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Il peccato/Aneurisma d’amore


Vaso di Paestum

Il senso di questo blog forse sta proprio nel creare una relazione tra di noi e tra noi e quel Qualcuno che ci spinge a scrivere versi, a leggere e a commentare con delicatezza e lirismo: sarebbe davvero bello creare un coro universale come augura Alessandra, bolla dopo bolla…  all’infinito come riassume brillantemente Federico, post dopo post.

Da Giulia…

Il peccato


Riflessa in una polla d’acqua
conti i lividi violacei dell’anima.
Di bernoccoli è piena la coscienza
e tu incedi cianotica
lungo un’ecchimosi esistenziale.
Riderà anche Dio dinanzi al tuo angioma
che tutta ti tinge
in una aritmica geografia.
E a nulla servirà aver chiesto perdono:
è un canto stonato il tuo.
Le cetre accordate le suonano solo
gli angeli.

E da me…


Aneurisma d’amore

Aneurisma d’amore
tu sei
già
tra gli immortali
prima di farmi
scorrere
fino al culmine
del calice divino.

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  1. Scusate, non so perché ma oggi sento di dover dire ancora qualcosa, o forse ho solo bisogno di rendere piú esplicito ció che ho giá detto, per me stessa.
    “Signore non sono degna di partecipare al tuo Calice, ma di soltanto una parola e io saró salvata”, forse il nostro primo peccato é proprio di non credere fino in fondo a queste poche parole, cosí semplici da non dare nessuna possibilitá di equivoco, di non credere che Cristo é morto per perdonarci e per farci credere all’Amore…Se davvero ci credessimo saremmo piú portati verso il bene e verso l’accettazione del calice, ameremmo il calice perché il calice é amore.
    Scusate ancora ma avevo proprio bisogno di svuotarmi in questo pozzo di cosí profonde sensazioni, é stato un gran piacere leggervi tutti.

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  2. e magari un po’ di quel nettare che è nel calice spargetelo anche su questi fogli virtuali, così tutti ne beviamo un po’ come facciamo con i vostri versi che appagano la nostra sete di condivisione “umana”! Vi abbraccio forte. Mario

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  3. scusate l’ora ma prima è stato impossibile accedere al pc: vorrei dire a Giulia che serve sempre chiedere perdono, ne sono certa. E vorrei dire a Carlo di tenere ben stretto in mano quel calice, di non fermarsi al culmine, ma di berne il contenuto! Paola

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  4. sarebbe bellissimo fare una lezione sul peccato mettendo in relazione queste due liriche alla tragedia greca….mi avete dato una bella idea..vi farò sapere. Versi straordinariamente complessi e belli. Enrica F.

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  5. ma se la perseveranza nell’amore conicide con quella del peccato che si deve fare?…non è mica semplice la faccenda…la misericordia alla fine terrà conto di tanto amore, oppure terrà conto solo del peccato…speriamo sia giusta la prima ipotesi, perchè mi pare che ci sia a sufficienza da soffrire quaggiù, ma a giudicare sarà poi solo Lui! Anche da parte mia avete tutta la solidarietà possibile:la questione è spinosa e certo riguarda tutti. Luciano

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  6. Dante e perchè no? anche Montale…io ci trovo tanto di montaliano nei versi di Giulia, mentre in quelli di Carlo leggo un amore senza fine per la sua donna e sono certa che alla fine lei lo aiuterà a bere quel calice divino! Bravissimi. Carlotta

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  7. la donna che fa scorrere l’uomo come sangue nelle vene, la donna che è impregnata di quest’uomo fin nelle vene…quanta vitalità e passione in questi versi, quanto immensa è la fragilità umana che non sa piegare il capo alla tentazione. Federico

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  8. io credo che Riccardo abbia maledettamente ragione…ciò che danna Giulia è la perseveranza nell’errore..e lei lo sa:perseverare è diabolico, ma questa sola consapevolezza la salva…lo sa anche Carlo…la salva!Francesca non ha avuto il tempo di meditare sui suoi errori, è stata uccisa subito, per questo va all’inferno, ma Giulia ci pensa da tempo ed il tormento del suo animo non sfugge al Signore che conosce ogni nostro più intimo pensiero…ma sono certo che solo le parole di Carlo possano offrire alla sua anima il conforto necessario a sopravvivere. Luciano

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  9. quello che mi colpisce della prima lirica è la potenza delle immagini, il cromatismo del lessico, le allitterazioni (così il prof è contento!) di lividi violacei, incedi cianotica, tutta ti tinge che hanno il fine secondo me di marcare uno stato d’animo che viene reso concreto agli occhi del lettore…è la coscienza quella che si disegna sul foglio ed in questo la poetessa è bravissima. Maria

