Sopra di me/ Come uno scialle


Carissime Marta e Lucia, i vostri commenti sono davvero illuminanti e mi persuadono sempre più che il blog può essere davvero un percorso complementare a quello scolastico per avvicinarsi alla parola.  

Da me…

Sopra di me

Sopra di me
ci sei
soltanto tu
perché il cielo
non entra
più tra
i seni e le mani.
Sopra di me
gli sguardi
sono saliva
e la saliva
è già
un’armonica
di carne.

E dalla poetessa…

Come uno scialle

Scivola via
dalle spalle
la vita
scoprendo la tua
anima
rotonda e bianca
profumata di
carezze.
Ti rimane quel nulla
quel niente
l’incanto d’un incontro
il poco che hai donato
il molto che hai perduto

tra le dita.

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16 risposte a "Sopra di me/ Come uno scialle"

  1. Nessun grazie…sono io che mi prostro semmai! Ha ragione Rossana:i commenti tante volte mi danno chiavi interpretative alle quali mai sarei arrivata, anche se devo dire che ciò che mi piace di questa vostra avventura è la libertà che ne deriva al lettore di fruire e godere e poi semmai di interpretare. La poesia è per me come una canzone:o piace e la canti e ti si ficca nella testa oppure ti lascia indifferente. Molto sentito anche questo dialogo:più potente forte virile la prima poesia, più sconsolata, femminile, delicata la seconda. Lucia

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  2. Mi regalate sempre un sorriso con i vostri versi, anche se sanno un po’ di malinconia come quelli odierni della poetessa, ma sono troppo belli, troppo veri per non incantarmici sopra…e poi…quanto bella è l’armonica di carne??! Io mi ci perdo a leggere non solo i testi, ma anche i commenti, che sono proprio illuminanti! Una buona serata ad entrambi. Rossana

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  3. A me la seconda non so perchè fa venire in mente quel frammento di ARCHILOCO, quello della chioma che ombreggia le spalle…a me piace molto quest’associazione di vecchio e nuovo:stimola la fantasia, accende ricordi e mi aiuta a creare rapporti interdisciplinari che ora vanno molto di mod! Vi leggo sempre con piacere ed ogni giorno è una sorpresa venire a farvi visita. Alice

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  4. Personalmente non mi dovete ringraziare…voi siete molto bravi e anche in questo ennesimo dialogo date prova di come si possa apprezzare la poesia solo per il fatto di sentirla nostra, perchè ci si ritrova in un verso o in un’immagine e a volte un pensiero che mi balena per la mente voi siete in grado di trasformarlo in lirica e questo è magico. Ad esempio quest’ansia di non fare mai abbastanza, di temere di aver dato sempre meno del possibile..io la vivo proprio come la poetessa. Per me siete una bella parentesi umana della mia giornata e ve ne sono molto grata. Marta

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  5. Molto bella l’armonica di carne, il corpo vissuto, suonato, armonizzato…dall’unione dei corpi scaturisce musica che fa vibrare i cuori:è una immagine che richiama tante altre icone ed è potente proprio per questo. La replica è una galleria di immagini trattegiate con grande sensibilità e finezza d’animo. Grande femminilità nel dipingere verso dopo verso e con umiltà quella povertà che dinanzi alla morte ci troviamo a far scivolare dalle dita: trovo questi versi di un lirismo unico e anche se struggente inevitabilmente universale, ahimè! E la grandezza della poetessa consiste proprio nel trattare dell’universale con una semplicità che non può che commuovere. Grazie di voi. Carlo

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  6. ancora una volta non posso che constatare la vostra altezza, l’una maschile e l’altra femminile, che in questo duetto spicca molto bene sotto gli occhi dei letori. Bellissima la prima lirica che ritrae un uomo goloso ed ingordo, completamente perso nell’universo femminile che lo ha conquistato…avvolto dal corpo lirico della donna al punto tale che sopra di lui è impossibile scorgere il cielo, solo occhi e baci, baci sonori….la seconda lirica invece è un piccolo capolavoro psicanalitico: con immagini nette e decise la donna è introspezione di se stessa e invece che farsi armonica si fa confessione, apre il cuore e denuncia le sue omissioni, ha paura che la morte possa coglierla senza che i suoi conti possano tornare! E soprattutto sa, nel profondo della sua anima, che è più ciò che ha ricevuto di quel che ha donato…ma è pur sempre così, non vi pare? Come diceva Orazio? Carpe diem…l’incanto di un incontro da cogliere al volo! In questo l’uomo riesce benissimo! Sempre mitici

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  7. Molto ben costruita la lirica della poetessa con quel finale sconsolato e ripetitivo quasi a sottolineare che tutto ritmicamente, proprio come il tempo, scivola impietosamente dalle dita. Splendida l’icona dell’armonica di carne, corpo muliebre vibrante di passione! Bravissimi. Davvero. Nicola P.

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  8. Bello sarebbe scoprire che la mia anima è bianca e profumata di carezze…magari fosse così! se alla donna nulla rimane tra le dita, l’uomo ha tutto, ma proprio tutto tra le mani! Ancora una volta siete superlativi nel confrontarvi, anche se questo duetto vede l’uno più allegro e appagato, l’altra più triste e affranta da sensi di colpa.

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  9. Ho pensato anche ad un’altra cosa, tra un coloquio e un altro con un tesista: Il poco che hai donato! E’ per questo che ieri mi sono accanito…perchè POCO se si può dare e dire di più? Non si può proprio vincere questa PAURA visto che rimane tra le mani il poco che abbiamo donato, il tanto che abbiamo ricevuto? Un abbraccio a entrambi con immenso affetto e stima per come mi interrogate sulla vita

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  10. no…secondo me non sono lontani..la donna è come uno scialle sopra l’uomo! La seconda invece è di questi tempi propria mia..ed è bello sentire mia una poesia scritta da altri…credo sia per la poetessa un complimento…mi fà tanto pensare “quel poco che hai donato”!….non ho tempo da perdere! Grazie sempre per come illuminate le mie giornate. Cris

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  11. Sento molto vicina al mio modo di amare la prima, mi commuove ed è scritta in modo splendido la seconda. Oggi siete molto lontani nel parlare…sembrate un po’ distratti e presi da vostre personali considerazioni…solo un’impressione, indice del fatto , però, che inizio a conoscervi. Un caro saluto ad entrambi e buon lavoro. Daniele

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  12. Molto bene anche oggi con questo nuovo duetto: la prima lirica è la celebrazione dell’uomo che si perde nella donna che ama, sopra di lui, dentro di lui, intorno a lui c’è solo la donna, nient’altro che la donna e lui voracemente se ne impossessa e la divora di baci (bello e catullianana l’immagine!) mentre il corpo di lei suona, si fà armonica. La seconda lirica è come è stato giustamente notato più malinconica e introspettiva, riprende quella tematica della caducità della vita umana affrontata ieri: ha immagini delicate e di infinita tenerezza che si rincorrono verso dopo verso, molto incisive e significative con un bel ritmo incalzante…mi piace molto.

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  13. che lirismo nella seconda! L’anima è come una spalla dove qualcuno ha pianto…sulla quale qualcuno si è appoggiato, che qualcuno ha accarezzato con amore…Il tempo forse, ecco il tempo ci annichilisce e ci riamane dentro l’assurda paura di non essere che nulla, nessuno, in nessun luogo, mai (non me voglia la poetessa…ma la sua citazione rimane in casa!). La prima lirica è una nota di sole, il trionfo della donna che si fa armonica di carne sotto i baci dell’uomo…create sempre immagini sublimi.

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