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L’eremita (Seconda parte) (Scena unica – parte sesta)



Fiori di montagna

 

L’eremita
Mi piacerebbe avvicinare l’orecchio al capo di Dio, per sentire una buona volta che c’è un dolore più grande del mio… la solitudine mi porta spesso a credere di essere un modello universale… ma non è così… l’unico modello universale è Lui.
Io non so più ascoltarLo o forse ha rinunciato a parlarmi, dentro di me soffocava poveraccio… mai una preghiera o la richiesta di un consiglio… mai una tenerezza o  un po’ di fiducia, un proponimento sincero… penso che si sarebbe indispettito anche il diavolo … la mia indifferenza spaventa il bene ed il male… spaventerebbe anche me, se appunto non fossi indifferente

Abelardo
L’uomo è sostanzialmente istinto… tu sei istinto… e l’istinto rimane in vita quanto rimani in vita tu… vuole sempre che ti soddisfi e non ti fa soddisfare mai, e ciò perché diversamente finirebbe… e ciò non può essere… e non potrebbe lasciarti in pace nemmeno se lo volesse… gli è stata affidata una funzione… lui è il tuo orologio, il tempo che avanza e che ti fa ritenere di essere immortale… se non ci fosse l’istinto forse impazziresti, perché non riusciresti a distinguere la notte dal giorno, la verità dalla menzogna, l’amore dalla vita che passa e fugge via… quella che tu chiami indifferenza equivale al mancato riconoscimento della differenza… l’istinto non riconosce la differenza, perché è neutro, non è chiamato a fare una scelta, agisce nell’unica direzione possibile… e tu quando ti senti indifferente non fai che seguire il tuo motore…

L’eremita
Un po’ come la roccia ed il girasole… Ma come fa ad aiutarmi a distinguere le cose, se a lui non è data la capacità di distinguerle?  Ho sempre creduto che fossero la ragione ed il cuore a darmi la facoltà di comprendere ciò che è bene e ciò che male, ciò che è buio e ciò che è luce…

Abelardo
Solo Dio può farti comprendere.
Nessun elemento di per sé solo avrebbe questa capacità, se Dio non ci avesse soffiato sopra il Suo spirito.
Non servirebbe il cuore, né la mente.
Anche l’istinto è mosso dallo Spirito e senza di quello non avrebbe un fine.
Lo Spirito rende possibile la conciliazione degli opposti, l’armonia delle antinomie.
Ti indirizza verso una meta, perché tu possa accogliere quelle che vengono dopo.

L’eremita
Il fatto è che io non ho mai tenuto alle mete, ai traguardi… sarà per questo che l’istinto con me perde il suo tempo, si esaurisce in sé… e in un certo senso si frustra con me… si stanca di appagarsi e alla fine mi dà il mal di stomaco

Abelardo
Ma le mete ce l’ha Dio per te, che tu le prefiguri o meno è irrilevante… quando ti sembra di restare fermo è soltanto perché la terra gira talmente veloce che non te ne accorgi… tu sei preso dal vortice… amico mio… della apparente normalità di questa vita.

L’eremita
A me sembra soltanto di perdere un mare di tempo… ed è curioso, perché pensare di perdere tempo è un po’ come credere di possederlo… ed io non so neppure se il mio cuore nei prossimi minuti continuerà a battere.

Abelardo
È per questo che ti parlavo dell’istinto: lui si fa un baffo di tutte le previsioni funeree che la tua mente può mettere insieme… ed è una fortuna, perché diversamente non riusciresti nemmeno ad alzarti dal letto…

L’eremita
Insomma mi vuoi dire che non lo devo demonizzare?
Ma allora perché la Chiesa ha sempre insegnato che gli istinti vanno controllati?

