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Preghiera/Al colle ventoso


ArequipaCome una radio magicamente trasmettiamo sulla stessa frequenza ogni giorno: variano i contenuti ed anche quelli più complessi divengono musica per le nostre orecchie. Ed è meraviglioso scoprire trepidanti la poesia dei vostri commenti.

Da Giulia…

Preghiera

Io degna non sarò
della Tua luce
e oscure  tenebre
mi accecheranno

ma ai piedi del colle
Tu feriscimi
con il rorido raggio
del Tuo volto


altro non prego!

Da Carlo…

Al colle ventoso

Nemmeno il breviario
per sognare le fronde
dei pini bruciati
dall’imbrunire.
Selene facilona
non proibì
l’ascesa notturna
che mi spinse
a fuggire
la vita.

Comments

  1. credo che l’uomo abbia bisogno dell’aiuto di Qualcuno per conoscere se stesso…e forse urla a Dio la sua preghiera prima di morire accecato da un suo sguardo, prima di morire in Lui! Alice

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  2. credo che il più grande opportunità ce l’abbiamo col fatto che siamo dotati di libero arbitrio…questo è un dono immenso, che ci porterà a scegliere tra inferno e paradiso. Grazie Feboapollo per aver sollevato questo dibattito che sarà tema della mia tesina d’esame. Marta

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  3. non credo sia possibile vivere senza legami, perchè abbiamo bisogno di qualcuno accanto per imparare a conoscere noi stessi, abbiamo bisogno dell’amore di qualcuno per poter comprendere che anche noi siamo in grado di amare e che siamo uomini prorpio in virtù di tale qualità. Ognuno necessita di qualcuno accanto per poter intraprendere la strada che porta alla conoscenza di se stessi, anche se poi a tale conoscenza si arriverà da soli, tutti necessitiamo dell’amore altrui per prendere consapevolezza di noi stessi. Abbiamo bisogno di essere amati per veder confermata la nostra natura umana…siamo uomini in quanto liberi, LIBERI, d’amare…e i legami affettivi sono fondamentali per poter diventare a tutti gli effetti uomini degni di essere chiamati tali. La libertà interiore è legata ai beni materiali, ma non a quelli affettivi…senza affettività saremmo dei mostri, conosceremmo noi stessi senza essere fecondi per gli altri ..e a cosa servirebbe tutto ciò? come un seme gettato su terrA ARIDA non daremmo frutto, non saremmo linfa…tutti abbiamo bisogno di un breviario…anche i santi…non c’è anzi alcun santo che lo abbia messo da parte durante la propria vita proprio perchè alla fine ciò che conta è la PREGHIERA…farsi preghiera, farsi prato (ricordate Abelardo), farsi parte della Parola…non si può avere un breviario dentro di sè…si può aspirare ad essere braviario e qui, giorno dopo giorno, nasce dal cuore di ognuno una preghiera e una riflessione personale…perchè noi tutti abbiamo bisogno l’uno dell’altro, perchè siamo pagine dello stesso breviario….

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  4. si inizia un cammino alla ricerca di se stesso quando si ha qualcuno accanto che possa aiutarci a prendere consapevolezza di noi stessi…senza quel qualcuno accanto noi non saremmo capaci di essere autonomi, perchè quel qualcuno con il suo amore ci ha donato la libertà di esprimere ciò che di più autentico abbiamo in noi…senza una persona che ci fa dono di sè non potremmo conoscere la libertà d’amare e non potremmo camminare alla ricerca di noi stessi perchè l’uomo, q

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  5. cominciare insieme è l’inizio, restare insieme è il progresso, lavorare insieme è il successo! Mi pare che questo motto possa condensare il senso di questo nostro scrivere. Luciano

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  6. la differenza che c’è tra carlo e giulia a leggere le due liriche con gli occhi di alberta è che carlo inizia il suo cammino, giulia lo ha già quasi portato a termine: l0uno è sulla strada della salvezza, l’altra ha già percorso tutto il tragitto…è ai piedi del colle e basterebbe un raggio soltanto per farla salire, un cenno solo per la salvezza..rorido, pieno di vita, acqua che purifica e monda…io la trovo molto concreta, molto sofferta. Costanza

