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Ti distendi/Là dove


Per ringraziarVi tutti voglio tornare alle “origini” e proporVi il primo scambio di liriche tra me e la poetessa.
A Marta dico di non preoccuparsi: la foto che ho messo sul precedente post raffigura Laocoonte, sacerdote troiano che muore insieme ai suoi figlioletti tra le spire dei serpenti. Con i miei versi volevo semplicemente rievocarne il mito che Virgilio presenta, ma la poetessa mi aveva avvertito che non era per niente semplice arrivarci… proprio perché i versi approdano poi ad altre tematiche.
Saluto con l’abbraccio più forte di cui io sia capace Carlo, Cris, Daniele, Rossana, Lucia, Alberto  e Nicola che insieme agli altri mi stanno aiutando mirabilmente a costruire una vera e propria antologia letteraria virtuale: credo che i vostri commenti in un testo scolastico farebbero di ogni giorno una festa.

Da me…

Ti distendi

Ti distendi
là dove
non posso arrivare
perché non ho
il tuo profumo
né i tuoi seni
schiariti dall’amore
frutti quasi sbucciati
dalle mie carezze.

E dalla poetessa…

Là dove

Mi raggiungi là dove
i pensieri sanno di Dio
e profumano di carne di bambino
bianca innocenza
puri occhi di una madre.
Il mio nome è
un urlo trasparente
che infrange il silenzio
solo quando preghi.


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  1. Versi mirabili e colmi di passione, dove per incanto ci si ritrova e si recupera un frammento di sè che si credeva smarrito. Bellissima l’immagine del nome che viene pronunciato come un urlo solo quando si invoca il Signore, quasi la donna si potesse raggiungere solo attraverso l’amore infinito di Dio. Grazie di voi. Lucia

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  2. Ho riletto la seconda ed è molto lirica, c’è grande spiritualità, molta sete di Dio, aspirazione costante a fare di una relazione qulcosa di sacro…come se fosse tormentata che questa sacralità sia irraggiungibile, oppure se lo è è possibile solo per un attimo, per il tempo in cui un raggio di sole si posa sulla nera terra. Lo diceva Abelardo, no? Era lui che discuteva sulla felicità ieri oppure sbaglio? Incredibile…vi rincorrete anche in opere diverse…è buffo ma sintomatico di due anime continuamente alla ricerca della Verità. Una buona serata a tutti e due

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  3. scusate, ma ho dimenticato di dire una cosa sulla prefazione al duetto: davvero un’antologia letteraria sarebbe una rivoluzione così concepita e a me piacerebbe da morire, ma ve l’immaginate che dramma presso le case editrici? Mio padre è rappresentante di libri scolastici….io vi auguro di poter diffondere questa “usanza” che a me personalmente aiuta molto e che con immenso piacere diffonderò a scuola. Alice

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  4. Eccola la poesia..intorno a noi, accanto a noi, rievocata con immagini mitologiche o con la persona che amiamo, trasudante di passione, denudata dalle tante maschere che ci mettiamo durante i nostri show quotidiani. Ecco la poesia, qui più che sui libri, qui più che tra i banchi perchè la fate sentire nell’aria, me la fate respirare nelle narici e tutte le volte torno “a casa” diversa e migliore dopo avervi visitato attraverso i versi. Ve ne sono molto grata…Alice

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  5. Questa non mi fa venire in mente nulla di ciò che faccio a scuola, ma il vostro parlare è talmente intrigante che mi chiedo se mai avrò la fortuna di incontrare qualcuno con cui poter dialogare così. Anche questa è letteratura miei cari, anche in tal modo mi “educate” alla poesia e al vero amore..non so se quello romantico o quello stilnovista, ma comunque vero..perchè è tangibilmente vero ciò che sottoponete alla mia lettura. Un abbraccio a entrambi…ma perchè non fate un blog voi due? Marta

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  6. toccante, incisiva e profonda come sempre la vostra conversazione. qiuesta volta è l’uomo ad incominciarla, a denunciare la sua incapacità nel raggiungere totalmente la donna…è come se sempre qualcosa dell’animo femminile non fosse appieno percepito da quello maschile, ma la donna rassicura il suo uomo offrendo un seno generoso, un frutto (guarda caso un richiamo all’Ave Maria!) da sbucciare, lei che è madre, ed ha occhi puri di bimbo e sa guardare il mondo con un’innocenza adamitica…che dire? Rimango sempre a bocca spalancata per la quantità e soprattutto la qualità di immagini che voi riuscite a donare a noi tutti. Grazie infinite. Ale

