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L’eremita (parte seconda) (scena unica-parte trentaduesima)


Dal traghetto


L’eremita
Sarà che non ho motivi per sorridere, se non le tue parole… ma ad esse non mi pare che segua nemmeno il pianto… ormai non sento più… sono congelato e addormentato in un sonno pericoloso… ho voglia di cose come se fossi eterno e potessi preservare il mio corpo e la mia immagine, come se il mio essere uomo potesse curare la mia anima…so che è soltanto un’illusione, ma la sensazione è forte…

Abelardo
Tu non sai accettare il fatto di essere un uomo e pensi che l’umanità ti possa donare l’immortalità… è un interessante contrasto…un po’ come è accaduto a Dio quando dovette deciderSi tra le tenebre e la luce… Chissà dove stava la Sua forza in quei momenti…ma in quel caso forse era più semplice perché doveva scegliere tra due componenti perfette in sé e comunque non si trattava di mescolare elementi tra di loro contrari… come accade a te che confonderesti anche il tuo nome se ti fosse data l’opportunità di farlo…e non è detto che un giorno… tu non sai la fortuna di poterti pensare… c’è chi non sa nemmeno di esistere…quanti malati ho visto morire senza un nome da invocare o in totale incoscienza… certo Dio non li ha abbandonati…ma avere coscienza di sé e buona salute ed imprecare contro la sorte, senza sapere nemmeno che cosa si vorrebbe essere di diverso… mi pare comportamento profondamente immorale…

L’eremita
E la mia malattia non potrebbe consistere proprio in questo…in come tu mi descrivi…oppure sono davvero perduto ormai irrimediabilmente?

Abelardo
Tu mi sembri come il mare… se il mare pensasse ad ogni onda di non poter raggiungere la costa…sai che tortura sarebbe per le correnti possedere uno scopo continuo a cui non si possono sottrarre, e non avere mai la certezza di poterlo attuare?
E vuoi che se al mare è stata data la sicurezza di lambire per sempre la spiaggia…Dio non abbia pensato anche a te?
Che tu sia ammalato o meno, conta poco ai fini ultimi perché comunque avrai svolto la tua funzione… a patto che accetti il cammino e non ti ribelli tanto per passare il tempo… perché il tempo passa lo stesso ed ha davvero poco senso farsi ritrovare fuori strada… concentra le tue fatiche e le tue fatiche ti ripagheranno… non come pensi tu, perché comunque questa strada deve finire… ma come pensa Lui perché il vuoto si trasformi in un ponte d’oro verso l’arcobaleno.

Comments

  1. irlandiana says:

    Il nostro respiro é cosí simile al suono del mare… parlo del respiro che nasce dalla gola e in un istante innonda il corpo, da una gran pace, proprio come il ripetersi dell’onda, forse se imparassimo ad ascoltare il nostro respiro riusciremmo a capire meglio il ritmo del mare e a riconoscerlo dentro di noi. Grazie Carlo perché mi hai fatto sognare il mare, a me tanto caro, oggi ne avevo proprio bisogno.

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  2. io non riesco a immaginare Dio che sta lì a decidere tra Luce e Tenebre…io credo che sia tutte e due le cose, che la Sua forza consista proprio nell’essere Luce e Tenebre, i due opposti che creano armonia e che Lui si manifesti sia nella Luce che nelle Tenebre. Luciano

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  3. …”a patto che non ti ribelli!”..ed ha ragione Alberto: è difficile non ribellarsi, ma in queste settimane di poesie soprattutto Giulia ha scritto che, se Dio c’è, c’è anche perchè noi possiamo arrabbiarci con Lui e fare a cazzotti…tanto alla fine vince comunque Lui, e noi gli rimaniamo in braccio, come gattini a cui Lui lecca le ferite ed accarezza il capo! Lucia

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  4. “comunque avrai svolto la tua funzione!”…non importa la professione, la ricchezza, il prestigio, ma la funzione che abbiamo qua sulla terra e sia Carlo che Giulia tutti i giorni ci vanno a loro modo dicendo che l’unica funzione è quella di imparare a conoscere se stessi, per conoscere il progetto di dio ed amare il prossimo. E di questo vi sono grata. Alice

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  5. …”non come pensi tu, ma come pensa Lui”…già…il problema è capire cosa pensa Lui, il problema sta nell’aver fede che ogni Suo pensiero è solo per il nostro Bene. salvatore

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  6. siamo qua da un’ora a scrivere e non pubblica nulla…se le arriva questo messaggio sappia che questo brano ci è piaciuto molto…i ragazzi del prof. Screpis

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  7. concentra le tue fatiche e le tue fatiche ti ripagheranno…con l’esame alle porte non ci potevano essere parole migliori!!! Carlotta

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  8. alessandrarisso says:

    ricordarsi della morte di tanto in tanto…solo per poter attaccarsi alla vita, solo per urlare a qualcuno che lo amiamo…grazie

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  9. c’è chi non sa nemmeno di esistere…e noi che sappiamo di vivere, di respirare, noi che abbiamo occhi per guardare e mani per afferrare non ci rendiamo conto dei doni di cui siamo colmi. Bisognerebbe andare in qualche ospedale per vedere certe situazioni…grazie per queste carezze al cuore. Costanza

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  10. alberossia says:

    quanti malati ho visto morire senza un nome da invocare…certo Dio non li ha abbandonati…però quando ci si è dentro è difficile aggrapparsi a queste parole, è una strada lunga e si ha bisogno di tanto amore per camminare. Un abbraccio

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  11. sono renato: non riesco a pubblicare:ci riprovo. Dicevo prima che anche a me pare ogni tanto di avere il corpo congelato, ma quando mi capiterà leggerò quaste bellissime parole che scaldono il cuore e spero possano fare lo stesso effetto sui miei alunni

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  12. Grazie, perchè oggi ho letto quassù poesia scritta in prosa. Maria

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  13. mi piace l’idea che il vuoto possa trasformarsi in un ponte d’oro verso l’arcobaleno, mi fa sorridere e mi dona speranza…Federico

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  14. carlocuppi says:

    cos’è che cura la nostra anima? L’amore, solo l’amore…tutti abbiamo una sete d’amore inarrestabile, tutti abbiamo bisogno di carezze, ogni giorno, più volte al giorno…se vogliamo imparare a vivere. Ho letto parole bellissime…grazie

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  15. renatoscrepis says:

    bellissima prosa, idea originalissima! leggerò anche tutta la parte precedente. Anche io ogni tanto mi sento addormentato in un sonno pericoloso…seguirò le parole di Abelardo per tenermi desto. Grazie, Carlo, della bella lettura che mi ha donato! Spero che anche gli alunni ne possano godere!

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  16. emilioconte says:

    pensi che l’umanità ti possa donare l’immortalità: tutti lo pensiamo, i nostri figli rappresenatno ben questo, rappresentano la nostra tensione a Lui, l’immortalità non è la divinità, è il lasciar una traccia su questo mondo che anche per poco ci ha ospitato ed anche per poco noi abbiamo amato perchè comunque frutto di Dio. Emilio

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  17. che lirismo…e vuoi che Dio non abbia pensato a te? Troppoo spesso ci dementichiamo che Egli è infrazionabile e che in ogni istante ha la possibilità e la gioia di starci accanto…siamo talmente stolti che preferiamo tenere gli occhi chiusi e far finta di non sentire su di noi il Suo pneuma, il Suo soffio VITALE. E’ sempre una carezza al cuore leggere questo dialogo filosofico

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