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  7. nella poesia di Giulia io vedo un’anima che con estrema lucidità passa in rassegna tutta la sua vita…ieri era croce, solo croce ciò che aveva da offrire, oggi il suo non essere degna della Luce, come se non si sentisse completamente UMANA nel senso voluto da Dio, come se in realtà avesse trascurato una parte della sua umanità per potersi presentare a Dio come Egli comanda…e non ha altre parole, non ha altro da dare se non la sua preghiera…forse Dio si farà pure beffe di lei e la ferirà con il suo raggio, perchè solo raggi Lui ha, ma darà pur sempre rorido, pur sempre una consolazione..ed in questa consolazione io vedo la vera libertà dell’uomo che si consegna a Dio. Riccardo

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  8. irlandiana says:

    Personalmente non vedo un purgatorio o un inferno, sono poesie senza tempo e senza luogo. Ho pensato spesso a quanto i legami condizionino le nostre scelte e nella poesia di Carlo vedo un essere che si libera di ogni legame, non ha bisogno neppure del breviario perché lo ha giá dentro di se.
    La luna che sembra sempre cosí indifferente gli segnala che é giunto il momento per iniziare il cammino alla ricerca di se stesso.
    Questo vedo, non é una fuga alla vita come ricerca di morte fisica o spirituale, é il desiderio piú profondo di spogliarsi da ogni legame, salire su un monte e urlare alla luna… sarebbe cosí bello poterlo fare!

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  9. ed una valenza positiva e negativa è data anche dal sole e dalla luna….non si può salire di notte alla montagna del purgatorio…è necessaria la luce del sole di cui parla giulia…intrigante questO VOSTRO RINCORRERVI. pAOLA…A CUI AVETE RICORDATO DANTE CON IMMENSO PIACERE

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  10. come una radio oppure come dentro a un libro..tanti argomenti, un’unica voce! la nostra! rossana

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  11. alessandrarisso says:

    forse il procedere per antitesi nella lirica di giulia tende a sottolineare le cadute che avvengono lungo la “strada”…luce/tenebre, oscure/accecheranno…come se le due componenti del peccato e dell’aspirazione alla salvezza fossero insite in lei … come del resto lo sono in Carlo che non si sente neppure di sognare con la sacra Bibbia in mano, come se quella Parola non avesse più nulla da dire a un’anima che è arida, asciugata dai raggi della luna che con faciloneria lo ha condotto su strade sbagliate…ma c’è sempre un modo per ritornare sui passi giusti…il pastore cerca sempre le pecaore smarrite…lo dice Abelardo no? Un abbraccio

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  12. ma questo, cara Carlotta, è assolutamente insito nel vfalore e nella finalità delle humanae litterae..è di questo che i nostri due amici si servono per trasmettere i loro messaggi….dal personale all’universale!

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  13. ciò che mi piace del dialogo odierno è che considerazioni personali raggiungano un valore non prettamente soggettivo, spronando il lettore a chiudersi per poco in se stesso e invitando forse ad un’esame di coscienza…Carlotta

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  14. renatoscrepis says:

    all’epistola di ieri segue una lirica di carlo che riprende in realtà un’epistola di petrarca, l’ascensione al monte ventoso, nella quale religiosità e filosofia si risolvono nella descrizione intimamente sofferta della complessità della propria anima…e l’autenticità dell’esame, la sincerità radicale sono elementi fondamentali della lirica di giulia che pare quasi una richiesta di aiuto.

