Chissà/Al pozzo


 

 

 

Ancora per Voi che sapete dare il più bel senso al nostro poetare

 

Dalla poetessa…

 

 

Chissà

 

Ma la mia umanità
sta nel sapere
che siamo voce
di una stessa penuria
ansia dello stesso
tramonto
dinanzi a cui
siamo qualcuno
chiunque
nessuno forse
chissà

 

E  da me…

 

Al pozzo

 

Brocca e mano
tu sei
per il Signore
che Si disseta
nella Sua
pura
immaginazione


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18 risposte a "Chissà/Al pozzo"

  1. la prima lirica mi ricorda un po’ Quasimodo, un po’ gli ermetici, con quello spirito però squisitamente femminile che questa donna è in grado di spargere come sale fecondo sui suoi versi…vi apprezzo sempre moltissimo. Grazie delle vostre parole sempre consolatorie. Marta

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  2. …ma è pur vero (per continuare il discorso di alessandra) che all’alba risorge poi sempre…sempre, magari è proprio il sole la Sua pura immaginazione! Chi lo può sapere…Costanza

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  3. forse siamo solo strumenti nelle mani di Dio, siamo qualcuno e anche quel nessuno sicuramente ha un senso per Lui…anche se poi il sole tramonta sempre e ci si chide dove vada a morire…

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  4. La prima lirica è splendida! semplice ed universale nella sua umile constatazione della fragilità umana…anche il tramonto è fragile e pare dar voce al desiderio dell’autrice di trovare risposte ai suoi dubbi, conferme al suo essere…bellissimi versi davvero. Alberto

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  5. siamo voce, siamo ansia, siamo chiunque, qualcuno, nessuno…siamo! Non so se siamo brocca e mano…vorrei anche io avere questa certezza, ma me ne sto spesso dinanzi a un tramonto come la poetessa a chiedere ad un sole che muore il perchè del mio dolore. Splendido dialogo…la prima lirica soprattutto è universale nel suo esprimere il dubbio dell’esistenziale. Renato

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  6. ciò che conta è essere! non importa se qualcuno, chiunque oppure nessuno…l’importante è essere, vivere, chiedersi il senso di tutto questa vita…sempre. La prima la sento molto mia…mi appartiene. Carlo

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  7. che cosè la sua pura immaginazione?Forse l’uomo? forse chi ha inteso la sua umanità con quell’ansia di Dio comunque inappagabile? siamo voce di una stessa penuria…Dio è penuria…forse…chissà…

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  8. La mia umanità sta in quel SIAMO, urlato, ripetuto, sottolineato, quasi a suggellare che nonostante i dubbi l’unica verità è che siamo vivi ed è già tanto se si può godere di un tramonto. Sempre splendide le vostre liriche. Cris

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  9. vorrei davvero sentirmi così:brocca e mano, ma in realtà sono tanti i tramonti dinanzi ai quali mi interrogo e poi sconsolato giunge la notte… Daniele

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  10. nella prima lirica c’è un dolore esistenziale…è la lirica che più risente del male di vivere, c’è una disillusa vista su un tramonto che è anche esso ansioso, neppure il sole sa dove va a morire! in questo la poetessa è davvero magistrale, sottolineando quella sete di risposte a cui rispondono i pronomi indefiniti…tutto è vago, ma non per il poeta che ha una incrollabile fede, dona un senso anche all’immaginazione divina…forse anche Dio ha sete dell’uomo!

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  11. La prima è molto significativa e bella:intanto quel ma come incipit presuppone un discorso già avviato, come se qualcuno stesse convincendo la poetessa che la propria umanità sta altrove…non si convince l’autrice, troppi sono i dubbi e mancano le risposte nella penuria in cui l’uomo è costretto a vivere. Il poeta è decisamente più sicuro delle sue verità e in modo allitterante la conforta dicendole che ogni uomo è linfa, acqua che disseta, acqua in cui lo stesso Dio specchia se stesso. Particolare il vostro dialogo oggi! Nicola P.

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