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Sete/silenzio


MaternitàCi teniamo per mano in questo blog…ci teniamo per mano. E come la ginestra sul vulcano proseguiamo tenaci verso il futuro… con voi tutti non potrà che essere migliore.
Diamo il benvenuto a Laura che insieme a Marta, Maria e Federico ci hanno donato oggi perle di inestimabile valore e  ringraziamo Enrica per averci allargato il cuore oltre i confini elettronici.

Da Giulia…

Sete

Mi culli
nel vago ventre
di una parola
ed io
mi aggrappo
ad ogni tua
sillaba
latte di vita
per le mie
labbra
arse d’amore

E da Carlo…

Silenzio

Quando si spensero
le faci
ripensava natura
se fosse il caso
della tranquillità:
non più drammi
da inzuppare
nella notte.
Andrà a palazzo
Enea e di
silenzio tiepido
saprà il racconto
della pelle di
Elissa sulla prua
di un nuovo sposo.

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  1. ha scritto Tiziana, ma desidero lasciare una traccia anche io su questo commovente dialogo che mette così bene in luce l’affettività femminile e quella maschile. Al desiderio di calore e di parole forse noi uomini non sempre siamo all’altezza di rispondere, dobbiamo imparare dalle donne, da certe donne come Maria, come Eloisa….mi vengono in mente queste due figure muliebri, non so il perchè, perchè mi pare che abbiano espresso seppur in modo diverso la loro gratuità alle persone che Dio ha affidato loro. Vorrei dire grazie a Giulia per la sua scrittura, così emotiva ed emotivamente coinvolgente, così passionale ed eterea al tempo stesso e vorrei complimentarmi con Carlo per l’audacia nel rivedere il canto virgiliano interpretandolo a modo suo, per dire alla donna che ama che il sacramento è un qualcosa che si celebra tutti i giorni, con la fatica di tutti i giorni, con le piccole cose noiose della quotidianità…e che anche il silenzio, come il silenzio di Maria, ha il suo valore. Grazie Giulia, grazie Carlo per la gratuità che offrite come esempio. Una buona domennica anche ai vostri cari. Alberto

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  2. quelle labbra, rosse, arse d’amore…sono in cerca di una goccia di rugiada che possa dare un senso a un’esistenza intera…la vedo così didone all’arrivo di enea…e poi vedo le sue labbra e quelle di enea e non distinguo più a chi esse appartengono. Marta

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  3. non più drammi da inzuppare…sembra di vedere la veste di didone impregnata di sangue…e basta con queste tragedie, alla Ronconi sfatiamo il mito e celebriamo le nozze che non si devono fare! Almeno salviamo un’anima o forse la perdiamo per sempre (non era lecito risposarsi allora!), ma almeno si è goduta la vita, lei e pure enea! poveraccio anche lui!!! Superba giulia con quella parola che è latte di vita, nutrimento per la sua anima, alimento dell’intera vita…nettare d’amore che la mantiene in salute…

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  4. La prima poesia mi fa tornare indietro nel tempo, nel ricordo di quando ero piccola, sembra solo ieri…nei momenti di immensa solitudine, in cui chiudevo gli occhi e mi immaginavo in un prato enorme ai piedi di un grande albero e stavo rannicchiata sulle gambe di mia nonna materna, che non ho mai conosciuto, e mentre lei mi accarezzava i capelli ascoltavo il vento tra i rami e il sole tra le foglie,e stavo bene… La seconda poesia mi ricorda la quiete dopo la tempesta, quel momento in cui il silenzio rigenera la natura e la mente per un nuovo inizio ricco di promesse. Buon fine settimana a tutti.

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  5. sono Salvatore, sorpreso della bellezza di questi vostri versi. Alla costante richiesta di conferme della donna l’uomo risponde spesso con il silenzio…perchè? Perchè non abbiamo parole per riuscire ad esprimere
    che cosa che questa femmina che Dio ci ha donato rappresenti per noi, perchè dinanzi a una bellezza muliebre che ci parla di noi stessi l’unica cosa di cui siamo capaci è tacere in contemplazione di un sentimento che prorompe da noi stessi ed è più grande della nostra stessa virilità….il tutto avviene nel silenzio, nel silenzio di certe parole che si sussurrano come ad evocare la nostra stessa anima, la vita che ci ha generati, un silenzio in cui umano e divino, maschile e femminile si incontrano e non smetteranno più di parlaRE, DI CANTARE…ricordate? il nostro canto è un battito…Bravissimi! Salvatore

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  6. non più gli dei, non più il fato, non più una provvidenza, ma la NATURA, la natura umana – direi – a decidere cos’è giusto fare e cosa no! E per la prima volta si vede un Enea che si abbandona all’amore, una Didone che viene accolta e non più respinta in nome di una missione più alta da compiere! La più alta missione è in definitiva quella di imoarare ad amare e di imparare ad accogliere con gioia ED UMILTà L’AMORE CHE CI VIENE DONATO: il mito viene stravolto in virtù di un ideale più cristiano, alla luce evangelica in nome di una famiglia, e sottolineo famiglia perchè il nuovo sposo sancisce appunto la sacralità di un’unione voluta però da Dio! E quindi non più il volere di dei pagani, ma il dono di un Dio cristiano! Cambia l’ottica…ed il risultato è straordinario!