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  15. in quel Tu in quel TUO Giulia si perde e vorrebbe forse anientarsi, lasciare l’IO dell’incipit e immergersi in un Tu che dona senso a tutta un’esistenza…un’esistenza vera, non un fuggire la vita che fa solo male stando a quanto Carlo afferma! Ed anche oggi agganci letterari a più non posso: dante petrarca echi del novecento…un bel ripasso! grazie. Maria

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  16. petrarca e gli ermetici: oggi mi fate venire in mente questi due modi di poetare così diversi e per certi versi così affini, perchè Petrarca si scavava dentro con un’introspezione che nulla ha da invidiare a Ungaretti e Montale…e a parer mio sono questi i vostri modelli delle liriche di oggi. Federico

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  17. a fuggire la vita siete stati in due, accecati da Selene che più che facilona è un’imbrogliona..ma tutto ritorna nel discorso di ieri: false ricchezze e vere ricchezze, la Selene non è che un’illusorio piacere, la vera luce non viene dalla luna ma dal Sole che con il Suo rorido raggio deterge la fatica di ogni giorno su un cammino impervio. Salvatore

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  18. trovo la lirica di Carlo un po’ marinista e mi piace molto la prima parte, per via di quell’allitterante “R” che riprende, forse casualmente, i versi di Giulia, che sono tutti impregnati di questa sillaba…come se il raggio di luce fosse rorido come acqua che scroscia…è un interessante modo di rendere onomatopeicamente una sensazione interiore o se volete di interiorizzare un’onomatopea. In entrambe poi c’è un gioco di chiasmi sulla posizione di aggettivi e sostantivi. Il contenuto è particolare, perchè in realtà ad una preghiera Carlo risponde con la descrizione di una situazione interiore..come se lui fosse lontano anche dal pregare..nemmeno il breviario. Ecco, forse lui non è degno non solo di godere della luce divina ma anche di tenere in mano il vangelo..come se Don Abbondio fosse tutto sommato un’anima più nobile…Amaramente Giulia invece pensa alla cecità delle oscure tenebre…ma in cuor suo non perde la speranza: la notte spirituale vigila sempre nella speranza di uno spiraglio. Nicola P.

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  19. carlocuppi says:

    giulia scrive ancora in endecasillabi a versi di due a due tranne il finale…come se recitasse, cantasse la sua preghiera, ha scelto il metro classico per eccellenza, quasi a nobilitare la sua richiesta dinanzi a Dio..mentre Carlo ha in mente Petrarca e tutta la sua fatica andare verso il monte Ventoso…la sua ascesa ascetica, i suoi sensi di colpa…si rincorrono questi vostri versi come in una sciarada letteraria..bellissimi!

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  20. semper cum humilitate! io degna non sarò della Tua luce, che è troppa, è insostenibile, come Dante aveva sperimentato nel Paradiso, ma almeno un raggio, umido e ristoratore, vitale, lo desidererei…anche ghiacciato al punto da farmi male…un raggio solo, mentre tu, amico mio ti pasci di una luna che è facilona, forse perchè ti illude di illuminare un cammino che non è in realtà quello giusto…che non è salvifico…ma chi può sapere poi se non alla fine che cammino ha fatto?…l’importante è non essere da soli….su questa strada avere il dono di avere accanto qualcuno è già un’ancora. Paolo

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  21. emilioconte says:

    pervase dal peccato queste due liriche sembrano contorcersi su se stesse, al fine di trovare una via d’uscita ad una vita che di fatto si vorrebbe redimere…è come se entrambi gli autori aspirassero a una serenità dell’anima, ad una pace che porta quiete finalmente nel profondo del cuore…nel riconoscere entrambi i propri limiti umani (io non degna sarò e mi spinse a fuggire la vita) innalzano il vessillo della loro fragilità e dinanzi a un raggio che viene dal Cielo sperano entrambi di poter salire alla montagna del purgatorio

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  22. alberossia says:

    dialogo sospeso oggi tra il purgatorio ed il paradiso dantesco…zeppo di riferimenti letterari il componimento di Carlo, più misticamente ripiegata sulla propria coscienza la lirica di Giulia….lasciamo che gli studenti si possano esprimere su queste due liriche….

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  23. fuggire la vita, vivere come un inetto, senza agire, senza decidere, senza responsabiltà…rimanere accecati dalla luna e inseguire falsi ideali…ma poi arrivi in fondo e non in cima al colle e ti rendi conto delle occasioni perse e non hai più tempo…nemmeno di pregare. Daniele

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  24. si ha sempre paura di rimanere soli, di non essere “trafitti” da una luce che ci possa salvare…la disperazione della solitudine ci porta a pregare anche di essere feriti, purchè non abbandonati. Cris

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