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Nettare mortale/Lettere tremanti


pollineDiamo il benvenuto a Daniela Lami e tutti gli amici dell’Istituto di genetica del CNR di Napoli.
In cuor nostro ci auguriamo sempre che anche gli altri commentatori che non lo hanno ancora fatto prendano un domicilio sul portale, perché è triste non poterli ringraziare personalmente.
I vostri commenti come al solito sono stati straordinari e al di là di ogni nostra possibile immaginazione.
Non possiamo che donarvi altre parole.

Dalla poetessa…

Nettare mortale

Oscilla la coscienza
pendolo bramoso
di carne che vibra
come corde d’arpa.
Vorrei, vorrei salvarti
ma vanamente
ora che latteo scorre
il polline:
l’ambrosia è per gli dei
per noi mortali
solo lacrime
d’amplesso

E da me…

Lettere tremanti

S’incastona
nell’aria
la smorfia
di un muto
che all’improvviso
articola parola.
Lettere tremanti
di tutto e di niente
sciolgono la morsa
che attrae le essenze
ed io
mi smagnetizzo
nella felicità.

Comments

  1. il problema è che mentre si scrive il commento il cursore di destra sul post non può più essere spostato in alto e la finestra se viene chiusa si riapre ma il commento scritto è sparito! così l’unico modo per commmentare è stampare il post e poi lavorarci su…ma è un delirio…perchè qui non è che scriviamo bello o non bello…qui si ha bisogno del testo per commentare…questo però mi fa sempre più avere perplessità circa il senso del blog se lo strutturano così. Nicola

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  2. Nicola carissimo non ho capito che innovazioni ci sono state nel portale, ma purtroppo splinder mi ha comunicato che oggi pomeriggio sarebbe cambiato qualcosa nella visualizzazione dei commenti. Mi dispiace proprio, ma non ho capito che tipo di innovazioni siano (io vedo i post sempre nello stesso modo…) e che cosa comportino. Spero di saperne di più nelle prossime ore. Abelardo

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  3. non rieasco a lasciare commenti…non si legge il testo del post ed io ho bisogno di poterlo leggere per commentarlo…mi spiace essere giunto solo ora ma il lavoro non mi ha permesso di venirvi a trovare prima…possiamo tornare aL vecchio modo…vorrei dire un po’ di cose anche sull’ultimo post ma è impossibile così. Nicola P.

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  4. Beh che dirvi?
    Grazie. Per tutto.
    Daniela

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  5. Vorrei, vorrei salvarti ma vanamente!…questo verso è TUTTO…e viene ripreso in quel MUTO, in quelle lettere che hanno solo il suono del tremore…quanta uminità tra queste parole, quanto siamo grandi noi uomini a volte a riconoscere con umiltà i nostri limiti. Grazie per questi bellissimi versi. Chiara

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  6. anche oggi siete superbi nel vostro confrontare l’essenza maschile e quella femminile…le due liriche esprimono bene il diverso modo di entrare in relazione con l’altro/a e alla fine ci si sente anche felici di non aver poi questa possibilità di bere ambrosia, tanto siamo legati al nostro polline o nettare mortale. Buon lavoro ..Luciano

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  7. entrambe le chiuse sono straordinarie, sincrone. non è poco. io, invece, ho parecchi problemi al riguardo.

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  8. la morsa delle essenze…la vostra tenacemente resiste al tempo e alle intemperie, alle avversità e alla lontananza..anche nel dolore fa sentire la sua forza ed è simbolo di vita che ogni giorno si rinnova e dona a noi un sorriso, una carezza, una consolazione. Salvatore

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  9. il fatto è che voi siete magnetizzati…troppo magnetizzati…non c’è forza che possa separare i due poli quando si scrive così. Siete unici veramente in questo vostro parlare col cuore in mano e disegnate immagini di carne tremante di parole. Buona settimana Alice

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  10. le strovo straordinarie entrambe…voi sapete fissare dei momenti di ognuno con una precisione e una delicatezza encomiabile…quelle lacrime sono l’emblema di tutta la nostra fragiltà che in un amplesso e in ciò che ne segue aspira all’eternità. Rossana

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  11. ma si potrebbe dare anche un’atra interpretazione di quel muto legata ancor meglio alla coscienza che oscilla e vorrebbe salvare l’amato…forse quelle poche lettere che tremano di tutto e di niente esprimono tutte le promesse che la vita con le sue lacrime non permette di mantenere:il tutto e quindi il niente, perchè la realtà di fatto è una cosa diversa e ben lo sa la poetessa che incide molto nel finale sulla sua voluntas che in realtà porta solo a un pianto…si raggiunge pure l’immortalità, ma a prezzo della propria vita…eppure è impossibile rinunciare a un certo polline, perchè dà senso a tutto, proprio a tutto. Paradossalmente, ma credo fermamente sia così, poichè tugtti abbiamo necessità di sentirci VIVI e di confermarlo a noi stessi. Ecco, forse questa interpretazione è errata e segue fili logici contorti, ma mi fa sentire vicinissime e mie le vostre parole. Un abbraccio forte a entrambi

