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L’ultimo canto di Elissa/Dal mare


DidoneDicono che l’Enea del IV canto sia un personaggio poco riuscito e che Didone fosse morta prima del tempo e che quindi non potesse aspirare all’immortalità dei giusti.
Ma sarà poi vero?
Diamo il benvenuto a Riccardo e ringraziamo Lucia per averci già donato l’immortalità… poco importa forse oggi dove andremo se ci sarà chi ci ricorda… e ci ricorda con piacere: Foscolo gode in cuor suo e noi con lui.

 

Da Giulia…

L’ultimo canto di Elissa

Voglio bere
il cristallino Oblio
essere per sempre
ma non esser stata mai
quel che tutto era
ora è niente
e solo mi resta
l’adamantina gioia
d’esser triste.
Sorgerà l’alba
domani
sulle mie palpebre
serrate
buie come la
notte concava

E da me…

Dal mare

Bruciava il mio cuore
quando salpai
ed il corpo trattenuto
in progetti disumani.
Ipoteca ridicola
fu il futuro:
certi di un ultimo
bacio
avremmo potuto
morire insieme
e guardare Iride
negli occhi

 

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  1. Che altro rimane da dire? forse solo un accenno alle antitesi della poesia della poetessa, sempre/mai, tutto/niente, gioia/triste, alba/notte a sottolineare quel disssidio condensato poi in vita/morte. Avete già detto tutto voi, mi pare che siano state ben ben smantellate queste due belle poesie e che tutti ne abbiano apprezzato i profondi contenuti: ai tempi di Enea e Didone non si comunicava affatto, noi invece possiamo vantare strumenti preziosi come questo su cui tutti abbiamo oggi lasciato un’impronta: usiamoli bene, usiamoli con criterio..questo blog è veramente un esempio di come si possa parlare di letteratura, tra adulti e giovani, tra letterati e matematici. Grazie Carlo, grazie Giulia per questa opportunità che ci offrite. La più bella serata che possa augurare a voi tutti…a domani. Renato

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  2. vorrei ringraziare il prof Screpis per averci fatto scoprire questo nuovo mondo poetico e questo modo così singolare di poetare:i due autori hanno la capacità di far sentire i palpiti dei due personaggi virgiliani con la novità di renderli un po’ vicini a noi studenti, che ogni tanto ci annoiamo di fronte alla lirica senza capirne la grandezza, forse perchè ci viene imposta! Qui invece uno viene a leggere per diletto, per trovare una risposta e per conforto. Grazie anome di tutta la classe a Carlo e a Giulia…con l’augurio di potervi seguire in questo vostro dialogo per molto e molto tempo. Maria

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  3. belle tutte queste voci nuove…siamo in presenza di una classe? benvenuti, ragazzi! io credo che venga dal mare l’ultimo canto di Elissa, che ogni giorno ce lo rievochino le onde con il loro sciabordare…è un canto antico, non muta da sempre, il canto di ognuno, un inno alla vita quando si ha timore della morte, un desiderio di morte quando si ha paura della vita. . Mario

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  4. …che altro dire? se non che anche le immagini che scegliete sono importanti per cogliere bene il senso delle parole? Piccoli quotidiani capolavori i vostri…è una forma d’arte! Luciano

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  5. ancora una precisazione sui tempi verbali della prima lirica: presente, passato e futuro sono la cornice del canto di Elissa, passato e condizionale quelli usati dal poeta: a livello psicologico credo che possano essere considerati come una chiave di lettura: la donna in precinto di morire passa in rassegna un’intera vita VISSUTA, l’uomo si sofferma sull’occasione che ha perso. Mi affascinate proprio, forse perchè siete uomo e donna e vi completate a vicenda! Siete bravi veramente…Laura

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  6. voi parlate, attraverso Didone ed Enea voi, proprio voi, vi parlate…ed è una felicità riuscire ad assistere a questo miracolo dialogico! In questo siete unici! Alice

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  7. solo mi resta la gioia d’esser triste…quasi Didone avesse la consapevolezza che Enea abbia rinunciato a lei non per poco affetto, ma per volere divino…è una tristezza che dà gioia, una conferma d’amore. Paola

