L’eremita (seconda parte) (Atto unico-terza parte)


rocciagirasole2


L’eremita
Io sono più cieco di quanto tu possa pensare… in me manca anche la percezione… e se per uno strano caso riconosco l’amore… non so che farmene.

Abelardo
Perché non puoi appropriartene.
Non mi sembra poi così grave.
Ci sono due maniere di vivere l’amore, che spesso si intersecano e soprattutto che non si possono scegliere a tavolino.
Gli uomini ritengono che i sentimenti siano catalogabili e li chiamano con nomi diversi…
Ma i sentimenti in astratto non esistono: l’Amore come categoria vive solo nella mente…
Per questo non sai che fartene.

L’eremita
Troppo semplice e deresponsabilizzante: non sembra il mio caso…e l’altro modo?

Abelardo
I sentimenti umani sono anche fatti di carne e di sangue, sono le persone, gli animali e la natura in genere che esprimono un particolare modo di essere.
In questa prospettiva quando rifiuti un sentimento, respingi una manifestazione della natura, perché non sai come comportarti…
È un limite insuperabile…

L’eremita
Questa mi pare la chiave di lettura più corretta : la vita è proprio una catena di rifiuti reciproci, intenzionali o meno, poco importa, dato che avvengono.

Abelardo
Ma rifletti, potresti fare davvero qualcosa di diverso? potresti appropriarti del modo di  essere di un’altra creatura?

L’eremita
No, così come non posso far mio il tempo o lo spazio

Abelardo
Dici bene. E se non ci si può appropriare dell’amore, quale è per l’uomo la reazione più frequente?

L’eremita
Invece di ammettere la sua incapacità egli rifiuta o si sente rifiutato.
Ma perché Dio ha voluto che gli uomini  e  le donne si amassero, se ciò non è possibile? Se non è possibile possedere l’altro.

Abelardo
Attento.
Nella Genesi non si parla di amore umano tra l’uomo e la donna, almeno non come lo intendi tu.
La donna è un aiuto dell’uomo, il fine della coppia è quello di moltiplicarsi  per dominare sul Creato.
E anche Cristo ha detto: “Amatevi l’un l’altro, come io ho amato Voi”… non ha fatto riferimento ad un modello di amore umano

L’eremita
Ma allora noi possiamo amare come Dio…

Abelardo
Possiamo farlo, ma non è detto che gli altri ci ricambino o se ne accorgano.
Dio stesso quando lo ha fatto è finito in croce… Ecco credo che ci si possa donare reciprocamente la propria morte.

L’eremita
Ma cosa dici? Non ti riconosco…

Abelardo
Dio vuole che noi ci amiamo, fino a morire per l’altro… la morte, vedi, non ammette repliche, ecco un altro motivo che impedisce agli esseri umani di far propri i sentimenti altrui… è difficile accettare la morte che un altro ti dona…

L’eremita
Studiare l’amore allora significa imparare a morire per l’altro come ha fatto Dio.

Abelardo
Conciso finalmente… ma corretto.

(continua)

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3 risposte a "L’eremita (seconda parte) (Atto unico-terza parte)"

  1. è difficile accettare la morte che un altro ti dona…così come è difficile accettare l’amore che un altro ti dona. Come dice la poetessa…siamo davvero ciechi e ciechi giungeremo all’appuntamento se non avremo il coraggio di guardare in faccia le nostre verità nascoste

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  2. …certo che possiamo amare come Dio! E lei sperimenta ogni giorno questo! come sperimenta il donare la propria morte…scrivere non è indice di solitudine, scrivere per qualcuno è morire per qualcuno. E’ amare qualcuno…Qualcuno!Ci rifletta…L’importante è non farlo solo per se stessi!

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