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Padre e figlio/Tumulo siamo


padre con bambinoCarissimi amici questa sera intendiamo invitarVi  a visitare la Fiera del Libro a Torino.
E se Vi fa piacere incontrarci saremo là il 6 ed il 7 maggio, o meglio io ci sarò il 6 ed il 7 e Giulia il 6 perché i suoi 4 bambini non permettono che si allontani per troppo tempo.
Il padiglione dove potrete trovarci è il n. 1 e lo stand è l’A29 (quello delle Federazione delle malattie rare).
Cerchiamo di promuovere un mio libro di poesie (che alcuni di voi già conoscono e che Giulia ha gentilmente prefato) il cui ricavato è interamente devoluto alla cura e ricerca di una malattia terribile, la Sindrome di Prader Willi,  di cui vi ho già parlato.
Per chi non avesse letto il mio post del 20 febbraio scorso, Vi dirò che si tratta di una malattia genetica rara che colpisce un nato ogni 15.000 causando ipotonia, appetito insaziabile, obesità, ritardo mentale, ritardo funzionale, bassa statura negli adulti e problemi comportamentali, legati alla mancanza del senso di sazietà. Questo è uno dei problemi maggiori: il paziente, essendo privo del senso di sazietà, a causa di un’anomalia nel centro che controlla questo stimolo nel cervello, ha un appetito inestinguibile; allo stesso tempo la malattia causa una disfunzione nel metabolismo che riduce notevolmente la capacità dell’organismo di bruciare le calorie assunte. La diagnosi precoce è di primaria importanza in quanto dà la possibilità di intervenire con farmaci e cure affinché, sin dai primi mesi, si possa migliorare la qualità della vita del bimbo e della famiglia.

Salutiamo con grande affetto ed amicizia Paola, l’allieva di Enrica, che ci ha toccato il cuore, perché in poche parole ha saputo riassumere quello che è uno dei significati più ricercati di questo blog.

Da Giulia…

Padre e figlio

Giocano e
gli occhi
complici
riflettono un’unica anima.
Tutto intorno
riecheggia il fluire
dello stesso sangue
canto d’amore
infinito

E da me…

Tumulo siamo

Più vecchio
nella selva
ti permisi
di seguirmi
e vana fu
ogni saggezza.
Tumulo siamo
e le foglie
pietose ora
ci ricoprono.
L’inverno
canteremo
riuniti
nel silenzio.

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  1. provo per la terza volta a scrivervi…non pubblica nulla dei miei commenti. Gli impegni di lavoro non ci permettono di presenziare a torino ma anche noi passeremo parola…è un momento di grande lavoro e non possiamo allontanarci…un abbraccio. Rossana

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  2. carissimi, da Napoli è davvero lontana Torino e non sarà possibile raggiungervi, ma passeremo parola a quanta più gente possiamo. E’ un periodaccio questo perchè la ricerca ci impegna moltissimo e non possiamo lasciare il posto di lavoro…di oggi mi colpisce la complicità, quella che c’è tra padre e figlio, quella che c’è tra i veri amici, tra coloro che hanno il privilegio di conoscere altre anime nell’intimità dei loro affetti. vi abbraccio. rossana

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  3. la selva come in Dante è metafora della vita che si attraversa per anni per poi essere coperta da un mucchio di foglie che sonoramente cadono ma non saremo da soli, là sotto ci saranno tutti coloro che abbiamo avuto di più cari in questo viaggio! La lirica di Giulia è semplicemente bellissima! Una buona serata a tutti voi. Carlo

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  4. Torino è in capo al mondo per noi…ma appreziamo moltissimo il generoso gesto per i bimbi malati..che ci siano speranze per loro come per tutti. Grazie. Le vostre liriche toccano sempre il cuore e lo fanno vibrare di emozioni. Laura e Federico

