Ti ascolto/Sillabe oscure


trottolaCome spiega Carlo Cuppi noi siamo cantori di fatti che non conosciamo nella speranza forse di catturare una briciola di autenticità ed è anche vero che non bisogna insuperbirsi perché spesso le parole sono davvero figlie del caso.
Ed ha ragione Renato quando individua un ribaltamento dei ruoli che però rimane soltanto nella mente del poeta, nonostante anche gli altri commentatori premano perché la donna accetti con fiducia il suo ruolo di salvatrice… come se la sua sconfinata desolazione fosse la desolazione di tutti, come se tutti volessero e potessero in fondo condizionare la propria salvezza a quella di lei.
Dio certo non può trascurare questo tiro alla fune congiunto e sincronizzato…verso la salvezza, forse anche per il poeta che rimane al culmine dell’amore di colei che è già  tra gli immortali.
Dio certo non può trascurare questo tiro alla fune congiunto e sincronizzato… non quando i commenti dei giovani sono così profondi e lirici, non quando gli adulti si confrontano con questo amore per la cultura, ma soprattutto per le persone che partecipano ogni giorno a questo sogno. Grazie di cuore a tutti!

Da Giulia…

Ti ascolto

Nell’oscurità luminosa
della parola
mi tieni per mano:
il silenzio
è vasto come la
musica
solo gli occhi
parlano
ed io non ho paura

E da me…

Sillabe oscure

Tra le note
rotola
la penna
e sarà
una trottola
d’amore
ad incidere
sillabe oscure
su questo letto
luminoso

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10 risposte a "Ti ascolto/Sillabe oscure"

  1. carissimi, oggi la vostra comunicazione avviene non tanto attraverso la parola ma mi pare attraverso i sensi! Vi ponete in ascolto, ma in realtà c’è buio, silenzio, luce e musica, note e sillabe ed il lettore vede occhi loquaci, sente il calore della mano, avverte un rumore come di trotola…e d’incanto comprende che il linguaggio dei gesti e degli sguardi non è meno efficace e simbolico di quello verbale. Queste due liriche le sento molto mie, molto vicine al mio modo di osservare il mondo. Grazie. Ale

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  2. vorrei soffermarmi sulla valenza, sulle mille possibilità interpretative della parola:essa è un soffio, un respiro dell’anima, proprio per questo è luminosa ed in grado di scaldare così come di ferire i cuori. La parola può giungere a salvarti, ma nel suo chiarore tu non saprai mai con precisione com’è stata pronunciata, da quali moti d’animo essa sia scaturita e perciò che fai? La accogli, ma sei consapevole che pur nella sua luminosità essa cela sempre un lato oscuro, come se fosse una luna…e i nostri commenti sono in realtà proprio la dimostrazione di come sia poliedrica la parole, di quante diverse facce essa possa mostrare a seconda dei nostri stati d’animo, della nostra storia, del nostro momento. In questo credo che risieda la sua potenza e altresì la sua bellezza. Una buona domenica ai bravissimi autori e a tutti i visitatori di questo bellissimo blog. Carlo

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  3. Perdonate questa bislacca interpretazione, ma davvero non riesco a leggere altrimenti. La lirica di Giulia mi riporta a certe tele rinascimentali dell’Annunciazione:l’Angelo parla a Maria e Maria, che è poco più di una bimba, risponde con i versi di Giulia. E la lirica di Carlo cos’altro è se non la risposta di Giuseppe alla sua chiamata? Lo so che mi farete internare ma provate a leggerle le due poesie in questa ottica:non sono straordinarie? Vi abbraccio forte, ragazzi, perchè suscitate in noi immagini poliedriche e difformi, ma tutte poetiche e dolcissime. Salvatore

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  4. com’è poetica quella metafora del silenzio vasto come la musica:questi vostri verso oggi mi donano una grande pace, una serenità spirituale, è come se il cuore leggendovi godesse di silenzio e musica, di luce e spazi aperti. Sono entrambe molto muscali, molto melodiose e pacate. Poche pennellate efficaci, per esprimere uno stato d’animo (quella di Giulia), per esprimere la potenza della parola scritta (quella di Carlo). Bellissimi varsi. Una buona domenica. Nicola P.

