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Quando la matematica/Lo zero


ZeroSiete riusciti a toccare una quindicina di tematiche, l’una diversa dall’altra: siamo a dir poco ammirati.
Salutiamo Martina e Alberta, la mia sorellina che ci segue dall’Irlanda e che mi ha consigliato di postare quel dipinto degli scacchisti: si tratta della più antica immagine conosciuta in materia (1143) e si trova nella Cappella palatina a Palermo.
Vediamo come ve la cavate con le prossime liriche… Che Salvatore e gli altri amici matematici perdonino le nostre licenze poetiche.

Da me…

Quando la matematica

I numeri primi
tacciono
non c’è bisogno
di uno zero
e tu che zero sei
ripercorri il conteggio
alla ricerca irrespirabile
d’un errore.
Vorresti non essere uomo
per ignorare la regola
ma non puoi
e sei solo
al centro
di una tastiera infinita.

E da Giulia…

Lo zero
(Vivamus mea Lesbia atque amemus)

All’Arabo il vanto
d’averlo scoperto
perché grazie
a quel nulla
ora anch’io posso darti
non solo nove ma
dieci, cento , mille baci
e ancora mille, cento e dieci
baci, e quando fatte ne avremo
molte migliaia
anche Catullo contando
ci strizzerà l’occhio.

 

 

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  1. Perchè è l’anima che è immortale ed il suo vasto circolo tutto abbraccia e tutto può! Al di là di quest’ansia e dei vostri versi sta solo l’insondabile universo…mi avete commosso! Mario

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  2. Numeri e sillabe. All’inizio c’erano solo quelli:la poesia vuol tornare a quella antica magia. Senza leggi prefissate essa è temeraria e nelo stesso tempo esitante come se brancolasse nel buio. La vostra poesia è un misterioso gioco di scacchi, in silenzio muovete i vosri pezzi, solo gli sguardi parlano…nessuno scacco matto alla fine, ma in cerchio ogni fante nero giacerà accanto a quello bianco e nel mezzo un re ed una regina, bianco e nera, ordinatori del tutto. Molto molto complesse le vostre liriche che ho apprezzato tantissimo. Luciano

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  3. Ho pensato che in fondo ognuno di noi è uno zero, è un cerchio, ma grazie ai figli questo zero si allarga, mantiene sì la sua forma ma l’amore si espande, estende all’infinito la sua area e da un piccolo anello iniziale alla fine diventa aureola. E l’immagine dell’aureola è quella che oggi più vi si addice. Complimenti vivissimi. Paola

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  4. già…viviamo di regole e spesso vorremmo strapparcele di dosso come una vecchia pelle di serpente! Anche io a volte mi sento uno zero…ma non ho la fortuna di avere accanto nessuno che si fa cifra com me, cifra infinita e che tende all’infinito:mi state insegnando a modo vostro come ciò possa essere possibile ed è un balsamo per la mia anima, è una ventata di aria fresca, è acqua cristallina che sgorga pura dalla fonte anche per me…anche per me, che posso, se voglio, fare di qualcuno non uno zero ma un dieci, un cento, un mille! E’ una bella responsabilità questa…ma è la vita, il bello di questa vita. Grazie Carlo, grazie Giulia! Daniele

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  5. anche con i numeri siete un fenomeno vivente…è curioso come riusciate a mescolare cifre e lettere per dire poi che il senso della vita è uno ed uno solo, ed è la capacità che ognuno di noi ha di amare e di volersi fare amare! Cris

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  6. Voi avete così tanti punti di contatto che insieme date vita ad una circonferenza, una linea chiusa come lo zero, voi siete l’uno l’inizio e l’altra la fine ed i vostri dialoghi si aprono e si chiudono formando sempre un cerchio perfetto…io vi ammiro molto per quetso. Un abbraccio forte. Rossana