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  8. La grandezza della poesia, come oggi il prof ben spiegava in classe, risiede proprio nel rendere attuali determinate problematiche su cui l’uomo sempre cerca risposte…in questi versi sento forte eros e thanatos, ma mitigati rispetto alla visione virgialiana, più vicini al nostro modo di percepire la vita. Elisabetta

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  9. A me colpisce il fatto che Didone voglia essere per sempre…forse in cuor suo sa che sarà immortale, almeno nel cuore di Enea, almeno nella mente di colui che lei ha amato fino a morire…ed è stata ricambiata, perchè in fondo quando il cuore brucia così in petto e le mani si legano per non disobbedire ai numi c’è di certo un amore eterno che lega l’uomo alla donna…ma la tragicità sta nell’incomunicabilità dei sentimenti: questo è un importante spunto riflessivo che già qualcuno ha sottolineato e che dovrebbe farci fermare tutti per un attimo…grazie per la lezione di vita! Luciano

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  10. …e poi ci sono i suoni: quell’allitterazione di “i” alla fine della lirica del poetA, LA “S” A INIZIO VERSO NELLA PARTE FINALE DEL CANTO DI eLISSA..TUTTO è MIRATO A CREARE ATMOSFERA ANCHE SONORA OLTRE CHE VISIVA…IN QUESTO VI APPREZZO MOLTO . mARTA

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  11. due splendide immagini: quella di Iride, solare, che richiama quella dell’alba che sorge sugli occhi di Elissa…le palpebre chiuse sono concave come la nave su cui è salpato Enea…per sempre Didone ha perso il suo amore, per sempre lei ha cessato di vivere…ma non nella memoria di Enea…nulla potrà strapparla dal cuore ferito dell’eroe! Eccezionale interpretazione oggi…siete super! Salvatore

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  12. ipoteca ridicola fu il futuro…quanta verità e amarezza in questa constatazione…col senno di poi si comprendono tante cose, Didone invece pare aver capito già tutto e vede nel futuro solo un’alba che sorge (immagine peraltro solare per chi si accinge a morire) sui suoi occhi chiusi per sempre. Splendidi versi come sempre. Rossana

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  13. La prima lirica mi ricorda molto gli ungarettiani cori descrittivi di stato d’animo di Didone: la regina di Cartagine rappresenta la forza dei sentimenti naturali contrapposti a quella dei valori morali incarnata da Enea. Ma la Didone nei versi di Giulia è sicuramente meno patetica (pathos) di quella virgiliana, vive di luce propria, è connotata come chi ha piena coscienza e non come chi è in delirio. Enea è superbo in quel suo guardare al passato come a un errore, come a un’illusione nel futuro…vale più un ultimo bacio che tutti quei progetti disumani…che umanità nei vostri versi. Alberto

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  14. Tutta giocata sul verbo essere la lirica di Elissa, il suo canto è in bilico tra la vita e la morte, tra ciò che è e ciò che era, è titubante Didone, ma solo apparentemente: quel voglio la dice lunga! Ma anche Enea volle non volendo, volle ubbidire al Fato non volendo lasciare Didone e anche lui si rivela in questo dissidio interiore tipicamente femminile…sicuramente la figura di Enea qui è rivalutata ed acquista maggior vigore rispetto a quella virgiliana, mentre la Didone di Giulia vive tutta in quell’ossimoro, nelll’adamantina gioia di esser triste, come un personaggio freudiano! Straordinaria rivisitazione del testo latino! Nicola P.