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  5. Vi ringrazio moltissimo per l’invito…vedo di fare il possibile, ma non posso assicurarvi nulla! Estendo anche ai miei amici la notizia in modo da far accorrere quante più persone possibili a Torino…tipo tam tam! Io non so cosa sia la saggezza, credo la si impari un po’ giorno per giorno, così come l’amore…credo che in realtà è saggio solo colui che ha capito che l’unica conta che conta qui è imparare ad amare…il resto è davvero tutto relativo:il lavoro, i soldi, l’affermazione…certo sono cose che fanno parte di noi, ma alla fine saremo sotto un mucchio di foglie e l’unica consolazione è quella di aver giocato con i nostri figli, di esserci specchiati nei loro occhi, di aver fatto fluire il nostro sangue nelle loro vene…e mi toccate il cuore. sempre. Salvatore

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  6. …e che soprattutto, caro Fede, lui vive in te! e’ un canto che non cesserà mai ma continuerà nei tuoi figli e nei figli dei tuoi figli..le sfere celesti conoscono bene tali note e chissà se >Dante non si sentì un po’ avvolto dall’abbraccio di suo padre là nel Paradiso! Maria

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  7. tumulo siamo! la fine è ben quella…ma Foscolo parlava di corrispondenza d’amorosi sensi , no? E’ per questo che il canto continua nonostante il freddo della morte! Della prima lirica mi colpisce “un’unica anima”…e sento caldo all’idea che sono specchio di mio padre, che vivo di lui…Federico

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  8. anche le foglie provano pietà per una morte così ingiusta…in effetti mi sono arrabbiata anche io leggendo quell’episodio dell’eneide ed ho sempre sognato poi di trovare un amico vero per celebrare la stessa amicizia che stringeva Achille a Patroclo, Eurialo a Niso…la prima LIRICA è di una dolcezza senza fine, è un palpito…ti sembra di veder la scena dinanzi agli occhi perchè mentre leggi ti immedesimi nelle parole e torni tra le braccia di tuo padre. Grazie. Marta

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  9. Cos’è che parla? parlano le foglie sotto la coltre invernale, parla una vana saggezza fatta di rimpianti, parla il sangue che scorre nelle vene, parlano gli sguardi che sono complici…si può essere un’unica anima, in due corpi un’anima sola, quando all’usisono si cantano le medesime note d’amore, quelle che solo un padre e un figlio conoscono, che solo due amici, due veri amici, disposti a morire l’uno per l’altro, sentono loro nel silenzio dell’eterna notte. Versi bellissimi. Ale

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  10. vorrei leggere entrambe le liriche immaginando un padre e un figlio, immaginando l’entusiasmo di un padre che guida i passi del proprio bambino e immaginando i rimorsi, i sensi di colpa di un padre (in effetti quasi un padre era Niso per Eurialo) per non aver fatto il possibile per impedire a suo figlio di incorrere in certi errori. Si vorrebbe che i figli, sempre, fossero migliori di noi pur nella consapevolezza che anche nell’errore ciò che unisce è lo stesso canto, il canto del medesimo sangue che scorre nelle vene e che ci offre un eterno senso di appartenenza!

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  11. Io sento molto molto vicina e viva la lirica di Giulia, la sento mia perchè davvero io con mio figlio posso parlare e giocare solo con gli occhi…in questi anni ho appreso nuove forme di comunicazione, le carezze, gli sguardi, le smorfie, la gestualità e sapete per cosa? per tirar fuori da quel corpo un canto che poi è il mio stesso canto…mi avete profondamente commosso. Grazie. Alberto insieme a Paolo (il mio bimbo amatissimo!)

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  12. semper Virgilius docet! bella quella metafora dell’inverno, com’è bella la musicalità dei versi di Giulia, l’unica anima, lo stesso sangue coincide anche nel rapporto che c’è tra Eurialo e Niso, tra Achille e Patroclo:l’antichità ci ha lasciato exempla di philia straordinaria che non hanno nulla da invidiare al rapporto che intercorre tra padre e figlio. Nicola P.

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  13. E’ Giulia che oggi gioca con le parole, riflettono, riecheggia, fluire, canto, infinito…sembra di essere immersi nelle acque di un torrente, nel quale come Narciso padre e figlio si specchiano…il mito di Narciso è assai presente in questi versi. Invece nella lirica di Carlo è per me ancora Virgilio l’ancora a cui il poeta si aggrappa ed il celeberrimo episodio di Eurialo e Niso rievoca immagini di nostalgica philia:i due amici che muoiono, il più anziano che vive di sensi di colpa, la saggezza che a nulla è valsa…l’eternità di questi sentimenti:l’amicizia vera è eterna come il rapporto che lega un padre a un figlio..peccato che al giorno d’oggi non ci siano più tanti esempi come quelli narrati dal Maestro!