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  7. Quanta complessitá in queste poche righe! Non penso al pessimismo, non penso al male di vivere, penso all’immensitá del microscopico e del macroscopico che é congenita nel nostro DNA. Che é sempre presente, nonostante i nostri tentativi di dare un nome ad ogni cosa e di organizzare un proprio spazio attraverso una scacchiera.
    Basta guardare il cielo in una di quelle notti limpide dove regna il silenzio per sentirci devastare dal nulla… non appena ci rendiamo conto di essere parte di quel nulla non si puó che piangere di gioia, nella percezione dell’aspetto piú nobile e puro dell’impotenza, siamo soli sí, ma al centro di questo infinito che vive tanto fuori quanto dentro di noi. Siamo la goccia nel divenire del fiume, ma non é il fiume a formare la goccia; siamo la nota che appartiene al brano musicale, ma non é la musica che dá vita alla nota.
    Troppo spesso ci dimentichiamo di appartenere e diventiamo come la rosa del Piccolo Principe, tutta piena di sé dapprima ma completamente persa nel momento in cui si ritrova tra mille rose tutte apparentemente uguali.
    Vorrei continuare a scrivere ma devo proprio andare. Come ultimo pensiero vorrei soffermarmi sulla forma puramente disegnativa dello zero…non ha inizio e non ha fine…forse é per questo che é cosí confuso! Siete bravissimi, Giulia, sei di una dolcezza infinita…vi voglio bene Alberta

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  8. a me Catullo è sempre piaciuto e mi fa impazzire quella filastrocca allitterante di numeri, con l’allitterazione della m e poi della c rispettivamente al terzultimo e penultimo verso…ma quanto bisogna studiare per scrivere come voi due? Un abbraccio. Marta

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  9. in effetti è un intrigante piacere leggere tutte queste cifre…mi fa sentire un po’ protagonista…vorrei dire solo una cosa a Cerlo:non si è mai soli al centro della tastiera infinita…la tastiera è Dio e ognuno di noi è al Suo centro: è un bel conforto, anche se non simpaticamente espresso come fa giulia che oggi davvero è grandiosa nel fondere la matematica con le humanae litterae! Siete unici ragazzi miei! Una buona domenica a entrambi! Salvatore con l’affetto di sempre

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  10. ho preso domicilio anch’io! mamma mia quanti numeri…saranno felici i matematici che vi seguono!!! ma anche noi letterati oggi possiamo esser fieri di voi, perchè è davvero tanta manna quel che leggo! C’è un verso che mi colpisce:”grazie a quel NULLA ora anch’io posso darti…” io posso, io posso esistere, io posso darti qualcosa che non è numerabile, un amore, un affetto che non è definibile, che non sta nelle regole umane….io questo lo trovo IMMENSO!!!!immenso veramente…è per questo credo che riuscite a commuovere! Un abbraccio e i soliti complimenti per quanto siete bravi! Alberto

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  11. bellissima perchè straziante la lirica del poeta, dolcissima perchè poliedrica la replica della poetessa: deve essere una mamma molto colta, perchè solo chi è tale può scrivere con un affetto ed un trasporto infinito celato dietro alla grande lezione degli antichi…questo vostro modo di relazionarvi oggi ha toccato in me un qualcosa che mi ha portato a commuovermi…e di questo vi sono grata perchè mi fa sentire viva!Una buona domenica a tutti. Costanza

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  12. non si può ignorare la regola che è una sola, come afferma Catullo e Giulia: vivamus et amemus! Questo solo il conto alla fine che deve tornare, a questo solo siamo chiamati ed allora, alla fine, alla resa dei conti, a strizzarci l’occhio ci sarà Dio! Trovo i due testi molto profondi, il primo di introspezione più palese, il secondo solo apparentemente una nuga … ci sono tanti elementi: la cultura araba si unisce alla letteratura latina, il testo letterario che viene rielaborato e adattato alle circostanze, le circostanze, che sono quelle dell’antica eteria greca che

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  13. bellissima replica, quel Catullo rivisto e corretto è una ventata di ottimismo, con quel “baci” in enjambement ed il chiasmo delle cifre…gioca coi numeri, ma gioca solo in apparenza la poetessa perchè non è facile l’aemulatio cum variatio del testo catulliano ed opera un processo simile a quello operato da Orazio nei confronti dei lirici greci: a parer mio stilisticamente è geniale! Belle le conduplicationes numeriche in entrambe le liriche allo zero si contrappongono numeri, nove, dieci, cento, mille, migliaia, da quel “solo”, da quel “nulla” nasce un arcobaleno di baci e per me il senso di questo dialogo è che l’amore non si divide,ma sempre si moltiplica…e siete straordinari oggi in questo vostro parlarvi non con parole ma con numeri! Bravissimi. Carlo