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  15. L’ultimo canto di Elissa come può non rievocare quello di Saffo leopardiano? quanti riferimenti ci sono!! Giulia apre con una bella metonimia, bellissima davvero, quell’Oblio che Carlo riprende magistralmente con Iride: morire bevendo l’arcobaleno! Sembra una tragedia di Shakespeare!…butto solo quest’esca e scappo per dar spazio asi ragazzi che oggi paiono essere numerosi

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  16. avremmo potuto morire insieme e guardare Iride negli occhi…se Elissa l’avesse saputo non sarebbe morta, avrebbe compreso che quel che tutto era per sempre sarebbe stato!…a quei tempi uomini e donne non dialogavano come accade a noi…dovremmo prender atto di questa possibilità che abbiamo di relazionarci e apprezzare di più la relazione con l’altro sesso che è sempre arricchente e ci salva! A volte ci salva proprio…Mi fate venir voglia di scrivere poesie. Siete mitici! Claudia

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  17. a me piace questo Enea così vibrante di passione, finalmente un essere pensante e non un burattino…però che tristezza dev’essere stato per lui partire in quello stato d’animo! Didone si suicida più per rabbia nei confronti degli avversi numi che per il falso tradimento di Enea…belli veramente i vostri versi. Carlotta

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  18. dissacrante quell’ipoteca ridicola negli dei…quasi fosse adirato con gli immortali! Bella questa nuova veste di Enea e bellissimo il tormento e la determinazione della regina cartaginese…quasi quasi mi fate piacere pure l’Eneide ! Federico

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  19. voglio bere il cristallino Oblio, così come bere l’amaro calice:sono parole di SACRIFICIO, ecco, io le leggo così: sacrificio è quello di Didone, sacrificio quello di Enea di rinunciare alla gioia di vivere accanto alla donna che ama..entrambi vanno incontro ad una morte, Didone fisica ed Enea spirituale…incantevoli i vostri versi, come sempre, più di sempre! Costanza

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  20. Solo una piccola riflessione sulla voluntas che Didone accentua con quel VOGLIO messo ad incipit e la voluntas di Enea con il condizionale AVREMMO POTUTO…in realtà da questo dialogo Enea esce riscattato almeno agli occhi del lettore..cx’è una voluntas più forte da osservare per lui, quella degli dei alla quale Elissa non soggiace..la dannata, ahimè, sarà la donna per l’etica cristiana, l’eroe troiano non vedrà certo Iride ma il Paradiso, mentre Dido scene agli Inferi (cr. Dante)…ricchisimi di spunti questi versi, veramente molto stimolanti ad una profiua discussione colettiva. I miei più vivi complimenti

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  21. non avevo mai pensato che la gioia potesse essere adamantina, ma forse è tale quando nel cuore si ha la speranza che qualcuno ci ha amato e ci ama davvero…forse Didone è morta con questa speranza, chissà! Daniele

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  22. me li immagino seduti sulla spiaggia, insieme a bere il cristallino Oblio mentre tengono fissi gli occhi su Iride! Per me sono versi di speranza. Buon lavoro a tutti. Cris

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  23. Penso che Virgilio ne rimarrebbe soddisfatto, assai compiaciuto di come sia stata intesa la femminilità e la virilità dei suoi personaggi. Siamo dinanzi a una Didone novecentesca, una Elissa che ondeggia, come la nave di Enea, tra l’essere e il non essere, che si interroga sulla condizione esistenziale e tenta di dare un senso non solo al suo gesto, ma anche a quello dell’eroe greco…e quest’ultimo non si chiude nel criptico silenzio virgiliano, ma con quel condizionale che fa male al cuore, “avremmo potuto”, lascia intendere che non ha avuto forza di opporsi al volere degli dei..ancora una volta voluntas e noluntas a confronto attraverso il mito, attraverso le peculiarità di uomo e donna….interpretazione magistrale , oggi, dell’animo umano su sfondo mitologico. Ottimo lavoro!

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  24. In effetti ieri parlando di Eloisa ed Abelardo pensavo a Didone ed Enea…le straordinarie combinazioni delle humanae litterae che accomunano con quella corrispondenza d’amorosi sensi di chi è collegato sulla stessa lunghezza d’onda(tanto per continuare con Foscolo!). Bellissimi versi, bellissime queste due rivisitazioni del testo virgiliano, questa risposta a surprise di Enea che lo rivaluta senza ombra di dubbio come uomo, questa Didone come poco virago..ma voglio lasciare spazio agli studenti! Carlo

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