia, inafferrabili come l’orizzonte, come il mare e come un volo!
    L’anima femminile invece è più aperta, aperta ad accogliere l’invito nostalgico di un richiamo e da un’icona ne nascono mille nella ragnatela della memoria. Ed ecco Neapolis, colonia greca, un ecista approda alle spiagge e decide di farne una polis, è affascinato dall’ambiente, da un paesaggio dolce e spaventoso nello stesso tempo. Napoli è cos’, la miseria da una parte la riccchezza della sua cultura e storia dall’altra; la dolcezza del clima e l’asperità delle falde del Vesuvio, il mare invitante e l’ansia dell’eruzione che immortalò per sempre Pompei, il chiasso dei vicoli e il silenzio dei suoi chiostri. è una città poliedrica, multiforme come l’animo di Ulisse, ricca di contraddizioni, ma in primis una città passionale, dove l’amore e la morte come nella tragedia greca vanno sempre a braccetto. E’ innamorata giulia della sua terra (giustamente) e questo amore è immortale, come tutti i suoi amori, tutte le sue passioni, pur dentro il grigio della lava, pur nella precarietà della vita, risplendono celatamente di un rosso accesso. bravissimi!

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  6. è una grande ricchezza quella che leggo qui sopra: una ricchezza fatta di sentimento, di sogni che ci fanno sopravvivere e danno senso alla vita, di radici che esprimono amore e tenacia, di riferimenti letterari e biblici…di un’immagine incantevole di una terra, la Campania, che è davvero un incanto non solo per gli occhi ma per la cultura di cui si fa portavoce a cominciare già dal nome come ben sottolineate voi con il titolo della lirica. Grazie Carlo e Giulia per il vostro impegno e per la grandissima passione, tenace!, che mettete in questo blog, in questo raccontarvi parafrasando i classici ed il passato che è per noi patrimonio vivo e comune. Con affetto e ammirazione. Enrica F.

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  7. i ragazzi oggi hanno superato se stessi! Avete fatto una bellissima lezione sul topos del fiore purpureo…bravi davvero e bravi i nostri due autori che ogni giorno ci sorprendono con la loro originalità

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  8. forte come l’amore come la morte tenace: proprio così èil legame che ho con la mia terra d’origine, spesso sono colta da sentimento di nostalgia, come dieva Luciano, ed alora guardo le foto, rievoco con la mente, con l’immaginazione il mio passato di bambina e volo là, tra le braccia di mia nonna, a correre nei campi dove i rossi papaveri ospitano speso qualche nera ape..che dolcezza in questi versi oggi. Grazie. Costanza

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  9. ottimo lavoro ragazzi!!!Vorrei dire una parola su quella candida misura che è contrapposta al fiore purpureo, è un’antitesi forte, la bianca e pura immaginazione, come quella di un bimbo e dall’altra parte il rosso acceso della passione, dell’amore personificato nell’icona floreale:forse è vero, non è un dialogo vero e proprio ma i richiami ci sono ugualmente, pur nell’antitesi! Complimenti. Corrado

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  10. ultimo tassello: Ariosto “Come purpureo fior languendo muore..il papavero nell’orto il capo abbassa..”riprende Virgilio nel descrivere la morte di Dardinello. Ci ho messo una vita a trovarlo…però se non ci fossero state le indicazioni sarebbe stato mission impossible! Grazie per i bellissimi versi, il gioco proposto e la foto che mi fa venire voglia di mollare i libri e correre a fare un bagno! Maria

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  11. ..accidenti. mi taglia il commento. Dicevo che la nostra città è descritta davvero bene, con il rosso dei suoi papaveri, l’azzurro del mare ed il verde dei pini…quando ne sono lontano io me la immagino così e come dice carlo me la figuro come inun sogno e volo là con la fantasia, per vincere la nostalgia, fino a sentire il profumo del mare e il vociare dei vicoli. E’ la mia città che amo con tenace passione. Grazie per questo splendido post. Luciano

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  12. vedere questi ragazzi così ivertiti ed impegnati è un vero piacere!!!direi che gli autori possono essere ben lieti della riuscita! La fotografia è splendida, come i vostri versi, che richiamano l’immagine di un paesaggio che ognuno di noi ha nella memoria, e dove in sogno si vola per trovare conforto, come si trova conforto nelle poprie radici. Paola

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  13. vogliamo dimenticare Virgilio?..sono diventata pazza a trovare il riferimento suggerito da Nicola: Eneide IX, 435-437 purpureus veluti cum flos succisus aratro languescit moriens: il poeta si riferisce alla morte di Eurialo! Sono troppo fiera!!!!!! Grazie Carlo e Giulia perchè avete creato un gioco letterario davvero divertente e bello. Carlotta

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  14. fiore purpureo..mi ricorda il gelsomino notturno:anche in pascoli il fiore aveva forte richiamo simbolico , a volte associato alla morte, ma spesso associato anche all’amore…e giulia ha preferito il poetanovecentesco piuttosto che i classici di cui riprende la forma ma non il contenuto. Alice

