L’eremita (Atto unico) (Scena unica-parte sedicesima)


Fontana in Pompei


L’eremita
Nel folle insomma Dio Si riconosce…

Abelardo
Dio guarda le mani così strette e comprende che la sfida della follia non è una sfida…ma il simbolo del Suo comandamento più grande…quello essenziale…Dio sa che colui che va alla ricerca di sé stesso oltre la vita non può che impazzirci sopra…E il pazzo ama le sue brevi illuminazioni fino a ripeterle all’infinito…c’è come un istinto di speranza verso mete troppo grandi per essere definite…il puro gesto di lanciare la monetina nel pozzo

L’eremita
Mi sono subito avvicinato alla pazzia con questa idea…che le frasi ripetute dal folle fossero preghiere, e quante volte l’ho  adorato a mia volta come una divinità terrena in grado di salvarmi… l’unica forse tra gli idoli che sono capace di rincorrere ogni giorno…
Attraverso il bene che avrei potuto dare… quel bene pietoso che i sani di mente ritengono di dispensare… ho pensato di trovare un po’ di riscatto…  poi ho capito che le persone e la vita non mi riempiono in modo duraturo… anche Dio in fondo diventa un giocattolo tanto desiderato e poi dimenticato negli angoli della coscienza

Abelardo
La follia non può aiutare chi non ragiona…tanto meno salvarlo da se stesso… i folli hanno poi una logica stringente che non abbandonano per nessun motivo…tu dovresti imparare almeno questo… la coerenza dei folli…non c’è forza più irremovibile e potente nel vostro mondo…
Pensa agli zampilli di una fontana… non sono mai regolari: eppure il condotto è sempre lo stesso e la portata dell’acqua è costante.
C’è qualcosa che porta il liquido a salire di più o di meno, ma non è l’attrito dell’aria, se non in minima parte.
Così è per gli uomini: la vita è un flusso costante, ma si scende o si sale misteriosamente…
Tu vuoi sapere che cosa sia la follia e per quale ragione ti impressiona? La follia è quella forza che permette allo zampillo di salire o di scendere, ma non si può definire a priori, perché non si può sapere come sarà il prossimo zampillo… la conoscenza degli uomini è e sarà sempre approssimazione… media tra valori che non si conoscono in fondo… e anche ciò è misterioso e affascinante insieme.

L’eremita
La stessa regola insomma per tutti gli uomini… una regola incomprensibile che non si può scrivere, ma soltanto vivere, anche se non lo si vorrebbe.
Come cercare di catturare il mistero di due occhi blu profondo… si sentono in fondo allo stomaco, mentre sfuggono alle classificazioni del cuore e della mente…  e sono come il cielo… non servono le parole per esprimere l’inutile desiderio di possesso… basta e non basta uno sguardo.

Abelardo
Mi fai pensare ad una donna che ho amato molto tempo fa…

L’eremita
Vuoi dire Eloisa?

Abelardo
Ora non si chiama più così… e quando l’ho incontrata per la prima volta… non conoscevo il suo nome… ma l’effetto che hai descritto corrisponde a quel che ho provato… la “sentivo” in fondo allo stomaco, al di là dei moti del cuore e della mente.
Accadde in una mattina nebbiosa dalla quale mi ripromettevo soltanto un po’ di studio… ricordo che mi tremavano le mani quando incontrai il suo sguardo, e non era soltanto colpa del digiuno della quaresima…quel porticato così essenziale e grigio rimane ancora dentro di me come il luogo più magico del mondo… e pensare che a quel tempo mi occupavo proprio di una disputa tra magia e fede… il risultato fu che per quel giorno persi ogni concentrazione e pure l’obiettivo che mi ripromettevo… avevo incontrato un nume potente che nessuna critica avrebbe potuto confutare o peggio negare.

L’eremita
All’amore non si sottrae nessuno…

Abelardo
Non era ancora amore… ma già ne sperimentavo le cause e gli effetti… spesso si parla soltanto del sentimento che sopravvive alla fine di una storia… ma c’è un tempo antecedente altrettanto significativo e che non va confuso con quello che sarà il rapporto tra gli amanti… il prima ed il dopo, se vuoi, sono dolorosi, si nutrono di speranze, vanno al di là dell’evidenza in bene ed in male… ma rappresentano forse le uniche parti del sentimento che veramente ci appartengono e di cui nessuno può privarci. 

L’eremita
Mi sembrano considerazioni un po’ sconsolate…

Abelardo
E lo sono infatti…L’amore umano è prettamente legato ai ricordi e questi ultimi appartengono ad uomini che hanno una memoria molto labile e non solo…spesso si legano alla mente altrui…sono sospesi nella speranza di essere al centro di pensieri che non si possono in alcun modo controllare…è già un’impresa mantenere il filo dei propri…la pretesa di indovinare quelli altrui…è solo utopia…una dolce utopia a tratti…ma quasi sempre un inganno che si cela dietro la necessità

L’eremita
Quindi da una parte ci sono i nostri ricordi che nessuno può rubare e dall’altra sempre i nostri ricordi che però si fondano su una mistificazione: il tempo inoltre può cancellarli…

Abelardo
E’ tutto molto precario…Solo Dio non dimentica e può far Suo ogni nostro pensiero…attraverso la Sua memoria però possiamo realizzare cose grandi ed è sufficiente ripercorrerne  il filo nei secoli…perché nel pensiero di Dio ci sono tutte le nostre preghiere dalla notte dei tempi…e le speranze che dimorano nel Suo cuore sono diventate così imponenti…così incessanti…così illimitate…che Dio ci ha costruito il Paradiso…il Paradiso è nato con la speranza dell’uomo, quello che è in fondo il suo soffio vitale…la Pars Destruens lo ha reso sempre più accogliente e gravido di Amore… 

(continua)

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Pubblicato da

tieniinmanolaluce

Sono attualmente avvocato, mediatore civile e commerciale, formatore di mediatori e mediatore familiare socio Aimef. Per undici anni sono stato docente di letteratura italiana e storia antica al liceo classico. Sono accademico dell'Accademia Internazionale di Arte Moderna. Scrivo da sempre senza privilegiare un genere in particolare. Ho pubblicato diversi libri anche in materie tecniche. Tra quelli letterari ricordo da ultimo: Un giardino perfetto, Poesie 2012-2016, Carta e Penna Editore, novembre 2016. La condizione degli Ebrei dai Cesari ai Savoia, Carta e Penna Editore, aprile 2017 La confessione, Dramma in quattro atti, Carta e Penna Editore, aprile 2017 Ho iniziato questo blog nel febbraio del 2006 e mi ha dato grandi soddisfazioni. Spero continuino anche su questa piattaforma. Tutto ciò dipende fondamentalmente dalla interazione con tutti voi, cari lettori.

2 pensieri su “L’eremita (Atto unico) (Scena unica-parte sedicesima)”

  1. Dio si riconosce nel folle come nel malato, nel sofferente come nell’emarginato e in tutti coloro che , pietre di scarto, Egli renderà testate d’angolo. ..lo spiega bene Eloisa in quel brano in cui parla dell’impotenza simbolica della croce! Quello è il miglior commento da apporre a questa parte dell’Eremita

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  2. L’amore umano è legato a tanti fattori, forse anche ad una certa follia che si riconosce nell’altro…lo chieda ad Eloisa, lei sicuramente saprebbe farci una lirica sopra. Molto bello questo dialogo filosofico. I miei complimenti più sentiti. Nicola P.

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