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  12. molto originale mescolare il tema della coscienza con quello dell’immortalità a cui il poeta risponde con afasia e gestualità…il sentire umano è sempre sorprendente quando lo si può leggere in certe forme liriche come la vostra ed acquista un’universalità commovente. Alberto

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  13. muto, muto dinanzi alla Bellezza, dinanzi a un corpo che urla di bellezza e di vita e sopraffà le parole…si rimane così, incastonati nell’aria, incastonati negli occhi dell’amato, attratti irrimediabilmente, vanamente verso chi amiamo, perchè è l’essenza in cui ci riconosciamo…ed il polline non può che farsi voce per noi e renderci immortali. Splendide…splendide veramente

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  14. conduplicationes allitteranti ad espressione di una noluntas, in fondo, di salvezza!E noluntas e voluntas si attirano a mo’ di essenze, si attraggono come la calamita attira a sè il metallo…immancabilmente, la mente non può opporsi! (bello davero quell’avverbio coniato proprio per incidere su questo aspetto istintuale a parer mio) E’ l’istinto primordiale a prevalere alla fine e la donna, che dev’essere di certo una persona molto razionale, non può che parlare di lacrime, pur essendo queste di felicità…sorprendente come i due testi si integrino l’uno nell’altro, abbiano continui richiami a distanza…è l’aspetto della vostra scrittura che maggiormente mi affascina. Grazie del vostro poetare così universale. Carlo

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  15. emilioconte says:

    bello quel VANAMENTE, splendido neologismo allitterante:la mente è vana, vani i suoi tentativi di resistere alla carne…si vorrebbe, si vorrebbe…ma il richiamo del polline fecondo è troppo forte, il profumo è troppo desiderabile, magnetico, attira inevitabilmente e non si può resistere alla sete, anche solo poche lacrime bastano a raggiungere la felicità per noi mortali…e tolta quella, che ci rimane? Davvero un mirabile dialogo! Buona domenica. Emilio

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  16. in effetti mi son sempre chiesta leggendo Omero che cosa fosse questa ambrosia e la risposta della poetessa è decisamente bella…noi uomini non la possediamo, ma val la pena di vivere, di smagnetizzarsi per chi amiamo per godere della fecondità di quel latteo polline che gli immortali ci hanno concesso per eguagliarli almeno in parte. Marta

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  17. alessandrarisso says:

    …e vi dirò di più:le vostre parole richiamano alla mia mente il tango argentino, nella melodia e nella gestualità, nei movimenti! …spero accettiate anche questa stramba considerazione

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  18. molto della coscienza sta in quell’ipallage! cos’è la coscienza? un pendolo di carne oppure un pendolo bramoso di carne? O forse tutte e due le cose? Bellissimo questo dialogo, fatto di delicate immagini, corde d’arpa, polline, lacrime, parole, essenze infinitamente unite, sempre e solo unite, prima e dopo, dopo più di prima, in una perenne felicità in cui ci si frantuma perchè non siamo più in noi ma nell’altro…bevano pure ambrosia gli dei!!! Un abbraccio…vedo di provvedere alla registrazione anche io. Renato

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  19. quando la carne vibra come le corde di un’arpa si può solo rimanere muti…in estasi…per la felicità, che è a volte anche per noi mortali! grazie di questo vostro ennesimo dono. Daniele

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  20. …e tale è la felicità che a leggervi vien voglia di gridare a chi amiamo quanto lo/la amiamo!che bel contagio il vostro! Buon fine settimana. Cris

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  21. alessandrarisso says:

    che delizia queste due liriche! Ci volevano in questo clima di votazioni…La pima è bellissima, con quella coscienza che oscilla, vorrebbe ma non può, troppo forte è il richiamo, come calamita e lei è bella, così bella che lui non può che tacere ed emettere poche sillabe storte prima che quel polline li smagnetizzi, ma la felicità sta in quell’immortalità che goccia a goccia, lacrime quasi, si trasformano in una nuova creatura. Molto solari! un forte abbraccio

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  22. …forse sono SOLO lacrime d’amplesso perchè alla fine ci si smagnetizza…ma di felicità! Ed io posso augurarvi di attirarvi ancora l’uno verso l’altra, così letterariamente, perchè come in un’alchimia riuscite sempre a donare un sorriso a lenire un dolore con pochi versi. Grazie. Lucia

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  23. Voi siete in grado di dipingere immagini delicatissime e potenti allo stesso tempo…sono due liriche davvero sincere, sentite e così dolorosamente umane nella constatazione della nostra commune fragilità…una buona giornata a entrambi. Costanza

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