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  15. forse prendo un granchio ma a me ricorda Catullo nel carme XI dedicato a Furio e Aurelio: sul finalew il poeta parla del flos …aratro praetereunte, l’immagine del fiore abbattuto che riporta al passo di Saffo citato da Federico, ma qui Catullo si esprime in modo più duro, non descrive con aggettivi il fiore, ma è tutto preso dall’inesorabile avanzare dell’aratro. Nella lirica di giulia non c’è l’aratro, ma la lava che lucida con gli allitteranti lapilli invece di stroncare il fiore ne mantiene per sempre il ricordo…e mi piace di più di quell’immagine di morte che invece danno gli antichi. Marta

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  16. provo: Saffo fr. 105 L.P. “come sui monti i pastori calpestano un giacinto/ e a terra giace il fiore purpureo” Questo passo come dimostrazione del fiore calpestao simbolo della donna abbandonata oppure dell’amore rifiutato. In realtà nella lirica di giulia il fiore ha valenza positiva ed è simbolo di eterno amore. Federico

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  17. anche da lontano continuiamo a sognare ad immaginare questa terra, con la volontà di ritornare magari un giorno, magari anche solo in sogno, con il volo fantastico che la memoria sorregge. Daniele

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  18. è forte il richiamo della propria terra, forte come il desiderio di volare, di librarsi in volo…ricordate il volo di cui si parlava ieri? Quetso di Carlo è un volo legato al sogno, non legato alla realtà, bisogna chiudere gli occhi ed abbandonarsi alla fantasia per raggiungere l’orizzonte e sconfiggere la precarietà. Una precarietà che giulia sconfigge grazie alla memoria, al ricordo della sua terra, qualcosa che ha radici profonde, pietrificato nel suo DNA

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  19. Facciamo così: vi dono un po’ di riferimenti così potete sbizzarrirvi: Saffo, Virgilio, Ariosto..ora, cari studenti:fate vobis!!
    Sì, forse ha ragione Emilio, di dialogo non si può parlare, ma è interessante come un’icona susciti in una donna il ricordo delle sue radici, come veda queste sue radici manifestarsi come pioggia ristoratrice: giulia usa delle metafore molto belle oggi, la similitudine con il vesuvio in eruzione viene poi ripresa nella clausola finale guarda caso in forma chiastica perchè lei ama l’armonia dei contrasti, è più forte di lei!! Carlo invece si ripiega sull’orizzonte distendendo tutta la sua capacità di sognatore, si allunga proprio fisicamente sull’orizzonte e tocca con mano la sua precarietà umana con lo sguardo sereno di chi ha imparato ad andare oltre, oltre la precarietà, oltre le apparenze! Nicola P. (nella speranza che il comm. non venga tagliato come è accaduto nel precedente post!)

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  20. io di riferimenti letterari non ne posso fare, però posso dire con certezza che il finale della liricA DI GIULIA è UNA ripresa di un passo del Cantico dei Cantici: e mi piace questa cosa perchè ha scelto di ternimare la sua riflessione sul tema della terra natia con il testo biblico che celebra l’amore umano! Salvatore

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  21. Carlo celebra la fantasia come mezzo, strumento per salvarsi dalla noia ed in questo è leopardiano, come Giulia che rievoca la ginestra ma cum variatio perchè il topos del fiore purpureo è presente in moltissimi autori. Solitamente è un fiore calpestato, qui è un fiore che la lava immortala per sempre nella sua forma originaria…è la variatio è bella, originale ed intrigante…lasciamo spazio ai riferimewnti letterari!

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  22. più triste la lirica di Carlo, l’orizzonte è comunque precario e solo con la fantasia candida di un bimbo si può volare verso il mare, oltre il quotidiano che è come una gabbia per l’immaginario. Il fiore purpureo è simbolico, è pietrificato come un amore, quello per la propria terra, quello per il proprio uomo che è come cristallizzato, resta così immutato per sempre…l’eternità del sentire, dell’emozione: questo viene celebrato!

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  23. è il trionfo del Mediterraneo questo post…voglia di estate e di paesaggi marini! La candida misura si contrappone al fiore purpureo, un papavero che spicca sul nero della lava ed è cromatismo acceso che riprende la foto in primo piano!

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  24. oggi mi pare che non sia un proprio e vero dialogo, ma due impressioni personali scaturite dalla bellissima fotografia messa in posizione centrale, così, tanto per sottolineare quali diversità di emozioni possa suscitare un’immagine nell’animo umano. Carlo sogna, si perde in una candida immaginazione, forse l’unica che gli permette di volare al mare, oltre la precarietà del quotidiano che tutto permette tranne il sogno. Giulia invece ricorda la sua terra, la tematica della terra natale viene trattata per la prima volta qui sul blog, ed è un ricordo che non ha nulla di nostalgico, benchè la lirica abbia seri richiami leopardiani, è una visione solare della greca neapolis attraverso i rami dei pini marittimi

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  25. Grazie a Giuia e Carlo per aver celebrato la nostra terra con i loro versi e aquesta bellissima foto: la lirica di Giulia è a suo modo una fotografia della nostra Napoli: grande emozione oggi! Rossana

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