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  7. è una parola a cullare, a dare sicurezza, a coccolare un’animo assetato di amore, di protezione: vedo una donna che si piccola come una bimba, rannicchiata tra braccia maschili, le uniche in grado di difenderla. E mentre giace lì, tutta raggomitolata su se stessa nel tiepido silenzio di un abbraccio di pelle,cerca conferme sillabiche, apre un poco le labbra, un poco soltanto per nutrire la sua anima di poche parole d’amore che la mantengono in vita…è sconfinatamente delicata questa lirica nella sua capacità introspettiva…indaga nell’animo degli amanti con discrezione e puntualità.

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  8. l’allitterante vago ventre di una parola è metafora di un grembo materno, in cui la parola è quella arcaica, quella magica, insieme di suoni primordiali senza ancora significato, ma solo significante:è espressione inarticolata di una pulsione antica che nasce dal profondo, dai recessi dell’anima…è la parola ritrovata, quella degli ermetici, scavata e priva di false verità…è il silenzio poi, di fatto! quello di cui parla Carlo collegandosi ai versi di Giulia, il silenzio della natura che tutta tace dinanzi al primordiale prodigio:come se essa stessa, se lo stesso Dio rimanesse in religioso silenzio dinanzi ai due novelli adamo ed eva, ovvero enea e didone ed in un silenzio sacramentale avvenisse un’unione muta e loquace di anime. Trovo questo dialogo di una sensibilità accesa!

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  9. delicatissimo dialogo, femminile e maschile si incrociano e si avvinghiano in questi versi, silenzio e sillabe si inseguono in un costante desiderio di sacralità da celebrare…voi tendete a qualcosa che sta più su dell’umano intendere! riccardo

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  10. La sete rompe il silenzio. La sete detesta il silenzio, il silenzio fa male ed è un supplizio di Tantalo…e si vorrebbe solo morire quando le labbra sono così arse e il latte di vita s’allontana…ed allora ecco la mano, si tende, si aggrappa, strappa un suono, un gemito soltanto, fosse anche di dolore o forse di piacere, ma un segno tangibile della presenta vitale di chi si ama….è bellissima questa tensione all’infinito, al di là di se stessi, fino al trascendente.

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  11. forse è un po’ irriverente nei confronti di Virgilio, ma mi piace parecchio questa Didone salvata da un secondo matrimonio. Il problema è che per il maestro ciò sarebbe stato inconcepibile proprio in virtù del fatto che l’eroe troiano era il paladino dei famosi mores maiorum retsaurati da Augusto, ma chissenefrega! Didone in questa nuova veste è donna felice e regina serena, Roma non sarà fondata ma Enea è un uomo appagato della propria esistenza, con una madre per Ascanio…molto attuale questa coppia se vogliamo!

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  12. Carissima Giulia, vorrei ringraziarti perchè oggi la tua lirica mi ha risedito indietro nel tempo, nei giorni in cui avevo appena partorito ed ero un tutt’uno col mio bambino. Grazie ai tuoi versi ho rivissuto il momento della nascita e del primo attaccamento al seno, una parentesi di magia dove il linguaggio tra madre e figlio è fatto di gesti, di sguardi, di suoni che non sono ancora parole, di silenzio come in un’alchimia, un silenzio come dice Carlo fatto di pelle, di carezze che narrano fiabe sulla pelle…la nascita come un sacramento (Carlo parla di sposo!)…lo so che è bislacco un tale pensiero, ma so anche che in cuor tuo hai pensato anche tu a questi momenti, perchè sei mamma ed i tuoi bimbi riempiono tutta la tua vita. Grazie infinite ed un abbraccio a Carlo per come sa raccogliere nel suo cuore le tue parole e donarci il suo sentire maschile…quello che completa il nostro sentire! Grazie dal profondo del cuore. Tiziana

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  13. la cosa che più mi colpisce oggi è l’immagine collegata alle liriche: come se una statua avesse bisogno di parole per essere espressa in tutta la sua completezza ed una lirica avesse bisogno a sua volta di un’icona per essere compresa nel suo senso più genuino e fedele all’ispirazione dell’autore. Perchè in realtà noi qui interpretiamo, scriviamo le nostre impressioni, i moti d’animo, i pensieri che certi versi suscitano in noi, ma che cos’è poi in realtà l’idea che l’autore voleva esprimere? questo non lo sappiamo: è il bello dell’arte e credo che un artista di certo si compiacerà delle molteplici chiavi di lettura che si possono dare di una medesima opera, ma oggi guardando l’immagine in bianco e nero mi è parso di capire bene il senso delle vostre parole, il senso di quel silenzio e di quella sete di parole…come se le parole fossero appese grazie a poche sillabe sul filo del silenzio…è un attimo, ed il silenzio diventa parola rivelata, amore rivelato, l’attesa è lunghissima…e forse rimarrà silenzio, forse farà soffrire, forse farà sognare altre parole…ancora e ancora…come una conferma della nostra esistenza. Costanza

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