Al cavalletto/I tuoi colori


Paesaggio Alessandra Cavo
Ringraziamo tutti per l’amore. Alla fine rimarrà solo quello e Voi avete saputo dimostrarne tanto.

Da Giulia…

Al cavalletto

Ai piedi dell’arcobaleno
siedo dietro
una tavolozza:
acqua, pennelli
e colore
musica, parole
e puerili risa
di cristallo.
Ho disegnato il
tuo volto
e aspetto che
piova.
Ancora.

E da me…

I tuoi colori

Sulla pelle
sono incisi
i tuoi colori
ed il volto
dipinto
non invecchia.
Scorre il sangue
in valli azzurre
e la retina ride
nel verde smeraldo
del respiro
che sfavilla
tra le nari
quasi unite
del bacio violaceo.

Autore: tieniinmanolaluce

Sono attualmente avvocato, mediatore civile e commerciale, formatore di mediatori e mediatore familiare socio Aimef. Per undici anni sono stato docente di letteratura italiana e storia antica al liceo classico. Sono accademico dell'Accademia Internazionale di Arte Moderna. Scrivo da sempre senza privilegiare un genere in particolare. Ho pubblicato diversi libri anche in materie tecniche. Tra quelli letterari ricordo da ultimo: Un giardino perfetto, Poesie 2012-2016, Carta e Penna Editore, novembre 2016. La condizione degli Ebrei dai Cesari ai Savoia, Carta e Penna Editore, aprile 2017 La confessione, Dramma in quattro atti, Carta e Penna Editore, aprile 2017 Ho iniziato questo blog nel febbraio del 2006 e mi ha dato grandi soddisfazioni. Spero continuino anche su questa piattaforma. Tutto ciò dipende fondamentalmente dalla interazione con tutti voi, cari lettori.

20 pensieri riguardo “Al cavalletto/I tuoi colori”

  1. voi percepite la vita, le persone come nuvole di colore in cui intingere il pennello e colorare chi incontrate di sfumature diverse…oggi un po’ tutti noi siamo stati pennellati dalla vostra magia. Alice

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  2. guardando il volto dell’amato ci si può innalzare da uno stato mortale ad uno divino…c’è questa tensinone nelle due liriche….una tensione che va oltre il colore…il colore inganna perchè il significato che esse esprimono è più profondo. Carlotta

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  3. Dante guarda negli occhi beatrice e accade in lui un fatto straordinario: il passaggio da uno stato mortale ad uno stato immortale. Secondo me è il concetto che esprimono le due liriche che hanno sotteso questo passo di Dante. Federico

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  4. Queste due solari liriche mi fanno venire in mente questo: “Transumanar significar per verba non si poria”…trovo le due liriche molto significative e ricche di agganci…lascio la parola ai miei discipuli

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  5. tante allitterazioni nella lirica di Carlo, i suoni diventano colori e i colori dipingono il volto di una donna che non si può dimenticare neppure volendolo: come non vuole Giulia smettere di dipingere, con quell’ancora grida, implora la pioggia affinchè possa ritornare ai piedi dell’arcobaleno a dipingere il volto di chi rappresenta tutta la sua vita…in realtà la musica le parole e i figli non sono che tutta un’esistenza trascorsa assieme ad una stessa persona di cui si ha bisogno per vivere. Nicola P.

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  6. ci si ritrova poi alla fine della vita come ai piedi dell’arcobaleno…è il momento della resa dei conti e si tirano le somme di tutta un’esistenza e ti rendi conto che l’unico volto che il tuo sguardo riflette è quello dell’uomo con cui hai vissuto per anni! E’ molto delicata questa lirica come lo è quella di Carlo, che vede il respiro della donna verde smeraldo…mi piace quest’immagine, dona un senso di libertà! é un battito colorato il respiro dei due amanti. Rossana

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  7. che cos’è questa vita? che cosa si ha dipinto per tutta la vita? Il volto, la vita stessa della persona con cui si è trascorso tutto il proprio tempo, con cui si sono condivise tutte le principali tappe…e si rimane incantati dinanzi ad un volto che si vorrebbe dipingere anocora. Mentre nella seconda lirica c’è la tematica della memoria che per me è forte, come se un certo volto rimane per sempre impresso e nulla può cancellarlo, tante sono le esperienze condivise…io le trovo molto legate! E sempre molto significative e profonde. buon lavoro a tutti

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  8. azzurro, verde e viola sulla tavolzza di Carlo, musica parole e risate di bimbi su quella di Giulia…e voi vi dipingete, commossi dinanzi alla vostra bellezza, vi dipingete!

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  9. i due finali mi sorprendono: l’onomatopea allitterante di Carlo e quell’avverbio isolato in Giulia. Due modi diversi di poetare, ma una lirica desidera che l’immagine non vada perduta, l’altra desidera che non vada perduto il suono dei colori sulla pelle.

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  10. tutto ciò che l’uomo vede lo vede impresso sulla pelle della donna amata..è una carta geografica attraverso la quale egli si orienta sulla strada della vita…bellissimi versi. Daniele

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  11. Scusate, non so perché ma la mia identificazione é andata persa e visti i miei limiti devo aspettare mio marito per ripristinarla, il commento numero sei é di Alberta/ irlandiana.

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  12. Sono poesie molto diverse, l’immagine di Giulia é dipinta da un sogno, dal suono degli angeli che si rincorrono su un prato. La pioggia confonderá il sogno lasciando dietro di se il ricordo trasparente dell’arcobaleno. L’immagine di Carlo é reale, é la visione dell’artista che solo guardando trasforma la realtá in colore, tutto ció che ha vita viene amato perché é parte dei suoi occhi, diventa immortale in un fluire di pennellate sovrapposte che ricercano i segreti piú nascosti, i sentimenti piú intimi.

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  13. voi penserete che io sia fissato ma provate a leggere la lirica di Giulia con quel Tuo volto: c’è una sete di Dio che non ha fine! E’ bellissima. Come è bellissimo ciò che Crlo ha scritto pensando al volto della donna amata! Salvatore

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  14. Giocata sui suoni e sui colori la lirica di Carlo: sembra si sia voluto divertire con le parole, parole che nei versi acquistano un valore cromatico leggero e pastellato. Più descrittiva la lirica di Giulia, più statica, quasi ripiegata su un unico pensiero solare: tutta la mia vita appartiene all’uomo che ho amato! ed è una pittura che non vorrebbe mai avere fine. Buon lavoro a tutti. emilio

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  15. Giulia sta facendo due conti…è lì al capolinea e tira le somme di una vita intera…in mano ha solo una tavolozza e dipinge tutto ciò che vede dietro di lei: il volto dell’amato. Null’altro! La sua anima è ricolma di questa immagine e lei se ne andrà appagata. Nella lirica di Carlo invece la donna è tutto un trionfo di colore, il poeta non ha bisogno di arcobaleni, nè di tempere e pennelli, perchè sulla pelle dell’amata c’è tutto l’occorrente per dipingere un volto che non invecchia, è sempre vivo nella memoria…è una poesia della memoria questa. Un abbraccio. Paolo

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  16. ritratto acquarellato, due volti che paiono specchiarsi l’uno negli occhi dell’altro, un’anima sola con contorni diversi, fisionomia diversa..ma i colori dell’anima sono poi quelli dell’arcobaleno e con la pioggia si mescolano, sconfinano l’uno nell’altro fino a creare un unico colore, quello dell’amore. Costanza

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