L’eremita (Atto unico) (Seconda parte-scena diciassettesima)


ciotola


L’eremita
Ma il Paradiso allora non è eterno?

Abelardo
Che cos’è l’eternità? Se non il frutto dei nostri ricordi, quell’andare indietro in un tempo di cui non disponiamo nemmeno per un attimo…l’eternità è vita che non c’è più, ma che ci dona altra vita, altra speranza in qualche cosa che mai potremo ottenere e che comunque è già stato nostro…perlomeno lo abbiamo respirato, amato, rispettato. L’eternità è un ciclo che non possiamo ripercorrere e che tuttavia seguiamo con l’intuito. Il Paradiso è come una ciotola di legno che non si spezza e che può contenere i nostri desideri…neppure il padrone della locanda può detergerne il fondo…dal momento in cui ci siamo in qualche modo incontrati…si sono scambiate le essenze…noi abbiamo conosciuto il calore e la solidità del legno ed il legno si è addolcito definitivamente.

Eremita
Quindi il Paradiso è già parte della nostra vita…

Abelardo
Dimentichi che lo avete già conosciuto…di quel tempo è rimasto il peccato originale che Cristo deterge col battesimo…ma i vostri desideri sono ancora sul fondo della ciotola…avete trasformato quel regno di perfezione in qualcosa che desidera sempre una maggior perfezione…e la nostalgia che vi prende oggi è qualcosa di atavico…la ricerca dei vostri desideri originari cui presto vi ricongiungerete.

L’eremita
Vorrei avere le tue certezze e soprattutto le tue speranze… io credo che una calorosa speranza sia già una certezza appena nata… ma mi sento talmente vecchio che ogni piccolo traguardo mi pare ormai un’impresa impossibile.

Abelardo
Dio ha costruito l’Universo col nulla e tu disperi?

L’eremita
Ma io non sono Dio… mi sembra ovvio e anche se vuoi dolorosamente banale.

Abelardo
L’unica cosa ovvia è che dobbiamo faticare… perché anche Dio si è riposato alla fine dell’opera.
Tu invece vorresti riposare e nello stesso tempo creare l’universo, la qual cosa mi sembra dolorosamente difficile, se non impossibile.
E creare un granello di sabbia – te lo assicuro – richiede lo stesso sforzo, quindi accontentarsi a priori non serve a ridurre il lavoro da fare… è solo una autolimitazione che ci illude di percorrere un cammino più facile.

L’eremita
Ma allora la parabola dei talenti non vale? Non a tutti sono concessi gli stessi strumenti.

Abelardo
Cristo non ha mai detto che dobbiamo accontentarci di una meta inferiore, ma che, al contrario, dobbiamo raggiungere la meta più lontana che ci concede la nostra capacità. Neanche chi è dotato di un solo talento può sentirsi autorizzato a sotterrarlo.
La parabola contiene comunque altri elementi che dovrebbero farti riflettere…

L’eremita
A me sembra già chiaro il concetto…

Abelardo
Beato te che hai sviscerato così a fondo la mente divina!
Io ti pongo solo due piccole questioni.
Come si fa a sapere  quanti doni una persona ha ricevuto, tanto da riuscire a fare i conti?
Vi è davvero differenza tra il ricevere un talento o dieci talenti? 

L’eremita
Se per questo io vorrei almeno per una volta essere più sottile di te: che cosa sono i talenti?

Abelardo
I talenti sono monete… ricordi cosa abbiamo detto delle monetine nel pozzo?

L’eremita
che non servono per far avverare i desideri…
Abelardo
Hai centrato il punto…vedo che mi segui ancora.
I talenti non servono che a moltiplicarsi… non danno altro che sé stessi e si moltiplicano a patto che non li nascondiamo.
In ogni caso Dio li recupera per ricomprarci il Paradiso che ha già preparato… sono prestiti finalizzati alla nostra salvezza che ci vengono donati senza una richiesta… li dobbiamo restituire, perché non sono nostri – nulla in questo mondo è veramente nostro – ed  il Signore pretende in più un interesse…
Se mi passi la battuta… Il Creatore dell’Universo ha fondato la prima banca della Storia… però ciò che riceviamo noi è molto più impegnativo di una semplice somma di danaro.
Dio desidera la nostra anima… il dono deve quindi ingrandirsi per mano di noi che lo riceviamo…  in modo che alla fine ci faccia sentire il dovere, quando non il desiderio di tornare da Lui… nulla è più prezioso della nostra anima ai Suoi occhi… perché vedi… anche la nostra anima è Sua, così come noi possiamo dire che Dio ci appartiene.

L’eremita
Insomma i talenti sono un mezzo per giungere alla parte di Dio che vive in noi, per risvegliarLa quando dorme, come credo avvenga in me in questo momento.
In ogni caso nulla viene gettato via, i sacrifici trasformano i talenti in una specie di energia che ci farà volare verso l’ultima dimora con l’abito luminoso che abbiamo riconquistato.

(continua)

Autore: tieniinmanolaluce

Sono attualmente avvocato, mediatore civile e commerciale, formatore di mediatori e mediatore familiare socio Aimef. Per undici anni sono stato docente di letteratura italiana e storia antica al liceo classico. Sono accademico dell'Accademia Internazionale di Arte Moderna. Scrivo da sempre senza privilegiare un genere in particolare. Ho pubblicato diversi libri anche in materie tecniche. Tra quelli letterari ricordo da ultimo: Un giardino perfetto, Poesie 2012-2016, Carta e Penna Editore, novembre 2016. La condizione degli Ebrei dai Cesari ai Savoia, Carta e Penna Editore, aprile 2017 La confessione, Dramma in quattro atti, Carta e Penna Editore, aprile 2017 Ho iniziato questo blog nel febbraio del 2006 e mi ha dato grandi soddisfazioni. Spero continuino anche su questa piattaforma. Tutto ciò dipende fondamentalmente dalla interazione con tutti voi, cari lettori.

One thought on “L’eremita (Atto unico) (Seconda parte-scena diciassettesima)”

  1. tutto ha un prezzo…anche il Paradiso, anche l’inferno hanno un prezzo! Il libero arbitrio ci permette di scegliere per l’eternità in che modo investire i nostri talenti, ma ciò che conta in tutto questo discorso è che nulla si ottiene con fatica, ma spesso a prezzo di una croce da portare per tutta la vita, ahimè. Sconsolato, ma veritiero!

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