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  10. …a 18 anni non si pensa al matrimonio ma vorrei davvero essere per mio marito un aneurisma d’amore! La poesia di Giulia è di una crudeltà allucinante…proprio perchè terribilmente vera. Marta

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  11. io non so che cetre suonino gli angeli, ma conosco il vostro canto e vi assicuro che ha molto del celestiale…Grazie anche per questi ulteriori toccanti e profondi versi. Rossana

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  12. Le parole del poeta sono tra le più sentite che abbia mai scritto: dinanzi alla constatazione terribile del peccato che la donna denuncia, egli la prende per mano e la innalza sino alla sfera celeste, tra i cori angelici…il tutto per darle una speranza di vita, per farla vivere ancora, ancora…anche perchè senza quella donna che è il suo aneurisma d’amore il poeta morirebbe! Alessandra commossa dinanzi a tanta grandezza d’animo

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  13. Pesante quell’incedere cianotico, quell’esistenza vista come un’ecchimosi..quanto male di vivere c’è in questi versi, sembra impossibile una via di salvezza, come se in realtà non si potesse essere veramente pentiti di qualcosa:questo è il vero peccato, il non essere pentiti fino in fondo…ma per qualcuno fortunatamente si è comunque tra gli immortali ed allora significa che bisogna rivedere quell’imagine riflessa nella polla d’acqua…forse ci sono due ali, picole ali, nascoste dietro ai lividi. Salvatore

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  14. perdonatemi la precisazione ma vorrei rassicurare Giulia che Dio non si prende gioco di nessuno e che non riderà della sua anima deforme, ma come ben spiega Abelardo nell’Eremita, tutto vede con la premura di un pastore e di un pietoso pescatore e servirà eccome aver chiesto perdono..non si è mai dannati perchè ci viene sempre offerta una posibilità, fino all’ultimo istante di vita.

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  15. Ed altrettanto bella è l’immagine della donna come un aneurisma, come vena che si rompe e lascia andare un fiume d’amore che tutto travolge e tutto SALVA…l’amore della donna e l’amore per la donna salverà il Poeta (Dante docet!). E’ così. stiamo tranquilli Carlo e Giulia!

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  16. Mi piace molto questa personificazione, quasi antropomorfizzazione dell’anima, della coscienza, dell’esistenza che viene dipinta come un’ecchimosi…mi piace e nello stesso tempo mi spaventa, perchè tutti, chi più e chi meno, siamo così…scagli la prima pietra colui che ne è esente!

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  17. Dice bene Alberta quando afferma che la confessione è il primo passo, in realtà bisogna compiere un cammino di conversione, bisogna proprio volerlo ma la verità è che spesso non vogliamo e non possiamo salvarci come Paolo e Francesca…non possiamo sottrarci dall’amare quel qualcuno che è l’altra faccia della nostra medaglia, che è radicato nel nostro cuore…ed allora appaiamo a noi stessi come delle creature mostruose, mostruose proprio perchè perseveranti nel peccato e sappiamo che ci fermeremo al culmine di quel calice, che non ci sarà permesso andare oltre, che non canteremo mai un canto intonato, che la salvezza ci è preclusa…vi abbraccio con solidarietà. Riccardo

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  18. non so se la mia interpretazione sia esatta ma la esprimo ugualmente: qui ci troviamo dinanzi ad una donna che esprime un disagio esistenziale al quale non sa far fronte, perchè in realtà lei al peccato non può rinunciare, non ce la fa, non ha strumenti per arginare questo fiume (ricorda un po’ la metafora della Fortuna di Machiavelli!!)e a nulla servono le lezioni del passato, proprio per questo risulta ancora più mostruosa la sua anima, più brutta di quella che in realtà è. L’uomo tenta una consolazione, prova (perchè di certo non la convincerà!) a rassicurare la donna facendo della sua anima un aneurisma d’amore, anch’essa trascina verso il vero Bene, come la stessa donna viene trascinata verso il peccato. La donna passa così dall’essere oggetto passivo a soggetto attivo e operatore d’Amore e chi rimane ancorato al peccato, chi non è in grado di immergersi in quel calice è in realtà l’uomo che può solo mirare quella creatura angelica che per lui trova già sede tra gli immortali. Trovo questa liricissima pagina colma di spunti di riflessione ontologici e teologici. Buon lavoro a tutti. Renato