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  5. Danno vita a tante immagini queste due liriche proprio grazie al loro “non detto” ed agli artifici retorici utilizzati:l’ossimoro iniziale riferito alla parola viene ripreso nel finale della lirica di Carlo ed allora viene spontaneo chiedersi che cosa sia questa parola. Forse è una parola non detta, mai pronunciata e che si desidererebbe tanto sentire, forse è una parola pronunciata e non del tutto compresa…forse è una parola che non è neppure necessaria, perchè chi parla, chi si esprime sono in realtà gli occhi e tutto intorno un silenzio di note, qualcosa di scritto, qualcosa di detto, qualcuno che ascolta, qualcuno che pronuncia sillabe oscure…oscure per chi? non per i due protagonisti che mano nella mano attraversano il poema del cuore con l’entusiamo di due bimbi come ben sottolinea l’immagine della trottola. Grande dialogo! Emilio

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  6. Le parole di Alberto sono molto illuminanti e leggendo i versi di Carlo e Giulia mi torna alla mente Dante nella CommeDia, PENSO a quel cammino che egli fece grazie all’aiuto di Virgilio e Beatrice. Buio, luce, silenzio, musica ed anche paura sono elementi che il Poeta incontra nelle tre cantiche e a parer mio Giulia ascolta carlo e viceversa, dalla penna di Carlo rotolano note che Giulia raccoglie e questo blog procede grazie all’aiuto della Ragione (Virgilio) e della Fede (Beatrice), gli elementi primari del Vostro canto. Complimenti vivissimi rENATO

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  7. vedo due persone, un uomo e una donna, una difronte all’altro che procedono sulla strada dello Studium, proprio studium alla latina…la cultura è qualcosa di vasto e le parole degli antichi sono incomprensibili, ma se ci si tiene per mano i messaggi del passato diventano chiari e luminosi, lo studium diventa come un letto pieno di luce sul quale non fa più paura sdraiarsi, affidarsi alle lenzuola, ad ogni piega del cuscino impregnata di humanitas….non so se l’interpretazione sia fedele alla vostra volontà, ma io vi leggo così ed è straordinario pensare alle litterae in questo modo:bellissima la metafora che oggi esprimono i vostri versi. Una buona domenica a entrambi. Alberto

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  8. due bimbi vedo, alla scoperta della parola, una parola che forse timidamente rimane muta per paura di troppo osare, una parola che d’improvviso esplode e non può che essere pronunciata o scritta, ma comunque sia è sempre una rivelazione d’amore, una luce che invade il cuore e non si ha più paura della vita! Delicatissimi e commoventi i vostri versi…Grazie. Costanza

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  9. Sono belle le immagini di Alberta, belle perchè queste due liriche sono davvero solari. Io me le figuro a braccetto queste due poesie, le sento nel cuore come una danza, come un battito d’ali di farfalla, buio/luce, silenzi/musica, e poi l’ispirazione della poesia, un’idea d’amore … e non si ha più paura di scrivere, non si ha più paura di dire Ti amo!

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  10. Nella prima vedo un bimbo, rimboccato in coperte che profumano d’amore. Tiene la mano della madre mentre gli occhi si guardano, sono occhi che si riconoscono nel profondo, mentre le palpebre cercano di combattere l’abbandono al silenzio…basta cosí poco e i mostri nell’armadio svaniscono.
    Nella seconda vedo una stanza esposta al sole del mattino, le finetre sono aperte in cerca di primavera e il sole si fa avanti accecando un letto bianco e disponibile come il foglio in attesa d’esser scritto. Buon fine settimana a tutti. Alberta

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