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  14. Nella seconda lirica vedo invece Ettore e suo padre Priamo, Priamo che si reca alla tenda di Achille per chiedere la restituzione del corpo del figlio ed Achille che cede alle richieste perchè pensa a suo padre a quanto suo padre soffrirà quando il suo tallone verrà colpito…ed allora nasce spontaneo il monito della morte, la morte che tutto copre come un tappeto di foglie, ma sotto la coltre frusciante le due anime ancora insieme canteranno alla vita.

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  15. Vedo una donna, là in un angolo della stanza. In silenzio osserva padre e figlio che si parlano, si solleticano…l’adulto che si fa bimbo, il bimbo che sì fa grande fino ad arrivare nella sua fantasia ad essere alto come il suo papà…non ci sono parole che la donna/madre sente, ma interpreta solo gli sguardi delle due persone che sta osservando e ciò che ne ricava è un canto, un canto che solo queste due persone conoscono, è il loro canto, lo è da quando il bimbo era ancora nella mente di Dio e sempre, SEMPRE, tale canto farà sì che padre e figlio si possano riconoscere, anche quando la vita li allontanerà, anche quando sembrerà impossibile una comunicazione tra loro!

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  16. La vecchiaia non sempre è sinonimo di saggezza, ma forse non è la saggezza ciò che è importante, forse più di tutto è l’amore, quello vero, filiare che tutto supera. Leggo tanta musica in questi versi. Purtroppo maggio è un periodo di matrimoni e comunioni…non riesco a raggiungere Torino nel fine settimana ma passo volentieri parola agli amici del nord Italia. Un abbraccio. Daniele

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  17. come dire che certi legami non conoscono il tempo, che i veri affetti non hanno una fine, che ora, proprio ora, tutti viviamo ancora con nostalgia certi frammenti del nostro passato. Non riesco a venire a Torino, ma manderò senz’altro qualche amico a visitare lo stand. Cris

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  18. Come sono diverse tra loro queste poesie!? La prima é l’istante catturato da una madre che si inebria nel vedere il proprio figlio giocare con il padre, nella seconda ci sono due adulti e proprio perché tra me e Carlo scorre l’eco di uno stesso sangue mi permetto di dire che non é il padre a parlare ma il figlio, un figlio che non ha conosciuto la complicitá degli sguardi in quella fase della vita in cui quel solo sguardo ha la magia di annullare ogni paura e insicurezza.
    Forse non é piú cosí assetato ora, ora che impara di giorno in giorno a conoscere la vecchiaia del padre, forse é riuscito a leggere nel silenzio e nella malinconia della sua musica.
    Tutti i bambini del mondo hanno diritto alla magia, e ancora di piú ne hanno diritto i padri, non parlo di famiglie disastrate, quello é un capitolo a parte, parlo di quanto tutto sia fugace e troppo spesso, perché impegnati dal troppo lavoro o dalla frenesia di questa quotidianitá, si perdono attimi che non tornano piú, per lo meno non nella stessa forma.
    Lo so che sembrano parole fatte e sdolcinata ma credo davvero che tanti, troppi uomini si privino di tanto appagamento che stá proprio lí davanti a loro e ogni giorno aspetta. Auguro a entrambi un buon fine settimana a Torino!

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  19. da Venezia è un po’ lunga…ma conosco qualcuno a Torino ed estendo l’invito! Questa due liriche, in relazione all’introduzione, sono molto significative: mi piace soffermarmi solo sui due finali, sul fluire silenzioso dello stesso sangue e sul canto di due anime riunite nel silenzio: le parole sono superflue quando sono gli occhi a parlare, quando è l’affetto indissolubile che tiene unite per sempre due persone, le barriere dell’età non sono più tali e crollano sotto il peso dell’amore che innalza all’eternità la purezza del sentimento, sia esso amore o amicizia…Costanza

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