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  14. che spettacolo questi lunghi commenti: trovo la metafora matematica molto originale per esprimere il disagio esistenziale…”vorresti non essere un uomo!”, ma alla fine bisogna fare i conti con quel che siamo e con quel che valiamo. Io credo che replica più sentita ed appropriata non poteva esserci, la poetessa sottolinea il fatto che lo zero è indispensabile, e menomale che gli arabi l’hanno scoperto, come è indispensabile agli occhi di Dio ognuno di noi..e nessuno è mai solo al centro della tastiera, ma accanto ha infiniti numeri, infinite cifre con cui potersi combinare in un eterno gioco d’amore!

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  15. quando la matematica non è un’opinione, ma un modo per fare i conti…e che conti! versi molto tormentati quelli del poeta, il lessico è molto chiaro: tacciono, irrespirabile, solo, infinita, zero, tutte spie di uno stato d’animo volto ad una seria e altrettanto triste riflessione sulla propria esistenza. Il bicchiere pare proprio essere mezzo vuoto, anzi, vuoto del tutto, uno zero, se non intervenisse a mescere un po’ di speranza la poetessa e lo fa in modo assolutamente originale: intanto ad una denuncia matematica replica in modo letterario, proprio per spostare il discorso su altro piano, ma ciò che conta è la parafrasi del carme catulliano, che non sta solo nella ripresa dei numeri quanto nel primo verso che compare nel titolo “vivamus atque amemus”. Vita e amore, questi sono i due cardini per la poesia di Catullo e lo sono pure per la poetessa: il poeta è vivo ed ha chi lo ama…la tastiera vanta numeri infiniti, ma si può essere un duale a questo mondo, si può! Nicola P.

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  16. Oggi Giulia mi fa sorridere: buffo, di solito è sempre Carlo che sdrammatizza, Giulia è sempre più introspettiva, più ripiegata su se stessa e in questo è molto femminile, mentre oggi indossa una veste che non avevo ancora conosciuto. Io credo che dinanzi ai versi di Carlo, così profondi, così taglienti e netti perchè denunciano un malessere infinito come la tastiera, Giulia si sia sentita davvero impotente, impotente di offrire una parola di conforto. Ed allora che fa un amico in certi casi? Si aggrappa a quanto ha di più caro, per la poetessa sono i classici, e in un modo straordinariamente ironico, quasi si beffa del malumore di Carlo e lo sprona a reagire: gurda che tu sei zero…e che zero! Senza di te l’uomo non avrebbe mai potuto contare oltre al nove! Vi rendete conto della sua trovata! Quanti limiti avremmo senza lo zerO!!Spero solo che il poeta abbia colto il messaggio e strizzi l’occhio alla poetessa, come fa Catullo!

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  17. sempre continuando il discorso sulla comunicabilità (che è poi il mio lavoro!) oggi vorrei soffermarmi su un aspetto particolare di queste due liriche: intanto la tematica è la stessa, lo zero, ma i due interlocutori sono su due piani linguistici diversi, vedono lo zero da ottiche diverse, per il poeta è simbolo di niente, per la poetessa è simbolo dell’infinito, come infinito può essere l’affetto(i baci nello specifico) che lega due esseri umani. Ecco, in queste due posizioni solo apparentemente emerge incomunicabilità: in realtà l’uno sta esprimendo un disagio, confida un profondo male di vivere, l’altra dona in qualche modo conforto, spostando l’attenzione del compagno dal concetto di nullità a quante cose si possono invece fare proprio grazie a quella “nullità”…e in tal modo apre, o meglio, vorrebbe aprire uno spiraglio! Il dialogo si chiude a parer mio con una speranza: quello di accettare comunque noi stessi, uno, tre, sette o zero, comunque un numero, anche se la tastiera è infinita, comunque un numero necessario alla tastiera!

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