Abelardo
Controllare e demonizzare non mi paiono sinonimi: se io controllo vuol dire che vigilo, ossia che partecipo attivamente alla vita; se invece demonizzo, mi blocco.
In fondo la confessione è nata proprio per non fermarsi, per evitare  che gli uomini si concentrassero in eterno sulle loro miserie… per eliminare gli impacci insomma…

L’eremita
Il perdono è come una gomma da masticare che purifica l’alito… dentro si rimane marci però, è solo un palliativo…

Abelardo
Un palliativo che ti aiuta a vivere, è comunque utile.
Ma non sono d’accordo con te: il perdono è necessario.
Noi non siamo in grado di perdonarci, possiamo perdonare il nostro prossimo, se abbiamo fatto un certo cammino, ma di fronte a noi stessi abbiamo sempre qualcosa da rimproverarci… e la vita che rimugina non è produttiva di alcun bene.
Quindi interviene Dio e ci alleggerisce, fa in modo che pensiamo di essere puliti di fronte a Lui.
Anche se in questo mondo continueremo a non perdonarci poco importa, perché non ci impedirà di entrare dalle porte del Cielo.
Il perdono  ci aiuta psicologicamente e fa tornare la speranza.
Per il resto è solo una questione di tempo… poi ci sarà il purgatorio per dimenticare di aver peccato, per limare quella parte del nostro spirito che ha bisogno di cura e non vuole perdonarsi.  

L’eremita
Quale è il senso profondo di una tale schiavitù? Chi ha voluto che non fossimo troppo indulgenti con noi stessi?

Abelardo
L’istinto… sempre lui. Chi si perdona con facilità, non impara dai propri sbagli e non progredisce; chi non ha compreso, non può nemmeno purificarsi, perché non ne sente il bisogno.

L’eremita
E se una persona non ha la forza di chiedere perdono, ma in ogni caso soffre per i propri peccati… Dio potrà avere un occhio di riguardo?

Abelardo
E chi può dire il contrario?
C’è solo un punto che deve rimanere fermo, che i peccati non perdonati rimarranno tali nel mondo di là.
La confessione è quindi un dono necessario, ma non è mica stato scritto chi debba prendere l’iniziativa.
È il pastore che cerca la pecora smarrita, e non viceversa perché diversamente la pecora non sarebbe smarrita.
La pecora spesso si ferisce tra le assi del recinto e le schegge di legno sono così dolorose che le impediscono di andare avanti od indietro; è talmente doloroso morire sul confine belando al vento… Dio lo sa ed io non credo possa lasciarci soli in quei momenti, né lo può quando, come pecore ingorde, cadiamo in un crepaccio e pensiamo di non poter risalire, che il mondo insomma sia soltanto la roccia bagnata dal nostro sangue od il roveto che ci è entrato nelle carni.
Il pastore cerca instancabilmente, ma c’è un particolare… è volutamente muto; vuol gridare solo dentro al nostro cuore… Dio è stanco spesso… affranto molto spesso, ma mai rinunciatario.
E noi non siamo muti… e nemmeno ciechi… possiamo sempre gridare quando Lo vediamo passare… e pregarLo che ci tragga in salvo… pregarLo perché ci dia la forza di fargLi  slegare i nostri peccati…
“Mio Dio ti prego di darmi la forza di confessare i miei peccati” questa è la preghiera che ti consiglio ogni giorno, specie quando non ti senti di recitare il Padre Nostro e di avvicinarti all’Eucarestia.

(continua)

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  1. “mi piacerebbe avvicinare l’orecchio al capo di Dio”….e prima “Coi tuoi occhi, figlio, vorrei guardare in faccia Dio”:sarà una combinazione, ma il dialogo è davvero eterno! Questa pagina di Abelardo è di una profondità unica…la posizione del pastore è una vera illuminazione…e spesso noi siamo sordi, facciamo i sordi, solo perchè è comodo, perchè certe voci urlano più forte e soverchia quella del pastore…ma è nella nostra fragilità. Migliorare però si può sempre. Si deve!

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