L’eremita (seconda parte) (Scena unica-parte dodicesima)


L’eremita
Il meccanismo della felicità… insegnamelo come ha fatto Cristo con gli apostoli…

Abelardo
E poi che ti resterebbe da imparare?

L’eremita
Sarebbe un buon inizio e poi… comunque… avrei il mio bel da fare a mantenerla… certo non starei con le mani in mano

Abelardo
E allora non starci nemmeno ora… che ti sembra di non averla… a portata di mano…la vita è un gioco difficile…sa di sale la vita e di miele a seconda dei momenti che sfiorano la fronte… il tempo ha una sua consistenza anche se non lo sentiamo arrivare… ma arriva, ci tocca e ci supera sempre…tutto sta a trovare le sembianze giuste per aspettarlo… anche lui si fa aspettare sai… ma non premia chi lo maledice… un attimo non merita né il disprezzo, né la follia, né la nostra verità… lui non se ne accorgerebbe… il tempo… vedi… è l’istinto delle cose… non si ferma a distinguere le emozioni… prosegue per un verso che non è avanti e non è indietro…voi vi illudete di contarlo, ma è come contare le stelle dell’Universo…non c’è un ordine neppure apparente

L’eremita
E allora che possiamo fare?

Abelardo
Chi perdona trova il riscatto dal tempo ingrato, perdonare significa appunto donare attraverso…ma attraverso che cosa? Attraverso il tempo… chi perdona lo perfora da parte a parte… anche se non si sa con precisione da dove si entra e si esce, né quando, né come…ma si riacquista il proprio e l’altrui dolore… una fetta grande grande di indifferenza che fa male al cuore nostro e a quello di Dio… e questa fetta grande grande può davvero essere una felicità inesprimibile… essere… attento… non portare…la felicità non è uno stato dell’uomo… la felicità è uno stato in divenire… cui l’uomo può solo avvicinarsi…anche se non sa perché… spesso mentre si domanda il perché… non appartiene all’essere umano in quanto tale, ma alla sua volontà di ricerca… e la volontà quando perdona si annulla infinitamente…abbraccia tutte le stelle, senza un ordine apparente…perché la misericordia è la misura del tempo, gli dà un senso prodigioso…
Il tempo scorrerà fino a quando tutti gli elementi dell’universo non si saranno perdonati… allora sarà contento della benefica sconfitta…pago del suo compito e si ricongiungerà di buon grado all’eternità.

L’eremita
Mi dai quasi l’illusione di poter assistere a questo disegno mirabile… e comunque ho come la certezza che avverrà… vuol dire molto… credo

Abelardo
Ci assisterai… anche se dovessi cadere nel luogo più dimenticato… perché in ogni punto della sfera alla fine dovrà tornare l’armonia…questo prego con l’animo infranto dall’amore… è bello sperare come lo fate voi… ogni fibra partecipa dei desideri e li accarezza…mi rimane un pensiero del futuro…in ogni parola c’è qualcosa che rimanda ad un’altra parola che magari qualcun altro pronuncerà…ed è come se ogni parola fosse necessaria per quella che viene dopo…
Anche se gli esseri umani non possono ripercorrerne il filo se non all’interno della loro breve vita… ogni parola rimane nell’etere…Dio ascolta all’infinito quelle vibrazioni e cerca di ricomporle, di dare un senso a quel che è uscito dal cuore e dalla bocca… anche le bestemmie sono soppesate, spesso stanno accanto alle preghiere e Maria affida anzi ad ogni preghiera, la sua sorella ribelle…
le preghiere sono una sorta di persuasore infaticabile…fanno a gara nel consigliare e perdonare…
Come spie della bontà infinita si intrufolano incessanti nelle missioni più pericolose… tra le parole più dure ed incomprensibili…in fondo le sillabe e le lettere possono sempre cambiare di posto…e basta poco alle consonanti per ritrovare l’armonia dei concetti supremi…ma qualcuno nel mondo deve pronunciare quei frammenti di luce che collocati nelle frasi ormai persuase portano la pace.   

L’eremita
Cosa vuoi dire esattamente?

Abelardo
C’è una parolina che si pronuncia solo con l’Ave Maria e che ha il potere di riportare una bestemmia addirittura all’Eucarestia… è come se Dio per ridonare l’armonia tra le parole si immolasse all’infinito… questa parolina voi la chiamate preposizione semplice, è il  “di”… se ci fai caso non si trova nel Padre Nostro… Maria è la grande intermediaria… Madre “di “Dio… noi diciamo appunto nell’Ave Maria… e così ogni volta che l’uomo bestemmia in terra Maria rinnova il suo Sì a Dio… resta la Madre senza generare… Madre…Dio ed il “dì” vola a mettersi tra le parole che feriscono il Signore… e allora il porco diventa corpo…le consonanti cambiano di posto magicamente… corpo “di” Dio… il Dio spregiato si immola con l’aiuto di Maria, nuovamente vergine madre.
Ma qualcuno dalla terra deve pronunciare quel “di” benedetto, diversamente la Madonna non ha armi contro l’azione del maligno…

(continua)

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6 risposte a "L’eremita (seconda parte) (Scena unica-parte dodicesima)"

  1. scritto benissimo, di piacevole scorrevole lettura, magistrale nell’idea originale di trattare la tematica della bestemmia. i miei più sinceri complimenti per l’altezza del contenuto. nicola p

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  2. scritto benissimo, di piacevole e scorrevolissima lettura, magistrale nell’originalità del trattare il tema della bestemmia…complimenti vivissimi. Nicola P

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  3. eh…il meccanismo della felicità…non so:difficile da spiegare geneticamente! Atomi a parte, ormoni e serotonina a parte la felicità forse risiede nel vecchio motto socratico Conosci te stesso e nell’aver fiducia in Qualcuno che vuole solo il nostro Bene. Rossana

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  4. la felicità non è di questo mondo, dura pochi attimi, il tempo in cui Lui si manifesta, a volte nello sguardo di chi amiamo, altre volte negli occhi di un figlio, altre volte ancora nello stupore della natura. Ne godiamo per il breve tempo di un battito di ciglia eppure in quella frazione di tempo in cui abbiamo gli occhi aperti possiamo appagarci di Chi ci ha voluto qui sulla terra

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  5. molto lirica questa interpretazione dello scambio di consonanti…lì per lì risulta forte – è vero – ma poi dona la chiara idea di ciò che in realtà bisognerebbe fare dinanzi alle bestemmie…e qui sopra su splinder ne ho lette!

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