Bifora immaginaria/Cicala immortale


bifora

In preda a profonda commozione per tutti i vostri doni non posso che lasciarVi  una nuova “tenzone”.

Dalla Poetessa…

Bifora immaginaria


Per strada
tu ascolti
muto
dietro le imposte
chiuse
un canto di donna
voce che culla
sogni sopiti
in una tiepida alcova
come sotto l’ala
il nido.
Tu ascolti il tuo
fremito
stupefatto d’esistere:
il desiderio
è un tacito grido
che vola in una
bifora di fantasia

E da me…

Cicala immortale

Intorno
alla macina
di pietra
non sapevi più
d’essere
cicala immortale.
Dolce fatica
girare uniti
nel poema
della ragione.

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14 risposte a "Bifora immaginaria/Cicala immortale"

  1. …come sotto l’ala il nido…c’è una tenerezza sconfinata in questo verso. Passo sempre a leggere i vostri capolavori e mi riempite il cuore di gioia. Eternamente grata Alice

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  2. Sono due splendide liricheche personalmente mi rievocano la fatica e la bellezza del vivere..qui in laboratorio non siamo in grado di soffermarci su tanti dettagli letterari, ma apprezziamo moltissimo il vostro dialogo poetico perchè ci pare vero, autentico e sincero, espressione di ciò che uomo e donna manifestano nella loro fragilità…come sotto l’ala il nido! vi abbraccio Rossana

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  3. vada a veder il seguente sito: jm.saliege.com/fedelidamore6.htm si parla di Dante e di Beatrice così come l’ha vista Dante nella Vita Nova…credo le farà piacere!E li ritroverà nei suoi versi con forza ancora maggiore!

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  4. Grandissimi! Ancora una volta raggiungete alte vette! La prima lirica è l’icona di una madre, che canta, che culla, che alimenta anche sogni che un figlio cova nel cuore. Il tutto avviene in un’alcova, un luogo intimo e protetto, caldo e familiare, dove si sta con chi è sangue del proprio sangue. E’ un interno in cui c’è un forte senso di appartenenza! L’uomo è fuori, per strada ed ode solo il canto muliebre, canto che rievoca nel suo inconscio un ritorno in utero, un desiderio di amplesso e nello stesso tempo di abbraccio materno. E’ molto freudiana questa lirica, estremamente interessante dal punto di vista psicanalitico. La sua replica è ambientata in un esterno, fuori, all’aperto, tutto ruota intorno ad una macina, quasi una fiaba con quella cicala che canta, cicala anomala, perchè la fatica è eterna e lei ne ha piena consapevolezza ma nonostante ciò non si stanca di cantare, come se avesse in sè una verità, una saggezza che col canto trasmette all’uomo che le sta accanto e che ascolta estasiato le note del poema della ragione. Grande, alta maturità di ispirazione in entrambe.

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  5. La prima lirica ha fortissimi echi pascoliani che vengono ripresi da quella cicala che personalmente mi ricorda Matelda…così. a pelle, la sensazione è questa! Grande perizia tecnica nella prima, zeppa di figure di sintassi e di suono che rendono armonico il leggere i versi (l’anafora tu ascolti, la ripresa muto/tacito, l’ossimoro tacito-grido, la similitidine del nido con metonimia) e l’icona finale, che ben sintetizza la condizione di noi maschietti dinanzi alla donna, alla Donna! La seconda lirica invece rappresenta la donna quasi come un’epifania del divino, dell’Immortale e fermo e stabile al contrario della macina che dev’essere di continuo girata. E menomale che a girare si è in due, così la fatica diviene dolce un po’ come il naufragar nel mare della vita! Mi stupisce come gli autori riescano a rincorrere i loro versi con richiami letterari…sembra che non possiate fare a meno di essere sostenuti da un bagaglio culturale che ormai è parte integrante del vostro essere e che trapela con forza dai vostri versi. Bellissimi e sublimi.Sempre ammiratissimo vostro Nicola. Auguri alla poetessa!

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  6. Mi colpisce quel fremito stupefatto d’esistere ed il ritrovarsi in due intorno ad una macina…la fatica diventa dolce se condivisa. Donna madre e cicala, presente sempre perchè immortale. Uomo che tace e ascolta, ascolta il suo cuore cullato dal canto dietro le imposte e sogna…sogna.

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  7. cos’è il desiderio? E’ un tacito grido che vola in una bifora di fantasia. Ci vuole del genio per dar vita ad un’immagine così, voglio dire: il desiderio è qualcosa di inafferrabile dinanzi a cui spesso stiamo come spettatori impotenti. Ma il desideri di cui qui si parla per me è doppio come la bifora: è il desiderio per l’uomo che vuole la donna, là nell’alcova ed è il desiderio di essere ancora cullato tra braccia materne. A parer mio la lirica è giocata sull’uomo e non sulla donna, su ciò che suscita nell’uomo il canto di una donna, solo il canto, senza avvertirne le fattezze corporee.
    La seconda lirica è molto più intellettuale, se così posso definerla, molto più dantesca. Del resto la bifora richiama ben alle cattedrali gotiche, no? In questa lirica la donna canta, ma canta intorno ad una macina che la vede unita all’uomo nella fatica di girare all’inerno del poema della ragione. E quest’utimo altro non è che metafora della vita, vista proprio con l’ottica dantesca…è un’immagine faticosa dell’esistenza umana, fondata sulla ratio e non sull’edonè, ma il piacere sta nel viverla insieme la vita! Toccate veramente vette molto alte

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  8. allora: la prima lirica è una delicatissima immagine pascoliana, a tratti, in cui si fondo però diversi elementi. La donna è vista come qualcuno che protegge, protegge suo figlio, ma protegge anche il suo uomo all’interno di quell’alcova. E l’uomo, fuori dalle imposte, ne ascolta il canto ed ecco sorgere il desiderio:ma che desiderio? il desiderio della donna? piuttosto un ritorno al limbo materno, sottolineato da quel verbo, esistere, il desiderio inafferrabile che entra ed esce come in una bifora…io la trovo di una poesia e di una profondità squisita. La seconda lirica invece mi ricorda Dante, non so il perchè, ma questo poema della ragione, questa donna tratteggiata come Sofia mi riporta al Fiorentino, a Beatrice, all’idea di donna come Amore, come tramite per raggiungere l’Amore. Il suo canto è immortale, come una preghiera! Bellissime davvero!

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  9. POEMA DELLA RAGIONE E POEMA D’AMORE…POEMA DI VITA. lA DONNA E’ SEMPRE AL CENTRO DELL’ISPIRAZIONE. UN ABBRACCIO A ENTRAMBI, LA PRIMA LIRICA E’ STRAORDINARIA PER QUELL’IMMAGINE ETEREA E MATERNA DELLA DONNA A CUI L’UOMO SEMPRE TENDE. dANIELE

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  10. ma come fate a parlarvi così voi due? Quanta maternità e tenerezza c’è nella prima lirica e come è formica la cicala alla macina che è un tutt’uno col poeta…in quel fremita stupefatto d’esistere forse c’è il desiderio di essere accanto alla madre, di continuare ad essere sempre figlio. Un abbraccio e auguri alla poetessa. Cris

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  11. glielo avevo detto che tocca e non sfiora il sublime! Però anche lei stavolta è superbo!!Torno più tardi perchè ho un urgente impegno di lavoro e ci tengo a commentare per benino i due pezzi

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