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  7. perdonate la distrazione: sono Carlo, ho dimenticato di apporre la firma perchè continuavo evidentemente a soffermarmi su quelle mani in preghiera che accarezzano seni materni che profumano di carne di bimbo. Carlo

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  8. Sapientemente costruita la seconda, ricca di sinestesie, di icone femminili e quasi eteree contrapposte alla bella e forte immagine dell’uomo che sbuccia i seni dell’amata. Grande passione nei vostri versi, grande amore per l’Amore e per Dio. Vi conosco solo da oggi e mi chiedo come si possa passare di qua a salutare senza lasciare un commento su questi due pezzi bellissimi…la poetessa è di una bravura davvero rara. I miei complimenti

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  9. io vi ho conosciuto con questo duetto e ne rimasi profondamente colpito…da allora non vi ho più lasciato e ringrazio Dio di essermi imbattuto nei vostri bellissimi versi che narrano della fragilità e della bellezza dell’essere umano.

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  10. Guardate come si descrive la donna e poi guardate come viene descritta dall’uomo:è un seno schiarito dalla luce divina. A dir poco bella questa immagine…com’è bello interpretarvi e scoprire volti sempre nuovi delll’amore, quello vero – intendiamoci!!Il solo che voi due conoscete. Beati voi…anche se spesso ne raccontate anche le lacrime e questo è ancora più bello perchè lo rende vero agli occhi di tutti noi lettori. Rossana

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  11. La donna si distende e l’uomo la raggiunge e ciò che li unisce è un tacito urlo, un nome gridato, una preghiera recitata insieme…voi camminate per mano in Paradiso…quanto vi apprezzo…e un po’ vi invidio, perchè gioite delle semplici cose! Cris

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  12. il mio nome è un urlo trasparente! il resto è solo silenzio e poi i tuoi seni che accarezzo desideroso di eternità. Mi avete colpito ancora una volta nel profondo. Daniele

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  13. Questa non è stata composta sotto l’effetto delle guerre del Peloponneso, ma da qualcosa di più delicato e femminile…forse la lettura di qualche verso di Saffo, chissà! Il maschietto con incredibile umiltà constata la propria difficoltà a raggiungere la donna, forse anche solo vagheggiarla o sognarla è impresa ardua…lei è su sfere irraggiungibili, inaccessibili, ma le sue mani hanno il dono grande di sbucciare golosamente i seni…immagine meravigliosa alla quale segue una lirica stupenda per la sua semplice ispirazione: tutto è umile, pochi oggetti vengono nominati ma sono sufficienti a creare un’alcova, proprio l’alcova dove, dopo le carezze che sbucciano i seni, non si può che pregare e ringraziare Dio per il solo fatto di poter gridare con trasparenza (e qui tocca l’acmè!ed è brava davvero dal punto di vista tecnico) il nome della donna amata. Ora sì, in nome di Dio, nel silenzio di una preghiera, l’amplesso è concesso e la donna finalmente raggiunta. Bellissimo dialogo. La mia stima si rinnova duetto dopo duetto

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  14. un continuo di sinestesie nei versi della poetessa, immagini che palpitano e prendono forma sotto la penna e l’amore che la sta ispirando:c’è una genuità nell’esprimere i propri sentimenti che lei lega a icone delicatissime che richiamano purezza: ecco i termini bambino, innocenza, Dio, madre, silenzio e preghiera. Tutta la sfera affettiva è racchiusa in una valva mistica come una conchiglia che cela una perla, come un frutto i suoi seni che l’uomo sbuccia, ingordo di assaggiarne anche solo il succo. nettare primordiale che lo porta a Dio. Voi mi stupite sempre per il vostro modo di parlare, che è fatto di silenzi, di pause, di sguardi in cui le cose non vengono dette, ma rievocate, sognate…desiderate! Siete davvero straordinari! Nicola P.

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  15. tanto sensuale i primi versi quanto sublimati i secondi…sono liriche molto iconografiche:seni sbucciati, i pensieri che sanno di Dio, profumo di bianca innocenza, il nome che è un urlo trasparente…la donna è troppo lontana come meta, ma nella preghiera lei invita a raggiungerla!

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