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  19. Mi hanno molto colpito queste due liriche soprattutto per come Carlo e Giulia scrivono ed è su questo che mi voglio fermare: a parte lo schema dialogico, entrambi gli autori nei loro versi simulano incertezze, si volgono alla memoria che sempre è vaga, narrano i fatti come se non li comprendessero del tutto..ma probabilmente è veramente così, loro sentono la vita proprio così ed è per questo che il frutto di simili riflessioni diventa non solo lirico ma rispondente anche in modo schietto e veritiero al sentire dei due autori. La poesia non è meno misteriosa degli altri elementi dell’universo (non me ne vogliano gli addetti alle scienze con cui si chiacchiera quotidianamente!) e questo o quel verso non può insuperbirci perchè è dono dello Spirito, forse del Caso…solo gli errori sono nostri, solo il peccato è nostro! Vi abbraccio forte, Carlo e Giulia, per la bellezza di cui vi fate portavoce! carlo

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  20. “Questi che mai da me non fia diviso!”…mi riallaccio a quanto Paolo ha detto precedentemente per sottolineare quanto questo verso di Dante trova eco nella lirica di Giulia: la consolazione di Francesca è che nell’Inferno non sarà da sola, forse solo là il suo amore per Paolo sarà lecito:poco importa la sofferenza per lei, la gioia sta nel non essere divisa dall’uomo che ama. E nella poesia di Carlo il lessico come dice bene Emilio è sacrale: immortali, calice, divino…Carlo strappa l’attenzione del lettore dagli Inferi per condurla con dolcezza verso il Paradiso, per dare una speranza, forse per sottolineare che bisogna avere fede per credere che alla fine anche chi ha vissuto una vita stonata avrà la possibilità di partecipare ai cori angelici! Si vola alto oggi! Nicola P.

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  21. oggi vorrei soffermarmi sul lessico, perchè entrambe le liriche danno oggi al lessico un’impronta decisiva per giungere al contenuto. “Il peccato” è una fotografia di un mostro: verso dopo verso appare un poco per volta l’immagine di una creatura spaventosa: lividi, bernoccoli, ecchimosi, angioma…tutti hanno paura di imbattersi in un simile essere…si prova orrore quando gli occhi si posano per errore su una creatura che il demonio, la personificazione di Satana, un Satana che ha la cetra scordata e guarda con nostalgia all’angelo che fu. La lirica del poeta invece gioca magistralmente su un lessico medico associato a quello liturgico: sembra di vedere il sangue che scorre nel calice di Cristo durante l’ultima Cena, però in una sala operatoria dove i medici vestiti di verde si lanciano sguardi attoniti senza capire il prodigio che sta avvenendo sotto i ferri! Per me sono versi di un’efficacia primordiale. Buon lavoro a tutti. Emilio

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  22. Quanto è bella questa donna dipinta come un aneurisma d’amore, come un fiume in piena che travolge, che smantella gli argini e che d’amore tutto inonda! Oggi toccate il cuore sempre più in profondità. Un abbraccio. Daniele

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  23. Anche Paolo dovette recitare gli stessi versi di Carlo a Francesca! Penso a Dante e al fatto che sognò i due amanti nell’uragano del secondo cerchio e che sono sicuramente emblemi oscuri, anche se egli mai lo capì, di quella felicità che Beatrice gli negò in terra. Penso a Paolo e Francesca, uniti per sempre nel suo Inferno…Dante li guarda…con spaventoso amore, con rabbia, con ammirazione…con invidia! Molto sublimi i vostri versi. Un buon lavoro a tutti. Paolo

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  24. La consapevolezza che il tuo è un canto stonato, che il tuo riflesso non è che un’ecchimosi rende la vita amara come il calice che Cristo dovette bere:in tale situazione forse l’unico desiderio è la morte, perchè anche Dio si fa beffe di te! E’ terribile…ma forse è solo una visione iperbolica del peccato…in realtà è solo un aneurisma d’amore e questo basta per prender posto accanto agli immortali. Costanza

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  25. Neppure il calice divino, l’ultimo dei sacrifici, la piú sublime manifestazione d’amore e di perdono é sufficiente a sconfiggere gli spettri che si riflettono nella polla d’acqua non appena la mente ripercorre ció che si é cercato di seppellire. Si chiede perdono per riuscire ad essere migliori, per riuscire ad avere rispetto di se cosí che ció che abbiamo procreato possa vedere l’esempio e la guida, ma lo spettro rimane, non sono sufficienti le preghiere dette in un coffessionale e l’incredulitá ci tormenta nel buio. Mi viene in mente il film The Mission, e a quello che Robert De Niro fa prima di poter esplodere in quell’unico pianto liberatorio in grado di scorrere fino al culmine del calice divino… come possiamo accontentarci della confessione, la confessione é solo il primo passo verso la liberazione dal tormento, verso l’aurisma d’amore. Buona notte a tutti e buon domani Alberta

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